Augusto Cauchi: il Sid fa il distratto

Nel 1975 il terrorista toscano Augusto Cauchi, accusato di essere coinvolto in attentati a impianti ferroviari, fa perdere le sue tracce favorito anche dalla copertura concessagli dal capo del Centro controspionaggio di Firenze del Sid colonnello Federigo Mannucci Benincasa, con il quale è in rapporti così come lo è con il maestro venerabile della loggia P2 Licio Gelli. Il giudice istruttore di Firenze titolare dell’inchiesta su quegli attentati (almeno tre dei quali si configurano giuridicamente come stragi) non conosce chi dall’interno del Sid teneva i contatti con Cauchi e tenta di accertarlo. E’ così che va a urtare contro il segreto di Stato.
Il conflitto non si rivela immediatamente. Anzi, il Sismi collabora con il magistrato quando questi chiede notizie su persone, organizzazioni e attentati. Ma poi il magistrato, interrogando alcuni ufficiali del Sismi tra i quali lo stesso Mannucci Benincasa, chiede maggiori delucidazioni sui fatti che il Sismi ha riferito e sulle fonti, e a questo punto gli ufficiali del Sismi interrogati alzano il muro del segreto di Stato. Accade il 23 gennaio 1985 e il giudice istruttore ricorre allora al Presidente del Consiglio Bettino Craxi perché dichiari infondata l’opposizione del segreto, facendo notare che l’inchiesta in corso riguarda anche delitti di strage.
Ma l’onorevole Craxi conferma invece la validità del segreto, informando il giudice e, come vuole la legge, i Presidenti di Camera e Senato il 28 marzo 1985:

A norma dell’articolo 17 della legge 24 ottobre 1977 n. 801, comunico di aver confermato, ai sensi dell’articolo 352 del codice di procedura penale, l’opposizione del segreto di Stato eccepita da un dipendente del Sismi, su disposizione del Direttore, nel corso del procedimento penale contro Cauchi Augusto e altri, pendente presso il Tribunale di Firenze, in ordine a taluni quesiti posti dal giudice istruttore e riguardanti la identità di fonti del Servizio. Tale conferma è motivata dal fatto che la violazione del fondamentale principio di riserbo sulle fonti dei Servizi, compromettendo l’efficienza operativa di questi ultimi, è idonea ad arrecare danno agli interessi indicati all’articolo 12 della legge 24 ottobre 1977 n 801, quali l’integrità dello stato democratico e la difesa delle istituzioni, alla cui tutela sono posti i servizi stessi. 

Ecco un esempio esauriente di un certo uso del segreto di Stato per proteggere ufficiali dei Servizi compromessi col terrorismo o quanto meno con terroristi riconosciuti come tali (…) e per lasciare fuori dalla porta delle indagini, come si vedrà, personaggi imbarazzanti appartenenti ala loggia massonica P2.

Estratto “Segreto di Stato”, Claudio Nunziata, Gianni Flamini

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