“Una sfilza di processi per giungere al nulla” – L’Unità 25.03.1992

Il 4 agosto del 74, poco dopo l’una del mattino, la bomba all’Italicus. Dopo quasi due anni di indagini la magistratura deci­de alcuni provvedimenti. Nel maggio del ‘76 l’ufficio istru­zione dì Bologna emette tre mandati di cattura a carico di Mario Tuti, impiegato del Co­mune di Empoli, già in carce­re a Volterra, Luciano Franci, un ferroviere di Firenze, e Piero Malentacchi, che all’e­poca ha solo 26 anni. I giudici sono convinti di aver messo le mani su esponenti di una centrale eversiva responsabile di numerosi at­tentati alle ferrovie. Tuti, Franci e Malentacchi appar­tengono al «Fronte Nazionale Rivoluzionario» e sono colle­gati al latitante Augusto Cauchi. Cauchi, secondo una sentenza della Corte d’Assise di Firenze annullata in appel­lo, aveva ricevuto da Licio Gelli il denaro necessario per compiere attentati ai treni in Toscana.

A mettere gli inquirenti sul­le tracce dei neofascisti è Au­relio Fianchini, un detenuto comune che in carcere rice­ve le confidenze di Franci, ar­restato nel gennaio del 75, dopo un altro attentato alla linea ferroviaria nei pressi di Terontola. In quell’occasio­ne Mario Tuti è riuscito inve­ce a fuggire, dopo avere as­sassinato due poliziotti che stavano per arrestarlo. Ma prima del Fianchini, altri testi hanno indicato la pista nera agli inquirenti. Voci strana­mente trascurate come quel­la di Maurizio del Dottore, un giovane che pochi giorni do­po la strage dell’ltalicus fa scoprire ai carabinieri un de­posito d’esplosivo sull’Apperinino. Il sottufficiale che ha ricevuto la confidenza, il maresciallo Cherubini, non mette le cariche a disposizio­ne dei giudici che indagano sull’attentato: le fa brillare. Chi ha dato l’ordine? Al pro­cesso. Cherubini dirà di non ricordarlo.

Il procedimento approda per la prima volta al dibatti­mento nell’83 e si risolve con tre assoluzioni per insuffi­cienza di prove. Tre anni do­po, il 18 dicembre dell’86, la sentenza viene ribaltata. Tuti e Franci vengono condanna­ti all’ergastolo. Malentacchi è assolto. Ma la Cassazione (presidente Carnevale) an­nulla la sentenza per inatten­dibilità del Fianchini. Il 4 aprile del ’91 i giudici d’ap­pello assolvono nuovamente Tuti e Franci, ma definiscono la strage “inequivocabilmen­te fascista” e riabilitano il te­ste Fianchini.
Nelle motivazioni sosten­gono però che Franci, duran­te la detenzione, potrebbe avergli raccontato delle frot­tole. Un’ipotesi illogica, se­condo il pm: a chi può venire in mente di accusarsi falsa­mente di un reato tanto gra­ve?

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