Roberto Sganzerla – dichiarazioni 09.01.1985

Adr: ho chiesto di conferire con la sv perche’ sono a conoscenza di qualcosa che potrebbe esserle utile per l’ indagine relativa all’ attentato all’ Italicus e indirettamente per quelle relative all’ ultima strage. Intendo dichiarare che da circa un anno e mezzo ho iniziato una limitata collaborazione con varie AG per uscire dal giro dei carceri speciali e per non venire piu’ a contatto con determinate persone; Difatti ad un certo punto nelle carceri bisognava uccidere per sopravvivere e si rischiava di essere uccisi con grande facilita’.
Non ce la facevo piu’ a vivere in questa atmosfera. Da qualche mese inoltre ho ripreso i contatti con la mia famiglia e con i miei amici “regolari” e tramite essi con un centro cattolico del mio paese col quale intrattengo corrispondenza che mi ha aiutato a fare delle scelte anche morali. Per cui in questi ultimi tempi la mia collaborazione si e’ fatta piu’ penetrante e diffusa. Ho cominciato a delinquere da minorenne commettendo delle rapine per conto della banda della “Comasina” comandata da Colia Antonio. In quel periodo ho avuto occasione di stringere rapporti con un gruppo di sanbabilini che mantenevano stretti i contatti con la banda Colia sia perche’ le fornivano armi a profusione, sia perche’ avevano delle precise dritte sulle rapine da compiere, che a volte venivano compiute solo dalla banda della Comasina e a volte insieme essendo sempre riservata una quota del profitto, a seconda dei casi, ai sanbabilini che veniva gestita, per quanto ho capito, da Ferorelli Gianni.

Il gruppo dei “sanbabilini” era composto dalle seguenti persone: Rossi Tonino, il quale era il personaggio piu’ anziano e piu’ importante indicato da tutti come “papà”. Si teneva un po’ in disparte, manteneva i contatti con altri gruppi e da lui stesso ho saputo che manteneva i contatti con i toscani dell’ ambiente della destra eversiva e lui stesso mi disse che aveva forti contatti con i “neri” di Empoli (questo riferimento mi fu fatto prima dell’ arresto di tuti) il Rossi riusci’ successivamente a farsi dare la semi infermita’ mentale con la perizia del professor Semerari e di altri periti. Credo che ci sia anche una perizia del professor Rossella di Milano anche questo motivato sa simpatizzante della destra eversiva. Il Rossi si vantava di aver pagato e fatto regali costosissimi a costoro anche in quanto periti d’ ufficio. Il Rossi inoltre asseriva di avere un’ amicizia molto stretta con un professore presso il quale mandare eventuali latitanti feriti. Si trattava di un primario che un periodo di tempo e’ stato dirigente sanitario dell’ ospedale psichiatrico di Montelupo Fiorentino, proprietario di una clinica ed esperto in microchirugia. Facevano ancora parte del gruppo dei “sanbabilini” Cattaneo Davide, un certo Rizzi, Vivirito, Pastori Marco, Ferorelli Gianni, Crovace Rodolfo detto Mammarosa, Azzi Nico, Invernizzi Giorgio, Giacchi Livio, Addis Mauro, Berretta Angelo detto “Cico” , ne facevano parte anche altri che non ricordo i nomi. (…) I discorsi di costoro erano nel senso che occorreva attaccare le istituzioni statali, con qualsiasi mezzo, mettendo bombe dove era possibile al fine di pervenire alla presa del potere. Dicevano di avere una grossa organizzazione con appoggi militari nell’ esercito.

Ricordo che quando fummo ristretti insieme con Giacchi Livio presso il carcere minorile “Beccaria” di Milano, nel luglio 1974. Il Livio mi propose di evadere con lui e Drighetto mi pare Giovanni detto “Johnny” . Il Giacchi mi spiego’ che l’ evasione era determinata anche dall’esigenza di portare a compimento un attentato ad un treno con esplosivo. Disse che questo genere di attentati ai treni era molto efficace perche’ determinava molto terrore nella gente e metteva in evidenza l’ incapacita’ dello stato di affrontare la situazione. Disse che a questo attentato avrebbe collaborato anche il gruppo “triestino” e che gli erano stati promessi un bel po’ di soldi per la sua partecipazione. Il Giacchi era stato da poco arrestato per l’ attentato alla caserma dei carabinieri di via Moscova di Milano. Il Giacchi che mi risulta sia stato assolto (non so per quale motivo), mi aveva detto che l’ ordigno da lui sistemato non aveva funzionato o perche’ era saltato il detonatore prima che lui lo sistemasse nell’ esplosivo o per qualcosa del genere, insomma per un errore da lui commesso. Per quanto riguarda la partecipazione dei “triestini” , questo doveva essere con un gruppo col quale ero entrato in contatto nel 1973 quando mi ero recato a Trieste con Cattaneo Davide e con qualche altro per commettere una rapina ad una banca all’ inizio con via Coroneo. Ci rendemmo conto pero’ che non era possibile portare a compimento la rapina perche’ era troppo vicino al confine con la Jugoslavia. Preciso che il problema era rappresentato dal fatto che nei pressi della banca vi era una caserma dei carabinieri ed il carcere e preche’ anche con la presenza del confine vi era molta polizia. La notizia era che la banca era piena di soldi. In quella occasione stemmo a Trieste tre giorni e conobbi il “triestino” che doveva partecipare alla rapina. (…) Il gruppo dei “sanbabilini” aveva anche collegamenti con Bologna. Ricordo che fra ottobre 1972 ed il marzo aprile ‘73 venimmo a Bologna tre volte io mio fratello Fiorenzo, Giacchi Livio e Basanise Claudio. Io e mio fratello la prima volta alloggiammo al “Donatello” . Giacchi Livio e Basanise Claudio, quest’ ultimo ricercato per una rapina al banco di Napoli, agenzia 2 di Milano, alloggiarono ad una pensione mi pare “Galliera” che non registrava. (…)

Ferorelli ha avuto sempre una grande disponibilita’ di armi, una delle fonti era Azzi Nico che nel 1972 era sergente, responsabile dell’ armeria e mi disse che faceva sparire molto esplosivo. Anche Giacchi Livio aveva molto dimestichezza con le caserme anche perche’ il padre era colonnello dell’ esercito e lui approfittava molto di questa situazione. Ricordo che una volta verso la fine del 1972 rubammo una fiat 125 a Meda, ci recammo alla polveriera di Cerriano Laghetto, verso mezzanotte io Giacchi e Azzi Nico. Azzi Nico s’ avvicino’ alle guardie che ci fecero entrare con la macchina.
Noi ritirammo da una baracca due mitragliatrici lunghe “MG” con treppiedi, ciascuno da 800 colpi anzi preciso con due canne di ricambio che bisognava cambiare dopo 800 colpi perche’ si scaldava troppo. Prendemmo anche una cassetta con della polvere nella quale dovevano esserci anche poche munizioni. Scaricammo il tutto nel cortile di una vecchia palazzina a due piani sita sulla sinistra prima del secondo ponte sul naviglio del corso di porta ticinese andando verso fuori. In quel cortile vi erano due depositi di proprieta’ del Ferorelli o di qualche suo parente. Anche nel 1976 Ferorelli fornì armi a Vallanzasca, gli forni’ anche gli appartamenti di Roma, che aveva reperito insieme a Concutelli. A quel tempo Vallanzasca e Concutelli non si conoscevano e fu Ferorelli a consegnare a Concutelli i soldi del sequestro Trapani. Allora solamente Rossi Tonino e Ferorelli avevano contatti con la banda Vallanzasca. Anche nel 1981 Ferorelli dal carcere di Novara, ove si trovava, ha organizzato una fornitura di 30 o 40 mitragliette m12 a furiato Achille. La vendita fu organizzata tramite il figlio di Rossi Tonino, del prezzo fu di 500000 o 700000 lire l’ una (il prezzo fu poi definito da loro). Fui io a dire che il furiato era interessato alla cosa.

Il pm avverte lo Sganzerla che in relazione a questo fatto assume la posizione di indiziato di reato, lo avverte della facolta’ di non rispondere e di nominare difensore d’ ufficio. Lo Sganzerla chiede che gli venga nominato difensore d’ ufficio e dichiara di volere continuare nella sua deposizione. L’ ufficio dispone procedersi oltre riservandosi di tornare sull’ argomento allorche’ sra’ sopraggiunto il difensore d’ ufficio.

Adr: (…) Era l’ estate del 1976, Vallanzasca era appena scappato dall’ospedale Vallanzasca si rivolse a Ferorelli Gianni, Melina Agatino e Roi Massimo per fare una rapina alla banca sita nel centro di Como sul lago. L’ unico condannato fu Vallanzasca. Questi in carcere mi racconto’ questo episodio.

Adr: non ho mai sentito di contatti con Rognoni Giancarlo o con Cagnoni Marco, né Digilio Carlo, né Soffiati Marcello.

Adr: so che Rossi Tonino era collegato con un veneto, che ho visto due volte assieme a lui nel luglio 1976. Costui fu arrestato alla fine del 1976, inizi 1977 per contrabbando di armi dalla procura di Venezia e poi prosciolto per infermita’ mentale con l’ aiuto di un onorevole patrocinante in cassazione, anzi (costui nel 1980 1981 ha difeso Pesanise Claudio) .

Adr: Blancini Guido, cremonese, ora forse detenuto a Pianosa, prima ancora che la notizia fosse divenuta pubblica, sapeva che le armi per l’ assalto di piazza Nicosia erano state fornite dai neri. Era molto legato a freda, era a passeggio per il cortile del carcere di Novara, quando fu ucciso buzzi, e da allora e’ stato sospettato di aver fatto la spia, per cui ora e’ isolato.

Adr: Giacchi Livio era evaso nel 1974 insieme a Meduria Stanislao, latitante da circa 10 anni e un terzo che non ricordo. Non so se costoro furono messi al corrente della vicenda della bomba da mettere sul treno, credo di no. Altro che evase con loro era Trighetto, che e’ stato trovato impiccato nel carcere di Montelupo fiorentino. I neri vantavano notevoli amicizie tra i medici di Montelupo. Io non evasi con loro perche’ avevo la prospettiva che il tentato omicidio di cui ero accusato fosse qualificato come lesioni colpose, cosa che avvenne effettivamente.

Adr: nel carcere di Pianosa mi e’ stata sequestrata su ordine del dr Fontana di Napoli (GI) una agendina su cui vi sono vari indirizzi interessanti, tra questi due indirizzi datimi da Franci Luciano: uno di Roma ed uno di Arezzo, il primo della sorella, l’ altro di un appartamento dato in cessione alla madre come appartamento popolare, ma che attualmente è vuoto, nel caso ne avessi avuto bisogno.

Adr: incontrai giacchi Livio quando fui ricoverato 17.04.75 all’ospedale bassi agostino di milano per epatite virale. Non lo vedo dal tempo della evasione e in quell’ occasione mi disse che l’ attentato al treno era andato benissimo, senza specificare il nome e le circostanze dell’ attentato. Io ho collegato all’ attentato al treno Italicus perche’ è l’ unico che a quanto so e’ stato realizzato in quel periodo.

Adr: non so di contatti tra i sanbabilini e Cavallini Gigi. Quando sono stato con Vallanzasca nel 1981, circa nel carcere di san vittore e in quello di Novara, ricordo che commentammo l’ assassinio del brigadiere dei carabinieri a Milano commesso da Cavallini ed allora il Vallanzasca mi spiego’ dei rapporti tra Addis e Cavallini.

Si da atto che alle ore 18.05 compare l’ avvocato Lammioni Adolfo del foro di Bologna, che viene nominato difensore d’ ufficio, lo Sganzerla conferma tutto cio’ che ha gia’ dichiarato e procede oltre nella esposizione.

(…) ADR: nel carcere di Nuoro nel 1979 dei genovesi dovevano organizzare una fuga dal carcere (cheti cesare, Dongo Paolo, Aversano Luigi) ed occorreva dell’ esplosivo. Turatello Francis mise a disposizione la sua riserva personale. Occorreva un uomo di fiducia per andare a ritirare l’ esplosivo. La cosa non si concreto’ perche’ mi ero incaricato io di procurare la persona giusta, ma poi andai a Milano per dei processi, non fui piu’ scarcerato come speravo e mi accingevo a preparare l’ evasione dal carcere di Milano con Vallanzasca. Non usammo, pero’ l’esplosivo di Turatello. Io sapevo quale era la persona che lo aveva in consegna: Quaggia Luigi, Costa Adelio e Rosario Cristiano, ma non contattai queste persone.

Adr: per l’ evasione da Milano dell’ 28.04.80 le armi le procurarono Le guardie ed in particolare tre ausiliari di Bologna che erano in servizio a Milano. Ricordo il nome di un certo Raito. Gli facemmo avere nel locale di Cristiano (gestito temporaneamente dal padre, a Quaggia e Costa Adelio) 25000000. Il patto era che i tre agenti avrebbero ricevuto altri 50000000 se la fuga fosse riuscita. La fuga fu preparata all’ esterno dal Quaggia, dal Costa e dal fratello di Cristiano (che era in galera), cioe’ quello che aiutava il padre nella gestione del locale. Collaboro’ alla evasione anche un evaso dall’ ospedale di Volterra certo De Vincenzi e Corradi Angela, che ci aspettavano su due autoambulanze.

(…)

Adr: in passato ho nominato mio difensore l’ avvocato Sangermano su indicazione di Tuti Mario. Gli ho pagato solo le spese. So che questi si muovono con un aereo privato che guida lui stesso, che ha uno studio a Monaco di Baviera.

Adr: Turatello Francis fu ucciso per ordine di Cutolo. Fu la moglie di pasquale d’ amico che porto’ l’ ordine in carcere. Cio’ mi e’stato detto da pesce vito, che affermava di saperlo con sicurezza. Turatello si era reso conto che piano piano stava per essere abbandonato dai suoi uomini ed aveva assicurato il suo patrimonio affidandolo all’ onorevole Palmisano dell’ Msi che aveva fatto nominare tutore del figlio. Ricordo che nel 1981 elaborò un piano di evasione dal carcere di Novara che prevedeva anche l’ assalto all’ armeria, e la fuga sul furgone blindato dei cc previa uccisione di quelli che erano di guardia allo stesso. Quando fu fatto presente a Turatello che l’ uccisione dei carabinieri avrebbe determinato una caccia spietata, Turatello disse che la copertura l’ avrebbe data lui, facendo deviare le indagini, in quanto aveva amicizie nei servizi segreti. Questo discorso fu fatto tra me, Vallanzasca, Marano Sebastiano, Rossi Tonino, chiti cesare e qualche altro. Saremmo andati via una decina. Ma non vi fu neanche un inizio di tentativo, perche’ arrivo’ solo una pistola tramite una guardia che non conosco. L’ arma, una calibro 38 a tamburo, fu poi portata da Vallanzasca ad Ascoli Piceno e credo sia stata poi sequestrata.

Letto confermato e sottoscritto­

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