Paolo Aleandri – dichiarazioni 21.10.1981 prima parte

Quindi richiesto se gia’ abbia o voglia nominare un difensore di fiducia: mirabile del foro di roma, avvisato non presente.

– prendo atto che mi viene mostrato il fascicolo fotografico le cui pagine sono numerate da 1 a 5 contenenti ciascuna nr 2 fotografie senza indicazione di nome alcuno, mi si dice che prevalentemente esse riguardano persone orbitanti nella area dell’ estremismo veneto di destra. Nella pagina 1 riconosco la fotografia di Mutti Claudio contrassegnato con la lettera B. Vidi costui in un paio di occasioni di stampo conviviale a casa del professor Signorelli del quale lo stesso era amico. Colloco il primo dei due incontri (…) con l’ uscita del primo numero di Costruiamo l’Azione e quindi attorno al 1978. Il secondo incontro avvenne a distanza di due mesi circa dal primo. Ritengo con certezza che il Mutti avesse dei contatti di genere editoriale con Fachini Massimiliano in quanto quest’ultimo si occupava delle edizioni di AR ed il Mutti scriveva per dette pubblicazioni. Il Mutti in quell’ epoca si era di recente convertito all’ islamismo e quindi nei discorsi che faceva era portatore di questi concetti. Data la sua provenienza e collocazione politica non era pero’ estraneo ad un modo di intendere la prassi anche se in tutta coscienza non posso dire che alcune occasioni in cui lo vidi si espresse in termini operativi.
Nella pagina 2 mi sembra di notare un viso conosciuto, nella foto contrassegnata nella lettera a ed anche il nome che mi viene detto corrispondente a quello di Brancato non mi e’ del tutto nuovo, non so tuttavia collocarlo nella situazione politica a me nota. A pagina 3 riconosco nella foto contrassegnata con a Fachini Massimiliano. Quanto alla foto contrassegnata con lettera a nella pagina 4 riconosco una persona che scese con Fachini Per un progetto autofinanziamento in Tivoli che poi non si attuo’.
Mi sembra di ricordare che la persona in questione facesse parte di un gruppo di comuni che venivano utilizzati qualora il caso lo richiedesse.

Prendo atto che il nome di costui e Frigato Roberto ma piu’ che il suo nome e’ stato per me significativo l’ immagine che ho riconosciuto senza alcun dubbio. Colloco temporalmente la progettata partecipazione di colui che mi e’ stato indicato come Frigato ad un progetto di rapina ai danni di una banca situata proprio all’ ingresso di Tivoli in una piazza da cui si dipartivano le strade d’ ingresso alla cittadina. Come ho gia’ detto Frigato venne con Fachini in un giorno di domenica ma ripartirono il giorno successivo in quanto il progetto, del quale tra l’ altro era ben al corrente Tisei Aldo essendone a lungo discorso in precedenza, era inattuabile. L’ epoca di questo fatto è sempre quella del secondo numero di Costruiamo l’Azione e si poteva considerare come un momento dell’ autofinanziamento del giornale stesso. Il Frigato era all’ epoca persona piuttosto tarchiata, robusto e con i capelli forse un po’ lunghi di come appaiono sulla fotografia.

Sia il Fachini che il Frigato giunsero a Roma raggiungendomi a casa ove di solito il Fachini alloggiava: nell’ occasione invece provvidi diversamente tutti assieme… Poi a fare un sopralluogo a Tivoli nel posto ove si doveva compiere l’ azione che poi come ho gia’ detto rimase inattuata, sia perla collocazione della banca ritenuta troppo centrale e con poche vie di scampo, sia perche’ non era considerata del tutto certa una ventilata inoffensivita’ posto a vigilanza della banca stessa.
Nessun ricordo mi suggerisce la foto 4 B ne’ il nome che vi corrisponde di Rinani Roberto. Posso avere sentito questo nome ma essendo io un accanito lettore di giornali non escludo che questo nome l’ abbia letto in qualche occasione in cui sia comparso sulla stampa.
Nella foto 5 B riconosco Neri Maurizio da me incontrato due volte in casa del professor De Felice dei cui figli il Neri era amico. Costui non ha avuto alcuna parte nel settore operativo di costruiamo l’ azione mentre essendo egli un raccoglitore di documenti e di giornali e piu’ che probabile che abbia effettuato la diffusione di Costruiamo l’Azione. Sicuramente aveva dei contatti a livello nazionale con persone dell’estrema destra ma non so quanto questo corrisponda ad un ruolo specifico o e non invece sia stato frutto di una personalita’ mitomane.

A proposito di Costruiamo l’Azione debbo dire che questo e’ stato un gruppo spontaneo a cui non corrispondeva una struttura gerarchizzata o una organizzazione che invece e’ stata propria di TP. Quest’ultima associazione infatti aveva una suddivisione e non solo nella citta’ di Roma, abbracciando l’ intero territorio nazionale. Anche la linea politica era chiaramente di destra, senza alcuna sfasatura, propria invece a (Costruiamo l’Azione) . A mio avviso TP ha avuto anche una pericolosità anche maggiore delle stesse azione portate a termine da elementi riferibili a C.L.A.. Mentre infatti dell’ Mrp erano fatti episodici un gruppo ristretto in cui spiccava una particolare personalita’ che era quella di Iannilli Marcello, le azioni di TP erano di genere altamente pericoloso, potevano concludersi con fatti di sangue molto gravi ed infine provenivano da deliberazioni di una autentica organizzazione. Rappresento all’ ufficio che ho notato un singolare movimento ed interesse alla mia persona a seguito del trasferimento in queste carceri di due detenuti provenienti dalla casa di Viterbo dove e’ ristretto Iannilli Marcello.
Cio’ che mi ha sorpreso e’ stata la subitanea consapevolezza che costoro avevano del mio ruolo nel processo e cio’ non pero’ che meravigliarmi considerando che neanche il mio legale ha i verbali degli interrogatori.

L’ ufficio da atto che il fascicolo fotografico viene contrassegnato nella ultima pagina con proprie firme e con quella dell’ Aleandri ed allegato al presente verbale.

– cosi’ come l’ ufficio mi chiede effettivamente ricordo uno screzio avvenuto da me e Giuseppucci presenti Mariani Bruno e Scorza Pancrazio. E’ estremamente probabile quando ora mi sottopone l’ ufficio e cioe’ che io trovandomi con Scorza, Mariani Bruno (…) su di una Fiat 127 blu in epoca successiva all’ attentato in Campidoglio buttai via assieme agli altri un dischetto metallico sostenendo la pericolosita’ di mantenere l’ oggetto.
Sono assolutamente certo che i timer li preparasse Iannilli Marcello avendolo anche visto a volte mentre effettuava l’ accoppiamento di pile che univa con scotch nero ed attuando una modifica nel senso che si doveva trattare di timer non a chiusura ma ad apertura. I timer che ho visto io erano costituiti da jack maschi e femmine ma non puo’ escludersi che un contatto puo’ avvenire solo con jack maschi e’ altresi’ probabile che calore abbia potuto parlare di un negozio di elettrodomestici ove era possibile comperare timer cosi’ come mi si dice abbia sostenuto Scorza Pancrazio. Io ho gia’ parlato di quanto era a me certamente noto a proposito di acquisto di timer fatto da Iannilli o da questi demandato a Menenti Carlo. Non ho mai saputo nulla a proposito della rapina ai danni del cittadino libico Mordecai Fedlum di cui ho letto qualcosa sui giornali. E’ ben probabile che Scorza Pancrazio abbia visto a casa mia una forma dell’ esplosivo a forma di parmigiano, puo’ essersi trovato detto esplosivo in un plastica nera all’ interno di un armadio nella mia casa di Roma.

Desidero ritornare per un attimo sull’ argomento della rapina al libico, poiche’ e’ gia’ la seconda volta che mi si fanno domande a proposito di un periodo in cui mi ero totalmente distaccato da qualsiasi forma di attivismo di qualsivoglia natura. Abbandonai difatti il campo come gia’ mi ero ripromesso di fare e come resi peraltro esplicito a Guerra Marco e Giuliani Egidio rinfacciando loro che il gruppo era costituito da belve assetate di sangue, dopo il sequestro di persona di cui fui vittima ritengo proprio a causa di quella mia affermazione di principio.
Sono infatti certo che coloro cui la frase fu riferita ritennero di vedere in me un corpo estraneo da eliminare ed in tale senso si attuo’ un mio sequestro che doveva concludersi con una sorta di rituale mafioso che attribuiva a ciascuno la paternita’ della esecuzione nel senso che tutti i componenti del gruppo avrebbero dovuto partecipare sparando su di me ciascuno un colpo.

Viceversa mi ritrovai inginocchiato e legato vicino ad un albero con i soli Iannilli Marcello e mariani bruno che mi puntavano a turno la pistola alla tempia mentre non vi era invece Scorza Pancrazio, Rossi e Piccari. Ritennero quindi i due presenti di vedere ricadere su di loro la responsabilita’ dell’ atto e quindi tramutarono l’ esecuzione in sequestro. Dopo questo episodio, divenne ancora piu’ radicale il distacco che gia’ sentivo verso queste persone (…) Nulla mi risulta a proposito di un numero di telefono di un avvocato di Roma dell’ arrivo di Freda franco dopo la sua fuga. Fino ad ora ho ritenuto di essere stato il tramite tra Cardone Rita e Massimi Ciano, Fachini per l’ esecuzione del piano della fuga di Freda, mentre ora apprendo che Fachini Massimiliano ha ripartito i ruoli servendosi anche di altri. Escludo che siano venuti da me Sparapani Saverio e Bianchi Paolo per farsi dare un Browning calibro 9 bifilare che mi si dice anche essere stata di proprieta’ dei fratelli Sparapani. E’ probabile che questa pistola di cui si parla fosse patrimonio del vecchio gruppo collegabile e via dei Foraggi ed e’ possibile che di essa sappiano qualcosa o Tisei o Calore. Avevo una Browning calibro 9 come ho gia’ detto me l’ aveva data Fachini Massimiliano ma non aveva nulla a che vedere con quella di cui si e’ ora parlato.

– Il soprannome di zanzarone mi rimanda ad una persona che poteva aver orbitato nel gruppo di Giuseppucci

– Quanto alle riunioni che precedettero la nascita del giornale C.L.A. debbo dire che esse furono di tipi e collocabili in tempi diversi. In una prima fase esse avvenivano o casa del professor de Felice o in quella di Semerari e avevano un carattere quasi conviviale. In una secondo invece si passo’ ad un genere piu’ progettuale di quello che poi divenne il movimento di C.L.A. che si svolgevano a casa del professor Signorelli a Tivoli nel momento in cui le due suddette persone si erano allontanati per disparita’ di vedute.
Debbo per la verita’ dire che mentre sono convinto della assoluta estraneita’ del professor Semerari a quanto addebitatogli, rimane ai miei occhi molto confusa la figura e l’opera di De Felice Fabio. E’ vero che costui abbandono’ ogni tipo di attivita’ quando si enucleo’ il gruppo di costruiamo l’ azione capeggiato da Signorelli ma non so dire se cio’ fece per essere stato abbandonato da me che considerava con predilezione o per altri motivi. Chiarisco che Signorelli avrebbe voluto gestire il giornale di C.L.A. e faceva parte della sua personalita’ il fare intendere che lui fosse il capo ma cio’ era in realta’ non era affatto vero. Prendo atto che secondo quanto asserito da Tisei Aldo in una cena a casa di Signorelli paolo presente anche Calore Sergio si sarebbe parlato della campagna di attentati che sarebbero poi avvenuti e che io sopraggiunsi nell’ occasione portando con me articoli per il giornale C.L.A..
La circostanza e’ verosimile solo se le si attribuisce un significato del tutto generico in quanto nell’ ambiente era usuale parlare di attentati, mentre non lo era affatto se ci si voglia riferire agli attentati in realta’ compiuti poiche’ di questi il Signorelli era sicuramente allo oscuro. Mi sembra tuttavia strano che il Tisei che io colloco e ho sempre visto nell’ ambiente di Guidonia abbia partecipato ad una cena riguardante la stampa del giornale, la circostanza della cena e dei discorsi relativi e’ tuttavia verosimile una e piu’ probabile che il Tisei l’ abbia appresa da altri.
Tornando al De Felice riferisco che e’ persona di notevole spicco intellettuale ed è a mio avviso altrettanto scaltro ha una storia anche confusa che lo vede giovanissimo deputato quindi imputato nel golpe Borghese. Per quanto mi risulta per questo ultimo fatto c’ e’ stato veramente e il De Felice ha avuto un suo ruolo. Gestiva in parte l’ operazione Gelli Licio il quale controllava un settore dell’ arma del CC interessato al golpe stesso che non si realizzo’ proprio perche’ il Gelli comprese che non ci avrebbe tratto il massimo utile conseguibile e perche’ si riservava di agire in una occasione piu’ favorevole.

Anche in ordine alla definizione del processo ho avuto riferiti dai singolari patteggiamenti avvenuti tra il Pm all’ udienza di Vitalone ed il giornalista Salomone Franco, determinato dalla opportunita’ di una parte politica di non allinearsi del tutto le simpatie di un partito che vedeva qualche suo ex esponente inquisito nel procedimento quale ad esempio il De Felice. Il fratello di costui di nome Alfredo raggiunse il Sud Africa emigrando definitivamente allorquando chiuso lo studio di De Iorio Filippo ebbe necessita’ di trovarsi una occupazione io in un paio di occasioni mi recai da Gelli Licio presso l’ hotel Excelsior di Roma per dargli notizie di De Felice Alfredo che prima di partire nel presentarmi il Gelli mi aveva raccomandato di tenermi questo tipo di contatti. L’ udienza presso il Gelli avveniva il mercoledì.

L’ ufficio da atto che l’ interrogatorio viene sospeso alle ore 13,30 per essere ripreso alle ore 14,00.

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