Marco Affatigato – dichiarazioni udienza 17.03.2009 – terza parte

DOMANDA – La creazione di questi gruppi avviene sotto… le volevo chiedere il ruolo di Pugliese nella creazione di questi gruppi. Quindi ci ha detto: tenere i contatti con Roma…

RISPOSTA – Militare, se così lo vogliamo chiamare.

DOMANDA – Quindi la figura di maggior rilievo in ambito locale?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Lei parlò anche, tornando al discorso di prima sui componenti dei vari gruppi, nel verbale 4 febbraio ‘82, nel primo dei due verbale 4 febbraio 1982, indicò: “nel gruppo di Pisa Catola Mario, Lamberti, e Mennucci Mauro”.

RISPOSTA – Esatto.

DOMANDA – “…e nel gruppo di Arezzo Franci Luciano, Cauchi e Batani”.

RISPOSTA – Tutte le persone che erano già state identificate e poi arrestate.

DOMANDA – Sì.

DOMANDA – Il 07 novembre ‘84 lei riferì di essere entrato nel gruppo e nell’autunno ‘74 di avervi trovati Tuti, Franci, la Luddi, Malentacchi…

RISPOSTA – Esatto.

DOMANDA – … Donati, Cauchi, Gallastroni, Lamberti, Catola, Torchia e Mennucci.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Ci spiega meglio? A fine ’74 Tuti entra nel suo gruppo?

RISPOSTA – Lo spiego subito: come detto all’inizio bisognava rifornirci di armi e quant’altro, quindi c’erano dei gruppi più atti, e in questo caso era il gruppo di Arezzo, con i nomi che sono stati indicati di Arezzo, che avevano la possibilità di accedere ad avere delle armi. In quel caso lì io e altri soggetti, tra cui Franci Luciano e Margherita Luddi eseguimmo un furto in una cava.

DOMANDA – Ad Arezzo?

RISPOSTA – Ad Arezzo. Ci approvvigionammo di esplosivo.

DOMANDA – In quantità…?

RISPOSTA – Abbastanza notevole.

DOMANDA – Nell’ordine?

RISPOSTA – Non mi ricordo, ma tanto.

DOMANDA – Parlò di alcune centinaia?

RISPOSTA – Sì, tre/quattrocento chili.

DOMANDA – Tre/quattrocento chili di esplosivo.

RISPOSTA – Sì, di esplosivo di cava.

DOMANDA – Di cava, e in particolare?

RISPOSTA – Dinamite era.

DOMANDA – Indicò “cheddite” in un verbale.

RISPOSTA – Cheddite, esatto.

DOMANDA – Era cheddite. Era solo un tipo?

RISPOSTA – No, dinamite e cheddite.

DOMANDA – Questo avviene quando?

RISPOSTA – Ho preso una condanna su questo lato qui.

DOMANDA – Quindi si recava agevolmente.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Dicevamo che il problema era quello di procurarsi esplosivi…

RISPOSTA – No, scusi, ho preso una condanna per avere dichiarato il falso, quindi non per avere detto il vero. Quindi si dichiara il falso su questo fatto.

DOMANDA – Invece era vero quello che aveva dichiarato?

RISPOSTA – Sì, si vede che la cava non l’aveva dichiarato, tutto lì.

DOMANDA – Cioè la cava… non risultò…

RISPOSTA – No. La cava non dichiarò il furto perché aveva maggiore ingente numero di esplosivo che poteva detenere, e quindi non dichiarò il furto. Tutto lì.

DOMANDA – Perché lei indicò esattamente la cava dove era avvenuto il furto?

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – E questo fatto non venne riscontrato perché non era stata denunciata la presenza di questi esplosivi?

RISPOSTA – Esatto, come in tante cave in Italia.

DOMANDA – Questo esplosivo venne poi impiegato per le azioni programmate?

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – In particolare, sinteticamente?

RISPOSTA – Una parte rimase ad Arezzo e una parte venne a Lucca. L’esplosivo utilizzato a Lucca ero quello lì.

DOMANDA – Prima ci stava facendo un po’ una cronistoria veloce delle azioni, quando io le chiedevo i progetti lei stava già rispondendo sulle azioni compiute, se brevemente quella fascia politica a…

RISPOSTA – Quelle di Lucca certamente me le ricordo, le altre zone no.

DOMANDA – Quindi diceva l’ufficio delle imposte?

RISPOSTA – L’ufficio delle imposte, la Questura, l’ispettorato delle Guardie Forestali, la sede della Democrazia Cristiana, la sede di Potere Operaio… ora tutte non le ricordo.

DOMANDA – E per questi attentati venne utilizzato l’esplosivo rubato nella cava di Arezzo?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – In concomitanza di questi verbali lei fece riferimento sempre con riguardo alla figura di Pugliese Giuseppe ad una commissione di inchiesta di Ordine Nuovo.

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – Ci vuole spiegare di cosa si trattava, e in che termini lei…

RISPOSTA – Certo. Fu fatta una commissione di inchiesta che doveva arrivare a conoscere chi erano gli esecutori materiali sia della strage di Brescia che dell’Italicus.

DOMANDA – Quindi siamo in un momento successivo.

RISPOSTA – Siamo già nel ’75.

DOMANDA – Siamo già nel 1975. Ormai abbiamo affrontato questo tema e quindi sviluppiamolo in qualche modo, nei limiti della sua conoscenza.

RISPOSTA – Nei limiti della mia conoscenza siamo in Corsica, quindi in Corsica viene dato di una missiva inviata da Stefano Delle Chiaie ad Augusti Cauchi nella quale si dava una risultanza sulla strage di Brescia, però omettendo tante cose. A memoria non ricordo, ma l’ho dichiarato a verbale, omettendo molte frasi.

DOMANDA – Uno scritto di Delle Chiaie sulla strage di Brescia nei verbali…?

RISPOSTA – No, Augusto Cauchi, un missiva di Augusta Cauchi facendo riferimento alle indagini condotte dalla commissione di inchiesta in cui si era… Augusto Cauchi era in rapporto con Stefano Delle Chiaie, quindi la missiva in teoria era un sostegno dato da Delle Chiaie ad Augusto Cauchi per portare a conoscenza della commissione di indagine di Ordine Nuovo su questi attentati. E lì nei verbali fu più chiaro che nell’esposizione.

DOMANDA – Nei verbali si fa riferimento agli attentati del ’74 rivendicati da Ordine Nero…

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – … e come tema di approfondimento da parte di questa commissione di inchiesta…

RISPOSTA – Sì, in quanto Ordine Nero veniva collegato a Ordine Nuovo senza motivo, senza reale motivo.

DOMANDA – Facciamo un attimo un passo indietro: questi attentati della componente del gruppo clandestino di Ordine Nuovo era solita rivendicare i propri attentati?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Rivendicava sotto che sigla?

RISPOSTA – Inizialmente… purtroppo ci furono delle… come ho detto all’inizio i gruppi erano sfaldati, quindi ognuno agiva per conto suo, in quanto furono emessi subito dei mandati di cattura negli organi dirigenziali, e quindi si vennero a rompere determinati contatti, in quel periodo ci furono degli attentati a Milano a firma Ordine Nero, e quindi le iniziale ON lasciavano supporre che fossero i gruppi di Ordine Nuovo che eseguivano questi attentati, e tra l’altro anche a Lucca alcuni attentati furono fatti sotto la sigla di Ordine Nero. Poi saputo…

DOMANDA – Quindi qualcuno di questi gruppi rivendicava come Ordine Nero?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Poi successivamente quando Ordine Nero fu smentito dalla dirigenza nazionale di Ordine Nuovo in quanto non era quella la sigla, perché doveva essere adottato il nome Ordine Nuovo…

DOMANDA – Smentito dalla ex dirigenza del movimento politico?

RISPOSTA – Non dalla ex…

DOMANDA – Dall’attuale dirigenza del gruppo clandestino di Ordine Nuovo.

RISPOSTA – Certo. Quindi smentito da Clemente Graziani. A quel punto tutti gli attentati o le azioni compiute da Ordine Nuovo avrebbero portato la firma Ordine Nuovo.

DOMANDA – Sa collocare più o meno questo momento?

RISPOSTA – Io ero già in Corsica quindi… nel ‘75 era.

DOMANDA – Quindi in precedenza invece alcuni dei vostri gruppi…

RISPOSTA – Sì, compreso noi.

DOMANDA – Rivendicavate come Ordine Nero?

RISPOSTA – Ordine Nero.

DOMANDA – Non ho capito l’obiettivo di questa commissione di inchiesta, da chi venne formata, quando, e a che scopo?

RISPOSTA – Venne formata dal gruppo dirigenziale romano perché si lasciava supporre che gli attentati dell’Italicus e di Brescia fossero collegati a Ordine Nuovo, e quindi era interesse del gruppo dirigenziale ufficialmente smentire questa posizione – e sto parlando del gruppo Clemente Graziani – smentire questa posizione trovando chi erano i responsabili.

DOMANDA – Quali gli strumenti di questa così detta commissione di inchiesta?

RISPOSTA – Informazioni tra contatti.

DOMANDA – Lei svolse delle attività per questa commissione?

RISPOSTA – Non mi sembra, non mi ricordo, non mi ricordo.

DOMANDA – Lei ricevette a riguardo un incarico da Pugliese Giuseppe?

RISPOSTA – Ne ho ricevuti più di uno.

DOMANDA – A riguardo, o questo fine, cioè per le finalità della commissione di inchiesta.

RISPOSTA – Riguardante il gruppo di Arezzo.

DOMANDA – E cioè?

RISPOSTA – Franci Luciano, Cauchi e Batani. Quindi venire a conoscenza se avevano compiuto degli attentati a firma Ordine Nero e in specifico quello dell’Italicus.

DOMANDA – Quindi lei prima entra in questo gruppo nell’ambito di quella che è la organizzazione di questi gruppi clandestini per la realizzazione di questi attentati…

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – …diciamo che in tempi successivi riceve questo incarico da svolgere all’interno degli stessi gruppi?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – È così?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Perché nei verbali capisce che…

RISPOSTA – Sì, però deve capire che c’è stato…

DOMANDA – Sono stati indicati nel tempo, allora è difficile comprendere se…

RISPOSTA – Sì, ma c’erano tre o quattro anni di differenza, quindi deve anche sapere che per sei mese io sono stato a stretto contatto proprio di braccio con Clemente Graziani, e quindi ho recepito…

DOMANDA – Questo in Inghilterra durante la latitanza?

RISPOSTA – Sì, e poi anche Corsica. Quindi in tutto questo periodo, se possiamo dire, nel suo essere Clemente Graziani aveva l’intenzione di scaricarsi di questo fardello che veniva accreditato a Ordine Nuovo riguardo agli attentati di Brescia e dell’Italicus.

DOMANDA – Questo fardello in cosa consisteva?

RISPOSTA – Una imputazione pubblica che non aveva Ordine Nuovo. Non erano atti compiuti da Ordine Nuovo.

DOMANDA – Quindi diciamo che Graziani sconfessava la paternità politica della sua…?

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – Che quegli eventi avessero una attinenza con la sua area politica. È questo?

RISPOSTA – Certamente.

DOMANDA – E per fare questo mette in piedi questa commissione?

RISPOSTA – Esatto.

DOMANDA – Cioè, cerca di attingere notizie.

RISPOSTA – Esatto.

DOMANDA – Spieghi meglio questo discorso di Cauchi, di Delle Chiaie e di Cauchi. Cioè, era una nota di Delle Chiaie…

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – …era un verbale delle dichiarazioni rese da Cauchi? Cosa era esattamente? Lei lo vide questo documento?

RISPOSTA – Vidi la velina, però non… battuta a macchina, quindi teoricamente poteva essere di chiunque.

DOMANDA – Che documento era? Come era strutturato, erano più cartelle dattiloscritte? Ce lo descriva.

RISPOSTA – Era qualche foglio dattiloscritto in cui veniva menzionata la possibilità riguardo all’attentato dell’Italicus…

DOMANDA – Quale possibilità?

RISPOSTA – Mi sembra di ricordare che veniva indicato il gruppo che poteva aver fatto l’attentato dell’Italicus.

DOMANDA – Da dove proveniva questo documento?

RISPOSTA – Da Cauchi.

DOMANDA – Delle Chiaie cosa c’entra in tutto questo?

RISPOSTA – Erano state informazioni assunte.

DOMANDA – Quindi Cauchi aveva assunto queste informazioni presso Delle Chiaie?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Quale il contenuto, la notizia conclusiva?

RISPOSTA – Il contenuto totale non me lo ricordo.

DOMANDA – Non lo ricorda. Ma l’ambito è questo, c’era un riferimento a Mario Tuti con riguardo all’Italicus?

RISPOSTA – No.

DOMANDA – C’era un riferimento all’estraneità di Tuti con riguardo all’Italicus?

RISPOSTA – Neanche.

DOMANDA – Ma uno dei temi di approfondimento…

RISPOSTA – Era più… l’oggetto direzionale era il Franci.

DOMANDA – Uno dei temi di approfondimento era l’eventualeruolo di Tuti?

RISPOSTA – No, su questo no, su questa commissione di indagine no. Ripeto che Mari Tuti ha sempre avuto un ruolo marginale, il ruolo che gli è stato dato poi dalla stampa l’ha fatto emergere a quello che poi ha assunto. Il Fronte Nazionale Rivoluzionario non è mai esistito, è una intervista data da Mario Tuti all’Europeo e ha creato la sigla Fronte Nazionale Rivoluzionario.

DOMANDA – Erano stati fatti degli attentati rivendicati con questa sigla?

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Quindi è una sigla che nasce solo nell’intervista di Tuti?

RISPOSTA – Nasce nel ‘76, se non ricordo bene… no, nel ‘75, a fine del ’75.

DOMANDA – Torniamo un attimo indietro, abbiamo visto il percorso Roma – Lucca – Cattolica, quindi giugno – settembre ’73, marzo ’74 Cattolica.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Lei nei suoi verbali, ma ne ha fatto cenno anche prima, ha parlato di una riunione a Padova, o meglio nella zona di Padova.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Intanto dove la colloca cronologicamente questa riunione?

RISPOSTA – All’esterno di Padova.

DOMANDA – Prego?

RISPOSTA – Non conosco Padova, quindi non glielo so dire.

DOMANDA – In che momento la colloca?

RISPOSTA – Il momento è dopo Cattolica mi sembra.

DOMANDA – Prima o dopo Cattolica?

RISPOSTA – Dopo Cattolica mi sembra.

DOMANDA – In prossimità temporale?

RISPOSTA – Sì, lì è un periodo in cui tutto andava veloce.

DOMANDA – Perché in qualche verbale si parla di fine ’73, inizio ’74…

RISPOSTA – No, dopo Cattolica.

DOMANDA – Non può essere preciso? Però tendenzialmente la colloca dopo Cattolica?

RISPOSTA – Sì, dopo Cattolica.

DOMANDA – Quale era la ragione di essere di questa riunione?

RISPOSTA – Approvvigionamento di armi.

DOMANDA – Come mai si svolge nella zona di Padova?

RISPOSTA – Perché Oscar Nessenzia aveva dato la possibilità di incontrare dei soggetti a Padova che potevano cederci delle armi.

DOMANDA – Perché voi avevate il problema in quel momento di procurarvele?

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – Armi, esplosivi? Solo armi…?

RISPOSTA – In quel momento a noi interessavano le armi.

DOMANDA – Il problema era procurarvi le armi.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Quindi l’area padovana era in grado…

RISPOSTA – Di fornire le armi.

DOMANDA – Di fornirle agli altri gruppi, è così?

RISPOSTA – No, secondo il Nessenzia…

DOMANDA – A voi.

RISPOSTA – A noi.

DOMANDA – Quindi lei personalmente prende parte a questa riunione?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Ci racconti come è andata, come si è svolta?

RISPOSTA – Incontrai queste persone…

DOMANDA – In che modo andò a Padova?

RISPOSTA – Arrivai a Padova via treno, fui preso alla stazione dal Nessenzia, accompagnato a casa sua, e poi…

DOMANDA – pernottò a casa sua?

RISPOSTA – Pernottai, sì, e poi il giorno dopo mi sembra che ci fu la riunione, o la sera stessa, non mi ricordo questo, però pernottai una notte sola…

DOMANDA – Una sola notte pernottò. E questa riunione dove si svolse?

RISPOSTA – All’esterno di Padova.

DOMANDA – Non in città?

RISPOSTA – In periferia.

DOMANDA – Cioè un paese fuori Padova o…

RISPOSTA – Non conosco Padova.

DOMANDA – Non è in grado di dirlo.

RISPOSTA – Mai stato a Padova, è la seconda volta che vengo a Brescia.

DOMANDA – A Padova solo quella volta andò?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Il tempo impiegato da casa di Nessenzia al luogo della riunione? Come ci andò in macchina con Nessenzia?

RISPOSTA – Sì, in macchina.

DOMANDA – L’accompagnò Nessenzia?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Eravate voi due e basta?

RISPOSTA – Sì, mi sembra di ricordare.

DOMANDA – Più o meno quanto tempo….

RISPOSTA – Non mi ricordo.

DOMANDA – Chi era presente a questa riunione?

RISPOSTA – Dei soggetti di cui non ricordo i nomi, ebbi a identificarli con una foto ma non mi ricordo i nomi.

DOMANDA – Lei nel verbale del 26 marzo ‘83 indicò la presenza di un certo Rinani.

RISPOSTA – Forse identificato da fotografia perché il nome….

DOMANDA – No, per nome.

RISPOSTA – Per nome?

DOMANDA – Lei davanti al Giudice Grassi, giudice istruttore di Bologna, il 26 marzo ‘83 disse: “ricordo poi che vi fu nel ‘74, anzi tra il ‘73 e il ’74 una riunione a Padova a cui presero parte tali Rinani, Tonin, o un nome simile, trattasi di persone di media statura, corporatura robusta, allora di circa 30-35 anni, e Oscar Nessenzia di Padova”, e quindi fece il nome di questo Rinani. Poi raccontò un episodio, che le leggo e magari le fa venire in mente qualcosa: “Ricordo in particolare che il Rinani disse una frase che non avrebbe dovuto pronunciare per segretezza, e per questo…”…

RISPOSTA – Gli fu dato uno schiaffo.

DOMANDA – Bravo. “…e per questo ricevette uno schiaffo dal Tonin al quale appariva essere gerarchicamente subordinato”.

RISPOSTA – Mi permetta di interromperla: i nomi certamente li ho identificati dalle fotografie e non perché me li ricordassi, quindi anche se sul verbale viene indicato così vuole dire che a latere il giudice istruttore aveva le fotografie.

DOMANDA – Perché sono nomi che non le dicono nulla.

RISPOSTA – Assolutamente no.

DOMANDA – Però se così è verbalizzato sicuramente li conobbe in foto?

RISPOSTA – Sì, nelle foto.

DOMANDA – Nessenzia che gruppo frequentava nella zona, il gruppo di Pisa?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – A chi faceva capo il gruppo di Pisa?

RISPOSTA – A Ordine Nuovo.

DOMANDA – Come persona fisica?

RISPOSTA – A Lamberti.

DOMANDA – Quindi era uomo di Lamberti.

RISPOSTA – No, non era un uomo di Lamberti. Lamberti era il dirigente di Ordine Nuovo a Pisa, e Nessenzia faceva il militare a Pisa e aveva contatti con Lamberti, che è una cosa diversa.

DOMANDA – Con riguardo a questa riunione lei rese delle dichiarazioni anche in tempi successivi, in particolare il 02 maggio ‘95 davanti alle giudice istruttore di Milano indicò… le vennero mostrate delle foto, le vennero mostrate delle foto e disse “la mia attenzione viene attirata dalla persona effigiata nelle fotografie 1 e 1A, come persona che ho sicuramente visto nel corso della mia attività ma non saprei specificare in quale circostanza”, e la foto era Carlo Digilio, questo nome non le dice nulla?

RISPOSTA – Né all’epoca…

DOMANDA – Né oggi?

RISPOSTA – Oggi l’ho letto su tutti i giornali, quindi…

DOMANDA – Con riguardo…

RISPOSTA – Confermo però quello che ho dichiarato al dottor Salvini.

RISPOSTA – “Devo dire che il nome Carlo Digilio non mi dice nulla né il soprannome Otto”…

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Poi le venne fatta vedere una altra foto, e disse “inoltre conosco con certezza la persona di cui alla fotografia numero 2, come una delle persone presenti alla riunione di Padova di cui dirò”, perché di quella occasione non aveva ancora parlato, “anche perché si tratta di una fisionomia molto strana, e molto particolare con il viso marcato e le orecchie a sventola”.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Ricorda?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – “Anche la persona di cui alla fotografia 2/A mi è in qualche modo nota. Prendo atto che si tratta della medesima persona di cui alla foto 2, posso solo dire con il passare degli anni che la fisionomia è cambiata in modo impressionante”. Nota dell’ufficio: “la foto 2 e 2/A era di Carlo Maria Maggi”. Questo nome… ci spieghi come è andata? Lei riconosce nella foto una persona sicuramente vista a quella riunione?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Persona che all’epoca lei non conosceva come Carlo Maria Maggi?

RISPOSTA – No, assolutamente. Mi scusi, io delle persone incontrate a Padova conoscevo solo Nessenzia e la sua ragazza.

DOMANDA – E basta?

RISPOSTA – Stop, nessun altro.

DOMANDA – La ragazza prese parte alla riunione?

RISPOSTA – Non mi ricordo.

DOMANDA – Quella fu, abbiamo detto, l’unica volta che lei andò in quella zona?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Con riguardo a questo Carlo Maria Maggi lei lo vide in quella occasione e mai più?

RISPOSTA – Mai più.

DOMANDA – Poi affronteremo il tema se ne sapeva qualcosa della persona come tale, cioè se quel nome lo abbinava…

RISPOSTA – Dopo, indiretto, questo è un altro discorso.

DOMANDA – … e poi vediamo i discorsi che le vennero fatti da altro soggetto.

DOMANDA – Nel ‘95, sentito dal giudice istruttore di Milano, disse sempre con riguardo a questa riunione che “erano presenti 12 o 15 persone al massimo, più o meno rappresentanti delle diverse città del nord”, e che lei era l’unico per il centro Italia, è corretto?

RISPOSTA – A quella di Padova?

DOMANDA – Quella di Padova.

RISPOSTA – Un numero di persone c’era, però che fosse una riunione…Non mi ricordo francamente. Cosa ho dichiarato?

DOMANDA – Che lei era l’unico del centro Italia.

RISPOSTA – Sì, quello sì.

DOMANDA – È giusto. E che gli altri erano tutti delle diverse città del nord.

RISPOSTA – È probabile.

DOMANDA – E che in tutto erano 12 – 15 persone.

RISPOSTA – Sì, non erano tante.

DOMANDA – Su nominativi dette una conferma che… mette in po’ in discussione il discorso del riconoscimento fotografico fatto in precedenza davanti al Giudice di Bologna, perché disse anche nel ’95: “delle persone presenti ho memoria di uno che si chiamava Rinani, e doveva essere di Padova, di un certo Tonini, e della persona effigiata nella foto 2”.

RISPOSTA – Ripeto, se sono con quei nominativi lì confermo, tramite fotografia.

DOMANDA – Quindi quale era il ruolo di questo soggetto che lei nel ‘95 apprende chiamarsi Carlo Maria Maggi? Il ruolo di quella riunione?

RISPOSTA – Non mi ricordo francamente, io so che solo che arrivai per reperire delle armi, che andai a questa riunione per sapere se ci potevano dare delle armi, mi fu detto di sì, ma armi non ne ho mai viste. Quindi ce ne siamo approvvigionati da soli.

DOMANDA – Le fu detto di sì da chi?

RISPOSTA – Il soggetto non me lo ricordo, l’ho messo può darsi a verbale, ma ora non me lo ricordo, che le armi erano di provenienza… armi esplosive di provenienza croata, o dalla Croazia…

DOMANDA – E si parlò di Ustascia?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Quindi Padova era in grado di comprarsi armi…

RISPOSTA – Tramite Ustascia. Questo era quello che era stato detto lì.

DOMANDA – Poi a voi non venne mai data…

RISPOSTA – Non venne neanche uno spaghetto.

DOMANDA – Dove si svolse questa riunione?

RISPOSTA – Mi scusi, ho detto uno “spaghetto”, nel gergo uno spaghetto è un mitra!

DOMANDA – Dove si svolse questa riunione?

RISPOSTA – Era un locale che ebbi a descriverlo molti anni fa, quindi ora francamente non lo ricorderei nella descrizione, però c’era una saracinesca abbassata che fu sollevata all’arrivo. Una porta a vetri mi sembra di ricordare, ma direi delle assurdità.

DOMANDA – Vediamo dove è la descrizione del locale…

DOMANDA – Nel verbale, quello al giudice Grassi di Bologna, del 26 marzo 1983, parlò di una pizzeria, mentre in un verbale successivo è più dettagliato…

RISPOSTA – Era più un’osteria che una pizzeria.

DOMANDA – Nell’ultimo verbale, il 29 luglio 2003 ne dà una descrizione in questi termini: “per quanto riguarda il luogo sono sicuro che non si trattava di un ristorante, in quei giorni mangiai molti panini ma non mangiai o cenai in alcun ristorante; la località di cui non ricordo il nome era nei pressi di Padova, ci si arrivava in automobile percorrendo una superstrada, o un tratto autostradale senza però attraversare alcun casello, era quindi nell’immediata periferia di Padova, ed avvenne nel pomeriggio inoltrato, si trattava – come ho già detto – di un magazzino o di un fondo con saracinesca e porta a vetri tipo negozio”…

RISPOSTA – Confermo.

DOMANDA – “…al piano terreno di un immobile. Eravamo circa dieci persone”… e qui le venne mostrata la foto di Rinani, dopo che ne aveva fatto il nome, “Rinani e Tonin”, e poi Maggi. Con riguardo al ruolo di Maggi nel verbale del 15 luglio 2003 – glielo leggo perché prima diceva che non ricordava nulla di particolare – “l’argomento principale fu il reperimento di armi e di esplosivi, il Maggi parlava dell’esecuzione di attentati in tutta Italia, ma non lo sentii mai parlare di stragi. Riguardo al reperimento di esplosivi per il mio gruppo, che i padovani avrebbero dovuto reperire da Ustascia Jugoslavi, purtroppo non si fece nulla poiché in quel periodo non ne aveva la disponibilità”. Ricorda chi era il principale relatore della riunione? Quello che poteva essere considerato il capo, le venne chiesto, e lei rispose: “sì, era di sicuro il Maggi Carlo Maria”. Quindi in questo verbale del 2003, ormai sono passati altri sei anni…

RISPOSTA – Confermo.

DOMANDA – Quindi la figura centrale di quella riunione è Maggi. Nei verbali, nei vecchi verbali si parlò, negli ultimi due in particolare, anche della presenza di altro soggetto che le venne mostrato in foto. Innanzitutto le chiedo se lei riconosce la persona che è presente in mezzo ai due Avvocati.

RISPOSTA – Francamente non me lo ricordo.

DOMANDA – Non le dice nulla?

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Diamo atto che viene fatto vedere il Maurizio Tramonte. Con riguardo a Tramonte abbiamo due verbali, uno del 15 luglio del 2003, le vennero mostrate 13 fogli riproducenti 16 foto che vennero allegate al verbale, e che abbiamo qui in fotocopia, la invito – si vedono un po’ male – a sfogliare quei 13 fogli e a dirci cosa se le ricordano qualcosa.

RISPOSTA – Francamente oggi non le saprei rispondere.

DOMANDA – Oggi non le dica nulla.

RISPOSTA – No.

DOMANDA – In quel verbale, viste queste foto, lei disse: “Affatigato dichiara che i fogli 3 e 13 riproducono una persona che molto probabilmente era presenta alla riunione”, quindi si espresse in questi termini.

RISPOSTA – Con molta probabilità.

DOMANDA – Con molta probabilità. E si dette atto che queste foto riproducevano Maurizio Tramonte.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Oggi queste foto non le ricordano nulla?

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Quello che disse nel 2003 ai Carabinieri corrispondeva al suo effettivo…

RISPOSTA – Corrispondeva al mio pensiero in quel momento.

DOMANDA – Al suo pensiero di quel momento.

RISPOSTA – Certamente

DOMANDA – Questo dato trova poi una conferma nel verbale 29 luglio 2003, occasione in cui le venne mostrata una diversa foto… riguardo, Presidente, faccio presente che ho acquisito nei giorni scorsi la copia dei fascicoli fotografici usati in tutti questi interrogatori, è nel materiale che ho depositato per difese, ed è su CD che consegnerò alla Corte in modo che di volta in volta sia possibile utilizzarlo anche nel corso del giudizio. Comunque le venne mostrata altra foto, che è la foto numero 44 del volume numero 1, e che le farei vedere nel mio computer.

PRESIDENTE – Se si vuole avvicinare un attimo al computer del Pubblico Ministero.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Sono le varie foto della stessa persona, in età diversa. Quindi viene mostrato il gruppo di foto

presente al foglio 44 dell’album numero 1.

PRESIDENTE – Adesso non le dice nulla?

RISPOSTA – No.

DOMANDA – In non le dice nulla. Lei disse nel verbale del 29 luglio 2003: “Sono sicuro che fosse presente anche la persona riprodotta in questa fotografia, di cui non ricordo il nome”.

DIFESA – Avv. Mascialino – Se posso intervenire. Nel verbale 12 dicembre 1996 davanti alla stessa foto il signor Affatigato risponde: “Nulla mi ricorda la fotografia”. Facciamo presente anche questo.

PRESIDENTE – Questa nuova foto…

DOMANDA – È la stessa foto. Facciamogli presente che nel ’96 nulla gli ricordava ed era la stessa fotografia che lei ha mostrato in questo momento.

PRESIDENTE – Controlliamo e poi sentiamo la sua richiesta.

PUBBLICO MINISTERO – Dottor Piantoni – No, era parziale.

DIFESA – Avv. Mascialino – A verbale: “viene mostrata la foto 44 dell’album fotografico numero 1”.

PUBBLICO MINISTERO – Dottor Piantoni – Sì, è stata implementata con varie fatto nel tempo e di varie età. Comunque il controesame magari lo fate al momento vostro!

PRESIDENTE – Comunque, ha sentito signor Affatigato? Ha detto il Pubblico Ministero che in quel verbale lei riconobbe una persona presente.

RISPOSTA – Oggi francamente…

PRESIDENTE – Naturalmente lo fece nel 2003 con riferimento a fatti del ’74, però…

RISPOSTA – Ma se io metto a confronto la mia fotografia del ‘73 a oggi nessuno di questa Corte mi riconosce!

PRESIDENTE – È un po’ per tutti così, purtroppo.

RIPRENDE L’ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO

DOMANDA – Nell’occasione le vennero mostrati degli album fotografici?

RISPOSTA – Certamente.

DOMANDA – Molte foto?

RISPOSTA – Sì. Mi scusi, presso chi era…?

DOMANDA – Questa si svolse presso il Comando provinciale dei Carabinieri, era il maresciallo Santini e Danna del ROS.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Ricorda?

RISPOSTA – Sì, ricordo, certo.

DOMANDA – Va bene. Il tema abbiamo detto che era quello del procacciamento delle armi, c’erano altri argomenti all’ordine del giorno?

RISPOSTA – Certo, il procacciamento del denaro. Ogni organizzazione clandestina ha necessità di armi e denaro: noi a Lucca ci approvvigionavamo di denaro attraverso delle rapine.

DOMANDA – Con riguardo a questa riunione di Padova, sempre il 15 luglio 2003 disse: “nell’ambito della creazione della mia rete clandestina mi trovai nella necessità di approvvigionarmi di armi e di esplosivi”…

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – “… la mia necessità era quella di verificare la fattibilità di uno scambio di persone…”…

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – “… e quindi per esempio di verificare la capacità di altri di operare a Lucca e dei miei ad operare a Padova”.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Ci spieghi questo concetto.

RISPOSTA – Il concetto era sempre quello di evitare gli arresti, questo era il punto principale, quindi se il soggetto di Lucca andava ad operare in un luogo dove non era conosciuto certamente anche a livello di identificazione successiva sarebbe stato più difficile; e viceversa se il soggetto mettiamo nell’ipotesi di Padova fosse ad operare a Lucca. Ma questo interscambio non c’è mai stato.

DOMANDA – Ma lei andò alla riunione in questa ottica?

RISPOSTA – Certo, anche.

DOMANDA – Si discusse anche in quell’ottica.

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – E si discusse di queste possibilità?

RISPOSTA – Sì, ma poi non ebbe più seguito.

DOMANDA – Nel senso che poi non portò ad alcunché?

RISPOSTA – A niente.

DOMANDA – Se ne parlò nell’occasione.

RISPOSTA – Se ne parlò in quell’occasione ma non ebbe più seguito.

DOMANDA – Queste persone… abbiamo detto che quindi c’è questo discorso dell’eventuale riconoscimento di Tramonte, e questo discorso del riconoscimento di Maggi, la presenza di Nessenzia, nessun altro dei presenti era la lei noto…

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Né ebbe modo di conoscere in tempi successivi le persone…

RISPOSTA – No, assolutamente, perché dopo…

DOMANDA – Non vide più nessuno?

RISPOSTA – Non vidi più nessuno, anche perché andai latitante io.

DOMANDA – Chi erano questi per quello che le disse Nessenzia e per quello che fu il suo approccio diretto?

RISPOSTA – Bisogna entrare nella realtà dell’epoca, la realtà dell’epoca era la destra estrema, tanto con il Movimento Sociale non avevamo niente a che vedere, niente a che fare; i giovani – come si era all’epoca – della destra estrema cercavo di collegarsi tra di loro, avere rapporti anche laddove magari non facessero parte dello stesso gruppo politico, e quindi in questa ottica con Nessenzia ci fu questo incontro a Padova. Perché quelli che incontrai a Padova non erano per quello di mia conoscenza di Ordine Nuovo, la mia figura… e mi portò ad essere a Padova con la presenza del Nessenzia che era quel militare in contatto a Pisa con il gruppo di Ordine Nuovo. Quindi quando si parlò… perché presente anche a Roma, non mi ricordo se presente a Cattolica, ma quando si parlò di organizzare un movimento clandestino di Ordine Nuovo si andava tutti a cani sciolti, a braccia sciolte. Quindi ognuno cercava di crearsi il proprio gruppo.

DOMANDA – Ci fu una convergenza di realtà anche…

RISPOSTA – Certo, anche esterne. Solo quando iniziò la latitanza, e quindi una certa organizzazione reale del gruppo clandestino di Ordine Nuovo che avviene dopo il gennaio del ’75, solo in quel momento lì vengono selezionati i soggetti. Selezionati vuole dire dovevano essere affidati ad Ordine Nuovo e non provenienti da altre formazioni, o vergini come si diceva nel contesto per esempio del Mario Tuti che era vergine. Questa è una ricostruzione storica, poi la ricostruzione giuridica non spetta a me.

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