Nara Lazzerini – dichiarazioni 09.12.1993

Preliminarmente vengo informata che lei oggi mi interroga in ordine ad un episodio di subornazione in ipotesi commesso da Gelli nei miei riguardi.

Adr: effettivamente conosco Gelli dal 26.09.76 in occasione di una cena durante la quale Gelli mi forni’ il suo biglietto da visita con il suo recapito 0575/47032, trattavasi della Giole. Successivamente il mio convivente venne trasferito a Palermo per ragioni di lavoro, io lo seguii. Ripresi i contatti con Gelli alcuni mesi dopo il trasferimento a Palermo. All’ epoca cercavo un lavoro. Gli telefonai ed egli mi diede appuntamento all’ Hotel Excelsior di Roma.

Adr: in breve tra me e Gelli nacque una relazione, ci vedevamo periodicamente, il Gelli promise ma invano che si sarebbe interessato affinche’ Alecci venisse trasferito in toscana, ma non fece niente. Ogni tanto mi inviava un espresso. Ricordo che favori’ l’ assunzione di mio figlio alla Rizzoli.

Adr: dopo la scoperta degli elenchi della P2 i miei rapporti con Gelli si incrinarono ed in particolare nel 1985 a seguito del suicidio dell’Alecci io assunsi un atteggiamento molto duro nei suoi confronti. Ricordo perfettamente di aver deposto nel processo di primo grado contro di lui. A domanda del pm circa le ragioni per cui dopo piu’ di un decennio di silenzio sono ripresi i contatti col Gelli rispondo: da un lato che il tempo attenua i rancori, da un altro che mi farebbe piacere potermi spiegare con lui circa quello che e’ successo in questi anni ed infine che ritenevo di poter chiedere un aiuto al Gelli. A domanda del pm circa il significato ed il contenuto di tale aiuto rispondo che la societa’ di mio figlio che opera nel campo cinematografico attualmente non ha contratti in corso. Non riusciamo quindi a lavorare ed in particolare un contratto che avevamo siglato con Rete Italia non ha avuto concreta attuazione in quanto, dopo un investimento da noi fatto, Rete Italia ci ha rimborsato le spese improntate, ma non ha dato corso al progetto.

Adr: io pertanto intendevo rivolgermi a Gelli che e’ amico di Berlusconi, in quanto egli avrebbe potuto nelle mie speranze fare da intermediario con tale persona onde portare avanti il contratto.

Adr: mi pare di ricordare di avere spedito subito a Gelli il biglietto datato 16.09.93 che lei mi esibisce in copia.

Adr: intorno alle 15,40 del 22.09.93 ricevetti una telefonata di Gelli. Egli mi lesse il contenuto del biglietto e capii che trattavasi di tale persona. Parlammo circa un’ ora. Ricordo perfettamente il contenuto delle parole pronunciate dal Gelli. Egli dopo avermi detto di aver letto il mio bigliettino mi riferi’ che avrebbe potuto fare molto per me, che era piu’ forte di prima e che ci saremmo incontrati non appena ricevuta la lettera che io gli avrei dovuto spedire, il cui contenuto mi venne indicato dal Gelli.

Adr: in particolare Gelli mi disse che nella lettera che avrei dovuto scrivergli, spedendola da Navacchio, avrei dovuto evidenziare espressamente da un lato che io non avevo mai visto pazienza allo Hotel Excelsior ove alloggiava Gelli; parimenti che il Gelli non era mai stato a Palermo; inoltre che io non avevo mai visto transitare valige contenenti denaro all’ Excelsior ed infine che quando venne rapito moro io non ero a Roma.
A domanda del pm se risponda al vero quanto il Gelli avrebbe voluto che io scrivessi, rispondo negativamente ed in particolare ribadisco di aver visto pazienza piu’ volte all’ Excelsior a Roma, che Gelli era invece venuto a Palermo tante volte, che di valige contenenti denaro io all’ Excelsior ne vidi due (valige che erano nella camera da letto riservata a Gelli) e infine che io ero realmente a Roma quando venne rapito Moro.

Adr: alla richiesta di Gelli io risposi prendendo tempo “prima vediamoci cosi’ mi spieghi meglio cosa vuoi”. Gelli a sua volta quasi mi rassicuro’ dicendomi che si trattava di una cosa simile a quella che aveva fatto Montorzi, persona che io non conosco e di cui nulla so. Ricordo anche che Gelli mi disse che in occasione della vicenda del Montorzi, questi aveva ritrattato quanto in precedenza detto e tutto fini’ in un abbraccio tra Gelli e Montorzi.

Adr: Gelli fu chiaro e risoluto al telefono nel sostenere che avrebbe condizionato il nostro incontro all’ invio da parte mia della lettera. La conversazione fini’ cosi’. Trascorsero due o tre giorni ed io pensai a lungo cosa fare.

Adr: fu cosi’ che scrissi la lettera del 23.09.93, lettera che mi e’ stata esibita dal dr Grassi e che io ho riconosciuta come mia. Ricordo che in occasione della deposizione davanti al dr Grassi vidi chiaramente evidenziati con un pennarello alcuni passi della mia missiva.

Adr: voglio anche aggiungere che quella lettera da me inviata non era quella che Gelli avrebbe voluto.

Adr: scrissi a Gelli dopo quella conversazione telefonica in quanto comunque qualcosa avrei dovuto scrivere al fine di ottenere quell’appuntamento, anzi più che per avere necessariamente un appuntamento gli scrissi comunque per spiegargli che se lui in quegli anni aveva avuto dei problemi, li avevo avuti anch’ io.

Adr: prendo atto che lei mi fa osservare che, leggendo la lettera del 29.09.93 ed in particolare i passi evidenziati verosimilmente dal Gelli con un pennarello, si potrebbe pensare da un lato che io fui condotta con la forza davanti ai giudici, da un altro lato che gli stessi potrebbero avere trascritto chissa’ quali mie affermazioni senza che io le avessi rese. In realta’ non e’ cosi’, anche se devo dire quanto alla mia prima deposizione avanti al dr Mancuso che personale della Digos venne a casa mia all’ improvviso, senza preavviso, senza darmi tempo di prepararmi e di avvisare i miei figli o altre persone, portandomi a Bologna dal dr Mancuso, che mi disse di aver agito cosi’ a tutela della mia incolumita’.

Adr: quanto alla affermazione evidenziata “non so cosa trascrissero” escludo che il dr Mancuso o altri possano aver verbalizzato cose da me non dette.

Adr: dopo aver scritto la lettera del 23.09.93 telefonai personalmente a Gelli, telefonata questa registrata.

Adr: ricordo che chiamai lo 0575/21225. Fu una conversazione veloce, ricordo che Gelli mi diede il “lei”, gli chiesi se aveva letto la missiva, rispose “non tutta”. Ribadii che secondo gli accordi ci saremmo dovuti vedere subito dopo l’ arrivo di quella lettera, egli disse che avrebbe dovuto confrontare quello che avevo scritto con i ritagli di giornale dell’epoca. La conversazione si concluse cosi’.

Adr: il 24.10.93 non avendo piu’ sentito nel frattempo il Gelli decisi di rompere gli indugi e di scrivere una lettera molto piu’ personale. Prendo atto che lei mi fa osservare che verso la fine di tale lettera io testualmente dico “ecco che ti offro uno scambio”: e’ vero che io ho affermato questo, anche se ho aggiunto “di cosa non lo so”.

Adr: ripeto, ignoro come e con quali modalita’ avrei potuto essere utile al Gelli. Egli stesso avrebbe dovuto in ipotesi farmelo sapere in occasione dell’ incontro da me caldeggiato ma mai verificatosi.

Adr: prendo atto che dalle dichiarazioni rese al dr Grassi il 28.10.93 risulta che la seconda telefonata con il Gelli sarebbe stata fatta dal predetto e non da me, intendo rettificare quanto dichiarato al dr Grassi nel senso che fui io a richiamarlo e non egli a chiamare me. Si deve essere trattato di un errore di verbalizzazione anche perche’ i magistrati bolognesi sono in possesso delle trascrizioni delle conversazioni intercettate sull’ utenza del Gelli.

Adr: e’ vero che nel corso della prima e unica telefonata ricevuta dal Gelli questi mi disse che una volta ricevuta la mia lettera egli avrebbe potuto aiutarmi circa la situazione della Ngl. Tali dichiarazioni le ho rese anche al dr Grassi.

Adr: dopo la perquisizione da me subita non ho piu’ cercato il Gelli ne’ tantomeno lui ha cercato me.

Adr: il Di Ciommo era una persona che lavorava nella commissione P2, non so a che titolo. Venne da me, mangiammo qualcosa assieme, mi fece qualche domanda, ma non fui mai convocata da tale commissione.

Adr: intorno al 1979 per circa un anno ho ricevuto mensilmente un espresso contenente circa quattrocento mila lire; nell’ espresso non era indicato il mittente. Il dr Mancuso possiede le buste.

Adr: non conosco la Massari Nunzia.

Adr: non e’ vero ne’ ho mai dichiarato a qualcuno di essere stata la segretaria di Gelli. Qualora la Massari sia la persona che trovavasi fuori dell’ ufficio del dr Grassi il giorno che deposi avanti a lui, dichiaro di non conoscerla. Ricordo che fuori dell’ ufficio del dr Grassi il 28.10.93 vi era una signora molto vistosa, vestita di nero, con i tacchi molto alti; cercammo di parlare tra di noi, ma fummo zittite da un uomo che usci’ dall’ ufficio del dr Grassi dicendo che non potevamo parlare tra di noi. Tale donna entro’ nell’ ufficio di Grassi prima di me.

Adr: non sono stata citata a comparire avanti ai giudici della corte d’ Assise d’ Appello di Bologna quale testimone. Per la verita’ credevo che quel processo fosse ormai terminato.

L.c.s. .

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