“Studente cortonese di sinistra ucciso in un agguato sotto casa”

Lo hanno atteso sotto casa a notte fonda e lo hanno massacrato con 14 coltellate. Donello Gorgai, un giovane studente in medicina di 23 anni (frequentava il terzo anno) fino a due anni fa iscritto alla FGCI, è spirato tra le braccia della mamma accorsa al grido lancinante del figlio che da sotto gli alberi della piazza centrale di Camucia, alla prima pugnalata aveva gridato «mi ammazzano ». Morendo ha tentato di dire qualcosa, di pronunciare un nome, forse quello del suo o dei suoi aggressori.

Le forze gli sono mancate, un fiotto di sangue gli è uscito dal petto e il giovane ha reclinato il capo senza più vita. Chi l’ha ucciso? Chi lo ha atteso sotto casa in piazza Sergardi, nella frazione di Camucia a tre chilometri dal centro della cittadina? Chi l’ha seguito nella sua passeggiata notturna?
Si trovava insieme con due amici, Alfiero Pelucchini e Franco Milluzzi. Era figlio di un consigliere comunale comunista di Cortona e da qualche tempo faceva parte del piccolo gruppo (a Cortona erano quattro in tutto) che si richiama alla « Quarta Internazionale ». Chi ha atteso che uscisse dal cinema e finisse di cenare al ristorante «Il caminetto » a due passi da casa, dove si era recato, come spesso faceva quando non era all’università a Firenze a studiare? L’aggressione, dicono i carabinieri della tenenza di Cortona, comandati dal tenente Roberto Rolla, è stata quasi sicuramente premeditata.

Lo hanno atteso vicino ad una panchina nella grande piazza quadrata, probabilmente al riparo degli alberi che gettano ampie chiazze d’ombra sullo spiazzo. Donello Gorgai era un giovane alto, prestante, bruno con i baffi. Nonostante a parole fosse uno spaccamontagne e di lui avessero anche riverenziale timore, era, dicono qui, profondamente alieno dalla violenza. Non più tardi di quattro, cinque giorni fa aveva detto al padre Ferdinando, ex partigiano, pensionato delle Ferrovie che da qualche tempo ha messo su una attività di fioraio: « Compriamo una pistola perché qui ci ammazzano». A chi si riferiva il giovane? Qualcuno l’aveva anche « avvertito» tagliandogli due volte le gomme della macchina, una volta sulla piazza di Camucia e una volta davanti al « Fox », un locale da ballo del posto. Chi è che faceva paura a Donello Gorgai?

I carabinieri dicono di non seguire piste precise, anche se sostengono, come ipotesi più probabile, quella del delitto politico. Così questa mattina agli ordini del colonnello Guerrera, venuto espressamente da Firenze, hanno perquisito la casa di alcuni noti squadristi della zona, tra i quali due già sotto controllo per attentati e perché probabilmente collegati alla attività eversiva dei fascisti perugini. Cortona è infatti a metà strada tra Perugia e Arezzo, in una zona già teatro nei mesi scorsi di scorribande squadristiche. E non solo scorribande: la casa del popolo di Moiano sventrata da un attentato di « Ordine nero » è appena a trenta chilometri da qui. E proprio ad Arezzo sono stati arrestati nei giorni scorsi il fiorentino missino Andrea Brogi e Massimo Batani di Ordine nero protagonisti di un vile pestaggio in pieno centro e sospettati di ben altro.

Tuttavia da parte dei carabinieri non viene esclusa anche l’ipotesi del delitto passionale. Gli inquirenti (le prime indagini le ha dirette il pretore Paolo Nannarone) così hanno ricostruito le ultime ore del giovane studente, Donello Gorgai era stato a Cortona in serata e sembra poi al cinema, verso mezzanotte era uscito e si era recato con alcuni amici al bar ristorante «Il caminetto» che dista non più di duecento metri dalla sua abitazione. Sembra che in questo locale ci sia stata una accesa discussione alla quale avevano partecipato giovani di varie tendenze politiche. Niente comunque che uscisse al di fuori delle normali discussioni politiche. Successivamente il giovane aveva preso la sua auto e aveva accompagnato a casa due dei suoi amici. Era poi tornato verso la sua abitazione e a quanto pare aveva messo la macchina in garage, era poi risalito verso la piazza e si era diretto verso il portone di casa.

La famiglia Gorgai abita al terzo piano di uno stabile di abbastanza recente costruzione sulla destra di piazza Sergardi. A questo punto qualcuno deve averlo chiamato. Questo qualcuno era sicuramente seminascosto da un albero che cresce proprio dietro una delle panchine che circondano la piazza. L’unica vaga testimonianza comunque è quella della gestrice di un bar che afferma di aver visto, pochi minuti prima della mortale aggressione, una 128 verde parcheggiata nei pressi della piazza, con luci accese e una persona a bordo. Secondo quanto affermano i carabinieri è molto probabile che Donello Gorgai conoscesse il suo aggressore o i suoi aggressori.

Infatti vicino una delle panchine sono stati ritrovati delle chiavi e un pacchetto di sigarette poggiati accuratamente a terra: il che fa presupporre che egli si sia seduto sulla stessa panchina a parlare con chi lo aveva chiamato. Ed è stato a questo punto che il giovane è stato accoltellato. Probabilmente la prima pugnalata è stata anche quella mortale: un colpo lo ha passato parte a parte dalle spalle al petto. Poi il giovane ha cercato di reagire, ha cercato di difendersi ed è stato colpito ancora alle braccia al torace alle mani. E’ caduto a terra gridando «mi ammazzano» mentre, in una pozza di sangue, si accasciava al suolo.

Agenti della squadra politica e carabinieri di Arezzo a tarda notte si sono diretti alla ricerca di quattro neofascisti aretini che, secondo una testimonianza precisa, la sera di venerdì scorso, alle ore 23, in un bar di Arezzo sono stati sentiti pronunciare la seguente frase: « Andiamo a Cortona a fare un lavoretto». A quanto risulta i quattro sono effettivamente partiti.

L’Unità 09.06.1974

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