Pierluigi Concutelli su Bruno Cesca e il Drago nero

All’Asinara, oltre a esponenti di primo piano delle Brigate Rosse e della delinquenza comune italiana, c’erano anche altri fascisti: Carlo Fumagalli, Luciano Franci (che era arrivato da Porto Azzurro), Kim Borromeo, Maurizio Murelli, Nico Azzi e altri camerati provenienti dal giro milanese di piazza San Babila e dalla ex banda Esposti. (…) Con noi c’era anche Bruno Cesca, ex poliziotto finito in galera per una serie di rapine ai treni. Da tenere lontano come un untore dei Promessi Sposi manzoniani: ambiguo, appartenente a quella zona grigia (dove Stato e antistato andavano a braccetto) che avevo sempre guardato con sospetto. Era stato un uomo della banda del Drago Nero, costituita da uomini delle forze dell’ordine, coinvolta in affari strani, in operazioni devianti e deviate che erano poi passate puntualmente per atti di terrorismo politico attribuiti quasi sempre a gruppi di estremisti neofascisti. Cesca, per esempio, era di guardia a una insignificante stazioncina ferroviaria toscana il 4 agosto 1974, ed era all’aeroporto di Fiumicino il 17 dicembre del 1973, pur non essendo in servizio, quando i palestinesi di Settembre Nero s’impadronirono di un aereo ammazzando e seminando terrore.
Nell’armadietto di Cesca, durante una perquisizione, saltarono fuori armi non registrate, soldi provenienti da un “colpo” in cui era morto un poliziotto, tracce d’esplosivo: dello stesso identico tipo usato per l’attentato dell’Italicus. Una coincidenza? Forse, non lo so. Ma certo qualche domanda allora me la posi. Anche perché Bruno Cesca, una volta arrestato, era fuggito dal carcere di Firenze (da dove nessuno era mai riuscito a evadere) con una facilità disarmante. Lo pizzicarono qualche settimana dopo in un casolare della campagna toscana e lo portarono all’Asinara.

Estratto Io, l’uomo nero

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