“Paolo Signorelli e’ assolto non fece uccidere Amato” – La Repubblica 16.01.1990

Per i giudici della corte d’ assise d’ appello di Firenze Paolo Signorelli non è il mandante morale, l’ istigatore dell’ assassinio del magistrato romano Mario Amato, ucciso nella capitale la mattina del 23 giugno 1980. A dieci anni dal delitto l’ ideologo nero è stato assolto per non aver commesso il fatto. La sentenza è arrivata dopo quattro ore di camera di consiglio ed ha completamente ribaltato le decisioni della corte d’ assise d’ appello di Bologna che il 2 luglio del 1988 aveva condannato Signorelli all’ergastolo. Questa decisione però era stata annullata dalla suprema corte di Cassazione e gli atti erano stati inviati nel capoluogo toscano. Per il delitto Amato stanno già scontando l’ ergastolo i neofascisti Gilberto Cavallini (l’ esecutore materiale dell’ omicidio, sparò alla nuca del magistrato), Giusva Fioravanti e Francesca Mambro. L’ agguato era stato preparato freddamente da Fioravanti che pedinò il magistrato. Amato fu barbaramente trucidato davanti a casa, mentre aspettava l’ autobus che lo avrebbe portato a piazzale Clodio.
Le indagini furono affidate alla magistratura bolognese: ha sempre ritenuto Signorelli la mente dell’ omicidio. L’ ex docente di storia e filosofia del liceo romano De Sanctis, uno dei fondatori di Ordine Nuovo, si è così trovato in mezzo a una girandola di condanne e assoluzioni. In primo grado, il 5 aprile del 1984, a conclusione di un drammatico processo, fu condannato all’ ergastolo. In appello però fu assolto per insufficienza di prove. La procura generale presentò un ricorso e nel luglio del 1988 Signorelli fu nuovamente condannato all’ ergastolo. Ma il caso non era ancora chiuso. Ci fu un nuovo intervento della Cassazione e nuovo processo, quello che si è chiuso ieri a Firenze e che segna una clamorosa vittoria per l’ ideologo nero. Nel capoluogo toscano è stata l’ accusa a chiedere l’ assoluzione. Pur in presenza di gravi indizi ha sostenuto il sostituto procuratore generale Quattrocchi nel nostro ordinamento giuridico non c’ è spazio per verità ad ogni costo ed in ogni modo. Questo principio giuridico deve valere per tutti i cittadini, anche per i più abietti e spregevoli come io ritengo Signorelli. Signorelli non era presente alla lettura della sentenza. Soddisfatti ovviamente i difensori. Signorelli aveva rapporti con tanta gente ha sostenuto l’ avvocato Giovanni Aricò i rapporti umani con Cavallini o Giusva Fioravanti non significano automaticamente rapporti criminali. E’ stato un processo inventato – ha affermato l’ avvocato Gianfranco Bordoni gli indizi che sono stati addebitati a Signorelli o erano inesistenti o incerti. Signorelli attualmente è agli arresti domiciliari per motivi di salute e sta scontando una condanna a dodici anni di reclusione per banda armata inflittagli dai giudici di Bologna. Contro l’ assoluzione di ieri hanno annunciato un ricorso sia l’ avvocato dello Stato Paolo Gentili sia i legali della parte civile, gli avvocati Michele Gentile e Achille Melchionda, rappresentanti della vedova e dei figli del magistrato assassinato. Non si rivolgerà alla Cassazione l’ accusa avendo chiesto l’ assoluzione di Signorelli e difficilmente si arriverà a celebrare un quinto processo. La Suprema Corte in pratica aveva chiesto ai giudici fiorentini di stabilire se la martellante predicazione dell’ ideologo nero avesse influito nella decisione presa da Gilberto Cavallini, Francesca Mambro e Giusva Fioravanti. Il giudice Mario Amato, uno dei magistrati che più a lungo si erano battuti contro l’ eversione nera, quando fu brutalmente assassinato stava indagando sui Nar, i Nuclei armati rivoluzionari, uno dei gruppi più feroci della destra rivoluzionaria. Amato era privo di protezione, senza scorta. Cavallini arrivò alle spalle del magistrato e sparò un colpo solo, alla nuca, preciso e mortale. La Mambro, Cavallini e Fioravanti dopo la cattura hanno confessato, hanno ammesso le proprie responsabilità senza coinvolgere altre persone. La procura di Bologna ha sempre individuato il mandante in Paolo Signorelli, coinvolto anche nell’ omicidio del giudice Vittorio Occorsio (è stato condannato due volte ma ora dovrà essere processato a Bologna per decisione della Cassazione). Sulla tesi dell’ accusa ci sono state decisioni contrapposte. Ora è arrivata la sentenza fiorentina ed è probabile che sia l’ ultima parola che viene scritta su questo caso.

La Repubblica, 16.01.1990

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