Lettera di Mario Marsili a Licio Gelli sul delitto Occorsio

Nella mia ultima gita a Grosseto ho appreso che il giornale “Il Telegrafo” (quotidiano a diffusione locale) ha riportato un articolo nel quale si parla di una istruttoria pendente a Firenze (colà trasmessa da Roma), relativa al delitto Occorsio, del quale reato, al dire dell’articolista, Ella sarebbe indiziato. Premesso che non credo e non ho mai creduto a consimili calunnie di stampo marxista, mi domando per qual motivo Ella non provveda a tutelare con querele e processi veri la sua onorabilità.
Tale onorabilità non è solo sua ma, nella specie, anche di chi ha sposato Sua figlia (cosa nota nella piccola città di Grosseto e nel mio paese) tanto più che il fortunato marito (il sottoscritto) è anche magistrato e uomo pubblico. Capisco che a Lei, preso da ben altri interessi e problemi, non interessino le dicerie di un giornaletto locale, ma a me sì, perché da anni ormai ho timore di entrare in un caffè e trovare i soliti amici che magari, dopo avermi salutato, mi mostrano il giornale tale o tal altro. Fino a quando durerà questa situazione? Sappia che i danni non sono soltanto i suoi ma anche i miei e che gli stessi, ormai, durano da quattro anni, senza che si sia messo un freno preciso e processuale alla calunnia.
Non sto a rimarcare quanto simili cose mi abbiano danneggiato, umiliato, avvilito; la invito soltanto a porvi un freno per rispetto alla mia persona ed alla mia famiglia.
Se a certuni può far piacere avere un parente discusso, a me non giova affatto e non ha giovato, avere un affine discusso. La invito pertanto a tutelare la sua onorabilità nelle forme di legge.

Con osservanza
Mario Marsili

PS vogli estesamente rispondere per iscritto

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