Lettera di Mario Marsili a Licio Gelli – 24.06.1980

Carissimo suocero,
ricordando, in queste settimane, l’undicesimo magistrato ucciso dalle Brigate Rosse, prendo occasione per ricordarle, ancora una volta, che la mia mancata partecipazione per il prossimo maximatrimonio del 28 giugno, non è da interpretarsi come uno spregio della Sua festa, ma come rifiuto alla festa dei nubendi, l’una dei quali è solo una figura vegetativa, l’altro è figuro resosi responsabile di minacce, molestie ed oltraggio anonimo nei miei confronti. Tali atti vergognosi, a suo tempo consumati e dei quali, anche a voce, ebbi a farle cenno, sono stati tanto più offensivi nei miei confronti attesa la mia qualità di Magistrato come di persona appartenente ad una categoria che paga con il sangue la minaccia e l’eversione.
Tanto le devo per significarle il mio diniego alla festa del 28 giugno p.v..

Con osservanza e simpatia,
Mario Marsili

Atti commissione parlamentare P2 – Doc. XXIII n. 2-quater/1/I – pag 1282

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