Sergio Calore – dichiarazioni 03.02.1987

Circa l’ omicidio di Fausto e Iaio, faccio presente che nulla so di preciso. A Roma poco prima, anzi poco dopo, se ben ricordo, l’omicidio di Fausto e Iaio avvenne un omicidio del tutto analogo in danno di Scialabra Roberto e il ferimento del fratello dello stesso. Ricordo che tortora bruno, che era del mio gruppo, ebbe a farmi notare che gli aggressori di Fausto e Iaio erano vestiti allo stesso modo degli aggressori di Scialabra. Egli attribuiva fin d’allora l’omicidio Scialabra al gruppo di monte verde costituito da Valerio, Cristiano e Alibrandi. Il gruppo “Costruiamo l’azione” di cui facevo parte, si era impegnato nei quartieri di Roma sud tipo Appio, Tuscolano e Prenestino, inazioni di lotta alla droga con convegni, volantini firmati “Costruiamo l’azione” o “comitato popolare per …” formula che non ricordo completamente. Tortora Bruno era a conoscenza che a Milano Manfredi Riccardo ed altri erano coinvolti in traffici di droga e ci poteva essere qualcuno dell’ area di destra interessato ad opporsi a Campagna contro la droga che stavano facendo alcuni circoli di sinistra quale quello cui appartenevano Fausto e Iaio. Ricordo che si era fatta la considerazione che anche a Roma alcune persone dell’area di destra erano coinvolte in giri di droga. Sugli autori della aggressione di Fausto e Iaio nulla ebbe a dirmi il Tortora neanche come sua supposizione; era in carcere con Corsi Mario quando ricevette la comunicazione giudiziaria per l’omicidio Fausto e Iaio, mi pare fosse il 1980: a me disse che era estraneo al fatto e che era stato chiamato in causa da uno di Cremona. Non mi risulta che corsi avesse particolari legami con gente di destra di Milano. Circa Manfredi Riccardo, si tratta di persona che non ho mai conosciuto. Le notizie che mi erano date erano state date erano di Tortora Bruno e del resto il fatto che Manfredi fosse di destra attiva in Milano lo si sapeva da notizie di stampa. A proposito di corsi, devo dire che il fatto che mi abbia negato la sua partecipazione puo’ significare che tanto effettivamente sia estraneo quanto che non avesse interesse a parlarmi di un suo coinvolgimento. Di alcuni altri fatti me ne parlo’ ma non c’ era un rapporto particolare di confidenza tra noi. Ho incontrato Caruso Enrico nel carcere di Novara nel 1980 ove egli era in carcere con il coimputato Croce Pietro. Croce e il Caruso erano stati in precedenza detenuti con Freda Franco e ideologicamente si erano avvicinati alle sue posizioni. Ad un certo punto chiesero di essere trasferiti in un’ altra sezione per non trovarsi con Ferro Gianfranco all’ epoca gia’ condannato per l’omicidio Occorsio. La ragione del dissenso consisteva nel fatto che Ferro, dopo l’arresto aveva fatto ai magistrati una serie di dichiarazioni, nel 1980 nel carcere di Novara circolava anche Azzi Nico ed era l’ unico del suo gruppo. Ricordo che era amico tanto di Caruso che di Croce. Ho conosciuto bene Azzi in carcere a Novara dal 1980 al 1982 ed avevamo buoni rapporti. Da allora non ho avuto piu’ nessun rapporto con lo stesso. E’ persona che a parole e’ molto violenta ma che poi, alla realta’ dei fatti, non è di per se particolarmente pericolosa. Peraltro puo’ influire altre persone proprio per il suo parlare violento. Azzi, che io sappia, non e’ mai stato confidente della polizia, dei carabinieri o dei “servizi” . Era stato criticato perché dopo il suo arresto con le sue dichiarazioni aveva accusato Rognoni Gianfranco. Ricordo peraltro che Signorelli giustificava questo suo atteggiamento dicendo che tanto Rognoni era latitante e che quindi Azzi alleggeriva la sua posizione senza recare danni concreti a Rognoni. Circa la pressione dell’ onorevole Servello su Azzi, io non ne ricordo alcuna per il fatto della strage, ma per gli scontri del 12 aprile a Milano quando venne ucciso l’agente Marino. Circa le bombe usate in quell’occasione riconfermo che dopo il 12 aprile, fu Signorelli a portare a me direttamente 36 bombe, a mano che egli mi disse di aver ricevuto da Rognoni.

Signorelli mi disse che le bombe usate da Loi e Murelli facevano parte dello stesso lotto. A me Azzi disse che era stato lui a rubarle mentre prestava servizio militare. Non ricordo dove egli disse di averle prelevate e in quale corpo delle forze armate. Azzi non mi parlo’ mai di alcuna complicità con ufficiali o altre persone dell’ esercito per sottrazione delle bombe. Egli mi diceva che faceva l’ armiere. Azzi mi aveva detto che aveva sottratto una cassa di bombe a mano, ogni cassa contiene 72 bombe a mano, io ne ho avute 36 e non so dire dove siano finite le altre. Le ultime in mio possesso sono state ritrovate nell’alloggio di via dei foraggi quando venne arrestato Concutelli a Roma nel 1977. Non ricordo dove Azzi disse di aver prelevato le bombe. So che Azzi conosceva ferri cesare prima del suo arresto ma non so che tipo di rapporti essi avessero. Non so nulla di preciso circa lo scambio di esplosivo tra Azzi e Ferri. Azzi mi aveva detto che egli aveva dato esplosivo ad altri gruppi di Milano ma non so quali fossero, ne so da dove egli potesse prelevare l’esplosivo. Non ho mai sentito parlare di un capitano Migelli che potesse fornire armi o esplosivo. Azzi non ebbe mai a dirmi di contatti prima del suo arresto con magistrati. Non ebbe neppure mai a dirmi di canali per ottenere notizie di carattere processuale. Circa la questione di Feltrinelli, Azzi ebbe a dirmi che lui e il suo gruppo avevano pensato di mettere dei detonatori nella villa di Feltrinelli con l’intenzione di farli ritrovare alle forze dell’ ordine.

Il senso di questo gruppo era di orientare le indagini e l’opinione pubblica sul carattere stragista che avevano alcuni gruppi di sinistra come il gruppo “22 ottobre”. Mi disse che nella stessa ottica era stata organizzata la strage sul treno Torino – Roma, creando una serie di situazioni in modo tale chela pista sarebbe stata individuata certamente come rossa.
Ovviamente il disguido avvenuto nell’ innesto e il conseguente arresto di Azzi avevano smascherato questa manovra. In merito alla “cassetta” di cui mi chiede l’ufficio (che sarebbe stata trovata sull’ appennino ligure dopo l’attentato di Azzi) nulla posso dire. Si chiamava “cassetta” quel tipo di contenitore metallico usato per gli attentati del 12.12.69. Dette cassette contenevano il “timer” e l’ esplosivo. Mi viene letto una parte di un appunto dattiloscritto che l’ ufficio mi informa essere stato rinvenuto fra il materiale in possesso di Avanguardia Operaia e di provenienza ignota, parte in cui si parla di” cassette” e dei tagliandi della borsa di piazza Fontana e posso riferire che nulla so di una cassetta fatta ritrovare o trovata comunque in epoca vicina all’attentato di Azzi.

Parimenti non ho mai sentito parlare di un “colonnello” che fosse in contatto con Azzi. Non ho mai sentito parlare da Azzi o da altri di una riunione a Parigi e neppure di una partecipazione di uomini del Sid a riunioni preparatorie della strage o comunque di contatti di Azzi e rognoni con persone del Sid. Circa la nota riunione alla birreria tedesca di Milano Azzi mi disse che parteciparono lui, Signorelli, meli mauro e gente della Fenice di Milano. Non mi risulta che si volesse far trovare una cassetta analoga a quella usata per gli attentati del 12 dicembre. Posso dire peraltro che sia Freda che Fachini ebbero a dirmi qualcosa in merito ai “timers” cioe’ Freda mi disse che “timers” residuati dopo gli attentati del 12 dicembre erano stati consegnati a De Eccher Cristiano, persona di cui lui aveva piena fiducia e che poi lui li aveva consegnati a Delle Chiaie Stefano che non aveva piu’ voluto riconsegnarli, tenendoli come possibile arma di ricatto. Freda se li voleva far riconsegnare per accreditare presso i magistrati la tesi della consegna dei “timers” da parte del colonnello Amid. Mi disse che i timers erano stati consegnati a De Eccher subito dopo la strage. Quindi nel 1973, secondo questa versione avrebbe dovuto gia’ essere in possesso di Delle Chiaie. Non ho mai sentito che i tagliandi delle borse di piazza Fontana siano state in possesso di Rognoni o di Ferri Cesare. Non ho mai sentito parlare di una riunione avvenuta a Parigi, mentre anche il circolo di Tivoli “Drieu la Rochelle” era stato invitato a partecipare alla riunione di Lione del 1972, almeno cosi’ mi pare di ricordare; nessuno del nostro gruppo vi ando’ e ci limitammo a mandare una relazione che fu letta. Si trattava di una relazione di carattere politico. La prima riunione di Lione era stata indetta da Amadruz ed era stata preceduta da una riunione a Barcellona. Non ho mai sentito di rapporti di ferri con Cicuttini, non ho mai sentito di finanziamenti da parte di un industriale Magni di Monza. Non mi è mai giunta voce che Azzi abbia reso dichiarazioni abbastanza corpose, quali sono quelle contenute nel documento di cui l’ufficio mi ha dato lettura, ad alcuno o della polizia e dei servizi o a compagni di cella che poi possono aver dato ad altri queste notizie. Non mi è mai giunta voce che qualcuno dell’ ambiente di Azzi abbia fatto uscire per qualche via delle notizie avute da Azzi in carcere.

azzierognoni

Alle ore 13,00, la dr Ingrasci si allontana per altro impegno.

-dal carcere Azzi era in contatto con Cavallini tramite Folli Luca coimputato con Cavallini nel processo di Milano. A Novara Folli era in cella con Azzi ed Invernizzi Giorgio. Folli era riuscito a stabilire una volta uscito un contatto con Cavallini. Ricordo che Azzi Nico faceva pervenire a Cavallini dei messaggi usando il sistema della crittografia, cioè scrivendo su frontespizi di libri messaggi con il latte, che poi ritornano evidenti immergendo la carta nel te’. Azzi chiedeva a Cavallini di fare evadere noi tutti prestandoci appoggio per eventuali tentativi di evasione e appoggi. Cavallini, sempre tramite Folli, in qualche modo ci fece sapere che sarebbe stato disposto a darci una mano per far fuggire Azzi e me. Al momento non si fece nessun programma concreto di una fuga!
Dopo una breve sospensione, alle ore 14,20 si riapre il presente verbale.

– a Novara, oltre a Folli Luca, vi era un altro coimputato di Cavallini che rimase per breve tempo e che non ricordo come si chiamava. Folli fu tradito nel carcere speciale di Novara in quanto era stato coinvolto nei disordini avvenuti nel carcere di Padova. Egli si dichiara disposto a riprendere i contatti con cavallini per aiutarlo anche se non parlava di progetti specifici. Non ebbe mai a indicare di aver depositi di armi. I progetti di evasione miei e di Azzi non andarono poi a buon fine. Azzi poi non attuo’ mai alcun tentativo di evasione. Ho conosciuto Giuliani Egidio nel 1979 dopo la mia scarcerazione a novembre 1979 peraltro lo stesso era entrato in contatto con il mio gruppo tra Aleandri Paolo a metà del 1978.

Egli aveva rapporti con i vari gruppi, con quello di Sparapani e sangue, con gente di sinistra del Mcr, con il gruppo “Europa Civilta’ ” di Facchinetti, con il gruppo di Allatta a Latina e ad Aprilia. Da Giuliani sull’attentato a palazzo Marino non ho mai sentito dire nulla. Ne sentii parlare dallo stesso solo quando ricevette a Novara la comunicazione giudiziaria. A me disse che non sapeva nulla dell’ attentato chiedendo a me dove stesse palazzo Marino. Non mi è mai capitato di parlare di quest’ attentato con una delle persone indiziate e con Latino Fausto e Pompei Silvio ed Allatta Benito. Non saprei dire assolutamente se queste persone avevano a Milano alcune pedine o amici che potessero essere disposti a commettere un attentato con esplosivo. Di una strategia unica, ispirata da una “escalation” di violenza degli atti (prima omicidio Marino ed infine Bologna) non ho mai saputo nulla e nessuno l’ha mai avanzata. Con Giuliani avevamo un deposito in comune in cui c’era sia esplosivo che altro tipo di armi. Noi tenevamo questo deposito in comune in un casale sulla via prenestina. Il materiale venne invece trovato in un box sulla Prenestina. Si trattava, per l’ esplosivo, di materiale prelevato dalle cave intorno a Tivoli. L’esplosivo era all’aspetto granulato bianco e un po’ rosa e si trattava di gelignite e donarite. In questo deposito non vi era termite.

Peraltro puo’ essere che nello stesso deposito sia stata portata anche la termite di provenienza di allatta Benito che di poterne prendere quanta ne voleva presso una fabbrica di latina o nelle vicinanze e che mi pare si chiamasse “Termitalia”. Diceva che la rubava. Prendo visione del volantino 30.07.80 relativo allo attentato a palazzo Marino. Come gia’ noto, la sigla è la stessa usata per rivendicare il falso attentato a Signorelli nel 1979. La frase finale con riferimento ai rivoluzionari direi che è tipica della destra proprio per il riferimento a “tutti i rivoluzionari”. Per il resto non saprei ricondurre ad alcuno le altre parti del volantino. In carcere non si era commentato in alcun modo questo attentato a cui la stampa aveva dato poco risalto. Sulla questione Genghini confermo quanto dichiarato il 01.03.84. Nulla ho saputo di un arresto di Genghini avvenuto nel 1982. Ignoravo che Genghini fosse finito a Santo Domingo.

So che a Santo Domingo aveva aperto una clinica Guida Carlo Alberto medico chirurgo. Non ho mai sentito di latitanti che avevano trovato ospitalita’ a Santo Domingo a parte Guida. Mi viene chiesto se sono al corrente della persona di Milano che si reco’ ad Atene nel 1974 per incontrarsi con Massagrande. La persona che ha avuto la testa colpita a sprangate potrebbe essere Battiston Piero che era amico di Cagnoni Marco e forse di Castori Marco: era costui che teneva i contatti tra Milano e Perugia. Non ho mai incontrato Castori Marco o almeno non ricordo incontri con lui. Ho sentito parlare di Tedeschi Mario detto “Pippo”, e che era il capo dei cosiddetti “famigli” . Si era allontanato dall’ Italia dopo il primo processo di ordine nuovo. Nel 1977 vennero effettuati alcuni arresti ed egli si rifugio’ in Rhodesia ove si unì a Marino Mario, marito di Papa Claudia, che faceva l’ istruttore dei paracadutisti di un corpo speciale del regime bianco ed è uno di quelli che fanno uscire “Noi Europa” . Mi viene mostrata la foto di Dossola Camilla nata a Milano il 06.02.62 e dico che puo’ essere “Chicca” di cui parlo nella riunione a Magenta. A Milano chi distribuiva il giornale di “Costruiamo l’Azione”. A Milano chi distribuiva il giornale era anche un certo “Mario” e un certo “Marco”. Era un ragazzo magro e biondo il Marco e il Mario era piu’ alto del primo ed aveva i capelli castano scuro. I due vennero anche a Roma e credo fossero del Fdg. Non ho piu’ visto dette persone ne in carcere ne fuori. Mi viene mostrata la foto di compare Marco e dico potrebbe essere il Mario di cui ho parlato ma non sono certo. ­

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