Le indagini sulle dichiarazioni della De Bellis – sentenza ordinanza contro Marsili

La seconda ipotesi del capo B) attiene alle indagini conseguenti alle, dichiarazioni rese sull’attentato dell’Italicus e altri fatti criminosi da tale De Bellis Alessandra.
Costei è stata sposata col Cauchi ed ha convissuto col medesimo circa sino agli inizi del 1974. Va qui rammentato che Augusto Cauchi era un estremista di De­stra di spicco, aveva avuto contatti con i vertici delle organizzazioni eversive operanti all’epoca, nonché con Gelli e con i servizi segreti. Inquisito nei procedimenti conto il FNR, e  contro ordine nero, si era sottratto all’esecuzione di ordine di cattura grazie ad una segnalazione giuntagli de un graduato della polizia di Arezzo (nel valutare l’episodio si tenga con­to delle infiltrazioni piduiste nella questura di Arezzo, co­sì come evidenziate dagli atti della commissione parlamentare di inchiesta sulla loggia P2).

Orbene, la De Bellis, già do tempo divisa dal marito, durante un viaggio in Sardegna, in data 9/8/75, Contattò di propria iniziativa la sede del P.C.I. di Cagliari per riferire notizie concernenti l’Italicus e altre attività della destra eversiva: Toscana. I responsabili del P.C.I. di Cagliari le accompagneranno in questura dove, assunta a s.i.t., la De Bellis riferì fra l’altro che nel dicembre 1973 suo merito le aveva parlate di progetti di attentati, in particolare riferendosi a quello di Molano e a quello dell’Italicus, e indicò i nomi di tali Mas­simo Batani, Luciano Franci, Paolo Duchi nonché di tali Lucia­na e Patrizia. La donna affermò di non aver parlato di ciò con nessuno per paura del merito, il quale le aveva fatto confidenze per coinvolgerla nella propria attività e per comprometterla. La questura di Cagliari diramò alle Questure interessate le notizie relative alla De Bellis secondo una logica che a tutt’oggi risulta indecifrabile (si vedano in proposito gli analoghi accertamenti di cui al rapporto della Digos di Bologna del marzo ‘85) e, in particolare non sembra aver notiziato l’A.G. di Bologna in merito alle dichiarazioni rese dalla teste che invece, venne condotta in aereo ad Arezzo ove fu sentita dal dr. Marsili il 10 agosto 1975.

Innanzi al P.M. la De Bellis rese ulteriori dichiarazioni non del tutto coincidenti con le precedenti, ed indicò in un tale generale Mario Giordano di Carrara la persona cui il Cauchi si rivolgeva con l’appellativo di “capo”.
In esito alle dichiarazioni della teste vennero compiuti accertamenti estremamente limitati, consistenti in alcune perquisizioni .

Non è questa la sede per esprimere una valutazione delle dichiarazioni della De Bellis, ritenuta sofferente di disturbi psichici e sottoposta, dopo i fatti ora richiamati, a terapie particolarmente distruttive quali l’elettroshock. Non ci si può esimere, tuttavia dal ritenere come le affermazioni della donna (forse rese in uno stato di particolare tensione emotive, ma certo verbalizzate dalla P.G. di Cagliari in modo grossolano e del tutto inadeguato alla gravità, delicatezza e complessità dei fatti riferiti) abbiano trovato negli anni di lunghe indagini compiute sulle attività eversive di destre dell’epoca una serie di significativi riscontri e come traspaia negli inquirenti una sorta di prevenzione nei confronti della teste, al cui presunto stato di sofferenza psichica si fa conseguire – implicitamente o esplicitamente – una presunzione di inattendibilità. Riprendendo l’esposizione dei fatti, occorre rilevare che le dichiarazioni della De Bellis sul Gen. Giordano fossero comunque assolutamente precise e risultassero integrate delle deposizione del col. Arturo De Bellis (padre della teste) che sentito dal dr. Marsili il 13.8.75, aggiunse alle già circostan­ziate indicazioni della figlia un decisivo elemento di identi­ficazione precisando che Alessandra e suo marito erano in ami­cizia con un Ufficiale sposato ad una donna paralitica.

Il giorno 11 agosto, comunque, venne ordinata e fu eseguita una perquisizione presso il Gen. Mario Giordano di Massa. Tale perquisizione diede esito negativo. Solo il rapporto 13/11/84 della Digos di Bologna rivelerà che Mario Giordano era sposato con tale Farri Adriana , affetta da paralisi e che il suddetto all’epoca dei fatti, era segretario del M.S.I. di Massa. Il suddetto rapporto evidenzierà infine che già all’epoca dei fatti l’autorità di polizia aveva notizie sul Gen. Giordano e in particolare, era al corrente che fosse coniugato con donne affetta da paralisi. Risulterà, poi che il Ger. Mario Giordano, perlomeno stando a notizie di stampa, era in rapporto col noto Porta Casucci, inquisito nel processo per la “Rosa dei Venti, tant’è vero che fu identificate nella villa di quest’ultimo allorché il Casucci fu tratto in arresto.

Il giorno 12 agosto il dr. Luongo, vice questore di Arezzo trasmise al dr. Marsili un’informativa del seguente tenore: “a quadro delle note indagini, si informa la S.V. che da parecchio tempo fonti confidenziali hanno segnalato a questo Ufficio, nella persona di un Ufficiale superiore (colonnello o generale) abitante tra Massa-Carrara-e La Spezia, il capo cella cellula eversiva toscana ed in specifico come la persona con cui il Cauchi Augusto teneva i contatti”.

Il 14 agosto il dr. Marsili raccolse nella sede di escussione testimoniale le contradditorie dichiarazioni che il generale Mario Giordano volle rendere spontaneamente in merito alla circostanza se avesse o meno conosciuto il Cauchi. L’imputato non ha dunque tenuto in alcuna considerazione l’indicazione accusatoria fornita dalla De Bellis ed ha attribuito al Generale Giordano la veste – processualmente del tutto impropria di testimone. Ciò è pacifico, come peraltro è pacifico che nonostante il fatto che l’Ufficiale indicato dalla De Bellis e da suo padre fosse identificabile senza il benché minimo dubbie nel Generale Mario Giordano di Massa, il dott. Marsili ritenne di dover dar corso ad una perquisizione contro un altro Generale di cognome Giordano, il Generale Luigi Giordano residente a Corlaga di Bagnone e del tutto estraneo agli ambienti della destra.

Questi a seguito della perquisizione subita inviò alla Procura Generale di Firenze un esposto contro il PM di Arezzo. Il nominativo del generale Luigi Giordano aveva fatto comparsa negli atti processuali grazie alla deposizione di tale Pierini Andrea, qualificato come pensionato INPS, il quale venne sentito dal dr. Marsili in data 18/8/75 per ragioni che non sono rilevabili dagli atti e che perciò risultano ora del tutto incomprensibili. Nella sua deposizione il Pierini disse dunque al PM di conoscere un Generale di cognome Giordano abitante a Corlaga frazione di Bagnone.Solo il rapporto 21/3/85della Digos di Bologna riferirà che il Pierini era all’epoca, commissario della federazione del MSI di La Spezia.
E’ oggettivamente inconfutabile, dunque, che le indagini volte a verificare le affermazioni della De Bellis (fra l’altro compiute senza alcun coordinamento con l’A .G . di Bologna e precedeva per l’Italicus e per Ordine Nero, sono consistite solo in alcune sporadiche perquisizioni e che non furono sottoposte al minimo vaglio le posizioni di coloro che stati indicati dalla donna come ispiratori e organizzatori degli attentati di Moiano e dell’Italicus.(…) Pare inoltre aderente ai fatti ora esposti la conclusione del PM “che le indagini che si erano inizialmente appuntate sul generale Mario Giordano vennero dirottate sul Generale Luigi Giordano grazie alla testimonianza del Pierini, cioè di un teste il cui ingresso negli atti di causa appare del tutto misteriosa e che le duplicazione dei nominati Giordano sia valsa a screditare le indicazioni della De Bellis”.

Sentenza ordinanza di rinvio a giudizio del giudice Marsili