La fuga di Augusto Cauchi e il generale Mino

(…) Consapevole dei guai in cui era immerso, fuggì in Spagna. Dove cercò un’occupazione per sopravvivere, come può farlo un fuoriuscito con l’aura di sospetto terrorista. Suo padre contattò le poche persone che conosceva. Da militare in Africa (sergente maggiore delle truppe di colore), ebbe comandante Mino. Poi diventato generale.
Ogni anno, da vecchi camerati, la loro compagnia (la 308° marconisti) si riuniva.
Il babbo cercò il generale Mino, allora comandante dell’Arma dei carabinieri. Il quale s’interessò subito. Giunto (in auto ufficiale) a casa del padre domandò: “Che è successo?”. “Augusto è scappato!”. “Non ne sapevo niente…”. Scese alla caserma di Camucia, dal maresciallo. Poi, tornò dal babbo: “Già so tutto! Ha fatto bene ad andarsene. Vista la dura reazione dell’Arma per quel c’ha fatto Tuti!… Due o tre mesi… poi potrà tornare. Sappiamo dov’è; cosa sta facendo; lo stiamo seguendo”.

Estratto “Il nero dell’oblio, della violenza e della ragion di stato”

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