Intervista ad Anna Falco – 2013

Alle 19 della sera del 24 gennaio 1975 gli agenti della polizia di Empoli Arturo Rocca e Giovanni Ceravolo vengono incaricati di una perquisizione in via Boccaccio 25, a casa del geometra Mario Tuti, dipendente del Comune e collezionista di armi. Ai due agenti preposti al servizio si aggiunge il brigadiere Leonardo Falco che li accompagna. Nel corso della perquisizione, dove inizialmente Tuti avrebbe tenuto un atteggiamento collaborativo, vengono rinvenute numerose armi regolarmente detenute, ma anche due bombe SRCM. L’appuntato Ceravolo scende in strada per chiamare la centrale e chiedere via radio direttive su come procedere. Tuti a quel punto, per evitare l’arresto, reagisce in modo rabbioso, sproporzionato, sparando con un fucile mitragliatore ai due agenti in casa: Falco muore subito, Rocca rimane a terra ferito, successivamente arriverà in ospedale in condizioni gravissime. Il terrorista si precipita giù, probabilmente dalla finestra, per fuggire, trova fuori Ceravolo che ammazza senza esitazioni, e si dà alla fuga. Non è mai stato chiarito quale meccanismo abbia portato di fronte all’estremista nero tre ignari agenti di polizia, tanto più che l’individuazione di Tuti, come riporta l’ex commissario dell’Antiterrorismo Ennio Di Francesco, «si inquadrava invece in una complessa indagine che da qualche settimana l’ufficio politico della questura di Arezzo, coadiuvato da elementi del nucleo centrale dell’ispettorato antiterrorismo giunti da Roma alla guida del vicequestore Guglielmo Carlucci, stava conducendo nei confronti di alcuni giovani di estrema destra, tra cui Luciano Franci, Augusto Cauchi, Piero Malentacchi e Margherita Luddi sospettati di compiere attentati nella zona».
Oggi Anna Falco, la figlia di uno degli agenti uccisi da Tuti, attraverso il proprio sito internet http://www.falcoeceravolo.it, mantiene viva la memoria di quegli eventi.

Quali direttive ebbero i tre agenti che andarono a casa di Tuti? come ha ricostruito il fatto?
Per quanto ne sappiamo noi, all’inizio ci hanno detto che erano andati là per un semplice controllo delle armi, e che poi trovando armi non denunciate, mio padre abbia detto a Ceravolo di chiedere via radio in commissariato che cosa dovevano fare, ed è lì che il Tuti ha impugnato il fucile. Successivamente, invece, ci hanno detto che stavano aspettando il mandato di cattura e sono andati là per evitare che il Tuti fuggisse, nell’attesa dell’ordine di arresto. Francamente, non mi pare ci sia niente di preciso e logico. So per certo che mio padre era in borghese e senza pistola, tra l’altro stavano per andare ad una cena organizzata dai dipendenti del commissariato per festeggiare l’arrivo del nuovo commissario dott. Franco Antonelli. Non credo assolutamente che sapessero con chi avevano a che fare.

Quali spiegazioni vi vennero date dopo l’eccidio?
Quando abbiamo fatto notare che mio padre non aveva la pistola, ci hanno detto che se l’era fatta prestare, perché lui era fatto così, andava sempre disarmato e all’ultimo momento si faceva sempre prestare l’arma… e ci hanno detto di non dirlo. Quello che è successo è stato imputato alla loro «leggerezza» e al fatto che fossero «amici». Anche su questa presunta amicizia nutro seri dubbi. Insomma, la responsabilità dell’accaduto è stata tutta scaricata sui tre poliziotti. Ed è questa la cosa che più ci ha fatto male in tutta questa storia, doverci quasi vergognare noi di quello che era accaduto.
Io la penso in tutt’altro modo, anche se ovviamente non posso sapere se è la verità, ma mi sembra la ricostruzione più plausibile: so che dei vicini si erano più volte lamentati perché avevano visto degli strani movimenti intorno all’abitazione del Tuti, ed avevano più volte chiamato il commissariato chiedendo che venissero a controllare. Ma ovviamente non era mai stato fatto niente. Probabilmente quel giorno c’era stato più movimento del solito e i tre erano stati inviati a fare un controllo veloce prima di andare a cena, così, per tranquillizzare i vicini, e a questo punto mi sembra anche plausibile che trovando le bombe a mano non sapessero più come comportarsi e abbiano chiesto lumi in commissariato.

È vero che vi venne consigliato di non costituirvi parte civile al processo contro Tuti?
Personale del commissariato di Empoli, nel consigliarci di non dire che mio padre era disarmato (ci sarebbe passato male lui!), ci hanno anche convinto a non costituirci parte civile. Mia madre non era in grado di decidere niente, la mia sorella maggiore aveva 22 anni e non avevamo parenti in zona che ci potessero consigliare. Ci hanno detto che non serviva a niente, che tanto si sapeva come erano andate le cose, e poi costituirsi parte civile consisteva soltanto nel prendere soldi alla famiglia del Tuti, che insomma tutto ciò non aveva alcun senso. E ci siamo lasciati convincere…

Nel libro Quasi per caso Silvestro Picchi, all’epoca appartenente al nucleo dell’antiterrorismo di Firenze, afferma che inizialmente era stato deciso che lui e i suoi colleghi dovevano andare ad arrestare Tuti. Ma poi arrivò un contrordine, dovettero rimanere ad Arezzo per proseguire con le perquisizioni. Come è stato giustificato questo?
Ho incontrato Silvestro Picchi, ho provato a chiedere e a capire perché poi alla fine non sono andati loro ad arrestare Tuti, ma non l’ho capito. Lui mi ha detto che erano lì pronti, poi li hanno dirottati verso un altro servizio, e dopo poco è arrivata la notizia dell’eccidio. Non so però cosa possa essere accaduto esattamente. L’ipotesi peggiore è che abbiano mandato mio padre e gli altri a morire con la consapevolezza di quello che poteva succedere solo per permettere al Tuti di fuggire (visto che ancora non l’aveva fatto nonostante sapesse di essere nel mirino), ma sinceramente mi sembra un po’ troppo, spero… Comunque a noi è stato giustificato col fatto che, poiché il Tuti era il geometra del Comune, e quindi conosciuto, era meglio se la cosa veniva risolta a livello locale, ed ecco che qui mio padre e gli altri avrebbero detto: «ma andiamo noi, lo conosciamo, non c’è problema». Versione che credo per niente plausibile.

Gli estremisti neri toscani in quegli anni hanno goduto di appoggi assolutamente anomali. Lo stesso Tuti, ma anche Cauchi, sapeva dell’imminente mandato di cattura, per esempio. Nelle indagini su questi terroristi sono emerse incalcolabili protezioni e depistaggi, in particolare da parte di appartenenti alla P2. L’eccidio di Empoli come è collocabile in questo contesto?
Come si possa collocare l’eccidio di Empoli, sinceramente non lo so, ho sempre sospettato che il Tuti godesse di protezioni da parte di esponenti della P2 (non a caso il mandato di cattura «postumo» viene firmato da Marsili) e il verbale del 26 gennaio è veramente anomalo. Si basa solo su telefonate, dalla questura di Firenze, da Arezzo, all’epoca le comunicazioni si facevano via telex, così ne sarebbe rimasta traccia, per telefono, ovviamente, non resta niente. La fuga indisturbata del Tuti dopo l’eccidio e tutta la serie di fandonie che hanno propinato a noi familiari, facendoci quasi vergognare di nostro padre, ne sono ulteriore conferma.

Come giudica, e secondo lei perché rappresentanti delle istituzioni hanno fiancheggiato o manovrato dei terroristi?
Non sono in grado di sapere perché rappresentanti delle istituzioni abbiano fiancheggiato o manovrato i terroristi, mi sembra comunque che il suo libro dia un quadro molto chiaro di quelle che potrebbero essere le motivazioni.

L’opinione pubblica ha una visione corretta (e correttamente informata) di ciò che è successo negli anni di piombo?
Per quanto riguarda l’opinione pubblica penso che non ci sia assolutamente una visione corretta e informata di quegli anni. Per fare un esempio, per molti, qui a Empoli, il Tuti è un brigatista rosso oppure un pazzo isolato. C’è una confusione totale sull’argomento, e anche la volontà politica che rimanga tutto così. Per un Paese che non ha ancora fatto i conti con un passato ben più remoto, dall’unità d’Italia in poi, chiedere di far luce su fatti così recenti forse è troppo, forse esistono ancora troppi coinvolgimenti diretti. Penso che comunque sarebbe più che giusto arrivare ad una verità storica.

Estratto “Italicus la bomba di nessuno”

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