Amos Spiazzi – dichiarazioni 13.12.1984

Ricevo lettura del carteggio intercorso tra me e Soffiati, sequestrato nel corso del procedimento penale a mio carico, poi trasmesso alla AG di Venezia, nelle parti in cui si fa riferimento al Carletto ed al Marzollo. Mi riporto alle dichiarazioni gia’ rese negli altri interrogatori e preciso che il Soffiati era un informatore stabile del gruppo dei carabinieri di Verona. In tale sua attivita’ faceva capo a Pellegrini Carletto, il quale ostentava, ma simulandoli, atteggiamenti e tendenze di destra. Il Carletto a sua volta riferiva al colonnello Marzollo, attraverso il suo superiore. Il Soffiati mi disse di avere avuto contatti diretti con il Marzollo, come peraltro afferma nella lettera di cui ho ricevuto lettura. Ritengo che cio’ sia verosimile, tenuto conto del metodo di lavoro del Marzollo, il quale era solito convocare presso di se’ gli informatori e farsi riferire direttamente le notizie di maggior rilievo. Ricordo che il Marzollo era solito registrare le conversazioni con gli informatori. Cio’ avveniva almeno nei miei confronti.
Nell’ esercizio dei miei compiti, infatti, accadeva che le notizie di maggior rilievo le riferissi non al comandante di compagnia interna, bensi’ direttamente al comandante il gruppo, colonnello Marzollo.

– il rapporto tra Soffiati ed i carabinieri era ancora in atto al momento del mio arresto. In quell’ epoca il colonnello Marzollo era gia’ stato trasferito a Roma.

– Quanto al sedicente Venturi, di cui ho parlato nel processo per la “Rosa dei venti” , sia io che il generale Ricci, che Orlandini abbiamo chiarito, durante il processo di appello, che si trattava non gia’ del capitano Venturi, bensi’ del capitano Labruna.

– Relativamente alla questione della mitraglietta trovata a pian del Rascino indosso a esposti, mi riporto integralmente a quanto riferito al GI di Venezia. In effetti disegno armi, ed in particolare ho progettato una mitraglietta di piccole dimensioni tale arma, comune, non e’ mai stata costruita. Ho distribuito copie del progetto a numerosi ufficiali e precisamente al comando divisione di artiglieria che a sua volta li trasmise all’ arsenale militare di Piacenza.

– Nel carteggio che mi e’ stato ora letto nella parte concernente la mitraglietta, il Soffiati simula una provocazione ai miei danni; escludo che tale provocazione possa avere avuto luogo. Uscito dal carcere il Soffiati mi disse che era convinto che io avessi effettivamente costruito questa mitraglietta. Lo disse di fronte alle mie rimostranze per l’ assurdita’ della insinuazione.

– dopo essere stato dimesso dal carcere, ho avuto contatti con funzionari della Digos di Bologna; verso l’ agosto di questo anno, mi si presento’ un tale qualificatosi come il dottor Santagnello, a suo dire appartenente al Sismi, ricordo che mi esibi’ una tessera recante il simbolo della Repubblica italiana.
Questi mi invito’ a cessare qualsiasi contatto con le forze di polizia ed a collaborare invece con il suo servizio; in caso contrario mi avrebbe reso la vita molto difficile. Tutto cio’ l’ ho denunciato nella immediatezza del fatto al quinto CMT di Padova e, per conoscenza, al presidio militare di Verona ed alla quinta zona di Vicenza. Mi risulta che il mio comando abbia immediatamente informato la questura di Verona ed il gruppo carabinieri, dai quali sono stato poi convocato per ulteriori chiarimenti.

– so che il De Iorio aveva stabilito rapporti di amicizia con il De Marchi, il quale ha avuto anche rapporti con l’ Orlandini. Cio’ e’ emerso dagli atti del processo Borghese.

– In merito all’unico incontro che ritengo di avere avuto con Gelli, ho gia’ ampiamente riferito nell’ interrogatorio reso al dr Fiore nel 1976 ed in quello reso innanzi alla commissione P2 ai quali mi riporto.

Letto confermato e sottoscritto­

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