Giovanni Crespi – dichiarazioni 26.09.1975 – seconda parte

Adr: proseguendo il discorso ora sono in grado di stabilire altre date delle gite ad Ascoli Piceno, oltre quella del 30 marzo, se non in relazione ad un’ altra gita effettuata nel mese di aprile 1974, poco dopo la pasqua, in quanto sono sicuro di avere trascorso la pasqua in famiglia o comunque a Milano: questa gita dovrebbe essere stata fatta intorno al 20.04.74 come sv ritiene in base a elementi gia’ acquisiti agli atti. Fatto sta che tale gita venne effettuata con la Ford Cortina di Esposti. Si parti’ da Milano nel pomeriggio. Ricordo che gia’ prima della partenza l’ Esposti aveva detto che ci saremmo dovuti fermare al Terminillo in quanto avrebbe dovuto incontrare un suo amico che aveva un negozio di armi in Roma. Non disse il nome dell’ amico.
Io non vidi se telefono’ a costui per accordarsi sull’ appuntamento, ma dal complesso delle cose ritengo che possa aver telefonato dalla stessa mia abitazione. Venne con noi, come di consueto del resto, la Boidi. Arrivammo al Terminillo verso tardi, fra le ore 21 e le 20 tanto che ricordo che il bar che si trovava vicino ad un campeggio di roulotte, era ancora aperto. Ricordo che Giancarlo parcheggio’ la Ford Cortina in coma ad una stradina sulla sinistra dalla quale partiva un’ altra strada che toccava tangenzialmente il campeggio e sulla quale erano parcheggiate 4-5 auto. Io e Giancarlo scendemmo dalla macchina ove sul sedile posteriore resto’ la Boidi.

Io mi fermai al bar per bere qualcosa e Giancarlo entro’ nel campeggio ove a suo dire si trovava l’ amico. Dopo 10 15 minuti Giancarlo ritorno’ insieme con un signore che era vestito da cacciatore, ed io nel frattempo avevo consumato una coca cola, lasciai il bar ed andai loro incontro. Parlavano di un fucile. Cio’ compresi dal loro discorso, che peraltro fu subito interrotto in quanto l’ amico si reco’ sulla strada ove erano parcheggiate le autovetture e da quella che si trovava in terza o quarta posizione trasse un involucro. Nel frattempo Giancarlo ed io avevamo raggiunto la Ford Cortina, presso la quale l’ amico ci raggiunse con un involto di forma oblunga, e dalla sua stessa forma io compresi che conteneva l’ arma della quale parlavano. Si trattava di un involto di tela juta l’ amico lo apri’ e mostro’ a Giancarlo un’ arma smontata in due pezzi, e cioe’ il calcio e gli altri congegni da una parte e la canna da un’ altra parte. Vidi bene che la canna era piuttosto lustra o lucida e dai discorsi che fecero compresi che andava brunita.
In precedenza io non avevo mai visto un’ arma del genere e solo dai loro discorsi compresi che si trattava di un Mauser cal 308 e che con quella canna si potevano anche sparare pallottole nato. Questi per me erano termini nuovi percio’ mi restarono impressi nella memoria. In sostanza i due parlando della canna precisarono due questioni e cioe’ che era necessario brunirla e che con essa si poteva sparare con cartucce della nato. Mi pare di ricordare che sulla canna vi fosse un mirino.

Adr: i due parlarono di munizioni ma ricordo soltanto questo termine preciso e testuale: che quella canna era idonea per il calibro “nato”

Io pensai vagamente che si riferissero al calibro delle armi usate dagli eserciti appartenenti alla nato. Naturalmente io non feci domande ne intervenni nel discorso che era tecnico e che per me del tutto nuovo. Parlarono anche di soldi e ricordo che ad un certo punto Esposti trasse una busta di plastica gialla intestata alla “Midled limited bank of England” e gli consegno’ del denaro, non vidi e non sentii per quale importo. Comunque a mio giudizio si tratto’ di qualche centinaio di migliaia di lire, intorno alle due o trecento mila lire, parte in banconote italiane e parte in banconote svizzere.

Adr: e’ inesatto quanto a dire della sv afferma l’ amico di Giancarlo e cioe’ Fulco Mondini, secondo il quale io stesso avrei pagato l’ arma con franchi svizzeri, per un importo in lire italiane di lire 150000. E’ vero invece che ancora in Milano io mi ero fatto cambiare da Esposti in valuta italiana circa 300 franchi svizzeri che mio padre mi aveva regalato dal ritorno di un viaggio in Svizzera. Non comprendo perche’ il Mondini affermi di essere stato pagato da me. Io neppure lo conoscevo e non avevo alcuna ragione per comprare un’ arma da lui, tanto meno un’ arma di quel tipo. A parte il fatto che allora io dimostravo proprio di essere un ragazzino.
A proposito di danaro debbo dire, prima che mi sfugga di mente che Esposti aveva sempre con se notevoli somme di denaro, aggirantesi sempre sulle 3-400000 lire (…) talvolta io mi seccavo perche’ mandava sempre me per cambiarle queste banconote. A quanto compresi dai suoi discorsi ed a certe sue ammissioni egli aveva dei traffici di armi con un signore di Milano che egli non nomino’ mai, ma al quale alludeva chiamandolo il “vecchio” . Si trattava a suo dire di un industriale di autovetture, dal quale anzi aveva anche ricevuto una Land Rover a bordo della quale talvolta lo vidi, preciso anzi che lo vidi alla guida di una Land Rover in Milano, dopo quest’ ultima gita ad Ascoli Piceno, ed egli mi disse che gliela aveva data il “vecchio” senza entrare in altri particolari.

Proseguendo circa l’ incontro con Mondini debbo dire che una volta ricevuta l’arma l’ Esposti la rimise nel panno di juta e la ripose nel baule della Ford Cortina. Preciso che si trattava di una Ford Cortina di colore verde chiara. Non sono in grado di dire se l’ Esposti abbia chiesto consigli al Mondini circa l’albergo dove pernottare in quanto io entrai in macchina prima di Esposti e mentre il medesimo parlava ancora col Mondini.
Fatto sta che Esposti Giancarlo ci condusse direttamente a monte Terminillo, in un albergo distante 4-500 metri dal campeggio, che era uno dei pochi che apparivano aperti, data la bassa stagione. Fummo ricevuti al bureau da un signore e da una signora entrambi sui 30-40 anni dalla parlata romanesca, ricordo soltanto che la signora era una biondina piuttosto sciatta nel vestire. Assegnarono una camera a me e alla Boidi, matrimoniale, e una camera singola ad Esposti.
Ricordo che tutti e tre lasciammo i nostri documenti sul tavolo del bureau. Non ricordo il numero della stanza assegnata a me e alla Boidi, ma so che era al primo piano.

L’ arredamento della stanza era piuttosto moderno, il letto matrimoniale era costituito da un unico letto. Io e la Boidi portammo in camera le nostre valige, ignoro se che cosa Esposti abbia portato nella sua camera. Mi viene ora in mente che fummo accompagnati in camera dalla signora.

L’ indomani mattina la Boidi si sveglio’ per tempo e mentre ero in dormiveglia mi disse che andava a fare colazione. Io continuai a dormire fin quasi alle 10 e quando mi alzai incontrai da basso Esposti e Boidi che rientravano dall’ aver fatto una passeggiata nel Terminillo, a quanto mi dissero. Ricordo vagamente che prima di partire ci fermammo al bar presso il campeggio, per consumare qualcosa, ma non ricordo se in questa occasione fosse presente anche il Mondini. Puo’ darsi pero’ che Esposti e Boidi si fossero gia’ trovati con lui prima che io mi alzassi. Partimmo per Ascoli Piceno ove giungemmo le ore 15.
Quando giungemmo mi resi conto che eravamo attesi, in quanto Esposti aveva evidentemente telefonato, pero’ debbo dire che io non avevo assistito ad una eventuale telefonata fatta da Esposti a Mondini. Come al solito a me ed alla Boidi venne data una stanza al primo piano, con letto matrimoniale, e a Giancarlo Esposti la stanza che davano sempre a lui, piuttosto piccola e dotata di un piccolo bagno: ricordo che in questa stanzetta c’ era nella parete un vero e proprio buco che sembrava fosse stato fatto a martellate e che era sempre aperto. Nardi Alba dormiva invece in un’ altra stanza col suo fidanzato Marini Piergiorgio.

Durante questo soggiorno in Ascoli Piceno, io il piu’ delle volte mi intrattenevo con Nardi Alba e la Boidi. Esposti e Marini andavano via insieme per le loro faccende, che peraltro non precisavano. Per esempio dicevano: voi trattenetevi pure a vostro agio, perche’ noi abbiamo cose nostre da fare. Talvolta si allontanavano anche per mezza giornata.
Io non vidi, all’ atto dell’ arrivo se e quali cose Esposti abbia tratto dal baule della Ford Cortina. Non vidi neppure se ne abbia tratto il fucile acquistato nel Terminillo. Da un complesso di circostanze che ora non riesco a concretare, mi pare pero’ di ricordare che in quei giorni egli ed il Marini si occuparono della brunitura del fucile. Ricordo che nella villa c’ era una stanzetta attrezzata come laboratorio e che e’ probabile che abbiano fatto tale lavoro in detta stanzetta.
Adr: quando lasciammo l’ albergo a Terminillo il mio passaporto, che la sera prima avevo consegnato nel bureau mi venne riconsegnato dalla Boidi la quale, a quanto compresi, aveva ritirato i documenti quando si era alzata. Proseguo il discorso e aggiungo che dopo due o tre giorni di permanenza in Ascoli Piceno, Esposti decise di andare a Roma per certi suoi impegni e mi invito’ ad accompagnarlo.

Appena giunti a Roma egli ando’ ad una armeria che io lessi intestata come “Bonvicini” e ove egli si incontro’ con l’ amico che gli aveva dato il fucile Mauser, e cioe’ col Fulco. Si trattenne a parlare con lui in disparte. Nel frattempo io girai nell’ armeria e acquistai una sacca e una giacca da caccia per l’ importo complessivo di 35000. Anche Esposti compro’ qualcosa, ma io, come poi diro’ , lo compresi soltanto piu’ tardi. Ad un certo punto, mentre discorrevano, io volli andare in gabinetto e Fulco mi indico’ una scala in fondo alla quale c’ era il gabinetto.

Nell’ andare al gabinetto feci caso che sotto la rampa della scala c’ era un tavolaccio, sul quale notai due canne da fucile appoggiate al muro. Le osservai e notai che erano perfettamente identiche alla canna che al Terminillo il Fulco aveva dato insieme con l’ altra parte del fucile, ad Esposti.
Questa circostanza, debbo dire, mi meravigliò e mi allarmò in quanto mi sembrò strano che Esposti fosse andato a prendere il fucile e di notte, al Terminillo; mi sembro’ inoltre strano che, visto che doveva andare nell’ armeria, non avesse comprato il fucile nella stessa armeria, dato che nell’armeria c’ erano delle canne uguali a quella del fucile che gli era stato dato al Terminillo. Come poi diro’ a seguito di tali considerazioni, io ebbi una discussione con Esposti, in conseguenza della quale lo abbandonai del tutto. Collegai queste mie considerazioni col fatto che anche in questo incontro Esposti e Fulco parlavano di armi, appartandosi dagli altri, e tanto che io stesso avevo capito che non era per me opportuno assistere al loro discorso.

 

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