Sergio Calore – dichiarazioni 29.04.1986

Confermo, previa lettura avutane, la dichiarazione da me resa al P.M. di Bologna il 25.3.1985 e quanto da me dichiarato, in sede di confronto con Angelo IZZO, l’8.4.1986.

A D.R. Circa il periodo in cui vi è stata la discussione fra me e Valerio FIORAVANTI sulla strage di Bologna, debbo dire che, senz’altro, ciò è avvenuto intorno al settembre 1982.
In carcere, nella sezione G8 del Carcere di Rebibbia, stavamo curando la diffusione di un documento, in parte da me redatto, in cui si censuravano le azioni non motivate da ideologia esclusivamente politica e si impartiva la direttiva di denunziare all’Autorità Giudiziaria ogni fatto che fosse da considerarsi frutto di compromissioni con centri occulti di potere.
Tale documento comportò discussioni fra gli aderenti alla nostra area ideologica e, fra l’altro, Valerio FIORAVANTI, che in un primo momento aveva condiviso l’impostazione del documento, in seguito mostrò di non essere d’accordo sul punto di cui sopra:   anzi, spontaneamente, fece l’esempio della strage di Bologna e mi disse che, se per esempio ne fosse stato autore Alessandro ALIBRANDI, non era escluso che avesse avuto motivi apprezzabili; tale ragionamento non era da me condiviso poiché quello che conta, a mio parere, è l’obiettività della significazione politica delle azioni.

A D.R. Inizialmente, io non ritenevo possibile che Valerio FIORAVANTI fosse autore dell’omicidio MATTARELLA. Infatti, immediatamente prima dell’omicidio LEANDRI, avvenuto il 17.12.1979 e commesso materialmente dal FIORAVANTI, dal MARIANI, dal PROIETTI, da INZILLO e da me stesso, il FIORAVANTI mi disse che era rimasto completamente isolato (in sostanza, egli apparteneva all’area che si raccoglieva intorno al FUAN di Roma) e mi chiese di entrare a far parte del mio gruppo e, cioè, di quanto era rimasto dell’area «COSTRUIAMO L’AZIONE».
Nell’immediatezza dell’omicidio, fummo tutti arrestati tranne Valerio FIORAVANTI e, pertanto, basandomi sulla sua affermazione di essere un isolato, ritenni impossibile che egli, dopo pochi giorni, potesse avere commesso un omicidio come quello dell’on. MATTARELLA, che intuitivamente presuppone un’organizzazione; inoltre, mi apparivano oscuri i motivi che potevano averlo indotto a tale gesto.
I primi sospetti e le prime voci su una possibile implicazione del FIORAVANTI nell’omicidio in questione giunsero al mio orecchio tra la fine del 1982 ed il 1983, quando NISTRI, come seppi in carcere, andava dicendo che Valerio aveva commesso l’omicidio MATTARELLA.

Successivamente, nel carcere di Ascoli, NISTRI mi disse che il FIORAVANTI non era quel puro che noi ritenevamo perché aveva appreso da Giorgio VALE che Valerio aveva ucciso PECORELLI, MATTARELLA e alcuni banchieri francesi. Soggiunse che tali omicidi erano stati commessi su mandato della P2 e che il VALE aveva formulato queste accuse anche in presenza della donna del FIORAVANTI, Francesca MAMBRO, che significativamente non le aveva smentite.
In seguito, e cioè in questi giorni, ho appreso da Angelo IZZO e da Cristiano FIORAVANTI, a Paliano, quanto da loro dichiarato ai giudici su tali argomenti.
Più precisamente, Cristiano, il giorno dopo il mio esame testimoniale davanti al P.M. di Bologna del 25.3.1986, mi comunicò che aveva chiesto di parlare con dott. VIGNA, P.M. di Firenze, il quale si trovava a Paliano per motivi di lavoro, e gli aveva dichiarato il coinvolgimento del fratello Valerio, fra l’altro, nell’omicidio MATTARELLA.

Il FIORAVANTI mi disse che la fonte delle sue notizie era il fratello, il quale gli aveva detto che esecutori materiali erano stati egli stesso e Gilberto CAVALLINI e che si erano avvalsi dell’appoggio logistico di Gabriele DE FRANCISCI, che gli aveva procurato la casa.
Questo particolare mi rimase impresso perché, quando eravamo detenuti insieme ad Ascoli Piceno, un giorno il DE FRANCISCI mi disse: «pensa un po’! La casa di mia zia dista un isolato dal luogo dell’uccisione di MATTARELLA».

Il DE FRANCISCI mi riferì tale fatto quando commentavamo le dichiarazioni di NISTRI sul coinvolgimento del FIORAVANTI nell’omicidio MATTARELLA; al riguardo, nel mostrarsi incredulo, il DE FRANCISCI mi riferì la circostanza di cui sopra per rilevare che, se il NISTRI l’avesse saputo, probabilmente avrebbe coinvolto anche lui.
Circa il movente, Cristiano FIORAVANTI mi disse che vi era stata una riunione a casa di Francesco MANGIAMELI alla presenza di un’altra persona, nella quale quest’ultima promise che avrebbe fatto trasferire in ospedale CONCUTELLI, per consentirne l’evasione; in contropartita aveva richiesto l’uccisione dell’on. MATTARELLA.

A questo punto (ore 13.55), si sospende l’esame testimoniale. Successivamente, il 29.4.1986, ore 15.30, davanti all’Ufficio come sopra costituito è nuovamente comparso il teste CALORE Sergio.

A D.R. Circa la presenza o meno della AMICO Rosaria, moglie di Francesco MANGIAMELI, alla riunione nella quale si era decisa l’uccisione dell’on. MATTARELLA, Cristiano FIORAVANTI non mi disse nulla.

A D.R. Io ho incontrato solo una volta Francesco MANGIAMELI e ciò è avvenuto, nel 1978, a casa di Paolo SIGNORELLI, a Roma, in occasione di un convegno di Terza Posizione; col MANGIAMELI, ho conosciuto anche il palermitano Roberto MIRANDA ed altri due uomini, anch’essi di Terza Posizione di cui però ignoro i nomi; erano presenti anche Roberto INCARDONA e due dei figli di Fabio DE FELICE, nonché Maurizio NERI, di origine, credo, palermitana, ma abitante a Salisano, in provincia di Rieti.
Ignoro in quali circostanze e quando il FIORAVANTI Valerio abbia conosciuto F. MANGIAMELI. Debbo dire, però, che fino al momento del mio arresto, FIORAVANTI mi diceva di non conoscere nessuno in Sicilia, ad eccezione di due catanesi, di cui però non mi fece il nome. Dopo il suo arresto, Valerio ammise, invece, che conosceva il MANGIAMELI, da lui incontrato per il tramite di aderenti a Terza Posizione; non mi disse o comunque non ricordo in quale periodo conobbe il MANGIAMELI.

A D.R. Per quel che ne so, FIORAVANTI ha conosciuto Paolo SIGNORELLI nell’estate 1979, nel Carcere di Rebibbia. Io e SIGNORELLI eravamo detenuti nella stessa cella con imputazione di ricostituzione del partito fascista. FIORAVANTI, arrestato a Ponte Chiasso per porto abusivo di una pistola, insieme con BORGANGELLI Fabrizio e con un minorenne, certo POLLARA, fu tradotto al carcere di Roma ed ivi ne feci la conoscenza. Notai che, almeno apparentemente, nemmeno il SIGNORELLI lo conosceva.
Debbo dire, però, che nel 1977, uno dei due FIORAVANTI, credo Cristiano FIORAVANTI, e Alessandro ALIBRANDI si erano dati alla latitanza per timore di essere arrestati in ordine all’omicidio di Walter ROSSI, che credo sia stato commesso dall’ALIBRANDI.
Il SIGNORELLI mi chiese se il mio gruppo poteva prestare asilo ai due e, alla mia risposta negativa, rispose che, per il momento, i due erano nascosti presso un suo conoscente, di cui per adesso non ricordo il nome.
Non sono in grado, pertanto, di dire se, già allora, il SIGNORELLI e almeno uno dei due FIORAVANTI si conoscessero, quanto meno per interposta persona; è certo, però, che quando Valerio venne a Rebibbia nel 1979, mostrò di non conoscere il SIGNORELLI.

A D.R. Pochi giorni dopo il mio colloquio con Cristiano FIORAVANTI, anche Angelo IZZO mi ha rivelato di essere a conoscenza di fatti rilevanti in ordine all’omicidio MATTARELLA e di averli riferiti all’Autorità Giudiziaria. Sostanzialmente, mi ha detto gli stessi fatti già riferitimi da Cristiano FIORAVANTI, aggiungendo il particolare che il FIORAVANTI, nell’uccidere l’on. MATTARELLA, aveva fatto un movimento di avanti-indietro. Circa la fonte delle sue conoscenze, mi ha informato che ciò, in un primo tempo, gli era stato rivelato da CONCUTELLI e, successivamente, dallo stesso FIORAVANTI Valerio.
Abbiamo discusso circa la causale di questo omicidio e a tutti e due è sembrata piuttosto debole la causale riferibile ad un appoggio, da parte di terzi, della fuga di CONCUTELLI.

A D.R. Angelo IZZO non mi ha parlato di ambienti della D.C. ostili a MATTARELLA che ne avrebbero decretato l’uccisione.

A D.R. Ignoro se FIORAVANTI Valerio sia andato a Palermo prima dell’uccisione di MATTARELLA. Posso dire, però, che, nel novembre 1979 (e, cioè, circa una settimana dopo la mia scarcerazione avvenuta il 13.11.1979), mi contattarono FIORAVANTI Valerio, NISTRI, DI MITRI e Stefano PROCOPIO, per chiedermi se potevo procurare loro un mitra di piccole dimensioni; mi spiegarono che intendevano utilizzarlo per far evadere CONCUTELLI, allora detenuto a Palermo, e che il mitra doveva essere poco ingombrante per nasconderlo sotto un camice da infermiere, indossato dà uno di loro.
Io feci consegnare un mitra UZI, detenuto in un casolare sulla Prenestina, a Cristiano FIORAVANTI; il mitra fu consegnato o da Mario ROSSI o da Bruno MARIANI. Dopo una dozzina di giorni il mitra ci fu riconsegnato, non ricordo se materialmente dallo stesso Cristiano FIORAVANTI, con la motivazione che non era stato possibile realizzare la progettata evasione del CONCUTELLI.
In quel periodo, come seppi in seguito, Valerio FIORAVANTI usò detto mitra per la nota rapina alla Chase Manhattan Bank di Roma.

Da tali fatti, da me già ampiamente riferiti nelle opportune sedi giudiziarie, deduco come probabile che qualcuno si sia recato a Palermo constatando l’impossibilità di procedere alla evasione del CONCUTELLI per il mancato trasferimento in ospedale; ma non è da escludere che non vi sia stata nemmeno la necessità di spostarsi a Palermo per constatare l’impossibilità di realizzare il progetto.
Ho appreso da NISTRI che, in questo tentativo di evasione, essi avrebbero avuto come base operativa l’abitazione di Roberto MIRANDA.

A D.R. Fra le persone che potrebbero essere a conoscenza dei fatti su cui la S.V. mi interroga, ritengo, come altamente probabile, Stefano SODERINI, attualmente detenuto a Rebibbia, che, come ho appreso ha recentemente iniziato a collaborare con la Giustizia. Egli, infatti, faceva parte del gruppo dei FIORAVANTI, CAVALLINI, VALE, MAMBRO, NISTRI e così via ed è stato arrestato fra gli ultimi, credo nel 1983.

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