Carlo Digilio – dichiarazioni 17.05.1997

Il fatto che si stesse preparando qualcosa di importante mi era del resto già stato reso evidente da un altro incontro che avvenne con Delfo ZORZI a fine ottobre 1969 a Mestre.
Sono certo della data in quanto ricordo che si trattava di pochi giorni prima delle festività dei Santi e dei Morti e il ricordo di tali ricorrenze in quell’anno è per me vivo in quanto collegato al fatto che dovetti cambiare la lampada votiva sulla tomba di mio padre che era stata infranta da vandali i quali avevano anche scritto frasi oltraggiose nei confronti del Corpo della Guardia di Finanza a cui mio padre apparteneva.
Anche in tale occasione fu ZORZI a chiamarmi al telefono dandomi appuntamento in Corso del Popolo e l’incontro si limitò ad alcuni discorsi sui temi legati al funzionamento e all’innesco degli ordigni esplosivi senza che ZORZI portasse e mi mostrasse del materiale.
In particolare egli mi chiese se i candelotti di gelignite, di cui lui già disponeva, potevano essere usati interi e cioè essere inseriti in una cassetta metallica senza prima essere tagliati a metà.
In particolare ZORZI si era convinto che se fossero stati usati i candelotti interi in una cassetta metallica vi era la possibilità che non sarebbero esplosi completamente e che quindi la cosa migliore era quella di tagliarli.
Io gli risposi che era un’idea assolutamente infondata in quanto i candelotti sono fatti per essere utilizzati interi e anzi tagliarli a metà costituisce un ulteriore pericolo soprattutto se si usa una lama metallica che potrebbe anche causare una scintilla e farli esplodere durante tale operazione.