Gianluigi Napoli – dichiarazioni 13.11.1985

Prendo atto di essere interrogato ai sensi dell’ articolo 348 bis e della facolta’ di non rispondere. Dichiaro di voler rispondere anche in assenza dell’ avvocato Giusti Mauro avvertito e non presente.
So che nell’ anno 1980, prima della strage e’ avvenuto a Castelfranco veneto un attentato contro l’ abitazione dell’ onorevole Tina Anselmi. L’ attentato falli’ per puro caso poiche’ la tapparella trancio’ la miccia. So anche che la bomba era sufficientemente potente per uccidere la parlamentare ove non fosse avvenuto un incidente tecnico che impedi’ l’esplosione. Ricordo che fu la sorella della parlamentare manovrando la tapparella a provocare la rottura delle micce dell’ ordigno collocato sulla finestra. L’ attentato fu sicuramente di destra. Fu’ infatti Melioli a dirmelo prima del suo arresto avvenuto nel 1980, usando il suo solito modo di fare allusivo, dicendo: “qualcuno ha voluto festeggiare la festa della donna”. L’attentato ricordo che avvenne in prossimita’ della festa della donna e cioe’ il giorno 8 marzo di notte.
So che la bomba non esplose e quindi si può esaminare come fu confezionato l’ ordigno. Infatti dovrebbe trattarsi di esplosivo di recupero militare cosi’ come per altri attentati tra cui quello della democrazia cristiana di Rovigo del gennaio ‘79. Preciso anche che in entrambi i casi la bomba fu collocata in una scatola di scarpe. Ricordo che mi colpi’ questa circostanza. L’ esplosivo di recupero militare era quello di cui disponeva in grande quantita’ il Fachini, una parte del quale fu da lui inviato a Roma.

L’ attentato, non ricordo come venne rivendicato, ma si inseriva in un contesto ambiguo, perche’ Fachini aveva detto che gli attentati non vanno rivendicati o vanno rivendicati con sigle fuorvianti. Per essere precisi non e’ vero che Fachini abbia mai detto cio’ esplicitamente, ma questa era la teoria esposta nei fogli d’ ordine alla cui stesura egli ha certamente contribuito, cosi’ come ho gia’ detto nel mio precedente verbale (F4) . Ai miei occhi anche l’ attentato a Castelfranco Veneto doveva provenire dall’ ambiente padovano e cioe’ da Fachini, poiche’ per mia esperienza nessun attentato riferibile alla destra poteva avvenire nel Veneto senza l’ avallo di Fachini.

Mi colpi’ anche avvenissero attentati a Castelfranco, a Rovigo, ma non a Padova dove abitava Fachini. Ricordo anche che sempre prima della strage del 02.08.80, e’ avvenuto un attentato al gazzettino di Venezia, sicuramente attribuibile alla destra poiche’ sempre Melioli mi disse che si trattava di un fatto riconducibile al nostro ambiente. Si tratto’ di un attentato dimostrativo nel corso del quale tuttavia perse la vita un metronotte che aveva visto la pentola contenente l’ ordigno, e le aveva dato un calcio provocando l’ esplosione. Ricordo che quando venne questo attentato, Fachini non era ancora in carcere. Melioli mi ha detto, qualche mese fa’ mi pare questa estate che nell’ ambiente romano con cui lui era in contatto, “si diceva” che giravano due M12 provenienti dall’ omicido dei due poliziotti della Polstrada uccisi sull’ autostrada del gran sasso. Io non avevo neppure sentito parlare di questo fatto e di come me ne parlo’ Melioli in piu’ occasioni, ho tratto la convinzione che egli sappia molto di piu’ in merito. In ogni caso l’ omicidio e’ da attribuire ad elementi della destra romana con cui il Melioli e’ in contatto. Anzi so che Melioli da qualche tempo ha fortemente intensificato i rapporti con gli ambienti romani ed attraverso questi con l’ Inghilterra.

Ho potuto costatare che fino a quando gli esponenti della destra eversiva romani erano detenuti, Melioli e’ rimasto praticamente inattivo, mentre ha ripreso a muoversi intensamente, facendo la spola tra Rovigo, Padova e Roma, da quando ha cominciato a tornare fuori dal carcere le persone precedentemente detenute.
In questo modo l’ unica organizzazione in grado di muoversi con mezzi adeguati e’ Avanguardia Nazionale o per meglio dire quel gruppo di persone che e’ in rapporto con Delle Chiaie. Non e’ un caso che mi e’ stato proposto di inserirmi in un traffico di stupefacenti organizzato dall’ ambiente di avanguardia. Infatti durante l’ estate scorsa, nell’ agosto del 1985 una persona il cui nome non voglio rivelare per non coinvolgerlo, ma appartenente alla destra ed attualmente detenuto a Rebibbia o a Regina Coeli, mi mando’ un biglietto proponendomi di entrare in un traffico di stupefacenti, cocaina, organizzato da Avanguardia Nazionale. Per ritirare la droga che era cocaina purissima avrei dovuto prendere un appuntamento nel luogo e con le persone che mi sarebbero state indicate, ritirando la coca a 80000 il grammo e versando in anticipo il denaro con pagamento alla consegna. Mi fu anche precisato che avrei dovuto dividere il guadagno che ne avrei ricavato con l’ organizzazione, poiche’ il traffico di cocaina costituiva un sistema per finanziare l’ organizzazione politica facente capo agli ambienti romani attualmente in fase di riorganizzazione. Poiche’ di cocaina purissima proveniente dal Sud America venduta per finanziare un’ organizzazione di destra io ho pensato al gruppo di Delle Chiaie come l’ unico oggi in grado di portare avanti qualcosa di simile. Non ho avuto il denaro necessario per entrare in questo tipo di attivita’ .

Passando ad altro argomento, sono in grado di riferire alcune circostanze concernenti la cosiddetta fuga di Ventura.  Il Fachini, infatti nel corso della comune detenzione protrattasi a Belluno per otto mesi, nella stessa cella ebbe a riferirmi che lui da solo era andato a Catanzaro a rilevare Ventura, e poi con un’ automobile lo aveva condotto alla frontiera. L’ auto con la quale Ventura fu’ condotto al confine era proprio quella di Fachini. Ritengo che il motivo reale per il quale Fachini ha effettuato l’ operazione anzidetta, consiste nel timore del Fachini che il Ventura potesse in qualche modo parlare e coinvolgerlo.

ventura

Piu’ note sono le vicende della fuga di Freda della quale peraltro il Fachini mi ha fatto solo cenno. Anzi per la verita’ fu proprio quando la stampa parlo’ del fatto che si erano scoperti i retroscena della fuga di Freda a seguito delle rivelazioni di un pentito, che il Fachini fece riferimento alla fuga di Ventura dicendo: “sfido che nessuno ne parla, perche’ ho fatto tutto da solo!” . A proposito di piazza fontana mi ricordo un particolare che non so se gia’ risulti dagli atti del relativo procedimento. Mi disse il Melioli nel corso di una conversazione fra di noi su piazza Fontana, che il famoso Merlino qualche volta era stato ospitato a dormire presso la notissima libreria “Ezelino” di Padova in epoca sicuramente precedente alla strage di piazza Fontana. Tale circostanza me la riferi’ Melioli proprio il pomeriggio immediatamente la strage del 23.12.84, dopo che insieme eravamo andati a vedere la partita di rugby Benetton – Samson. So per certo che e’ intervenuta ad un certo punto Freda e Fachini una rottura grave e definitiva. Melioli infatti, che Freda aveva incaricato di tenere i contatti con Fachini per tentare una riconciliazione mi ha rivelato questi fatti. Non so dire esattamente quando e perche’ Freda e Fachini siano venuti a contrasto. Melioli me ne parlo’ agli inizi del 1982, ma gia’ nel 1981, all’ epoca in cui io ero detenuto a Belluno con Fachini, egli parlava di Freda come “di un benemerito testa di cazzo” e lo definiva “teorico di salotto” . Tali frasi dette da Fachini sono inequivocabili.

Fachini alluse anche alla circostanza che Freda non si era comportato bene nel corso dei suoi interrogatori facendo delle ammissioni. Melioli mi disse che Freda nel cercare una riconciliazione con Fachini gli spiego’ i motivi della rottura e si mostrava preoccupato per la propria incolumita’ a causa del contrasto con Fachini. Freda era gia’ stato ferito in carcere da Giuliani Egidio. Melioli mi disse anche che aveva ricevuto una lettera da Fachini, oltre che da Freda, lettera nella quale Fachini, nello spiegare il motivo del suo contrasto con Freda, si era lasciato andare a descrivere episodi e fatti specifici, cosa che per Fachini era assolutamente incredibile e tale da far pensare a Melioli che Fachini fosse impazzito a rischiare tanto. Per illuminare meglio la figura del Fachini diro’ che secondo quanto egli stesso ebbe a rivelarmi, durante l’inchiesta per piazza fontana, egli si diede alla latitanza preventiva per oltre otto mesi quando emersero le responsabilità del gruppo Freda, e che dopo, al suo ritorno, le cose ormai si erano aggiustate, ed in effetti non mi risulta che egli sia piu’ stato coinvolto. Quanto alla figura di Giuliani Egidio ne ho sentito parlare. Egli era riuscito a stabilire rapporti con Morucci. Si diceva al riguardo che mentre a Padova il tentativo di infiltrarsi negli ambienti della sinistra era sostanzialmente fallito, a Roma cio’ era riuscito proprio attraverso Giuliani.

So anche che la donna di giuliani aveva un rapporto personale con un commissario della questura di Roma. Fu Scarano a parlarmi di tutto cio’. Mi risulta anche con sicurezza che anche i rapporti tra Fachini e Signorelli da qualche tempo si sono deteriorati, anzi si sono totalmente interrotti. Anche in questo caso io non so i motivi della rottura avvenuta mentre entrambi erano detenuti. E’ stato Melioli a rivelarmi anche questa circostanza. Quanto al possesso di armi e di esplosivi Melioli, dopo essere uscito dal carcere nel 1982 mi ha detto che disponeva ancora di un quintaletto di esplosivo. Mi sono convinto che l’ esplosivo possa trovarsi fuori Rovigo.
Infatti da qualche tempo Melioli e Fignani frequentano Trento, dove si appoggiano a De Eccher Cristiano.
Al riguardo mi e’ stato anche detto espressamente da Melioli che De Eccher e’ anche in contatto con l’ ambiente della mafia turca e che io stesso avrei potuto entrare in un giro di stupefacenti che on era mai stato scalfito da precedenti indagini. Melioli e De Eccher si frequentano sempre. De Eccher e’ da molti anni amico di Fachini e delle sua famiglia. So che a Trento vi e’ un’ altra persona legata a Fachini cui Melioli si appoggia.
L’ esplosivo suddetto e’ sempre proveniente da recupero di materiale militare. Quanto alle armi Melioli mi ha detto che possono procurarsele in svizzera ove hanno dei canali.

Le armi precedentemente a disposizione dell’ organizzazione sono state fatte affluire a Roma. Infatti Melioli, il quale e’ sempre stato in contatto con tutti gli ambienti della destra, frequenta molto Roma, ove si parla anche di progetti per far evadere detenuti di destra. Uno degli obiettivi prioritari per l’ evasione e’ senz’altro Cavallini Gilberto. Al riguardo so che Melioli aveva una mappa delle fognature di un carcere di Roma, Rebibbia o Regina Coeli. Egli me la fece vedere nell’agosto ‘85. So anche che Melioli ha una radio modificata con la quale capta da casa le comunicazioni di servizio delle forze dell’ ordine. Cio’ unitamente a nascondigli presenti nella sua abitazione gli ha consentito di occultare materiale nelle precedenti perquisizioni.

Quanto a riferimenti alla strage di Bologna, Melioli mi parlo’ del fatto dicendomi che a Roma in un primo momento si faceva il nome di Fioravanti Valerio come di possibile autore della destra con cui lui era in contatto. In tali ambienti il nome di Fioravanti, stando a quanto mi diceva Melioli, veniva fatto perche’ ritenuto un folle, capace di qualunque gesto, ed il sospetto di avere avuto contatti con la P2. Per illustrare la disponibilita’ di Fioravanti di commettere stragi, Melioli mi disse che aveva avuto uno scontro proprio con Valerio Fioravanti ed altre persone perche’ costoro volevano collocare, su progetto di Fioravanti Valerio, un ordigno esplosivo potentissimo nella toilette di un bar frequentato da persone della questura di Roma pur sapendo che avrebbero coinvolto avventori di ogni genere trattandosi di un posto molto frequentato.
Mi risulta che tale progetto venne discusso e rifiutato da Melioli qualche tempo prima della strage del 2 agosto ‘80. Di tale fatto, forse è al corrente il fratello di Valerio, Cristiano che sapeva quasi tutto del fratello. Da un certo momento in poi, Melioli senti’ parlare negli ambienti romani di disponibilita’ del gruppo veneto nella strage del 02.08.80. Alle mie preoccupazioni, posto che anch’ io appartenevo al gruppo veneto, anzi schedato come possessore dei volantini di Ordine Nuovo, Melioli rispose che le voci che circolano in tal senso riguardavano Fachini e non noi di Rovigo, anche in virtu’ del ruolo che Fachini aveva avuto nella strage di piazza Fontana. Nel 1979 ricordo benissimo di aver visto Cavallini in casa di Fachini.

I rapporti tra Cavallini e Fachini si sono rotti prima della strage di Bologna. Il motivo della rottura, stando a Fachini, era dovuto al fatto che il Cavallini aveva messo incinta la Sbrojavacca creando dei vincoli incompatibili con la propria condizione di militante, mentre Cavallini aveva forse preso le distanze da Fachini per motivi di contrasto sulla linea da seguire. Fu Melioli a parlarmi di questo contrasto, avendo egli assistito evidentemente a una discussione fra i due. Stando a quanto mi disse Melioli, Cavallini, che aveva seguito fedelmente le direttive di Fachini fino ad un certo punto, comincio’ a far ritenere ambiguo il comportamento di Fachini che non dava spiegazioni appaganti su molti fatti. Ricordo che alla fine del 1979, lo stesso Cavallini, passando da Rovigo, venne a trovare me e Frigato ed in quella occasione, sapendo che io e Frigato c’ eravamo ormai distaccati da Fachini, disse: “avete ragione a diffidare di Fachini e del suo ambiente” , con cio’ includendo anche Melioli. Dopo la strage di Bologna anche Melioli si e’ distaccato da Fachini, non so per quale motivo, anche se non e’ avvenuta una rottura netta ma un allontanemento progressivo.
Sui legami tra l’ ambiente di destra, servizi segreti ed altri poteri occulti, non so molto, salvo quanto mi ha riferito Scarano. Egli infatti mi ha detto che mentre all’ epoca di piazza fontana vi era contatto diretto tra ufficiali dei servizi ed ambienti della destra, (gia’ nel precedente verbale ho parlato dei rapporti Labruna – Fachini) in seguito, ed in particolare alla fine degli anni ‘70 ed a ridosso della strage di Bologna, tali contatti, che Scarano definiva “con il palazzo”, per intendere con i servizi segreti e con la P2, passavamo tutti attraverso l’ intermediazione di Semerari. Lo stesso Fachini mi ha detto che dopo la scarcerazione di Giannettini lo stesso era passato a trovarlo, in Padova, dove aveva fatto una visita di cortesia alla madre mandandogli i saluti (Fachini nel frattempo era gia’ detenuto a Belluno) con cio’ ammettendo che aveva avuto con Giannettini intimi rapporti. Correggo al riguardo l’ inesatta verbalizzazione nel senso che tali rapporti erano definiti da Fachini buoni. Melioli mi ha anche detto che per confezionare le bombe usavano sempre un innesco secondario poiche’ trattandosi di esplosivi “sordi” all’ innesco bisognava assicurarsi che esplodessero. Per essere precisi il discorso che faceva Melioli, tipico per lui, era diverso: egli diceva di aver sentito dire casualmente che certe bombe a volte non esplodevano perche’ l’ esplosivo era vecchio e che per rimediare sarebbe stato possibile fare uso di inneschi secondari.

Egli ne parlava ambiguamente nei termini suddetti, ma io ebbi la prova che sapeva che quello che diceva poiche’ nel 1979 la bomba collocata a Rovigo nella sede della democrazia cristiana non era esplosa proprio per un difetto di innesco. Ora non vorrei sbagliarmi perche’ potrebbe anche essere la bomba collocata presso la questura di Rovigo, comunque una delle due. So che Melioli e’ molto prudente e non usa mai il telefono di casa per comunicazioni compromettenti, ma sempre telefoni pubblici. A volte puo’ darsi che lo chiamino da Roma o da Trento sul numero dell’ agenzia presso la quale lavora. Si tratta dell’ agenzia immobiliare “il Quadrifoglio”. Anche in questo caso viene usato un linguaggio allusivo tipo: “vengo giu’ per l’ acquisto di quella casa …. Ecc ” . Romano Roberto faceva effettivamente il sub ed e’ esperto in recuperi subacquei. In effetti era lui che teneva le armi tanto di Fachini che di Cavallini, anche se e’ riuscito a tornare rapidamente in liberta’ facendo il nome di Fignani come di persona presente a uno scambio di armi, con cio’ confermando la versione dei fatti resa da Sordi Walter all’ AG romana. Il fratello di Romano e’ ufficiale dei carabinieri, ma non mi risulta che abbia mai favorito il fratello, mi costa anzi che quando vi fu’ l’ omicidio del canale scaricatore egli abbia minacciato gravi ripercussioni ove avesse scoperto che il fratello vi era in qualche modo implicato. So che Soderini e’ stato latitante in brasile perche’ rimasto senza soldi, lui e la donna che era con lui, chiesero aiuto a Cavallini.

Il Cavallini, contattato telefonicamente dal Soderini, mando’ un ragazzo, non so chi, a rilevarlo in Brasile questo episodio mi sembra che sia stato riferito, dopo la mia scarcerazione, 28.11.81, da romano roberto detto “il pellicciaio” infatti appena uscito venne avvicinato perche’ si contava sulla mia collaborazione che io, come ho gia’ riferito, rifiutai.
So che Fachini conosceva bene Tilgher perche’ quando fu arrestato Fachini era in carcere insieme a me mostrandosi interessato e dicendo che lo conosceva. Fece una battuta del tipo: “mi meraviglio che non l’ abbiano preso prima” .
Per quanto concerne la mia partecipazione ad una riunione a Treviso ed al progetto di rapina all’ armeria Frinchilluci a Roma, nego ogni coinvolgimento al riguardo ed avuta lettura delle dichiarazioni rese al riguardo da Calore Sergio e del fatto che lo stesso mi avrebbe riconosciuto in fotografia faccio presente che Melioli era in contatto con una persona che potrebbe anche confondersi con me per copertura essendo alto m 1,80 e molto robusto, anche se lui ha i baffi piu’ marcati di quanto io sia solito portarli. Si tratta di un giocatore di rugby di serie A, il quale ha giocato con la “Amatori Catania nel 1982” .
Ricordo che gioco’ nella partita Samson – Rovigo Amatori Catania partita giocata a Rovigo nel corso della quale Melioli mi indico’ il suo amico che era in campo. Non so il nome.

Letto confermato sottoscritto. ­

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