Italo Della Gala – Udienza 12.05.2009

DOMANDA – Per spiegare alla Corte, dunque c’è questo conflitto di cui siete in qualche al corrente perché già anticipato in qualche modo in varie altre discussioni che avviene il 30 maggio del 1974 e nell’ambito del quale si verifica il decesso di Giancarlo Esposti chi si trovava unitamente ad Alessandro Danelletti e Alessandro Dentino, poi si capirà che c’era anche Salvatore Vivirito, si trovava in località Pian del Rascino che è una località montagnosa dell’Abruzzo da alcuni giorni. Il qui presente allora era capitano, adesso poi avrà avuto immagino la progressione di carriera, allora Capitano Italo Della Gala era il comandante della compagnia Carabinieri di Città Ducale i cui uomini, assieme a molti altri uomini sono intervenuti in quell’occasione. Il capitano non è testimone diretto della sparatoria, del conflitto di come sono andate le cose.
RISPOSTA – Non c’erano molti uomini.
DOMANDA – Ne parliamo dopo, per ora io faccio una spiegazione. Una spiegazione perché capisca la Corte di che cosa stiamo parlando. Però dovrebbe essere in grado di riferire sia come sono andate le operazioni, sia quello che gli è stato riferito, quindi una dichiarazione de relato dal defunto Filippi in riferimento a come è andata questa sparatoria, sia in qualche modo alcuni, qualora ne sia al corrente ovviamente non lo so, qualora sia in grado di dire qualcosa, sulle armi quali erano, quali non erano, quali hanno sparato e cose di questo genere. Questo è più o meno la collocazione del teste nell’ambito di questa vicenda. Io non so se ha un ricordo ancora abbastanza nitido di quegli eventi?
RISPOSTA – Di ciò che ho fatto io?
DOMANDA – Di ciò che ha fatto lei se lo ricorda.
RISPOSTA – Credo di essere abbastanza preciso.
DOMANDA – Meno male. Ora qui ci sono i verbali quindi la maggior parte delle cose è inutile, il suo ruolo, chi è andato, chi è venuto etc. risulta già da questi verbali. Però un primo problema che sorge è questo: nel suo primo verbale quello del 16 novembre del 1974, quello dove più dettagliatamente riferisce intorno alle premesse di questo intervento, parla di notizie apprese dal Brigadiere Muffini, comandante della stazione di Fiamignano che a sua volte le aveva apprese dalla Guardia Forestale circa la presenza di questi giovani che sparacchiavano e quanto altro, che si esercitavano e cose di questo genere. Qui è presente in atti non è che glielo posso contestare perché è un atto, è un documento del raggruppamento CS di Roma diretto al reparto di, il quale si riferisce invece di una ricognizione della zona che sarebbe avvenuta già la sera del 29 maggio da militari della compagnia Carabinieri, quindi la sua di città Ducale, non è vero?
RISPOSTA – Assolutamente.
DOMANDA – Nel senso che eravate già andati a vedere la tenda il giorno prima?
RISPOSTA – No. Assolutamente no.
INTERVENTO DELL’AVVOCATO DIFENSORE – Battaglini: Se possiamo la produzione, a firma di chi è soprattutto?
INTERVENTO DEL PUBBLICO MINISTERO – DI MARTINO: 17441.
INTERVENTO DELL’AVVOCATO DIFENSORE – Forzani: Non solo signor Presidente, secondo me la domanda è doppiamente suggestiva, triplamente suggestiva. Nel senso che da una parte viene fatto…
INTERVENTO DEL PRESIDENTE: È un atto proveniente?
INTERVENTO DEL PUBBLICO MINISTERO – DI MARTINO: E’ un atto…
INTERVENTO DEL PUBBLICO MINISTERO – PIANTONI: Presidente è presente nei documenti già acquisiti dalla Corte. INTERVENTO DEL PRESIDENTE – Vediamo se è documento già acquisito?
INTERVENTO DEL PUBBLICO MINISTERO – PIANTONI: E’ un domo già acquisito a firma del Colonnello Marzollo del Sid, raggruppamento Centri Roma diretto all’ufficio D, cioè al reparto del Generale.
INTERVENTO DEL PRESIDENTE: Allora è un documento già acquisito.
INTERVENTO DELL’AVVOCATO DIFENSORE – Forzani: Anche se un documento già acquisito signor Presidente è proceduralmente errato formulare la domanda da parte di chi conduce l’esame dicendo: c’è un verbale nel quale si dice che invece quello che dice lei…
INTERVENTO DEL PUBBLICO MINISTERO – DI MARTINO: Chiedo scusa se mi viene consentito di puntualizzare. Nel momento in cui noi abbiamo acquisito i verbali con il consenso anche dell’Avvocato. È come se lui avesse già riferito tutte queste cose, quindi è inutile che io gli chieda nuovamente se sono andati il 29, perché avendo acquisito i verbali è come se l’avesse già detto.
INTERVENTO DELL’AVVOCATO DIFENSORE – Ho riflettuto un momento, rinuncio all’eccezione Presidente. DOMANDE DEL PRESIDENTE DOMANDA – Il problema che comunque, poi cerchiamo di capire e noi partiamo da dei verbali che sono già stati acquisiti di cui non conosciamo, evidentemente tutta la dinamica delle informazioni e poi degli interventi sono stati scritti dal testimone. Comunque il succo è che c’è un atto che ha indicato il Pubblico Ministero che indica che ci sarebbe stato un sopralluogo la sera precedente? RISPOSTA – Nel modo più assoluto, no.
DOMANDA – Lei non lo sa?
RISPOSTA – Né io e non credo neanche i miei uomini. Perché poi il fatto non è avvenuto a Pian di Rascino, io questo l’ho detto anche in sede dibattimentale, è avvenuto a Pian di Cornino, un po’ più avanti. Quindi hanno sempre riportato Pian del Rascino. Perciò se ci fosse stato un sopralluogo, adesso volendo fantasticare un po’, andavano direttamente alla tenda. Invece no, si sono riuniti come da disposizione da me impartita. Cioè dissi: “Chiedete l’ausilio dei forestali che sono più bravi di voi in montagna. E poi mi dite per quale itinerario, vengo pure io”. Allora uno salì da Petrella Salto, i Forestali da Pian Mignano e gli altri uomini che io riuscì a racimolare perché era un periodo di penuria di organico, dall’Appennino abruzzese che da là dopo porta al lago, c’era un sentiero, una strada che portava su a Pian del Rascino. Si riunirono e non trovarono niente. Dice: “Andiamo a vedere più avanti” e arrivarono a Pian di Gornino e trovarono quello che dovevano trovare.
DOMANDA – Vabbè, poi la risposta è o sì o no.
RISPOSTA – Da parte mia no, e non credo che ci sia andato il povero Muffini che stamattina ho appreso che non c’è più.
DOMANDA – Lei, da quello che si desume da questo verbale, in qualche modo coinvolse il Brigadiere che Muffini che è deceduto?
RISPOSTA – Era il comandante della stazione ed era colui che aveva avuto la notizia e per scrupolo dice: “Se mi manda un po’ di rinforzi voglio andare a controllare”. “No, no controlliamo per bene” e facemmo….
DOMANDA – Quindi Brigadiere Muffini che qui si dice, cioè dispose che il Brigadiere Muffini con un suo dipendente, guidati dalla Guardia Forestale di Fiammignano per le ragioni che ha indicato prima, alla quale Muffini stesso aveva chiesto la collaborazione perché conosceva la zona etc.?
RISPOSTA – Sì.
DOMANDA – Poi dice: “Incaricai della missione il Maresciallo Filippi, Comandante del Nucleo Radiomobile locale”?
RISPOSTA – Era il più elevato in grado che avevo in quel momento a disposizione in caserma e costituiva anche rinforzo per Muffini. Perché Muffini in quella stazione, allora così si lavorava, c’era lui e due Carabinieri, quindi non poteva affrontare una cosa del genere.
DOMANDA – Una domanda che io le faccio, e che qui non è sufficientemente chiarito, diciamo che le premesse che siano qui sono di movimenti notati in sede locale, insomma cioè le Guardie Forestali o altri militari o persone che si erano rivolte…
RISPOSTA – Io posso ricapitolare brevissimamente.
DOMANDA – Ecco, mi consenta di completare la domanda. Io volevo sapere, se oltre a questo input locale, cioè, qualcuno vi fa sapere che ci sono questi soggetti d’interesse, diciamo così, se vi era qualche altra cosa di ufficiale, non so un input che provenissero da Roma, da Milano?
RISPOSTA – No.
DOMANDA – Da un centro maggiormente elevato?
RISPOSTA – Assolutamente no, altrimenti avrei capeggiato io e avrei cercato aiuto presso altri comandi.
DOMANDA – Quindi quando si è messa in moto questa operazione voi non sapevate chi andavate a cercare?
RISPOSTA – La notizia era che due giovani si erano presentati ad un casale di ristoratori di Velletri che erano andati a passare lì il fine settimana, insomma erano andati a vedersi la loro proprietà e avevano cenato insieme. Questo signore gli aveva detto: “Scusa ma non avete paura?”. “Ma no, noi siamo stati anche in Africa. Siamo degli studenti di geologia. Stiamo preparando la tesi e poi siamo stati in Africa in caccia grossa, abbiamo delle armi”. Questa fu la notizia. Il gestore la riferì al Forestale, il Forestale al comandante della stazione di Carabinieri e questi informò per avere aiuti. Dice: “Perché io voglio andare a controllare”.
DOMANDA – Quindi riportandoci al momento in cui si è messa in moto l’operazione voi non sapevate se si trattasse di terroristi che fossero rossi, neri o quanto altro?
RISPOSTA – Assolutamente no.
DOMANDA – Adesso prendiamo un momento in considerazione la figura del Maresciallo Filippi in cui verbali per altro abbiamo acquisito, quindi è come se avessi già una sua versione a disposizione della Corte d’Assise. Io le chiedo: Filippi nel recarsi, diciamo, a compiere questa operazione, per quello che riguarda la scelta delle armi da portare, aveva dei paletti, dei binari, doveva portare… che cosa doveva portarsi dietro? Oppure armarsi come riteneva opportuno?
RISPOSTA – No. Lui, in base ai regolamenti dell’epoca, lui come Maresciallo aveva la pistola e poi dovevano portare l’arma automatica che allora era il Mab, il moschetto automatico. Questo erano le armi che lui…
DOMANDA – Lui personalmente?
RISPOSTA – Lui personalmente la pistola, l’altro doveva avere il Mab.
DOMANDA – Ecco… io le chiedo: c’è traccia in atti, anche nelle stesse dichiarazioni di Filippi rese soprattutto in dibattimento, di un fucile, di Filippi insomma, di cui praticamente è un fucile in più, un fucile diciamo non legato al suo armamento?
RISPOSTA – Sì.
DOMANDA – Per essere precisi, dai verbali che sono già a disposizione, Filippi dice: “Avevo con me una carabina di mia proprietà che dovevo portare dall’armaiolo a fare aggiustare”. D’altro canto c’è uno degli altri soggetti coinvolti che è una Guardia Forestale che parla della consegna da parte di Filippi lui momentaneamente, non è chiaro, forse non sapremo mai, perché mi pare deceduto, comunque di un fucile. Non si sa poi se è lo stesso al quale fa riferimento la dichiarazione di Filippi. Io le chiedo: lei sa qualcosa di questa ulteriore arma o no?
RISPOSTA – Questa mi è stato poi successivamente riferito dal magistrato quando fui sentito dal giudice istruttore. E’ una notizia di riporto per me. Quindi io non l’ho controllato quando è uscito di servizio perché loro sono usciti verso le quattro del mattino credo, perché da Città Ducale dovevano andare a Fiammignano e poi salire su in montagna.
DOMANDA – Era un percorso di ore comunque?
RISPOSTA – Eh sì, con i mezzi, era tutta strada di montagna. Quindi due ore per arrivare su a Rascino, quindi se non alle quattro massimo alle cinque sono usciti. Quindi io questa cosa l’ho saputa…
DOMANDA – L’ha saputa perché gli è stata chiesta?
RISPOSTA – No. A me non è stata mai chiesto.
DOMANDA – Gli è stata chiesta dai magistrati?
RISPOSTA – Sì, dice è vero… Ma, io non so l’avrà anche portata perché era tipo da fare, pace all’anima sua,  queste leggerezze.
DOMANDA – Può essere più specifico su questa qualità di Filippi?
RISPOSTA – Stando a quelli che erano i nostri regolamenti e che sono i nostri regolamenti, avrebbe dovuto portare solo le armi in dotazione, invece è stata un’iniziativa sua.
DOMANDA – Quindi lui poteva portare la pistola e eventualmente il Mab?
RISPOSTA – Ed il Mab. Come pure si portarono anche delle vivande per potere poi dopo fare merende. Quindi non pensavamo mai di trovare una reazione così violenta.
DOMANDA – Per concludere il discorso su questo fucile, lei non ne sa niente per conoscenza diretta?
RISPOSTA – Assolutamente.
DOMANDA – Nessuno gliene ha mai mostrato?
RISPOSTA – No.
DOMANDA – Nessuno le ha detto niente di questo?
RISPOSTA – No. Neanche sul posto mi dissero niente.
DOMANDA – Sicuramente merita un approfondimento quello che le dissi Filippi. Qui nel suo verbale è riportato quello che le disse Filippi circa la dinamica della sparatoria. Riferendoci proprio al momento essenziale, al momento che comincia con la fuoriuscita di questi giovani uno per uno dalla tenda in cui erano accampati. Qui è riportato, però vorrei sapere sentire da lei questa, se ricorda ancora ovviamente la descrizione fatta da Filippi, quindi un fatto de relato?
RISPOSTA – Dunque io quando sono arrivato sul posto ho trovato il cadavere di questo giovane. Ho disposto che non toccasse niente nessuno e non lo toccassero, ma se l’avevano fatto prima non lo so.
DOMANDA – Scusi se faccio un inciso, se le faccio una domanda che potrei poi dimenticare, ma per quanto ne sa lei il cadavere di Esposti è rimasto lì dove è caduto, nella posizione, per quello che le è stato riferito, insomma. E’ chiaro lei non c’era, è rimasto lì dove è stato attinto dai colpi e quindi a seguito del quale è deceduto o prima di essere portato via ha subito degli spostamenti?
RISPOSTA – No, no. A me dissero che era caduto lì, del resto era, facendo conto che questa è la tenda, lui era là dietro.
DOMANDA – A che distanza era dalla tenda?
RISPOSTA – Qualche metro, qualche metro, era vicino alla tenda.
DOMANDA – Pochi metri?
ISPOSTA – Pochi metri, pochissimi.
DOMANDA – Pochi metri, che vuole dire: cinque, dieci?
RISPOSTA – No, no, di meno.
DOMANDA – Addirittura di meno?
RISPOSTA – Di meno. Erano all’inizio di un bosco, c’erano alberi e quando sono arrivato.
DOMANDA – Pochi metri che vuole dire, tre, quattro, due?
RISPOSTA – Due o tre metri. Due o tre metri dalla tenda, almeno visivamente adesso così ricordo.
DOMANDA – E’ un ricordo di questo tipo?
RISPOSTA – Un ricordo di questo tipo.
DOMANDA – Lei era presente quando è stato portato via il cadavere…?

RPP-NEG-04233-AB-009

RISPOSTA – C’era già il magistrato. È venuto il carro mortuario, l’hanno messo nella bara e l’hanno portato via. Ero presente sì.
DOMANDA – Io l’ho interrotta, lei stava spiegando?
RISPOSTA – Mi fu riferito che erano usciti.
DOMANDA – Da Filippi?
RISPOSTA – Da Filippi e dagli altri confermato che erano usciti. Lui poi dopo la versione io l’ho controllata anche con uno dei feriti ma dopo che era uscito dall’ospedale.
DOMANDA – Lei cominci con il dire quello che le ha detto Filippi.
RISPOSTA – Che era uscito uno, poi era uscito il secondo. Quando era uscito il terzo, cioè Giancarlo Esposti gli era passato davanti, aveva fatto il giro nella tenda e solo a quel punto lui aveva messo il naso nella tenda e aveva…
DOMANDA – Filippi?
RISPOSTA – Filippi, parliamo di Filippi. Aveva avvertito gli altri: “Attenzione che qua ci sono le armi”. In quel momento Giancarlo Esposti sparava contro il primo Carabiniere. Il Brigadiere aveva detto all’altro Carabiniere: “Spara, spara, spara”. L’altro non fece neanche in tempo perché l’Esposti da terra prese anche lui all’addome. Quindi li ferì tutti e due. A quel punto il Filippi con la sua pistola e il Maresciallo con il moschetto fecero fuoco congiunto sull’Esposti e l’ammazzarono. Ma l’azione, secondo me e come poi mi riferì uno dei Carabinieri feriti quello che si dimise velocemente dopo un mese, perché ebbe la fortuna di…
DOMANDA – Ricorda il nome, quello che si dimise?
RISPOSTA – Mancino. Ebbe la fortuna di trovare un suo collega che l’ha soccorso e sopportando dei sacrifici e delle lesioni al cranio riuscì a portarlo con la campagnola fino sulla strada dell’Appennino abruzzese. Trovò un telefono perché allora le radio non stavano su tutte le macchine e non c’erano i telefonini. Telefonò in ospedale dicendo: “Sono un Carabiniere. Porto un Carabiniere ferito da colpo di arma da fuoco all’addome.” Poi telefonò a me disse velocemente che andava all’Aquila e io mi precipitai da quella direzione per salire dato che lui era disceso. Quindi questo Carabiniere trovando l’ospedale già pronto la sala operatoria, si rimise subito. L’altro invece impiegò un anno poverino.
DOMANDA – Jagnemma quello che ci ha messo del tempo?
RISPOSTA – Un anno ci ha impiegato.
DOMANDA – E Mancini quello che…?
RISPOSTA – Sì. Dopo un mese quando già erano stati tutti sentiti dai magistrati, così per curiosità mia perché non dovevo riferire niente a nessuno, mi feci spiegare da questo Carabiniere come si erano svolti i fatti ed erano quelli.
DOMANDA – Si fece spiegare da chi?
RISPOSTA – Dal Carabiniere Mancini. E fatti erano così si erano svolti però con tempi più lunghi. Cioè il Filippi aveva commesso secondo me, questo poi a posteriori, l’ingenuità di contrattare con questi ragazzi. Il primo: “Ma perché non possiamo stare qua? Siamo studenti, non stiamo facendo niente di male. “Vieni fuori”. Insomma la storia durò alcuni minuti. Mentre se si agiva con un po’ più di decisione, si metteva un’arma puntata veramente: “Venite fuori problemi”. Probabilmente il conflitto a fuoco non ci sarebbe stato, ma questo è a posteriore. Quindi sostanzialmente la versione è quella.
DOMANDA – Qui la versione che lei ha riportato è più articolata di quello che ovviamente le avrebbe detto Filippi. Comunque io le chiedo: Filippi si soffermò sulla sua posizione rispetto all’esposto nel momento in cui lo colpì?
RISPOSTA – Che io ricordi?
DOMANDA – Che lei ricordi. Qui stiamo parlando di cose di relato è chiaro.
RISPOSTA – Sì, certo. Che io ricordi lui mi disse che non appena era uscito il terzo, lui aveva guardato le armi e aveva avvertito gli altri. Quindi lui è rimasto avanti all’apertura della tenda mentre Esposti ha fatto il giro e si trovava lì. Quindi lui sempre questo dice: “A quel punto ho estratto la pistola”. Al che gli feci notare: “Tu la pistola la dovevi tenere già in mano. Non si va fare un servizio del genere senza avere l’arma già pronta”. DOMANDA – Cioè Filippi le ha detto che ha estratto quando, quando è cominciata la sparatoria ?
RISPOSTA – Quando si è accorto delle armi e quando ha sentito il primo colpo.
DOMANDA – Io non lo so, è un percorso abbastanza difficile perché di relato, quindi si tratta di cose vecchie e quindi mi rendo conto della scivolosità di un tipo d’impostazione. Però ci fu un colpo che attinse la gomma della jeep. Lei è al corrente di questo fatto? Le chiedo se qualcuno dei militari le fornì qualche spiegazione circa questo colpo e da chi fosse stato esploso?
RISPOSTA – No. Adesso lei mi fa ricordare di una gomma forata da un colpo, ma questo era facile perché sono due armi che hanno fatto fuoco, può anche essere una delle… Perché mi pare che la jeep stava davanti, Giancarlo Esposti così, la jeep stava qua se ben ricordo. Quindi può anche essere un colpo di Esposti tenendo che lui ha sparato da terra, soprattutto al secondo Carabiniere che ha sparato già da terra. DOMANDA – Io le chiedo se è in grado di fornire qualche spiegazione su questi ulteriori fatti. Innanzitutto le chiedo: lei è al corrente di quanti colpi sono stati esplosi dai militari e quali armi hanno esploso questi colpi?
RISPOSTA – Il numero di colpi adesso non lo ricordo più. Sarà scritto da qualche parte ma le armi che per me spararono allora fu il moschetto del Brigadiere Muffini e la pistola del Maresciallo Filippi e la Bernardelli, mi pare che fosse una Bernardelli così vagamente di Giancarlo Esposti. Queste due armi.
DOMANDA – Browning.
RISPOSTA – Browing.
DOMANDA – Adesso le rappresento un altro problema, non so se lei è in grado di fornire lumi a riguardo. Io le dico che dagli atti risulta pacifico che, anche perché lo dice lui e i verbali sono stati acquisiti che il moschetto di Muffini ha esploso due colpi. L’altra arma che ha sparato, da quello che lei stesso ha detto è la pistola di Filippi?
RISPOSTA – Sì.
DOMANDA – Ora la pistola di Filippi noi abbiamo alcune dichiarazioni, mi pare delle stesso Filippi da cui sembra emergere che lui abbia esploso quattro colpi. In realtà poi da alcuni atti si vede che al momento del reintegro dei colpi sparati gli vengono restituiti 5 colpi. Quindi arriviamo a sette. Cinque più due. Vi è in atti un’autopsia, dal quale risulta che Esposti è stato attinto da otto colpi passanti. Nel senso che il suo colpo non ha ritenuto alcun colpo, sono tutti usciti. Però praticamente ci sono sedici fori. Io le chiedo se è in grado di fornire una spiegazione di questo colpo o potrebbero anche essere due che non risultano?
RISPOSTA – Guardi io dopo queste prime dichiarazioni con la presenza del magistrato sul posto, io poi sono stato tolto dalle indagini perché fu creata immediatamente una squadra a hoc che si interesse del caso. Questi sono accertamenti che sono avvenuti successivamente. Io per la prima volta sento perché non ho altri elementi sento che Giancarlo Esposti fu attinto da otto colpi. È la prima volta che lo sento. Perché sono accertamenti che avvenuti successivamente.
DOMANDA – Autopsia non sarà stato tanto tempo dopo. Adesso non mi ricordo la data ma…
RISPOSTA – Questo non lo metto in dubbio però è la prima volta che lo sento dire.
DOMANDA – Quindi non in grado di fornire una spiegazione?
RISPOSTA – No. Questo no. DOMANDA – Un’altra cosa le è stata già chiesta e quella della mancanza all’appello la presunta, io dico presunta perché qui parliamo sempre così, la presunta mancanza all’appello di una delle pistole del gruppetto, mi pare una Beretta 34. Le è già stato chiesto a dire il vero, mi pare che non sia stato in grado di fornire elementi di una qualche concretezza. Cioè c’è una discordanza tra gli atti. RISPOSTA – Ho capito. Io da quello che ricordo e non posso smentirmi, minutai la segnalazione con tanto di…
(…)
DOMANDE DEL PUBBLICO MINISTERO – PIANTONI DOMANDA – Abbiamo un marconigramma proprio a firma del capitano di allora Della Gala, che è nel faldone GA 35, foglio digitale 89, con le quali si dà notizia da compagnia città Ducale al Ministero dell’Interno tutta una serie di uffici, Prefettura e altri comandi di arma, Questura Rieti e via dicendo. Ve ne sono due per la verità di segnalazioni sostanzialmente analoghe. In questo elenco, la seconda è nel faldone GA 118, foglio digitale 35. Si tratta sempre di atti già acquisiti dalla Corte. Nel primo citato quindi quello a foglio 89, l’atto è sempre un marconigramma del 30 maggio. Dopo il resoconto di quanto era accaduto si dà conto: venivano rinvenute una serie di armi lunghe, un fucile Mouser, un fucile mitragliatore M3 calibro 9, moschetto automatico Beretta Tigre con due caricatori e poi le armi corte. Quindi sono tre lunghe e le armi corte, vengono indicate una pistola browning HI Power calibro 9 con 5 caricatori, una pistola calibro 7,65 modello 34 munita di silenziatore con solo caricatore, un Colt 357 Magnum a tamburo con 60 colpi e, questo è il punto, una Beretta calibro 9, modello 34 con due caricatori. In altri atti si comprenderà poi che la pistola indicata come 7,65, modello 34 era una Beretta 34, quindi nata in calibro 9 però con canna in calibro 7,65. La 34 è compatibile a montare la canna di calibro ridotto. Quindi vengono elencate in questo marconigramma dell’allora Capitano Della Gala queste 4 pistole: la browning, la 34 modificata, la Colt e questa Beretta calibro 9 modello 34 con due caricatori, mentre la 7,65 è quella con silenziatore ed un solo caricatore. Quindi questo è il documento a firma del Capitano relativo al numero di armi corte rinvenute. Poi abbiamo in realtà gli atti di Polizia Giudiziaria , cioè i sequestri e quanto altro nei quali questa beretta calibro 9, modello 34 con due caricatori è scompare.
RISPOSTA – Da chi sono firmati questi verbali di sequestro?
DOMANDA – Verbali di sequestro Maresciallo Pascucci che li ha materialmente fatti. Non da lei per carità Il problema era capire la redazione di questo primo atto fatto da lei dove c’è un’arma in più. Cioè lei vide queste armi?
RISPOSTA – Sì. Io posso confermare perché prima di fare la segnalazione le ho contate quindi se ho contato 4 pistole non posso essermi sbagliato.
DOMANDA – Non solo contate, sono descritte. Quindi non è solo il numero, non è che viene indicato 4 pistole. Proprio vengono indicate la browning, la beretta, la Colt e l’altra beretta?
RISPOSTA – Sì, sì. Le marche ed il tipo di arma. E sono state lì in un telo. Venuto il magistrato, fatte vedere. Lui le ha guardate tutte, le ho mandate alla compagnia. Però successivamente, subito dopo appena arrivata la compagnia per ordine sempre del magistrato le ho portate a Rieti al gruppo perché era stata pensata, ideata e attuata questa squadretta a hoc.
DOMANDA – Presso il comando gruppo?
RISPOSTA – Presso il comando gruppo.
DOMANDA – Da chi era comandata questa squadretta?
RISPOSTA – Mi pare che all’epoca destinarono al comando, perché il nucleo investigativo di Rieti era comandato dal Maresciallo, fu rassegnato l’incarico al capitano D’Addio che era il comandante della compagnia di Rieti, comandante della compagnia capoluogo quindi era vicino al magistrato poteva operare meglio. Gli dettero gli uomini che stavano al nucleo operativo e Città Ducale fu estromessa proprio. DOMANDA – Capitano D’Addio?
RISPOSTA – D’Addio Mario.
DOMANDA – E lei non se ne occupò più?
RISPOSTA – No. Non ho fatto più niente io. Quindi io ho mandato giù quelle armi che successivamente ho saputo, ma sempre de relato perché la cosa mi dette enormemente fastidio.
DOMANDA – Questo dato è per lei noto fin d’allora, cioè venne fuori questo problema della pistola in più o della pistola in meno?
RISPOSTA – Dopo. Dopo successivamente nel corso delle indagini, sa quando si chiacchierava seppi che mancava qualche arma. Però a me non è stata mai contestato una cosa del genere.
DOMANDA – Quindi le dette fastidio nel senso che…?
RISPOSTA – Mi dette fastidio che ci tolsero dalle indagini quando io, avevo avuto due Carabinieri feriti etc. Potevamo dare un contributo ma comunque decisioni che…
DOMANDA – Non ho capito. Le dette fastidio l’estromissione?
RISPOSTA – L’estromissione dalle indagini del mio comando. Perché non mi hanno chiesto neanche un uomo, non dico io perché avevo la compagnia da comandare, ma neanche un mio uomo partecipava, perciò.
(…)
DOMANDA – Nel verbale del 16 novembre del 1974, si fa riferimento al fatto che D’Intino spontaneamente fornì l’elenco delle armi?
RISPOSTA – Sì, sì.
DOMANDA – Che avevano con sé?
RISPOSTA – Le uniche cose che io ho chiesto a questi due: “Ma voi chi siete?”. Perché nel frattempo le radioline cominciavano a parlare di Brigate Rosse etc. e io gli credetti, dice che appartenevano a un gruppo di estrema destra. E lui stesso, dico: “Con quelle armi?”. E lui l’elencò, mi disse…
DOMANDA – Le elencò e quindi l’elenco che fece?
RISPOSTA – Corrispondeva.
DOMANDA – A quelle che lei aveva…?
RISPOSTA – A quelle che io avevo mandato giù poi successivamente. Mi disse: “Noi abbiamo tot pistole, tot fucili”.
DOMANDA – E quindi elencò la famosa quarta pistola?
RISPOSTA – Adesso io non ricordo se mi disse anche i tipi.
DOMANDA – Non ricorda il particolare?
RISPOSTA – Cioè…
DOMANDA – Comunque l’elenco corrispondeva a quelle che lei aveva visto?
RISPOSTA – Sì, sì, il numero. Questo lo ricordo bene.
DOMANDA – Generale, sempre sul punto c’è questo primo verbale del 16 novembre dove si dà conto di quanto abbiamo appena detto. E c’è un verbale ultimo, recente, insomma si fa per dire del 12 maggio del 1999 dove lei appunto dice esattamente quanto ha appena detto, che lei stesso riscontrò questa presenza e minutò questo marconigramma, insomma il documento che magari sarà anche bene acquisire in allegato al presente verbale. C’è invece un passaggio intermedio del quale volevo da lei una spiegazione che il verbale di Corte d’Assise del 6 luglio del 1977, dove invece quando le venne chiesto: “Ricorda se fra le armi ci fosse una beretta Calibro 9?”. Lei rispose: “No, perché le armi non le ho viste. Furono portate via dal Maresciallo Filippi che le consegnò alla compagnia di Città Ducale e subito dopo per ordine della magistratura furono portate a Rieti”. In realtà lei le vide quelle armi, come mai?
RISPOSTA – Sì, senza altro ci sarà stato un lapsus. Poi bisogna tenere conto che in quella sede del dibattimento di 33 anni fa le cose furono viste in tutt’altro modo. Per cui poche domande etc. quindi posso essere stato poco preciso, questo lo posso… Perché se ho contato il numero, le ho descritte esattamente nella segnalazione devo averle viste, questo poi con il ragionamento.
DOMANDA – Tornando un attimo alla ricostruzione della dinamica, lei ha redatto il rapporto sulla base delle indicazioni, quindi abbiamo detto del Maresciallo Filippi e di chi altro, del Maresciallo Muffini immagino?
RISPOSTA – Filippi e Muffini perché gli altri o erano feriti. Il Carabiniere che aveva soccorso il collega era lontano e non aveva visto niente. Però ripeto fu quello che descrissero e che poi non ho potuto riscontrare alcunché in quanto non facevo più parte delle indagini.
DOMANDA – Lei dal Carabiniere Iagnemma quello che ha avuto la malattia più lunga, quindi che era tornato poi in servizio dopo molto tempo, ha avuto delle indicazioni circa lo svolgimento, la dinamica dell’azione?
RISPOSTA – No, non l’ho più sentito.
DOMANDA – Non ha mai parlato con lui?
RISPOSTA – Perché poi l’anno dopo andai via io, quindi persi i contatti. Io al procedimento qui al processo, al dibattimento incontrai solo Mancini, Iagnemma non venne.
(…)

Annunci