Sergio Calore – dichiarazioni 15.02.1985

-Calore Sergio gia’ generalizzato. Assistito dal suo difensore avvocato Sangermano Germano, del foro di Firenze, avvisato, presente.

– Circa la proposta di attentato al magistrato veneto fatta al Fioravanti da parte del Melioli, ho ricordato un particolare: Mariani Bruno, in epoca precedente la mia scarcerazione (ottobre ‘79) aveva portato nel veneto un’ autovettura rubata assieme ad esponenti del gruppo Colantoni Armando. Il Mariani era solito presentare il Colantoni come persona legata alle “Brigate Rosse” di Roma e quindi quando consegno’ l’ auto a Fachini e cavallini, aveva detto loro che questa proveniva dalle “BR”. Tale particolare mi convinse ancor di piu’ che la proposta fatta al Fioravanti rappresentava una provocazione nei confronti della area brigatista. A quanto seppi in seguito, l’ auto in questione fu poi utilizzata da Fioravanti e Cavallini nell’ assalto al distretto militare di Padova fine marzo ‘80. Come ho gia’ riferito in altra occasione, Dimitri, nel corso della sua detenzione a Rebibbia (primavera – estate 1980) , era in rapporti epistolari con Delle Chiaie Stefano, venni a conoscenza della circostanza quando nel corso di una perquisizione alle celle, venimmo concentrati nella sala televisione. Qui Dimitri mi disse di essere molto preoccupato per non essere riuscito a distruggere una lettera speditagli da Delle Chiaie. A quanto mi disse Dimitri, Delle Chiaie lo invitava a stare tranquillo e a non tentare la fuga in maniera azzardata, dato che avrebbe pensato lui a farlo evadere; in particolare, Dimitri mi parlo’ della possibilita’ prospettatagli da Delle Chiaie, di fuga da effettuarsi a mezzo di un elicottero resa possibile dal fatto che “Avanguardia” poteva disporre di un elicotterista francese. Delle Chiaie si firmava come “Alfredo” .

Si dà atto che a questo punto l’ avvocato Sangermano si allontana per precedenti impegni professionali.

– parte della lettera era crittografata e veniva decifrata dal Dimitri ricorrendo ad una griglia da sovrapporre al testo.

Aggiungo un altro particolare sui contatti tenuti dal gruppo Giuliani: mi risulta che Giuliani Egidio aveva rapporti con Allatta Benito; tali rapporti, con tutta probabilità, si erano stabiliti per il tramite dei fratelli Sangue, che mi sembra siano imparentati con allatta. Per quanto mi riguarda, io presi contatti con Allatta Benito nel corso del 1978, tramite bravi cesare che dirigeva il nostro gruppo di latina. Allatta, che risiedeva ad Aprilia, svolgeva attivita’ politica a Latina ed io fino all’ epoca del mio arresto (maggio ‘79) , non seppi mai dei rapporti che lui ed altre persone del suo gruppo, tra cui il latitante Latino Fausto, avevano con Giuliani, gia’ da quella epoca. Furono Giuliani e Mariani a rivelarmi, dopo la mia scarcerazione, la esistenza di quei rapporti gia’ prima del maggio ‘7905 . In proposito vi e’ una inchiesta del dr Priore nella quale risultano inquisiti elementi neofascisti ed appartenenti alla sinistra rivoluzionaria; a questo ambiente e’ stata attribuita la responsabilita’ dell’ attacco al centro della motorizzazione di Roma (ottobre – novembre 1978) da quanto mi risulta, il gruppo Giuliani – Colantoni – Sangue immagazzinava armi gia’ da diversi anni, tanto che in tre depositi vennero sequestrate armi in grandi quantita’, ed anche esplosivi vari, che mettevano a disposizione dei vari gruppi eversivi di destra e di sinistra. Cio’ consentiva al gruppo la conoscenza delle azioni compiute dalle organizzazioni da esso rifornite.

A dimostrazione della estrema ambiguita’ del gruppo Giuliani, faccio presente che Giuliani era legato strettamente anche a Facchinetti Loris e Tacchi Valtemio: ambedue ex dirigenti di “Europa Civilta’ ” e all’ epoca iscritti alla loggia massonica “lira e spada” della quale dirigevano la tipografia. In carcere, a Novara, Giuliani mi disse di essere preoccupato perche’ il locale in cui teneva le macchine per la falsificazione dei documenti e per la stampa, appartenevano a Greggi Agostino, iscritto alla loggia P2 e questo fatto, unito alla sua amicizia con il Tacchi e con il Facchinetti, poteva collegarlo agli ambienti massonici. La tipografia venne scoperta nell’aprile ‘81, in occasione dell’ arresto del Giuliani. Come ho gia’ detto in altre occasioni, presi contatti diretti con Fachini, nel marzo ’77 su disposizione di Concutelli, arrestato come è noto, in via Foraggi nel febbraio ‘77. Alcune delle armi trovate in via foraggi, provenivano dal Fachini.

Io avevo gia’ conosciuto Fachini per averlo incontrato in compagnia di Signorelli e inoltre lo avevo visto alla riunione di Albano Laziale nella quale fu annunciata la riunificazione “AN – ON” . Ricordo con esattezza che in tutte le occasioni in cui Fachini veniva a Roma nel periodo della nostra frequentazione, fino al maggio ‘79, egli si recava ad incontrare un certo Pascucci, del quale non ricordo il nome; si tratta della persona legata a Dantini Enzo Maria e ai dirigenti di Terza Posizione Adinolfi, Fiore e Spedicato; in particolare, la sua conoscenza con quest’ ultimo e con Dantini, risaliva all’epoca della comune militanza in “Lotta di Popolo” .

Non incontrai mai il Pascucci. Come ho gia’ detto in altre occasioni, fu dantini a mettere in contatto Iannilli Marcello con il nostro gruppo di “Costruiamo l’Azione”, in occasione della campagna di attentati della primavera estate 1978. Venni arrestato, come ho detto, due giorni dopo l’ attentato al Consiglio Superiore della Magistratura. Non partecipai affatto all’ attentato, che non sapevo neanche dovesse avvenire. Il giorno successivo al fallito attentato, incontrai Aleandri Paolo che mi disse che le notizie apparse sulla stampa secondo le quali l’ attentato avrebbe dovuto avvenire di giorno, erano false, dato che egli era rimasto d’ accordo con Iannilli e Mariani che l’ attentato fosse eseguito, come quelli precedenti dell’ “Mrp” , di notte. Insieme, allora, elaborammo un volantino con il quale smentivamo la volonta’ di compiere una strage. Tale volantino venne fatto ritrovare dopo l’ attentato al ministero degli esteri, effettuato un paio di giorni dopo il mio arresto. Il mio compito in relazione a tutti gli attentati rivendicati dall’ Mrp, non era quello di organizzarli, ma quello di gestirne politicamente gli effetti. Ecco perche’ non ero a conoscenza dell’attentato che sarebbe stato portato contro il “Csm” . Solo durante il periodo della mia detenzione, e cioe’ quando ebbi occasione di rivedere Aleandri, seppi che in realta’ il “timer” era stato predisposto per una sola esplosione in ora diurna.
Paolo mi disse anche che quando egli aveva chiesto spiegazioni a Iannilli e Mariani del perche’ si fossero regolati in tale modo, non aveva ricevuto alcuna risposta ed anzi era stato addirittura minacciato da costoro.

– mentre il referente politico di Iannilli era Dantini, il Mariani pur essendo entrato in contatto con noi per altra via, era legato al gruppo guerra – Colantoni – Giuliani. Io avevo preso contatto con Mariani nell’ estate del 1978 nel seguente modo:
Pascuzzo Arnaldo di Villalba di Guidonia, mi aveva detto che c’ era un gruppo nel quartiere prenestino che era interessato alle tesi di “Costruiamo l’azione”; di questo gruppo, faceva parte il cugino di Pascuzzo, a nome Atenni Giancarlo. Chiesi a Pascuzzo di combinare un incontro con quest’ ultimo e questi venne accompagnato da Mariani Bruno. Mariani mi disse di essere interessato al discorso politico che noi stavamo sviluppando e, per stabilire ulteriori forme di collaborazione, stabilimmo che ci saremmo risentiti quando fosse stato disponibile ad incontrarsi con noi guerra marco, in quel periodo assente da Roma. Vi fu poi l’ incontro con Guerra e con Mariani avvenne ad amatrice nell’agosto ‘78 e si concluse con l’ adesione di entrambi a “Costruiamo l’ azione” dopo il mio arresto del maggio ‘79, mentre mi trovavo nella sezione speciale del G12 di Rebibbia, avevo divieto d’ incontro con Signorelli Paolo; scendevamo quindi all’aria uno al mattino, l’ altro al pomeriggio. In quella stessa sezione, era recluso anche Izzo Angelo, che conobbi in quella occasione. Izzo aveva cosi’ la possibilità di incontrare me e Signorelli. Durante uno di questi incontri, Izzo mi riferi’ che Signorelli voleva sapere se io conoscessi qualcosa sul coinvolgimento del figlio Luca nel reperimento dell’ auto utilizzato per l’attentato al Csm. Gli dissi che non ne sapevo nulla. Non approfondii l’ argomento perche’ avevo conosciuto Izzo solo in quei giorni e mi stupii che Signorelli trattasse con lui argomenti cosi’ delicati. Nell’aprile ‘80, incontrai Fioravanti Cristiano nel carcere di Rebibbia. Lo rividi a Paliano nel novembre ‘84. In tale ultima occasione mi disse che era stato proprio lui a riferire agli inquirenti, almeno due anni prima, che riteneva possibile per la tecnica esecutiva il coinvolgimento del fratello Valerio nell’ omicidio Pecorelli e per gli stessi motivi, riteneva possibile la attribuzione dell’omicidio di Mattarella Piersanti, presidente della regione Sicilia, al fratello ed al Cavallini. Non ricordo se inseri’ anche il nome di Alibrandi nel primo episodio. Cristiano mi disse che si trattava di sue deduzioni. Per quelle che sono le notizie in mio possesso sull’ ambiente dei “Nar” e sulla persona di Fioravanti Valerio, mio amico, mentre ritengo si possa escludere un suo consapevole coinvolgimento in strategie occulte non mi stupirei la sua azione possa essere stata condizionata a sua insaputa da persone che pur militando al suo fianco, rispondevano a logiche decise altrove.

– Mi risulta che Valerio, nell’ estate 1980, volesse uccidere Fachini. Valerio mi spiego’ che intendeva realizzare quel gesto poiche’ Fachini era persona compromessa in giochi di potere ed aveva fatto scorrettezze nei suoi confronti. Non mi disse pero’ con precisione la natura di quelle accuse. Tornando per un momento all’ omicidio Pecorelli, ricordo che io ed Aleandri commentammo quell’ episodio come il risultato dello scontro tra l’ala miceliana e quella malettiana dei servizi di sicurezza. In particolare, ritenevo “OP” come ispirata dall’ ala miceliana. Nell’ immediatezza dell’ omicidio Pecorelli, i fratelli Scorza mi dissero che Tilgher aveva commentato l’ episodio affermando che era stato ucciso “un ottimo camerata” .

– Conobbi Semerari Aldo nel 1977 in casa di De Felice Fabio. Lo rividi poi, a casa del De Felice o nella sua casa di Castel San Pietro, una ventina di volte. L’ ultima volta che ci siamo incontrati, e’ stato nell’agosto ‘80 nel carcere, lui era li per ragioni professionali. Era in uno stato di grande euforia, mi abbracciò e mi disse “non ti preoccupare che presto uscirai di prigione” . Ero stato arrestato 8 mesi prima per l’ omicidio leandri per cui interpretai quella frase come un augurio. Era gia’ avvenuta, sia pure da pochi giorni, la strage della stazione di Bologna. Nel marzo ‘79, mi incontrai a casa di Semerari, con De Felice, Signorelli, Fachini e lo stesso Semerari. Attaccai De Felice, tra l’ altro, perche’ ero venuto a sapere da Aleandri che il De Felice, attraverso Semerari, stava operando per ottenere l’ insabbiamento di un procedimento giudiziario a carico del costruttore romano Genghini. Quando chiesi al De Felice che cosa volesse ottenere attraverso tale operazione, egli mi rispose che eravamo una banda di ragazzini, che non capiva niente della “vera politica” e che lui si prefiggeva di “ottenere la riconoscenza di Andreotti”. Nella discussione, Semerari non intervenne; Signorelli tentò di farmi riappacificare con De Felice, mentre Fachini appoggio’ la mia posizione. Quel giorno ebbero fine i miei rapporti con De Felice. Sempre nel corso di quella discussione, De Felice disse che, mentre noi ci trastullavamo con il nostro giornale “Costruiamo l’ azione” , c’ erano persone come Salomone Franco, che aveva rischiato il licenziamento per aver fatto pubblicare una serie di articoli di Semerari sul quotidiano Romano “il Tempo” . Gli articoli di Semerari cui faceva riferimento, esponevamo, valutandole come positive, le conseguenze che avrebbe avuto l’ irrompere del terrore nel campo della politica;

In particolare parlavano della possibilita’ di un collegamento tra organizzazioni criminali e formazioni politiche. L’ ultimo di tali articoli era apparso subito dopo l’ attentato brigatista a Fiori Publio, esponente democristiano, per cui, a detta di De Felice, (l’ onorevole Andreotti aveva telefonato al direttore del “Tempo” Letta Gianni chiedendogli di prendere provvedimenti contro chi aveva consentito la pubblicazione di quegli articoli. Tra gli altri progetti che avevano gli ambienti legati a Gelli ed a De Felice, e dei quali venni a conoscenza tramite Aleandri, vi era quello di costituire una agenzia di stampa internazionale che consentisse la divulgazione di notizie utili ai loro comuni interessi. Fu De Felice a proporre la cosa a Gelli. Non ricordo se l’ idea venne accettata. So pero’ che tale agenzia avrebbe dovuto essere diretta dal salomone e da un giornalista del “Giornale Nuovo” del quale ricordo solo il nome “Claudio”; quest’ ultimo scrisse anche un articolo per “Costruiamo l’ azione” sul significato del sequestro Moro, apparso sul giornale che curavo io personalmente, nel maggio-giugno ‘78. E’ noto poi come Semerari avesse rapporti con la cosiddetta Banda della Magliana, i cui componenti ricorrevano alla sua assistenza una volta arrestati. E’ Aleandri a conoscere meglio tali rapporti. Nel 1977 Semerari, dico: nell’ autunno del 1977, Semerari mi fece sapere tramite Signorelli, che era disposto ad introdurre armi nel carcere di Rebibbia per farle poi recapitare tramite un suo assistito detenuto Concutelli Pier luigi, in quel periodo detenuto a Rebibbia, per consentirgli di evadere.

Semerari aveva grande facilita’ di accesso a Rebibbia, dove disponeva di un’aula nella casa di reclusione per l’ insegnamento. Semerari riceveva in tale aula, alla quale accedeva senza controlli, anche detenuti provenienti dalla adiacente casa circondariale e proprio attraverso uno di questi avrebbe recapitato “un paio di pistole” al Concutelli, che ha sempre avuto nella destra una valenza carismatica. La cosa non venne portata a termine poiche’ Concutelli si fece sorprendere con le sbarre della sua cella segate, per cui venne isolato e strettamente sorvegliato.

Letto confermato e sottoscritto.­

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