Sergio Calore – dichiarazioni 14.02.1985

-Calore Sergio, gia’ generalizzato. Il suo difensore avvocato Sangermano Germano del foro di Firenze, avvisato, non e’ comparso.

Il Calore a domanda risponde:

– Venni arrestato nel maggio ‘79 su ordine di cattura della procura della Repubblica di Rieti che mi accusava di ricostruzione del disciolto partito fascista. Nel luglio ’79 nel carcere di Rebibbia, conobbi Fioravanti Valerio arrestato per porto di pistola al valico di ponte Chiasso. Stringemmo subito amicizia. In quello stesso periodo erano detenuti con me a Rebibbia Signorelli Paolo, Mutti Claudio e Allodi Leonardo. Venni prosciolto in istruttoria e scarcerato il 13.11.79. Ripresi immediatamente i contatti con esponenti del gruppo “Costruiamo l’azione”, che si era praticamente dissolto come struttura durante la mia detenzione. In particolare rivedo Mariani Bruno e con lui mi reco in un cascinale sulla via Prenestina dove erano custodite le armi del nostro gruppo; mescolate con esse vi erano le armi del gruppo Giuliani – Colantoni; quest’ ultimo attualmente fa parte con la sua compagna Centi Paola, dell’area omogenea di sinistra di Rebibbia. Giuliani all’ epoca era anche in contatto con il gruppo dei fratelli Sangue, attualmente in Sud Africa, impegnato con Sparapani ed altri in azioni del “White – commando” (attentati razzisti) . Vi erano non meno di cento pistole, una quindicina di mitra, bombe a mano Srcm ed ananas, lancia razzi americani m72 ed esplosivo vario. Vi era questa comunione di armi tra il nostro gruppo e quello di Giuliani Egidio poiche’ tra i due gruppi si erano stretti rapporti durante la mia detenzione: in particolare, tra Mariani Bruno e Giuliani Egidio. Circa sette giorni dopo la mia scarcerazione, venne a cena a casa mia Signorelli Paolo con tutta la famiglia (la moglie, il figlio Luca e la figlia Silvia). Alcuni giorni dopo rividi Fioravanti Valerio, scarcerato alla fine di ottobre.

Parliamo dei nostri rispettivi progetti politici; Valerio all’ epoca aveva in preparazione la rapina alla Chase Manhattan Bank e si mostrava deluso dell’ andamento delle iniziative politiche nel suo ambiente. Gli feci presente che, volendo, poteva entrare a far parte del nostro gruppo che aveva in programma iniziative politiche – militari. Valerio mi rispose che preferiva per il momento restare nel suo ambiente, gravitante attorno al “Fuan” di Roma. Rividi Valerio il giorno successivo all’arresto di Pedretti avvenuto in occasione della rapina ad un orafo di via Rettazzi. Fioravanti mi disse che Dimitri aveva consegnato a Pedretti delle armi che custodiva per suo conto e che queste armi erano state sequestrate al Pedretti. Valerio riteneva pertanto che Dimitri era stato scorretto nei suoi confronti, aggiungendo ad ulteriore prova della sua affermazione, che lo stesso Dimitri si era recato a Parigi pochi giorni prima per incontrare Delle Chiaie Stefano portando con se Alibrandi Alessandro perche’ aderisse ad avanguardia nazionale. In quella stessa occasione Fioravanti Valerio mi riferi’ che una persona di Rovigo, che a Roma sifaceva chiamare “Federico” , che in seguito lo stesso Fioravanti mi confermo’ trattarsi del Melioli, come avevo immediatamente capito, gli aveva proposto di compiere un attentato contro un magistrato veneto, che in quel momento svolgeva indagini sull’ autonomia operaia.
Non era certamente il dr Calogero; ricordo che dovrebbe trattarsi del dr Palombarini o del dr Stiz. Almeno tali nomi mi sono rimasti impressi in mente. Melioli aggiunse che l’ attentato avrebbe potuto essere rivendicato dalle “Brigate Rosse” . Gli spiegai che Melioli era una persona di fiducia di Fachini e che quindi sia i contatti che aveva intrattenuto con lui che la proposta che mi aveva rivolto, mi lasciavano molto perplesso poiche’ il Fachini innanzi a me aveva sempre assunto una posizione negativa nei confronti dei “Nar” , fatta eccezione in occasione di un nostro incontro, cui partecipo’ lo stesso Melioli, nel corso del quale si era lamentato del tono troppo duro usato sull’ ultimo numero di “Costruiamo l’azione” nell’ articolo “chiarezza” scritto da Signorelli Paolo. Preciso che identificai immediatamente il “Federico” nel Melioli poiche’ Valerio mi disse che il “Federico” era un neofascista di Rovigo che intratteneva buoni rapporti con gli ambienti dell’ autonomia che gravitavano attorno a “Radio Sherwood”, cosa che gia’ sapevo. Ritenni che l’azione che proponeva il Melioli contro il magistrato veneto fosse una provocazione nei confronti dei gruppi della sinistra rivoluzionaria; fatto sta che avvisai di quanto stava accadendo anche Colantoni Armando che sapevo essere in contatto con ambienti del “Movimento comunista rivoluzionario” che faceva capo a Morucci dopo il suo distacco dalle “Brigate Rosse”.

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– non posso escludere ovviamente che il Melioli, attraverso gli ambienti di “Radio Sherwood” , fosse realmente in contatto con esponenti brigatisti. Come seppi in seguito, Melioli era anche in contatto epistolare strettissimo con Freda Franco. Oltre Melioli, ho conosciuto un’ altra persona di Rovigo: si presento’ con il nome di “Giorgio”; penso si trattasse di nome di copertura poiche’ anche Raho si presentava con lo stesso nome che poi è lo stesso nome che usa normalmente Freda Franco. Questo “Giorgio” e’ persona di grossa corporatura, giocatore di rugby in squadra di serie A, di capelli scuri ed ondulati, lo conobbi nel 1977, quando venne insieme con Raho a Roma per partecipare ad una rapina ai danni dell’ armeria Frinchillucci.
La rapina non fu realizzata poiche’ nel palazzo di fronte vi era la societa’ “Italgas” con numerosi metronotte il che ci sconsiglio’ la rapina. Rividi “Giorgio” alla fine del gennaio ’79 quando mi recai a Treviso per una conferenza riguardante l’attivita’ di “Costruiamo l’ azione” . In tale occasione venni accompagnato nel circolo di Treviso adiacente la questura, da Raho Roberto, all’ epoca latitante, e da Granconato Marino; non ricordo se era presente anche Penna Vittorio. Granconato e penna rappresentavano i veri cervelli politici del gruppo veneto ed i vari scritti apparsi sui “Quaderni militanti” erano stati elaborati da loro, tra i quali, il numero monografico intitolato “Indicazioni politico economiche per il movimento combattente”.
Vidi ancora Melioli a Rimini, nella cooperativa libraria “Il Cerchio”, attualmente gravitante nell’ area “rautiana”; a tale incontro parteciparono anche Raho, Fachini e, se ben ricordo, anche cavallini, gia’ latitante da due anni dopo l’evasione. Ero in compagnia di Aleandri e dovevamo trattare questioni relative al giornale “costruiamo l’ azione” . Era la seconda meta’ del marzo ‘79.
Tornando al periodo compreso tra la mia scarcerazione ed il successivo arresto (13.11.79 – 17.12.79), appresi da Valerio, che intendeva passare nel nostro gruppo, anche in considerazionedella sottrazione di armi che aveva subito ad opera di Dimitri. Dunque, a partire dal 6 – 7 dicembre, Valerio entra a far parte del gruppo che faceva capo a me. Il giorno 10 e 11 dicembre, Valerio partecipo’ ad una rapina ai danni di un orefice di Tivoli insieme a Mariani Bruno, Rossi Mario, Cavallini Gilberto ed un “comune” amico di Mariani, del quale non so il nome. Fu in questa occasione che presentato Fioravanti a Cavallini. Sempre in quei giorni, parlai a Cavallini dei contatti che avevo saputo che Fachini intratteneva con l’ambiente dei “Nar” per il tramite di Melioli ed anche del progettato attentato al magistrato veneto di cui ho detto sopra. Aggiunsi quindi che il comportamento di Fachini era estremamente ambiguo e che quindi lui vedesse come regolarsi nei suoi confronti, nel senso che ritenevo opportuno che rompesse ogni rapporto con il Fachini.
Cavallini mi disse che avrebbe verificato, una volta rientrato nel Veneto, quanto gli avevo detto affermando che; se fosse risultato vero quanto gli avevo riferito, avrebbe troncato i suoi rapporti con Fachini. Cavallini in quel periodo faceva la spola tra il Veneto e Roma poiche’ trasportava l’ingente quantitativo di oro rapinato dal gruppo di Giuliani ad un libico fuoriuscito, a Fachini che provvedeva a venderlo e quindi riportava il danaro al Giuliani.

– non so come fosse nato il rapporto Giuliani – Fachini, che non esisteva fino al momento del mio arresto nel maggio 79. Nei giorni seguenti seppi dagli ambienti della Montagnola, e piu’ precisamente dai fratelli Scorza Franco e Pancrazio, che da sempre mi riferivano notizie sempre risultate esatte, sull’ambiente di “Avanguardia Nazionale”, che Delle Chiaie Stefano si trovava a Roma intorno al 10.12.79, per predisporre delle azioni imprecisate contro Saccucci Sandro, “colpevole” di Avanguardia Nazionale.
Mi era noto che Delle Chiaie periodicamente, almeno 3 – 4 volte l’anno rientrava in Italia per incontrare gli aderenti alla sua organizzazione. Normalmente faceva base a Roma; con precisione, non so dove andasse ad alloggiare. Il 17.12.79, venni arrestato poiche’ accusato di concorso nell’omicidio Leandri. Non venni quindi a sapere ne’ la decisione di Cavallini circa i rapporti con Fachini, ne’ gli sviluppi del soggiorno di Delle Chiaie a Roma. E’ abitudine di Delle Chiaie, quando si trova in Italia, stabilire appuntamenti ai quali partecipano persone estranee ad “Avanguardia Nazionale” , in posti molto distanti da dove egli risiede e quindi ritengo che, quando incontrò Dimitri ed Alibrandi a Parigi, egli si trovava gia’ in Italia. E’ evidente che lo spostamento a Parigi era dovuto alla presenza di Alibrandi, estraneo ad “AN” e che, se avesse dovuto incontrare il solo Dimitri, anch’ egli di “AN”, non si sarebbe spostato da Roma, dove sapevo che in quel periodo intorno al 06.12.79 si trovava.

A questo punto, sono le ore 21,30, viene sospeso il verbale di interrogatorio del calore per essere ripreso alle ore 9,00 di domani 15.2.85.

Letto confermato e sottoscritto.

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