Luciano Buonocore “Una scelta per la libertà” – “Lotta Europea” marzo 1972

Crediamo sia nostro dovere, in questo momento di caos, di crisi delle istituzioni, del continuo sovvertimento di ogni valore umano e spirituale, cercare con serenità di spirito, senza troppo scendere nei particolari e, senza lasciarsi prendere dalla ragione di parte, di esaminare scrupolosamente l’attuale situazione politica italiana.
Ormai da tutte le parti si sente dire che le strutture del nostro sistema non reggono più, che una sfiducia sempre maggiore spinge gli italiani a rifiutare il sistema partitocratico, e molti apatici, timorosi e, diciamolo pure, pavidi, non vedono possibilità di risolvere il tutto, se non nel ritornare ai vecchi schemi, ai vecchi schieramenti politici, i quali, direttamente o indirettamente, hanno permesso che le cose giungessero fino a questo punto.

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In vista delle elezioni politiche, gli strumenti del sistema, televisione, radio e giornali di parte, tentano ancora una volta di confondere le idee agli italiani, con tutti i mezzi leciti ed illeciti a loro disposizione. I sindacati, strumenti, del partito comunista italiano, si allontanano sempre di più dalla loro funzione di difesa dei lavoratori, e si sostituiscono in un modo sempre più evidente al vuoto lasciato dal potere politico. I cittadini non sono più garantiti nelle loro libertà elementari. I marxisti impediscono con la forza la libertà di lavoro. Senza che le autorità intervengano. Impediscono la libertà di studio, con la violenza. Senza che le autorità intervengano. Intanto alcuni, quasi fossero aspiranti commissari del popolo, usano il loro potere in modo chiaramente politico, e quasi fossero quinta colonna del PCI, promuovono inchieste su chi si oppone alla violenza marxista, su chi vuole impedire che l’Italia divenga una nuova Cecoslovacchia, una nuova Ungheria.
Ecco perché le sciocche, e spesso in malafede, teorie degli opposti estremismi, del fascismo e dell’anti-fascismo non hanno più ragione di esistere. Esse servono solo a confondere le idee. Dall’epoca della preminente figura politica di De Gasperi la politica centrista in Italia è finita. Da allora il partito di maggioranza relativa ha sempre meno rappresentato i cattolici e le forze anti-comuniste. Questo partito poteva forse avere una sua validità storica nel momento in cui riusciva ad essere unito ed a rappresentare contemporaneamente la volontà anti-marxista della sua base. Oggi tutti sanno che il Partito cosiddetto guida è in realtà alla mercé delle sue frange di sinistra, comuniste, che sono riuscite ad imporre alla maggioranza scelte politiche ambigue, cause dell’inserimento del PCI nell’area di potere. E’ evidente quindi che mai tale cosiddetto partito guida, disunito da una miriade di correnti, da personalismi, da bassi giochi di potere, potrà da solo far fronte al pericolo marxista.
A questo punto bisogna guardare in faccia la realtà; due sono le soluzioni: o con queste elezioni politiche le forze sinceramente anticomuniste riusciranno ad ottenere uno strepitoso successo o, dopo le elezioni, se gli equilibri parlamentari resteranno sostanzialmente invariati, assisteremo allo sgretolamento totale del nostro Stato, con tutte le conseguenze derivanti da una tale situazione.
I marxisti, in un simile contesto, si troverebbero completamente a loro agio e, favoriti dal caos, dalla mancanza di forze bene organizzate, pronte a difendere, anche a costo della vita, l’Italia e la sua civiltà, non esiterebbero a sferrare l’attacco finale contro lo Stato. Si impone dunque la necessità di organizzarci, prepararci ad ogni eventualità, in un fronte articolato anticomunista, superatore dei partiti e catalizzatore d’ogni libera forza dai socialdemocratici alla estrema destra.
E, nel caso che si dovesse verificare, malauguratamente, la seconda ipotesi, essere in grado, venendo a mancare da parte dello Stato la difesa dei più elementari diritti civili, di rispondere con lo slancio spirituale più energico ad eventuali sopraffazioni delle quinte colonne dell’Unione Sovietica.

Luciano Buonocore, Lotta Europea n. 2, marzo 1972

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