Vincenzo Vinciguerra – dichiarazioni 09.11.1990

Il difensore d’ufficio avv. Desi Bruno, avvisato, non è comparso. E’ presente il Pm dr L. Mancuso ed il sottoscritto verbalizzante m.o. Gabriele Di Flavio dei CC di Bologna.

Adr: prendo atto che lei GI ha letto il mio libro “Ergastolo per la libertà”‘ ed il mio dattiloscritto “La voce del silenzio”. Confermo il contenuto di questi miei scritti, nel senso anche che, per le parti rilevanti, devono essere intese come contenenti dichiarazioni apprezzabili ai fini giudiziari.

Adr: interrogato in merito alla struttura denominata “gladio”, di chiaro che sei anni fa ho fatto una serie di nomi di persone collegate con i servizi segreti e mi riporto a quel verbale, aggiungo poi che vi sono state numerose teorizzazioni, fra le quali ricordo quella del generale Carlo Jean e quella del convegno Pollio, in forza delle quali si prefiguravano forme di guerra totale. Intendo totale nel senso riguardante non solo una componente militare, ma anche una componente politica e una componente civile da utilizzare nelle strutture adeguate a portare avanti tale tipo di guerra.
Ricordo che Rauti, da me citato a pag. 152 del mio libro, sottolinea la necessità di fronteggiare forme di infiltrazione non violenta del comunismo nei gangli dello Stato. Aggiungo poi che parlando di “guerra totale” intendo far riferimento all’idea di “guerra non ortodossa” ben chiarita a pag. 156 del mio libro, ove cito un passo di Ivan Matteo Lombardo. Aggiungo poiché i servizi nell’impegnarsi in tale tipo di guerra si avvalgono di molte strutture, ovvero di una unica struttura suddivisa in più sottostrutture. Le persone che ho menzionato sei anni fa, fra le quali ricordo esservi Delfo Zorzi, Marcello Soffiati, Carlo Maria Maggi, Fachini, Enzo Maria Dantini e Rauti, facevano certamente parte di una di queste strutture . Richiamo poi l’attenzione su tale Arnaldo Ronchini, da me menzionato nel libro, anch’egli appartenente a strutture di quel tipo. Ad esempio Delfo Zorzi aveva tutte le caratteristiche indicate da Spiazzi per entrare in una struttura segretissima delle forze armate. Era infatti un antimarxista, aveva svolto il servizio militare nonostante fosse praticamente cieco in un occhio ed aveva svolto attività informativa nell’esercito. Delfo Zorzi, parlando con me, ammise contatti con un altissimo funzionario del ministero degli interni. Circa il convegno Pollio voglio precisare che (…) non era un convegno, né fascista, né eversivo. I relatori erano tutti dei tecnici esperti in guerra rivoluzionaria.

rauti

Adr: dopo aver commesso l’attentato di Peteano sono stato protetto dalle indagini senza che io lo volessi. Da Maggi e da altri venni a sapere che i servizi sapevano della mia responsabilità, ma che non si erano mossi. Su questo punto mi riporto a dichiarazioni già rese in precedenza. Sono convinto di essere stato protetto in quanto era una strategia complessiva che doveva venire salvaguardata. Per tale strategia, che ha trovato espressione anche nell’episodio di Camerino, erano i “rossi” che dovevano apparire come responsabili di violenze ed attentati e perciò il gesto da me compiuto a Peteano era incompatibile con tale strategia e non doveva essere svelato. Tengo a segnalare che il depistaggio su Peteano prese consistenza proprio in concomitanza con l’episodio di Camerino.
Voglio inoltre produrre e consegnare all’ufficio il libro “Gli americani in Italia” di Roberto Faenza e Marco Fini e segnalo che a pag. 265 reca i nomi dei militari e dei civili che operavano nel “Comitato centrale” dell’Ail alle dipendenze del colonnello Musco. Produco e consegno all’ufficio altresì il libro “Il colpo di stato militare in Italia” di Beltrametti segnalando in particolare che a pag. 46 viene data una corretta definizione della “Guerra rivoluzionaria”. Ricordo che il Beltrametti, inoltre, nel suo libro “Contestazione e megatoni”, chiarisce che non si possono lasciare in mano ai politici gli elenchi di coloro che fanno parte dei “Nuclei di resistenza”.

Adr: non ritengo di dover fornire elementi ulteriori rispetto a quanto riportato nei miei scritti anche se sono disponibile a rispondere alle domande che potranno essermi fatte con riferimento a tutto quello che ho scritto. Mantenendo sempre la facoltà di non rispondere dove ciò fosse in conflitto con le mie scelte processuali. Richiamo all’attenzione il fatto che il mio libro contiene dei dati inediti. Ad esempio a pag. 57 chiarisco che fu il Tuti la persona che ricevette la dichiarazione firmata degli autori della strage di Brescia. La fonte di tale notizia è lo Zani Fabrizio. A pag. 93, poi, parlo della pistola che ha ucciso Pecorelli. So che qualcuno ha conservato quella pistola.

Adr: sentito in merito ai miei rapporti con Stefano Delle Chiaie dico che Stefano è fuori, nel senso che non e in carcere, perché l’ho difeso io. Ora non ha più un difensore, ma nemmeno lo accuso.
Adr: il Dantini e un ex avanguardista. Ritengo che possa identificarsi con quell’Enzo che mise in contatto i vertici di Terza Posizione con i Montoneros e precisamente con Firminich e Vaca Narvaja. Ho sempre sostenuto che i Montoneros rappresentavano una dimensione strategica voluta e organizzata dai Servizi Segreti vi sono evidenti analogie fra il processo di destabilizzazione argentino e quello compiuto in Italia. Il Golpe in Argentina avvenne il 24.03.76, data questa in cui io ed altri avemmo sentore di un possibile colpo di stato anche in Italia.

Lcs

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