Sandro Saccucci – lettera inviata alla Commissione P2 – luglio 1984

On.le Presidente,
ho letto la Sua Prerelazione finale sui lavori della Commissione pubblicata dall’Espresso del 20 maggio 1984. Le Sue conclusioni senza alcun dubbio le ritengo personalmente interessanti, profonde e degne della più ampia considerazione, perché ci offrono – finalmente – una chiave di lettura nuova e veramente interpretativa dello spaccato di storia italiana di questi ultimi decenni. Avevamo tutti la necessità – e mi consenta sottolinearLe la mia personale esigenza dal momento che da 15 anni mi trovo a pagare responsabilità per delitti non commessi – di siffatta chiave di lettura, ovvero di rilettura confortata da documenti certi.

Sembra, quindi, raggiunta la possibilità di capire – intanto – di sceverare e approfondire sulle luci e sulle ombre di quanto è accaduto in Italia e porre al nudo le responsabilità dirette e indirette degli uomini e degli ambienti autori di tutte le strategie occulte, degli scandali a catena, delle malversazioni, delle intossicazioni psicologiche e delle deformazioni stampa che hanno rattristato e spesso posto in pericolo la vita politica, economica e la pace sociale del paese.
Solo ora, e con enorme ritardo, prendo conoscenza della Sua Prerelazione e mentre reitero il mio apprezzamento non posso – di meno – non lamentare alcuni errori di in­terpretazione, alcune lacune che emergono laddove si parla del sottoscritto.

Sono spinto alla necessaria rettifica e precisazione per difendere la mia persona – invischiata in fatti che non mi appartengono – per dar fine, una volta per tutte, a siffatte accuse e strumentalizzazioni politiche. Intendo, allo stessa tempo, con le mie opportune delucidazioni fornirLe ulteriori elementi di analisi e giudizio perché le Sue Conclusioni finali siano più aderenti alla realtà delle cose e ancor più approssimative della Verità. Come parte interessata ho ragionato: se nella Relazione finale della Commissione si dovesse incorrere in una mezza dozzina di errori, imprecisioni e falsità, come nel mio caso, le conclusioni globali saranno inevitabilmente soggette al dubbio, alla discussione e alla inattendibilità generali. Con pochi ma significativi errori, fuorvianti, la Commissione nelle sue conclusioni può aver posto alla luce del sole, per intero, ciò che si voleva occulto, riservato o segreto?

Chiamo errori significativi e fuorvianti tutte quelle inesattezze inerenti la mia persona in base alle quali poggia, in parte, la interpretazione delle reali attività eversive della loggia P2 sul versante politico della destra.

Poiché il testo della Prerelazione non lascia spazio a dubbi e incertezze e da il tutto per scontato (ben 4 sono le citazioni al mio indirizzo), rilevo: si sono forse volute coprire scientemente responsabilità di altre persone accusando il sottoscritto? Oppure la Commissione, nonostante i 500.000 documenti di cui dispone, non è riuscita a scendere in profondità e squarciare i misteriosi veli della loggia P2? La prima ipotesi non esclude la seconda magari in conseguenza di dosificate intossicazioni a cura delle parti interessate. Certamente la mia forzata assenza dall’Italia ha reso il gioco ancor più facile. Alle pagine II, 37 e 33 della menzionata pubblicazione si fa riferimento alla mia persona, pertanto intendo chiarire e rettificare:

1)Non conosco il Signor Licio Gelli, non ho mai avuto rapporti diretti né indiretti con la sua persona. Quanto fu scritto dall’Unità nel maggio 1976, e la relativa replica del Gelli, non è di mia conoscenza e, in ogni caso, resta sempre una illazione giornalistica dell’autore;

2)A pag. 37 si parla di due intercettazioni telefoniche per sostenere la tesi delle mie presunte responsabilità circa il “contrordine” dal golpe Borghese. Desidero renderLe noto, qualora non lo fosse, che ho sempre contestato tali accuse tanto che è stata chiesta una perizia fonica delle bobine magnetofoniche per accertare la veridicità delle trascrizioni. Purtroppo tale esperimento, naturale diritto previsto per la difesa, non è mai stato possibile poiché dagli atti processuali risultano essere scomparse le bobine. Dico scomparse. In tal senso si è fatta la più elementare violazione del diritto della difesa concedendo va­lidità e utilizzabilità di giudizio a prove che non esistono e che qualche interessato si è incaricato di far scomparire. A nulla valse impugnare di falso quelle trascrizioni. Sorge legittima la domanda: quale persona o ambiente, tanto forte nel Tribunale di Roma, aveva interesse a far scomparire le bobine che potevano essere la base della mia difesa e falsificarne le trascrizioni? ;

3)Non ho alcuna responsabilità in comune con Miceli e Fanali nella presunta preparazione del golpe Borghese contrariamente a quanto affermato dal Questore Santillo nel suo rapporto del 1976; Non conosco il Gen. Miceli e tantomeno il Gen. Fanali. Il Miceli l’ho visto una sola volta nel maggio del 1976 durante un comizio dell’On. Almirante;

4)Il Dott. Santillo sostiene il falso circa la mia presunta appartenenza alla loggia P2, senza peraltro fondare la sua accusa sulla scorta di una sia pur minima prova;

5)Non so chi sia il Signor Ermenegildo Benedetti, il quale sostiene che “facevo quanto meno parte della famiglia massonica”, affermazione tanto generica quanto sospetta e tendente a fuorviare, col falso, la Commissione Parlamentare;

6) Ebbi già modo di precisare con deposizione spontanea dinanzi al magistrato circa la mia estraneità alla massoneria in genere.
La Commissione Parlamentare ha a sua disposizione gli elenchi della loggia P2, gli schedari completi del G.O.I., di Piazza del Gesù e di tutte le altre istituzioni massoniche minori. Ebbene, credo che in oltre due anni e mezzo di lavori alla Commissione non sarà davvero mancato il tempo e tantomeno la volontà per cercare e scoprire che il mio nome non figura tra i citati elenchi massonici.

Allora, come si fa ad accreditare, con buon margine di certezza, la mia presunta affiliazione alla massoneria ? Il Rapporto Santillo e le dichiarazioni del Benedetti francamente sono ben poca cosa (quando non interessata intossicazione?) per provare la mia appartenenza alla massoneria. In sintesi con la tecnica dei “si dice” o “sembra” la mia persona è stata coinvolta arbitrariamente in fatti e situazioni che non sono di mio interesse. A riprova di quanta sostenuto mi permetto segnalarLe alcune considerazioni che non mancano di valore probatorio in via generale o quanto meno Le offrono ulteriori elementi di giudizio dai quali con serenità non si può prescindere.

Nella Prerelazione si afferma che Gelli si adopero per “alleggerire la posizione giu­diziaria di alcuni imputati del golpe”. Sarà anche vero, se è vero come è vero, che il Mi­celi e il Dott. De Jorio furono assolti nel processo a diverso titolo. E, ancora, altri pre­sunti membri della P2 (secondo Santillo), quali il Gen. Casero e il Gen. Fanali nemmeno ebbero a fare comparsa nel processo, mentre il sottoscritto fu condannato a quattro anni di reclusione. Alleggerimento?

Inoltre non va trascurato un’altra aspetto di ciò che definisco persecuzione politica. Nel 1975 venni giudicata dal Tribunale di Roma per il processo di Ordine Nuovo e condannata a quattro anni di reclusione per un delitto di opinione. In quel giudizio erano giudici Mario Battaglini e Michele Coiro, due noti esponenti della magistratura di sinistra, i quali raddoppiarono la condanna davanti alla richiesta, di due anni, avanzata dal P.M. Mi domando: come e possibile che la massoneria o P2 che sia, tanto poderosa nella magistratura e in special modo a Roma dove ne aveva infiltrato le strutture fino alle più alte e delicate cariche, poteva permettere un processo con giudici due avversari politici dell’imputato, per giungere poi ad una pesante condanna per un – si badi bene – delitto di opinione ? Da quanto esposto appare evidente che le manipolazioni occulte dall’alto, o limitatamente politiche, sugli or­gani della magistratura non sono poi una favola e – accertate le ingerenze – è possibile  concedere credibilità alla Giustizia in base al concetto che “La legge é uguale per tutti”.

La verità è che contro la mia persona si è abbattuta una violenta campagna stampa per fini politici, spesso inconfessabili, tendente alla graduale criminalizzazione. Campagna che ha preparata prima e dato conforto poi a misure giudiziarie repressive. Forse, e non mi risulta azzardato affermarla, tutto ciò veniva pianificato nell’ombra, con precisi interessi che, godendo delle cartine nebiogene che venivano lanciate, potevano dare maggiore respiro ai manovratori delle diverse situazioni o quanto meno procrastinarne la vigenza dei piani predisposte. Infatti, per molti anni la stampa interessata ha voluto sostenere la mia appartenenza alla P2 creando in tal modo fosche ombre sulla mia persona e in generale tremendismo politi­co. Ovviamente a nulla valsero le mie precisazioni e tutti gli inviti alla rettifica contemplati dalle vigenti norme sulla stampa. La scorrettezza professionale fu totale e gli interessi politici in gioco erano, e sono, più forti rispetto alla verità.
Quando, poi, furono di pubblico dominio le liste degli appartenenti alla P2 – ne ero esultante poiché in quel modo si riparava ad una provocazione continuata con la dimostrazio­ne della mia estraneità – nessuno, è il caso di ricordarlo, ebbe la forza morale di riconoscere che per anni e anni mi si era accusato gratuitamente. Purtroppo nemmeno certi personaggi del MSI-DN si sottrassero alla campagna contro il sottoscritto e ciò in grave disprezzo della presunta solidarietà di partito. Questi personaggi, borghesi con nel sangue stimoli al riciclaggio politico, guarda caso risultarono essere – davvero – appartenenti alla loggia massonica P2. Alla luce dei fatti come è possibile tacere sul complotto che costoro, e non da soli, svolsero nel MSI-DN contro la mia persona ?

On.le Presidente, colgo la opportunità per dichiarare che non sono massone, non ho mai aderito ad alcuna istituzione, famiglia, comunione o loggia massonica, semplice a coperta, né italiana né straniera. Chiedo che la presente venga acclusa agli atti di codesta Commissione quale documento di personale difesa.

Le rimetto i miei saluti.

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