L’imputazione a carico di Tuminello e sua improcedibilità per prescrizione

La seconda questione attiene al ruolo giocato dal Col. TUMINELLO, all’ epoca comandante del Gruppo Carabinieri di Arezzo, nelle indagini relative all’ attentato dell’italicus. Il tema P.2, peraltro, è ricorrente nell’istruttoria e la figura di GELLI emerge in molti altri contesti, come si vedrà in seguito. Per ben comprendere la posizione del TUMINELLO occorre premettere che questi risultò affiliato alla P.2 (come pure risultarono affiliati alla P.2 il Gen. BITTONI, all’ epoca comandante della 5° Brigata Carabinieri di Firenze, l’Amm. BIRINDELLI) ed il prof. OGGIONI, persone tutte coinvolte a vario titolo nell’intricata vicenda che ora si cercherà di chiarire.
Peraltro il TUMINELLO doveva avere un rapporto diretto con GELLI, come traspare dalla deposizione del Col. Mario SANTONI al G. I. Di Venezia di data 13.2.1990 e dalla successiva deposizione dello stesso innanzi al G.I. atti dai quali si evince che il TUMINELLO provvide, almeno in un’ occasione, ad avvertire il Gen. MALETTI di un’ indagine sul conto del GELLI, che venne quindi bloccata:

” Allorché tornai a Roma da Pistoia il MARZOLLO mi informò che il Generale MALETTI era venuto a sapere della mia visita a Pistoia (appunto nell’ ambito dell’ indagine sul GELLI; n.d.r.), penso dal comandante del Gruppo di Arezzo, TUMINELLO, -poi risultato iscritto alla P.2- e che pertanto era andato su tutte le furie: MALETTI infatti disse testualmente a me “sei andato a toccare una persona sacra per noi, per il nostro Servizio”…”.

birindelli

Accadde dunque che il Generale BITTONI, in data 11.12 81 (cioè alcuni mesi dopo che gli elenchi degli affiliati alla P.2, nei quali egli stesso era inserito, erano divenuti pubblici) rese al P. M. Del processo bis delle dichiarazioni estremamente importanti, che successivamente rinnoverà, seppur poi sfumandole, innanzi alla Corte d’ Assise di Bologna (v. Sent 20.7.83 C. Ass. Bologna, f. 51 ess.). Il BITTONI affermò dunque, in queste due diverse sedi, che l’Amm. BIRINDELLI -già comandante delle forze N.A.T.O. per il Sud Europa e quindi passato alla politica nelle file del M.S.I.- nell’estate del 1974 gli aveva telefonato chiedendogli un appuntamento e, -incontratolo-, gli aveva passato un biglietto recante tre nomi -FRANCI, certamente, e probabilmente MALENTACCHI e BATANI- ed aveva affermato che, secondo informazioni provenienti dalla federazione dell’ M.S.I. di Arezzo, le predette persone erano implicate nella strage dell’ ITALICUS.

Il Col. TUMINELLO, come si è visto comandante del Gruppo Carabinieri di Arezzo, nel settembre del 1974 ricevette – giratagli dal Bittoni- la segnalazione in questione. Fece svolgere accertamenti a suo dire risultati negativi (v. Dichiarazioni TUMINELLO 19.12.81), ma nulla riferì all’a. G. Di Bologna che procedeva per l’attentato dell’ ITALICUS. Di qui l’imputazione di favoreggiamento a suo carico. Detto reato risulta prescritto nel settembre del 1989 (prescrizione nei quindici anni per il delitto di favoreggiamento aggravato, tenuto conto degli atti interruttivi) ed il Col. TUMINELLO va prosciolto, essendo il reato estinto per la causa anzidetta.

Gli elementi di prova a suo carico , infatti, sono tali da non consentire un proscioglimento istruttorio nel merito ai sensi dell’ art. 152 C. P. P.. A tal proposito va premesso che, come peraltro esplicitato dall’ art. 378 u.c.C.P. , a nulla rileva che il FRANCI ed il MALENTACCHI siano stati assolti con sentenza definitiva dal delitto di strage. Anzi, ciò in un certo senso aggrava la responsabilità dell’imputato in quanto, senza le omissioni del TUMINELLO, le indagini bolognesi avrebbero potuto orientarsi sul FRANCI e sul MALENTACCHI pressoché nell’ immediatezza del fatto (anziché ad anni da questo) e forse avrebbero potuto sortire risultati ben diversi da quelli ottenuti.

A carico del TUMINELLO va considerato, poi, che vi sono le dichiarazioni del BITTONI, (v. BITTONI, atti di sommaria), quelle dei M.lli CHERUBINI e BRODI (che negano di aver mai ricevuto l’incarico, da parte del Col. TUMINELLO, di controllare l’alibi del FRANCI; v. CHERUBINI e BRODI; atti di sommaria ), quelle del Cap. TERRANOVA (v. TERRANOVA, atti di sommaria) che esclude di aver fatto accertamenti sul FRANCI successivamente all’attentato dell’italicus, circostanza questa che, invece, il TUMINELLO avrebbe riferito al Gen. BITTONI; quelle analoghe del Cap. REGOLI e del Magg. PENZO (ibidem, f. 36 e 40) e, infine, la documentazione contenuta nel fascicolo n. 14181 del Gruppo Carabinieri di Arezzo, mai portata a conoscenza dell’ A. G. Di Bologna (in particolare i ff. 18 e 25 e ss.), contenente elementi tali da far sospettare l’implicazione del FRANCI in attentati ferroviari, e, in particolare, uno schizzo planimetrico riguardante un’ area ferroviaria.
Va aggiunto che il Col. Olinto DELL’AMICO, all’ epoca comandante del Nucleo Investigativo dei Carabinieri Firenze, in data 9.2.82 consegnò al P. M. Di Bologna un biglietto di pugno del TUMINELLO recante i nomi di FRANCI e di Batani e appunti concernenti il FRANCI relativi all’ ipotesi di una sua implicazione nell’attentato di Vaiano ed al relativo alibi. Vero è, peraltro, che proprio questo materiale documentale ha fatto ritenere (e questa ipotesi è adombrata anche nella sentenza di primo grado dell’ ITALICUS) che la segnalazione del BIRINDELLI al BITTONI risalisse alla primavera del 1974 (e quindi ad epoca anteriore all’ ITALICUS) e si riferisse all’ attentato di Vaiano del 21.4.1974, ma tale congettura risulta inequivocabilmente smentita dalle deposizioni ARESU (ibidem, f. 19), MALVAGIA (f. 30) e TERRANOVA ( f. 41 ), nonché dalle stesse dichiarazioni rese dal TUMINELLO ancora in veste di testimone (f. 30) che collocano l’incontro BIRINDELLI-BITTONI e la successiva richiesta del BITTONI al TUMINELLO in epoca sicuramente successiva alla strage dell’ ITALICUS.

Detto questo, la vicenda può essere ricostruita come segue.
Nell’ agosto-settembre 1974 l’Ammiraglio BIRINDELLI si recò dal Gen. BITTONI e gli indicò tre nominativi di persone ( una delle quali il FRANCI), segnalategli come implicate nell’ ITALICUS da una non precisata fonte aretina. Il BITTONI passò la segnalazione al TUMINELLO per accertamenti. Questi omise qualsiasi indagine e non comunicò la segnalazione all’ A. G. di Bologna. Nel frattempo, molto tempo dopo, il FRANCI venne inquisito per l’attentato dell’ ITALICUS e rinviato a giudizio sulla base delle dichiarazioni di Aurelio FIANCHINI (che suscitarono sin dall’inizio dubbi e polemiche pubbliche fra innocentisti e colpevolisti), ma né il BITTONI, né il TUMINELLO fecero alcunché per segnalare gli elementi -di scarsissimo peso processuale, ma di notevole rilievo investigativo- che essi avevano a disposizione sul conto del FRANCI. Solo a dibattimento già iniziato e solo dopo la perquisizione di Castiglion Fibocchi, il BITTONI comparve sulla scena processuale con le note dichiarazioni, non smentite, ma fortemente stemperate dalle dichiarazioni rese sulla questione dal BIRINDELLI.
Viene a questo punto da chiedersi che senso abbia questa inutilmente intricata vicenda ed in proposito si deve tenere conto di alcuni fatti. In primo luogo della circostanza che sia il BITTONI che il BIRINDELLI che il TUMINELLO sono risultati affiliati alla P.2 e che la loro affiliazione è stata svelata a seguito della nota perquisizione. In secondo luogo del fatto che l’ Amm. BIRINDELLI risulta esser stato intimo di GELLI e collegato ai vari eversori toscani che gli facevano da guardaspalle durante le campagne elettorali (in particolare v. BROGI Andrea 23.4.87 int. ITALICUS).
In terzo luogo del fatto che la cooperazione fra l’ambiente piduista-militare filogolpista e i gruppi eversivi di destra a un certo punto -evidentemente- deve essere entrata in crisi. FRANCI e MALENTACCHI vennero tratti in arresto col venir meno, forse proprio nell’ estate del 1974, della praticabilità di quel colpo di Stato atteso già dal 1970. Se è così, non è azzardato ipotizzare che l’Amm. BIRINDELLI, ormai consapevole della pericolosità delle relazioni che aveva sino allora coltivato, abbia voluto lasciar traccia della sua presa di distanza dagli eversori. La pregressa contiguità a costoro rischiava infatti di divenire sempre più imbarazzante.

Ed è ragionevole che per distanziarsi, cautamente, come era necessario in un frangente così delicato, si sia rivolto al suo compagno di loggia BITTONI che, a sua volta, affidò la questione al TUMINELLO. Questi non indagò sul FRANGI, quale possibile autore dell’attentato dell’ ITALICUS, ma si limitò a tener memoria, per ogni evenienza della segnalazione del BIRINDELLI. Che il BITTONI, poi, abbia rispolverato la questione nel 1982 (e, si noti bene soltanto nel 1982, a istruttoria già da tempo conclusa) si spiega col fatto che -a quel punto, scoperta la sua affiliazione alla P.2, e sapendo dei nessi fra P.2 e eversione di destra- aveva tutto l’interesse a sottolineare la sua distanza da quell’ ambiente e -come traspare dai sui verbali- dallo stesso GELLI. I processi e le aule di giustizia sono stati utilizzati per uno scambio di segnali -niente di più- attorno al quale si sono affannati per lungo tempo Corte d’Assise, giudici e pubblici ministeri, senza che nulla di utile ne venisse all’accertamento della verità’, se non un ulteriore elemento di generica conferma degli ambigui rapporti fra esponenti di rilievo delle forze armate, massoneria deviata ed eversione di destra.

Sentenza ordinanza Italicus bis pag 48-51

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