Kim Borromeo – dichiarazioni 28-05.1974

Il Tartaglia cominciò col farci vedere armi, di cui aveva una collezione, antiche, inoltre libri di Mussolini e del Fuhrer…
Il Tartaglia cominciò a farci grandi discorsi sul fascismo. Contrapponeva l’attuale stato della società a quello sotto il fascismo. Ci insegnava che allora era tutto più ordinato, i ragazzi potevano studiare, nelle scuole non veniva spacciata la droga, non c’erano pederasti. I giovani avevamo possibilità di sfogarsi e gli istinti di violenza erano trattenuti o indirizzati nello sport, alla premilitare del sabato e cose del genere. Il discorso di Tartaglia non si limitava tuttavia ad un volgare qualunquismo di destra, ma andava oltre, suggerendo rimedi e progettando soluzioni pratiche. Adesso la società era corrotta dai partiti, occorreva ristabilire l’ordine facendo una repubblica presidenziale, occorreva spazzare via Polizia e Carabinieri e dare tutto in mano all’esercito perché esso non può essere corrotto o ricattato…
Prevedeva che doveva venire il momento in cui ci sarebbe stato uno scontro armato contro questa società e allora sarebbe stato necessario anche dare la propria vita per l’idea. Nell’ambito di questi discorsi diceva che lui aveva contatti con ufficiali dell’Esercito, Carabinieri e Questura….
Secondo il suo piano occorreva prepararsi militarmente al momento dello scontro, perciò occorrevano armi e saperle usare. Il Tartaglia diceva che esisteva già tutta un’organizzazione che ad un suo cenno sarebbe scattata anche a Brescia.
A suo dire si trattava di migliaia di uomini. Questi però erano organizzati, come diceva lui, a compartimento stagno, in modo da non propalarsi notizie sull’organizzazione. A Brescia erano ai suoi ordini tre centurie, una comandata da D’Amato, una dal dr. Moretti, una, se ben ricordo, dall’avv. De Domenico. Preciso che il Tartaglia aveva camuffato questa sua organizzazione di Brescia come fosse ima specie di organizzazione di campeggiatori chiamata A.N.C.E..

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