Imputazione e proscioglimento del maggiore Mezzina – processo Mar 1976

La prima fonte di prova che ha condotto all’incriminazione del maggiore di P.S. Crescenzio Mezzina è costituita dalle dichiarazioni di Alessandro D’Intino (cfr. interrogatorio in data 1 giugno 1974) il quale dichiarò che Giancarlo Esposti gli aveva confidato di aver segnato su una carta topografica tutti i luoghi ove venivano costituiti i posti di blocco. Gli avevo, anche precisato che tempo prima aveva conosciuto un tenente colonnello, o forse maggiore, della Polizia il quale, in procinto di essere trasferito per avanzamento ad un comando superiore di Padova, aveva deciso di suicidarsi perché col trasferimento sarebbe emerso un grosso ammanco di cassa. Egli invece lo aveva convinto a darsi alla latitanza ed espatriare. In questa occasione lo aveva ricattato per aiutarlo e così aveva ricevuto il piano dei posti di blocco di una certa zona. L’identificazione dell’ignoto tenente colonnello, o maggiore nel Mezzina, deriva comunque sostanzialmente dal contenuto del rapporto in data 2 giugno 1975 del Nucleo Investigativo CC. di Pordenone (cfr vol.114-/A in faldone H/5) nel quale si riferisce che nel corso di un intervento effettuato da una pattuglia composta dal maresciallo Iurissevich e dal brigadiere Resciniti, nel maggio 1975 presso l’abitazione del Mezzina in Porcia, la moglie di questi Maria Grazia Vecchiotti, aveva confidato ai militata intervenuti gravi fatti in cui era stato coinvolto il marito.

Tali fatti, sostanzialmente, si riassumevano nelle seguenti circostanze:
a) il Mezzina aveva avuto contatti ed aveva ospitato in casa sua a Frosinone Gianni Nardi, Piergiorgio Marini ed il latitante Amedeo Vecchiotti (fratello della donna);
b) in un’occasione aveva consegnato a Nardi e Marini due cassette militari di legno e degli involti, provenienti, a detta del Mezzina, dal magazzino della P.S. di Sora;
c) il giorno seguente erano venuti in casa ad eseguire una perquisizione il vicequestore Ieppariello ed il commissario Bochicchio; scopo della visita era la ricerca del latitante Vecchiotti che si presumeva poter aver trovato rifugio presso la sorella. Vi era invece stato trovato il Nardi il quale avrebbe dovuto trovarsi in soggiorno obbligato ad Ascoli Piceno;
d) due giorni dopo erano arrivati, mandati dal Nardi, Piergiorgio Marini e Giancarlo Esposti i quali offrirono al Mezzina, afflitto da una pesante situazione debitoria, di espatriare in Spagna: il maggiore aveva rifiutato ed allo scopo di suicidarsi aveva estratto la pistola. Esposti gli aveva chiesto l’arma e Mezzina gliel’aveva data. Tutto ciò, tuttavia, aveva precisato la Vecchiotti, era avvenuto per semplici interessi e non perché Mezzina condividesse o fosse implicato nell’attività politica dei vari Nardi, Marini ed Esposti. In data 13 giugno 1975 il G.I. dopo aver escusso il Maresciallo Iurissevich ed il brigadiere Resciniti, emetteva nei confronti del Mezzina mandato di arresto provvisorio per il reato previsto dall’art. 205 C.P..

Gli ulteriori sviluppi istruttori non hanno tuttavia permesso di consolidare l’ipotesi accusatoria. L’imputato ha sostanzialmente negato tutte le circostanze predette, limitandosi ad ammettere la sua conoscenza con Nardi e Marini, vecchi conoscenti di famiglia della moglie. In ispecie, ha decisamente negato di aver conosciuto Esposti e quindi di avergli mai consegnato un piano dei posti di blocco od una pistola o di aver consegnato munizioni a Nardi e a Marini. Ritualmente escussa in data 26 luglio 1975 Maria Grazia Vecchiotti ha sostanzialmente ritrattato quanto dichiarato informalmente ai carabinieri, precisando che all’epoca delle suddette dichiarazioni era “irritata dal comportamento del marito” e che comunque certamente questi non seguiva l’ideologia di Nardi e Marini.
Nel rapporto 19/6/1975 del Nucleo Antiterrorismo Lazio-Abruzzi, riferendo sulle modalità della visita effettuata il 22 novembre 1975 in casa Mezzina da parte. dei funzionari Ieppariello e Bochicchio, si precisa infine:

-che in tale occasione non erano state notate nell’abitazione cassette di munizionamento (contrariamente a quanto assunto dalla Vecchiotti con i CC.);
-che nel munizionamento della sezione di Sora non erano stati riscontrati ammanchi;
-che il Mezzina non possedeva in dotazione una pistola, né aveva mai denunziato il possesso di una pistola personale;
-che, infine, l’abitazione del Mezzina in Frosinone era ubicata all’ultimo piano dello stabile dove hanno sede gli uffici del Comando di P.S..

Dal complesso delle indagini svolte la figura del Mezzina é uscita in una luce di estrema equivocità, sia sotto il profilo professionale, sia sotto quello familiare, altrettanto deve però obiettivamente rilevarsi anche per quanto concerne la moglie, Maria Grazia Vecchiotti, la quale è sicuramente legata da vecchia data alle famiglie Nardi e Marini, fa risalire tutte le disgrazie e le vicissitudini familiari ad una situazione relativa ad un’amante che il marito aveva a Frosinone, ma nel contempo appare essere stata legata da rapporti intimi con Gianni Nardi (cfr. deposizione Ghiron, Marozzi, e Mori rispettivamente in data 2 e 22 luglio 1975).

Tali le circostanze e le valutazioni che, evidentemente, hanno indotto il Giudice istruttore a revocare, in data 5 luglio 1975 il mandato di arresto nei confronti dell’imputato, pur non escludendo la possibilità che proprio il Mezzina fosse colui che aveva comunicato a Giancarlo Esposti l’ubicazione dei posti di blocco, dovendosi tuttavia in questa sede puntualizzare definitivamente le prove a carico dell’imputato allo scopo di determinarne eventuali responsabilità in ordine al reato contestato (art. 305 C.P.), deve osservarsi:

a) che secondo l’accusa la partecipazione del Mezzina all‘associazione cospirativa si concretò esclusivamente nella consegna a Giancarlo Esposti della carta topografica su cui erano segnati i posti di blocco;
b) che a questo proposito l’unica fonte di prova è costituita dalle dichiarazioni di Alessandro D’Intino il quale anzitutto riferisce semplicemente delle confidenze fattegli da Esposti ed in secondo luogo non fornisce elementi di certezza per l’identificazione dell’ufficiale di P.S.;
c) che le iniziali accuse della moglie dell’imputato (anche volendo prescindere da una valutazione strettamente giuridica in ordine alla loro validità) concernono elementi diversi da quello posto a fondamento dell’imputazione e paiono in ogni caso essere poste in dubbio dagli elementi acquisiti successivamente;
d) che ancora, anche volendo dar per provato quanto affermato da D’Intino e dalla Vecchiotti, proprio dal contenuto delle rispettive dichiarazioni parrebbe di dover escludere nella condotta dell’imputato l’elemento psicologico richiesto dall’art.305 C.P. (essendo avvenuta la supposta consegna della carta topografica o della pistola per un “ricatto” o per un interesse di natura economica).

In tale situazione non può concludersi se non nel senso dell’esistenza di sospetti, anche gravi, nei confronti dell’imputato in ordine al fatto materiale della consegna della carta topografica, dovendosi peraltro escludere, in ogni caso, che la consegna suddetta sia avvenuta nell’ambito di un’adesione dell’imputato all’associazione cospirativa facente capo a Fumagalli ed Esposti. Versandosi in ogni caso nell’ambito di semplici sospetti da condividere appare il proscioglimento dell’imputato con la formula terminativa proposta dal P.M..

Sentenza ordinanza Mar 1976 pag 303-307

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