Le dichiarazioni di Alessandra De Bellis – sentenza 1980 G.I. Vella

Con nota dell’11 agosto ‘75 un sottufficiale di PS in servizio presso la Questura di Arezzo riferiva al dr Marsili, Sostituto Procuratore della Repubblica di detta città che tal dr. Fichera; funzionario della Questura di Cagliari, nel richiedere informazioni sulla signora Alessandra De Bellis, consorte del latitante Cauchi Augusto rendeva noto che la predetta si era presentata alla sede del P.C.I. di Cagliari e, adducendo di essere stata derubata da ignoti di ogni suo avere, aveva chiesto una certa somma di danaro in cambio di notizie sensazionali sul Tuti Mario e sugli attentati dinamitardi “verificatisi negli ultimi tempi in Toscana”. Ai funzionari della Questura di Cagliari la De Bellis, confermando quanto riferito al P.C.I. aggiungeva di “essere a conoscenza che elementi di estrema destra stavano preparando degli attentati a Cagliari, diretti contro la “stessa Questura e caserme”.

Accertata da indagini immediatamente svolte la infondatezza di tali ultime notizie, si comunicava che in data 10 agosto la De Bellis era stata avviata, in aereo, da Cagliari ad Arezzo e presentata al citato Sostituto Procuratore, precisandosi che da informazioni assunte presso tale signora Di Gemma di Roma, della quale da ultimo la De Bellis era stata ospite, costei “aveva più volte dato segno di squilibrio mentale” per cui il padre, De Bellis Antonio si era munito di certificato medico per farla ricoverare in manicomio (ff, 2,3/51). La nota predetta con l’interrogatorio reso al suo arrivo dalla De Bellis al dr. Marsili venivano trasmessi per quanto di competenza al Procuratore della Repubblica di Bologna (f.1/51).
Nel suo interrogatorio la De Bellis, premesso di essere coniugata al Cauchi — noto estremista di destra aretino ed allo stato latitante — dal ‘73 e da lui separata dal febbraio ‘74 col quale aveva risieduto alla Verniana, località del comune di Monte San Savino riferiva che nella sua abitazione convenivano frequentemente alcuni amici del marito. Le ragioni di tali incontri le avrebbe dedotte apprendendo dalla stampa dell’attentato di Moiano avvenuto nella notte tra il 12 ed il 13 aprile ‘74 e che sarebbe stato progettato in casa sua il 12 aprile. Aggiungeva che le sue deduzioni erano state confermate dai riferimenti fattile da tali Franci Luciano e Rossi Giovarmi, amici di suo marito, i quali nell’indicarle gli autori dell’attentato predetto, tra cui essi stessi, la infornavano pure che nella sua abitazione era stato preparato anche l’attentato al treno “Italicus” in una riunione alla quale avrebbero partecipato oltre al marito, al Franci ed al Rossi, anche tali Batani Massimo, Bellini Elena, Albiani Franco, Duchi Paolo, Capacci Giovanni, Alberti Pietro, Del Dottore Maurizio e Gallastroni Roberto, e ciò riteneva perché tutti i predetti erano abituali frequentatori di casa sua. A suo giudizio “l’attentato all’Italicus è stato fatto dal “Cauchi e dal Batani che erano i capi e sapevano maneggiare l’esplosivo”.

Affermando di non aver mai sentito parlare del Tuti precisava tuttavia che il marito, riferendosi frequentemente al Suo “capo” tale generale Mario Giordano, ebbe ad incontrarsi una sera a Firenze con costui e con un grosso personaggio di detta città ch’ella presumeva fosse il Tuti, senza però possedere alcun elemento di riscontro per confortare tale sua presunzione. Riferiva altresì, che il marito ebbe una volta a nascondere in terra nei pressi della loro casa di Verniana alcuni mitra e delle pistole e che un mitra venne altra volta consegnato da un amico garagista di Cortona di nome Valerio, mentre ella trovavasi in macchina con il Batani Massimo e la Berna Patrizia. Concludeva le sue dichiarazioni riferendo che il marito Cauchi Augusto deteneva nella sua abitazione “delle bombe a mano” e una valigia “di esplosivo a rotoli in polvere color terra. I rotoli erano rivestiti di carta giallina” (ff,4 a 6/^1).

Richiesta dal PM la formale istruzione in ordine ai fatti innanzi indicati, come propri delle indagini sull’attentato all’Italicus veniva disposta la riunione di copia degli atti relativi al procedimento contro Batani Massimo ed altri imputati dell’attentato di Molano e di altri reati (n.270/A/74).

Sentenza  ordinanza Italicus 1980 G.I. Vella pag 28-30

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