La versione degli imputati – appello Italicus 1986 – seconda parte

Il Malentacchi, a sua volta interrogato, negava di aver conosciuto il Tuti e di aver partecipato il 22 gennaio 1974 all’incontro tenutosi in campagna, in località Foce: con la presenza fra gli altri del Tuti e del Franci. Era stato arrestato – a suo dire – non il 23 gennaio, come risulta dagli atti, ma nel pomeriggio del giorno precedente, mentre si trovava col Franci, che gli aveva chiesto casualmente, non avendo trovato il Morelli, di aiutarlo a ritrovare un posto di cui al suo posto di lavoro, si che non vedeva come gli si potesse far carico della strage.

Adduceva di essere stato informato dal Franci del progetto di evasione e di non aver saputo che i fuggitivi avrebbero dovuto ricevere aiuti dall’esterno; di ritenere che il D’Alessandro avesse predisposto delle false annotazioni nel suo diario, onde avallare ciò che di poi avrebbe detto il Fianchini per colpire l’intero movimento di estrema destra. A suo giudizio quindi il diario del D’Alessandro era stato lasciato lungo la via della fuga per farlo ritrovare e leggere dagli inquirenti. Ribadiva che nell’agosto ’74 aveva lavorato alle dipendenze della ditta Ultranitor di Arezzo. Non ricordava come avesse trascorso la serata del 3 agosto, perché quella per lui era stata un sabato come tutti gli altri.

Faceva presente di aver militato nel Fronte Nazionale della Gioventù; di aver saputo dal Franci che il Fronte Nazionale Rivoluzionario era stato ideato dallo stesso Franci, su suggerimento del Tuti, durante la riunione alla Foce, cui avevano partecipato, dei suoi conoscenti, il Gallastroni ed il Morelli. Il volantino era opera del Franci, mitomane e fantasioso, tanto vero che l’attentato alla Camera di Commercio di Arezzo non era stato realizzato. Negava ogni rapporto col movimento Ordine Nuovo, assumendo di ignorare se il Franci vi avesse partecipato. A suo avviso, in Ordine Nuovo erano confluiti coloro che erano stati espulsi dal M.S.I..

Ammetteva di aver conosciuto il Batani ed il Cauchi, quest’ultimo come un dirigente del Fronte Nazionale della Gioventù: solo per curiosità aveva presenziato all’udienza in Tribunale quando il Cauchi si era separato legalmente dalla moglie. Di poi l’aveva aiutato nel trasporto dei mobili dalla Verniana a Rimini, venendo regolarmente retribuito. Dava atto di aver conseguito il diploma di artificiere durante il servizio militare: ciò per altro a seguito di un corso meramente informativo, in cui le materie di insegnamento riguardavano il munizionamento, gli esplosivi e l’innesco. Precisava infine che durante il corso stesso gli esplosivi venivano maneggiati esclusivamente dagli ufficiali istruttori.

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Il Tuti, rispondendo per la prima volta all’interrogatorio, adduceva di non aver presentato il certificato medico per l’assenza dal 3 all’8 agosto perché il Comune di Empoli lo richiedeva solo per assenze superiori ai 5 giorni.

Avendo acquistato per contanti (meno un piccolo importo di 50.000 lire, rimasto da pagare) una moto da cross ed avendola ritirata la sera del 2 agosto, aveva divisato di mettersi in malattia, un pò per la smania di usare la moto, un pò per la coincidenza con l’apertura della caccia. La mattina del 3 agosto quindi era andato in giro con la motocicletta facendola vedere a diverse persone, senza dire però alla moglie che non sarebbe andato in ufficio per evitare che si angu­stiasse inutilmente. Nel pomeriggio, dalle 16 alle 19 circa, aveva insegnato alla moglie l’uso della moto. A cena aveva avuto ospite suo padre, rimasto solo. Verso le 21.30-22 era andato con la moglie a S.Miniato per far visita a dei parenti, certi Balleri. Aveva coperto in circa mezz’ora i 18 Km. che dividono Empoli da S.Miniato: ricordava che avevano trovato in casa solo la zia di sua moglie ed uno dei figli di costei, che poteva avere più o meno la sua età. Prima di tornare ad Empoli, avevano preso un gelato sulla piazza del paese.

La domenica 4 agosto, si era alzato verso le 9 ed aveva appreso alla radio dell’attentato all’Italicus. Ne era rimasto allarmato sia perché l’attentato contro un treno diretto in Germania, su una vettura delle ferrovie tedesche, gli era par so rivolto contro la destra, sia perché riteneva che un eventuale colpo di stato avrebbe comportato dei pericoli anche per chi si era esposto come simpatizzante della destra. Era così rimasto in casa, anche per tranquillizzare la moglie.

Ammetteva di aver conosciuto il Franci nel ‘73, quando da poco esso Tuti era uscito dal M.S.I. Ave va constatato una certa comunanza di idee ed ave­va preso a frequentare il Franci. Si erano così incontrati 5 o 6 volte, ad Arezzo ed alla stazio­ne di Firenze, ove in effetti si era qualificato come cugino del Franci. Una volta era stato a cercarlo a casa sua, ad Arezzo. Confermava che l’ami­co nei primi giorni del novembre ’74 era venuto ad Empoli con la Luddi, per fargli visita, così come aveva fatto in precedenza, con il Donati e con il Cauchi. Ammetteva pure di aver conosciuto il prof.Rossi tramite il Franci.

Alla Foce si era tenuta una riunione molto informale, cui avevano partecipato il Franci, il Cauchi, il Donati ed il Gallastroni. Si era parlato fra l’altro di un dirottamento aereo e della prospettiva di doversi difendere nel caso in cui il partito comunista avesse preso il potere, senza per altro che si prospettasse, anche a livello di semplice sigla, la fondazione del Fronte Naziona­le Rivoluzionario.

Ammetteva di aver fornito al Franci ed al suo gruppo un mitra e due pistole: l’esplosivo invece – a quel che sapeva – l’aveva rubato il Franci in una cava. Peraltro non c’erano micce né detona­tori, si che in pratica non era utilizzabile. Le armi avrebbero dovuto servire per difendersi in caso di necessità dagli avversari politici: mai si era parlato – secondo il Tuti – di azioni terroristiche ed in particolare di attentati ai treni, Aggiungeva il Tuti che il Franci, dopo essere _ andato a trovarlo con la Luddi, gli aveva dato il numero di telefono del negozio dove lavorava la ragazza, per tenere i contatti, dato che a casa non aveva telefono. Lo stesso Franci gli ave­va detto di aver portato l’esplosivo a casa del­la nonna della Luddi, ritenendolo un posto sicuro« A poche ore dall’arresto del Franci e del Malentacchi, nel cuore nella notte, era stato avvertito per telefono da un amico. Il giorno dopo aveva quindi telefonato alla Luddi per chiedere noti­zie, prospettando un suo intervento anche per tranquillizzarla.

Dopo aver descritto i fatti che lo avevano con dotto al duplice omicidio di Empoli, il Tuti ne­gava di aver avuto comunque contatti con ambien­ti massonici, ricordando la storica avversione del fascismo per la massoneria. Negava pure di aver fatto parte di una qualche organizzazione, ed in particolare di aver diretto il gruppo di Arezzo. A contestazione che secondo quanto aveva scritto in una auto-intervista pub­blicata dal settimanale “L’Europeo”, il F.N.R. era esistito ed era stato capeggiato da esso tuti, questi adduceva che avendo avuto l’intenzione di costituire dei gruppi rivoluzionari, aveva ritenuto utili, ai fini propagandistici far apparire co­me già esistente ed attiva un’organizzazione che in realtà non era mai esistita.

Quanto agli scritti pubblicati dal settimanale “Gente” del 2 giugno 1975 spiegava che erano stati tratti da un’agenda su cui prendeva degli appunti durante la latitanza. Questa agenda era stata trovata da. persone che all’epoca gli erano vicine, di poi dimostratesi infide e venali, le quali si erano affrettate a venderla. Gli scritti contenuti nell’agenda erano soltanto appunti stesi in funzione della progettata costituzione di un movimento rivoluzionario, con le richiamate fina­lità propagandistiche. Disconosceva l’autenticità di uno scritto indi­rizzato alla Procura della Repubblica di Firenze. L’iniziativa si inquadrava, a suo dire, in contrasti fra estremisti di destra, alcuni dei quali, essendosi appropriati di diversi milioni prove­nienti da rapine di autofinanziamento, avevano tentato di costringerlo ad espatriare/temendone le reazioni. Anche la cosiddetta auto-intervista era stata venduta all'”Europeo” da indegni compa­gni, che di poi avevano cercato di eludere le lo­ro responsabilità, scaricandosele l’un l’altro. Di quest’ambiente faceva parte Mauro Tomei, tanto che nell’estate ’75, avendo saputo che si era ri­fugiato in Corsica, a Bastia, aveva pensato di recarvisi ed all’uopo si era munito di una pistola. Disconosceva la firma in calce al cosiddetto memoriale Tuti, esprimendo l’avviso che fosse frutto di una manovra ai suoi danni.

A contestazione degli accenni al Fronte Nazio­nale. Rivoluzionario contenuti in un documento sequestratogli al momento dell’estradizione, addu­ceva trattarsi di un canovaccio preparato in vi­sta della discussione in Francia sulla richiesta di estradizione. Per evitarla, aveva interesse ad ingigantire la sua figura di oppositore poli­tico, presentandosi come mente e capo del fanto­matico F.N.R., indicato come responsabile di un attentato che in realtà non era mai avvenuto e di un attentato che sapeva essergli stato attri­buito dalla stampa italiana, come quelli di Pistoia e di Lucca. Anche gli appunti datati dal carcere di Volter­ra 1 – 4 aprile 1976 erano stati scritti con fi­nalità propagandistiche, avendo divisato che il suo avvocato al processo avanti alla Corte d’As­sise d’Appello di Firenze si facesse strumento inconsapevole della propagazione delle sue teorie.

A dire del Tuti, l’unica organizzazione della destra extraparlamentare che aveva operato in To­scana all’epoca dei fatti era “Ordine Nuovo”. Non aveva avuto alcuna cognizione di “Ordine Nero”, come organizzazione succeduta alla prima, e solo dalla stampa aveva appreso che “Anno zero” sarebbe stato,in realtà, un tentativo di dar seguito ad O.N. La rivista “Quex”, cui aveva collaborato, aveva risposto allo scopo di raccogliere i superstiti di ON., la cui gerarchia esso luti aveva da tempo sconfessato per la palese incapacità di tradurre in pratica le impostazioni teoriche. Concutelli gli risultava essere stato un capo efficiente quanto isolato del settore militare di O.N. Ammetteva di conoscere Marco Affaticato dal ’72 -’73: in un’intervista all’Europeo aveva negato la circostanza per evitare che si intensificassero le ricerche dell’Affatigato, all’epoca latitante. Escludeva che l’Affatigato medesimo gli avesse parlato di un suo incontro con un esponente della massoneria, adducendo di non ricordare se il Tomei gli avesse fatto qualche accenno al riguardo.

Sentenza appello Italicus pag 104-114

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