Roberto Calvi – Sulle cause della morte – P.G. 03.05.2010 – seconda parte

Sul livello delle maree e sulla pretesa assenza di un sopralluogo sul luogo teatro del delitto

Con nota del 22 Luglio 1982, il funzionario addetto ai rilievi idrografici del Port of London Autority, comunicava all’Ispettore investigativo WHITE che: “ l’ultima rilevazione in zona è stata fatta nel 1976. Sulla base di tali informazioni, è improbabile che il fondo del fiume vicino al muro sotto il ponte sia stato scoperto. La profondità dell’acqua sarà stata dell’ordine dei 0,8 metri.

Sottolineo che questa stima si basa su dati vecchi di circa sei anni. Per accertare i livelli dell’acqua effettivamente raggiunti il 18 Giugno sarebbe necessario svolgere dei sopralluoghi in zona e fare un’analisi più dettagliata dei livelli di marea tra i misuratori di marea del Molo Tower e quelli di Chelsea.” (vedi all. n. 4).

Il difensore di Flavio CARBONI ha rilevato che non è mai stato effettuato un sopralluogo, laddove era posizionata l’impalcatura ove venne rinvenuto il cadavere di Roberto CALVI. La circostanza non risponde al vero. Infatti, l’agente di polizia John Charles CUBBON, in organico all’ufficio Disegni della Stazione di polizia di Wood Street, ha dichiarato (v. pag. 12 e seguenti – 1^ inchiesta condotta dal Coroner – vedi all. n. 5) di essersi recato sul posto più volte quando vi era la bassa marea e di aver constatato che il livello dell’acqua arriva sino alla sponda del fiume (si veda la cartina del 13.7.1982, dallo stesso predisposta – vedi all. n. 6), sicché è evidente che sono stati effettuati dei controlli mirati sul luogo di interesse. In particolare, il teste ha riferito: “ il livello dell’acqua con la bassa marea come l’ho trovata quando mi sono recato sul posto durante la bassa marea”…. “la profondità del fiume misurata da me con un filo a piombo” …..” il livello dell’acqua durante la bassa marea dalla cima del muro 26 piedi (circa 7, 92 metri) e la profondità del fiume, la profondità dell’acqua misurata da me fu trovata pari a 27 piedi (circa 8,22 metri). Di  fatto, ancora una volta, in base alle informazioni ricevute, l’impalcatura va più giu di tanto.” (pag. 14)…”tutte le volte che io sono stato sul posto non affiora completamente in quel piccolo tratto.” (pag.17) …”D: così il livello dell’acqua durante la bassa marea, arriva fino alla sponda del fiume? R: Sì, Signore, fino al muro del fiume. Si, Signore.” (vedi all. n. 5)

Al riguardo, va evidenziato quanto già esposto in sintesi a pag. 26 della Memoria del 26.3.2010: “La causa della morte di Roberto CALVI”.

Il teste Sindney JAMES HALL, in data 22 Giugno 1982, ha dichiarato, anche consultando la tavola delle maree, che il 17 Giugno 1982, attorno all’impalcatura e alla scala metallica vi era sempre stata l’acqua del Tamigi con un minimo di 3 piedi (ogni piede equivale a 30,48 cm, quindi, 91,44 cm). Testualmente, ha riferito:” posso dire che lavorando lì, il 17 Giugno 1982 anche con la marea più bassa l’area intorno all’impalcatura e al metallo indelmagliabile, non ha mai avuto un’acqua più bassa di 3 piedi.” (v. pag. 2 – vedi all. n. 7)

Il teste Donald Alfred BARTLIFF ha posto in rilievo che CALVI per arrivare all’impalcatura, camminando lungo il greto “avrebbe dovuto camminare nell’acqua” (vedi pag. 49, pag. 61 trascrizione italiana – vedi all. n. 8). Sempre lo stesso teste ha aggiunto che il livello dell’acqua nel momento di bassa marea, alle ore 5:24 del 18.6.1982, aveva una profondità di 3 piedi e un pollice (ogni pollice equivale a 2,54 cm, quindi, 93,99 cm) (vedi pag. 3, verb. 28.6.1982 – vedi all. n. 9). In particolare, ha così riferito:” le previsioni di marea del porto di Londra per le successive 24 ore al London Bridge erano le seguenti: giovedì 17 Giugno 1982 bassa marea alle 4,45 del pomeriggio, profondità 4 piedi e 8 poliici; alta marea alle 10,59 del pomeriggio, profondità 19 piedi e 9 pollici. Venerdì 18/6/82, bassa marea alle 5,24 del mattino, profondità 3 piedi e 1 pollice.” (v. pagg. 2 e 3 – vedi all. n. 9) .

 Sull’essere EKBLOM consulente della famiglia CALVI e come tale non meritevole di attenzione

Laurence Thomas John EKBLOM era topografo idrografico Senior presso le autorità portuali di Londra, che si occupava delle maree del Tamigi da 25-30 anni e che aveva prestato la sua opera di esperto anche alle nazioni Unite. Il fatto che egli abbia effettuato la rilevazione sul posto nell’ambito della seconda inchiesta non può considerarsi di per sé idoneo a ritenere inaffidabili le sue indicazioni. E’ sufficiente ricordare che la difesa CARBONI non ha effettuato nemmeno nel corso della seconda inchiesta una verifica da parte di altri per contestare quanto da egli sostenuto, che ha, peraltro, trovato numerosi elementi di conferma, come riportato nella memoria relativa alle cause della morte.

Detto ciò va evidenziato che, nel corso della seconda inchiesta inglese, ha spiegato di aver stabilito i dati delle maree al Black Friars Bridge, predisponendo anche un’apposita piantina, (vedi all. n. 10), con il seguente metodo “mediante un procedimento di interpolazione utilizzando misuratori in perfette condizioni ubicati al ponte Tower e l’altro all’altezza di Chelsea e mediante un processo di interpolazione, che è un metodo ben collaudato e che dà ottimi risultati, è possibile stabilire il livello della marea in questo punto” (vedi pag. 41 versione italiana e 33 versione inglese – vedi all. n. 11). E’ importante segnalare che il margine di errore stimato per i dati forniti relativi al livello dell’acqua è di circa tre pollici (vedi pag. 42 versione italiana – vedi all. n. 11). Ha aggiunto che intorno all’impalcatura vi era sempre un grande quantitativo d’acqua tra la mezzanotte e le cinque e che a 25 piedi (circa otto metri) a Est affiora una piccola lingua dal Tamigi.

Vi è, poi, un dato obiettivo di assoluta evidenza. Dalla foto scattata alle ore 22 del 22.6.1982 (foto nr. 13), che riprende l’impalcatura e il livello delle acque del Tamigi sottostante, dimostra che vi è acqua in abbondanza. Quel giorno il livello di bassa marea, come si può evincere dalla carta delle maree previste al London Bridge per il Giugno 1982, era previsto per le ore 22.10 e in quel momento era più basso rispetto a quello del 18 Giugno (vedi pag. 45, trasc. 4.4.2006, relativa alla deposizione del CT del PM, prof. Paolo PROCACCIANTI, – vedi all. n. 12 – vedi pag. 4 – 6, trasc. 22.3.2006, relativa alla deposizione del Detective Superintendent Trevor Richard SMITH – vedi all. n. 13). Sicché il 18 Giugno, al momento di minima bassa marea al Blackfriars Bridge (si tenga conto che la differenza tra il London Bridge e il Blackfriars Bridge è di 10 minuti) vi era un livello di acqua Maggiore rispetto a quanto si può apprezzare visivamente dalla suddetta foto. Si noti come non ha pregio il rilievo difensivo, basato su un’assoluta contraddittorietà, in forza del quale i dati della cartina (vedi all. n. 14) sono inaffidabili perché basati su rilievi vetusti. Invero, per un verso, la difesa utilizza i dati della piantina per stabilire l’orario della bassa marea del 18 Giugno, alle ore 5,24, per altro verso, nega che sia affidabile con riferimento al 22 Giugno. Non si può scegliere quando i dati siano affidabili o meno in virtù delle esigenze. Se sono affidabili lo sono sempre, se non lo sono, non lo possono mai essere. Inoltre, va rilevato che la disamina della piantina attiene specificatamente alle maree a London Bridge per il Giugno 1982. E’ pur vero che vi è una tabella basata sulle registrazioni delle maree per gli anni dal 1936 al 1940, tuttavia il riferimento attiene a un profilo diverso rispetto alle rilevazioni del Giugno 1982 che sono collocate nella prima parte della tabella, come si può agevolmente apprezzare visionando la piantina in allegato.

Sull’illuminazione del luogo teatro del delitto e sulla distanza del Black Friars Bridge dalla stazione fluviale di Waterloo Pier

Nella zona dell’impalcatura vi era una scarsa visibilità. Si riporta il brano della deposizione del detective Trevor Richard SMITH:

INTERPRETE:       per quanto riguarda l’illuminazione, quindi lungo l’argine, questa veniva soltanto dalla regolare illuminazione stradale e quindi la passerella o passeggiata lungo il TAMIGI veniva illuminata esclusivamente dalle luci stradali.

SMITH T.:               (…).        

INTERPRETE:       sul ponte stesso vi erano alcune luci, però soltanto a scopo di agevolare la navigazione fluviale dell’imbarcazione.

SMITH T.:               (…).        

INTERPRETE:       ma la zona intorno all’impalcatura era relativamente buia.

SMITH T.:               (…).        

INTERPRETE:       ho risposto alle domande?

P.M. TESCAROLI: sì, servono solo due piccole precisazioni, vorrei che spiegasse meglio il concetto di relativamente buio di cui ha parlato con riferimento al grado di illuminazione presente ove vi era l’impalcatura.

INTERPRETE:       (…).        

SMITH T.:               (…).        

INTERPRETE:       sarebbe in altre parole un termine che indica difficoltà di vedere in corrispondenza di questa zona, quindi scarsa, limitata visibilità (vedi pag. 9, trasc.ud. 21.3.2006 – vedi all. n. 15).

Il Ten Col. Giovanni BEVACQUA ha riferito che sotto il ponte era buio, per aver effettuato un sopralluogo nel 2003, con una pilotina di circa 15 metri. Ha precisato che le condizioni di illuminazione erano analoghe a quelle esistenti nel 1982,  secondo quanto riferitogli dai poliziotti di Londra (vedi pag. 12 trascrizione udienza 2.12.2005 – vedi all. n. 16).
La stazione fluviale di Waterloo Pier dista 0,8 miglia (circa 1.300 metri) dal ponte di Black Friars Bridge e non 250 – 300 metri, come asserito dalla difesa. Anche sul punto va richiamato quanto riferito dal detective Trevor Richard SMITH :

P.M. TESCAROLI: …. Ecco, può dire quanto dista la stazione di WATERLOO FRIAR dal ponte BLACK FRIAR BRIDGE?

INTERPRETE:       (…).

SMITH T.:               (…)         

INTERPRETE:       allora la distanza è espressa in miglia, circa 0,8 miglia, non saprei convertirlo in chilometri (vedi pag. 56, trasc. ud. 21.3.2006 – vedi all. n. 15).

 Sull’assenza di danneggiamenti negli abiti e sulla riconducibilità delle tracce di paraffina

L’affermazione è smentita dalle risultanze obiettive. Basta leggere la perizia BRINKMAN. Lo ha, fra l’altro, ricordato il prof. PROCACCIANTI, il quale ha segnalato, nel corso della deposizione, i danneggiamenti sia sulla giacca, sia sui pantaloni (si veda pag. 60, trasc. 4.4.2006 – vedi all. n. 17).

Le tracce di paraffina sono state rinvenute nei pantaloni all’altezza dei glutei e dei polpacci (vedi pag. 96 della relazione predisposta dal Prof. B. BRINKMAN  – vedi all. n. 18 – e pag. 61 e 62, trasc. ud. 4.4.2006 – vedi all. n. 17), vale a dire proprio in corrispondenza delle parti ove ci si siede. Non sono spiegabili con lo strofinamento sull’argine, con le modalità illustrate nelle immagini mostrate in aula dalla difesa.

Sulle tracce di vernice quali testimonianza di un contatto passivo

In ordine a tale aspetto va richiamato l’approfondito esame effettuato nella perizia BRINKMAN. Va detto che non sono state trovate tracce di vernice inserite profondamente nel materiale della suola (lo ha ricordato anche il Prof. PROCACCIANTI, vedi pag. 70 e 71, trasc. ud. 4.4.2006 – vedi all. n. 19).

Sulla piantina artefatta utilizzata dal prof. FIORI

Si allega la piantina artefatta dal consulente CARBONI – che non è quella mostrata in video attribuita a BRINKMAN -, nella quale viene scritto che “La marea scopre completamente l’impalcatura” e il livello minimo della marea viene collocato, su larga parte dell’impalcatura, al livello della base (vedi all. n. 20).

Sull’assenza di tracce di afferramento sul corpo appartenente in vita a Roberto CALVI e sulla necessità della presenza di 3 – 4 uomini per strozzare una persona

È stato individuato, nel corso dell’esame autoptico del 1998 un ematoma del lato flessorio del polso destro (vedi pag. 101 dell’elaborato di consulenza della perizia BRINKMAN dell’11.10.2002 – vedi all. n. 21) che consente di ritenere che CALVI sia stato immobilizzato. Può essere stato imbavagliato, minacciato, neutralizzato con sostanze chimico tossicologiche non ricercate. È, dunque, evidente che il richiamo alle modalità di MANNOIA per strozzare una persona è inconferente per escludere l’omicidio. A riprova di ciò, va ricordato che Cosa Nostra ha ucciso il padre del collaboratore di giustizia Gioacchino LA BARBERA, simulando il suicidio mediante impiccamento, obbligandolo a impiccarsi, per mascherare l’omicidio. Nessuna traccia di afferramento è stata individuata dai periti medico legali, che avevano concluso per il suicidio con certezza. Si aggiunga che BADALAMENTI è stato condannato con sentenza passata in giudicato per aver fatto assassinare Giuseppe IMPASTATO, delitto che venne camuffato in un suicidio, come segnalarono gli investigatori; tale camuffamento ha resistito per moltissimi anni, sino all’intervento di dichiarazioni di collaboratori di giustizia.

Sull’essersi CALVI al momento della morte posto il problema dell’assicurazione sulla vita prima di suicidarsi

Il difensore di CARBONI, quello che dice di fare il “lavoro sporco”, con fare serioso e riflessivo, ha detto, secondo me “CALVI si era posto il problema dell’assicurazione sulla vita prima di suicidarsi”. Immaginate la scena. Di notte, al buio, CALVI passeggia nel fiume, del quale non conosce la profondità, non vede la riva perché l’acqua arriva all’argine. Entra nel letto del fiume, con un salto, posto che da giovane aveva fatto il militare nei cavalleggeri e saliva sugli alberi, come avrebbe dichiarato un presunto giardiniere in un articolo stampa. Siccome sa che ci sono pietre di tipo diverso nel letto – evidentemente, era solito prendere il bagno quando andava nella City, spostandosi in periferia in una zona dove non c’era nessuno di notte, come ci dice il teste James JOHNSON, il quale vede quella notte una persona, rassomigliante a Giuseppe CALO’, che non è CALVI sul ponte, che si muoveva con circospezione – mette la mano e il braccio nell’acqua, nera come la pece, di cui non vede il fondale e mette proprio quella in cui ha l’orologio da polso (ove vi entra dell’acqua). Poi, cammina. L’acqua che gli arriva ai polpacci è un po’ freddina. Gli viene in mente che ha la polizza sulla vita e allora si dice:” eh no! Facciamo qualcosa di più raffinato e utile: simulo un suicidio, così è sicuro che la mia famiglia beneficerà di un significativo indennizzo, dal momento che la polizza non copre il suicidio”.

La difesa è proprio disperata! Cerca di sostenere l’inverosimile contrario a ogni logica,

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