Angelo Izzo – dichiarazioni 05.04.1984 su pista Ferri (e Ballan)

Alla fine del ‘79 mi trovai a Rebibbia, per l’appello del Circeo, col mio coimputato Gianni Guido. Preciso che ci conosciamo dall’età di tre anni e siamo sempre stati molto in confidenza. Io lo presi in giro perché  aveva fatto amicizia con Buzzi, in quanto il predetto era un personaggio chiacchierato; preciso che nel ‘79 io avevo ormai troncato i rapporti con Buzzi, proprio a seguito delle voci che correvano in giro. Guido mi disse che Buzzi se la tirava da superterrorista, attribuendosi cose inverosimili; quando Guido prospettò a Buzzi la possibilità di controllare la veridicità di queste sue affermazioni, Buzzi fece praticamente marcia indietro e gli raccontò che in realtà si stava inserendo nel grande terrorismo, quando finì in galera per i fatti, di Brescia. In particolare Buzzi disse a Guido che lui centrava con la strage di Brescia, e con lui Angelino Papa, Nando Ferrari e De Amici; che la strage doveva costituire, a parte la vendetta per Silvio Ferrari, un discorso più vasto di tipo golpista, e parlò di un gruppo milanese che era centrale rispetto a strategie golpiste. Buzzi fece a Guido due nomi, come direttamente implicati nella strage, con funzione di mandanti ed organizzatori: Ferri e Ballan; disse che Ferri era venuto materialmente a Brescia il giorno della strage, per guidare il gruppo bresciano nell’esecuzione materiale della strage; i contatti tra i due gruppi li teneva Marco De Amici; gli organizzatori erano quelli di Milano; l’iniziativa non fu del gruppo di Brescia. La strage doveva essere la prova del fuoco per il gruppo bresciano, per permettere allo stesso un salto di qualità. Aggiunse anche che Ferri per il giorno della strage si era procurato un falso alibi, mandando qualcuno altro al suo posto all’università, per una pratica o per un esame. Tutte queste cose furono dette da Buzzi a Guido, e da questi riferite a me”.

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(…) “Quando Latini rientrò nel carcere ebbe un attimo di scoramento… Concutelli lo consolò. Dopo qualche ora incominciammo a fargli un pò di domande su chi aveva visto, su quali contatti aveva avuto con camerati che si trovavano fuori. Lui parlò soprattutto con Concutelli e gli disse che i ragazzi fuori lo aspettavano, perché prendesse il comando militare della situazione… Latini disse a Concutelli che c’erano pronti per lui un giubbotto antiproiettile e un M/12, che si trovavano a disposizione di Terracciano. Gli disse, poi, che doveva parlargli anche di una cosa molto delicata, che forse solo lui avrebbe potuto risolvere. Concutelli, che è una persona molto vanitosa e che tiene molto al suo ruolo di capo-killer, lo incalzò con domande, dicendosi subito disponibile a risolvere qualsiasi cosa. Io ebbi l’impressione che se lo stesse arruffianando. Latini allora continuò, dicendo che aveva parlato con Ferri al suo matrimonio; che questi gli aveva detto che esisteva un problema molto serio riguardante lui Ferri ed altri; si trattava di questo: Ferri temeva che Buzzi in appello parlasse e finisse per coinvolgere e rovinare lui e altri; il timore derivava dalle voci nate su Buzzi, quale confidente delle direzioni carcerarie (in particolare si diceva in giro che aveva fatto sventare delle evasioni), individuo poco pulito in tutti i sensi e psicolabile. Latini precisò che Ferri gli aveva chiesto conferma della sussistenza di queste voci che descrivevano Buzzi come un infame; Latini disse anche che Ferri aveva espresso il convincimento che se Buzzi si fosse trovato con le spalle al muro, avrebbe parlato in appello, e che quindi bisognava tappargli la bocca.

A.D.R. A me non risultava, né risulta tuttora, che a quell’epoca circolassero voci in carcere o fuori circa le intenzioni di Buzzi di parlare in appello. “Concutelli obiettò che Buzzi era difficile da raggiungere; che, se si trovava in un carcere giudiziario, sarebbe stato difficile trovare una persona che lo eliminasse; era chiaro che il senso del discorso mirava alla eliminazione fisica del Buzzi. Concutelli aggiunse anche che la cosa non era facile, ma andava fatta e che lui era disponibile a farla. Uno o due giorni dopo io presi Concutelli e gli chiesi come mai voleva mettersi in questa storia e coprire gente che aveva fatto stragi, che, a mio giudizio di allora, servivano solo a sputtanarci; feci presente che Ferri non aiutava nessuno dei camerati, e che non ne valeva neanche la pena di impelagarsi in queste storie. Concutelli mi rispose che al limite di Ferri non gliene fregava niente, ma che queste cose si sa dove cominciano e non si sa dove finiscono. Concutelli mi lasciò capire; che, se il discorso si fosse allargato, c’era il rischio che venissero coinvolti chissà quanti fascisti; in particolare temeva che si potesse arrivare ad un coinvolgimento del suo gruppo, e cioè di Ordine Nuovo. La sera stessa, a cena, Concutelli riportò il discorso sull’argomento, con l’intenzione di avere da Latini precisazioni che confermassero i timori a me già espressi nel pomeriggio. In tale occasione furono indicati, come possibili persone che Buzzi avrebbe potuto coinvolgere, il già citato Ferri e Marco Ballan…Ricordo che Concutelli non rimase molto soddisfatto della conversazione, in quanto si attendeva evidentemente da Latini altri nomi, che meglio giustificassero il coinvolgimento del Concutelli stesso in questa storia. In un’altra occasione Latini, mostrandomi le foto relative al matrimonio, mi mostrò Cesare Ferri… che, se non erro, aveva una giacca di velluto e la barba.

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