Clara Calvi – audizione in commissione P2 – 06.12.1982

(…)
Presidente. Signora, noi avremmo interesse a chiarire un punto sul quale so che l’onorevole Andreotti le ha anche scritto personalmente.

Clara Calvi. Mi avrà scritto, ma io non ho ancora ricevuto niente.

Presidente. Noi abbiamo ricevuto la lettera per conoscenza: credo che l’onorevole Andreotti gliel’abbia inviata tramite il suo avvocato, quindi le arriverà. In ogni modo, a parte la lettera, ci interessa questo punto: se, quando lei vide Andreotti, questi le fece delle minacce.

Clara Calvi. No, assolutamente. No. Quando io ho visto Andreotti?

Presidente. Sì, quando lei andò nello studio dell’onorevole Andreotti.

Clara Calvi. No, no, aveva l’aria di voler aiutare, gli disse che la Banca d’Italia voleva mettere due commissari, che lui suggeriva Venini e Bagnasco, che Cuccia si era già…

Presidente. Le posso leggere la lettera, così…

Clara Calvi. Perché io ho detto ai magistrati che mi ha minacciata?

Massimo Teodori. No.

Clara Calvi. No, assolutamente. Dico che mio malto mi ha parlato di minacce molto pesanti di Andreotti; ha cominciato dicendo: “Andreotti mi ha detto delle cose che non mi hanno fatto per niente piacere” e poi ha continuato a parlare di minacce. Poi si viveva in un ambiente di terrore, quindi…

Presidente. Ha parlato di minacce che gli venivano da Andreotti o di Andreotti che gli esprimeva minacce…?

Clara Calvi. No, no, no, che gli venivano da … Mi dispiace, io dico e ripeto quello che mi ha detto mio marito: se mi vuol dare anche querela non mi interessa assolutamente niente, perché è la verità pura e semplice. La prima volta, quando sono andata, io pensavo che volesse aiutare Roberto però, naturalmente, adesso penso che fosse un aiuto interessato perché a quel che mi risulta, nessuno fa niente per niente soprattutto, ho avuto delle prove tali che tutti facevano…

Presidente. Ma questo problema delle minacce…

Clara Calvi. Negli ultimi tempi, prima che io partissi, Roberto mi ha sempre detto che era minacciato pesantemente. Non sarà stato vero? Avrà capito male? A me ha detto che lo minacciavano; d’altra parte, mio marito è morto: qualcuno lo ha ucciso. Non accuso l’onorevole Andreotti, però mio marito le minacce le ha ricevute perché me lo ha ripetuto tante di quelle volte…

Presidente. Minacce…?

Clara Calvi. Minacce…. Dico che ne saprei di più se non avesse avuto tanta paura. però, ad un certo punto, mi sono anche rifiutata di andare a parlare… C’è andata mia figlia, più di una volta, a tenerlo tranquillo, a metterlo quieto.

Presidente. A noi interessa, in questo momento, aver chiaro il rapporta di Andreotti con suo marito.

Clara Calvi. Si vedevano spessissimo. In certi momenti, come sa, i giochi politici sono fatti così: ce ne sono cento, uno sopra l’altro, e si cambiano continuamente. Per quello che mi risulta dalla mia esperienza

Presidente. Per quello che le ha detto suo marito, in che senso Andreotti lo avrebbe minacciato?

Clara Calvi. Lo avrebbe minacciato di morte.

Presidente. Avrebbe minacciato di morte suo marito?

Clara Calvi. Sì, lui mi ha detto così. Io non posso che dire e ripetere ciò che mi ha detto più di una volta, perché stava facendo queste trattative con l’Opus Dei, per cui… Questo è sempre ciò che mi ha detto mio marito, per l’amor di Dio.

Presidente. Lei può ricordarsi il periodo in cui questo avvenne?

Clara Calvi. Era già un bel po’ che avevamo le minacce di morte. Le avevamo…

Presidente. Parlo sempre di Andreotti, non di altri.

Clara Calvi. Mi riferisco ad un giornale semplicemente perché io lo stavo guardando; era il “Candido”, c’era la fotografia di Casaroli e parlava dell’Ostpolitik; Roberto allora ha commentato: “Hai visto, ho distratto io l’Ostpolitik: se in questi 15 giorni non succede qualche cosa e Andreotti non mi mette i bastoni tra le ruote , siamo a posto”. Poi, dopo qualche giorno, mi disse: “Quello che mi ha detto Andreotti non mi è piaciuto per niente”; poi mi parlò di minacce di morte: di minacce di morte mi ha sempre parlato, ha cominciato a parlarmene … in maniera particolare quelle di Andreotti.

Presidente. Ci interessa il fatto sempre in relazione, ad Andreotti. Secondo quanto le ha detto suo marito, quest’ultimo stava conducendo un’azione che avrebbe messo fine alla Ostpolitik?

Clara Calvi. A lui sembrava di averla già conclusa, questa operazione.

Presidente. Ciò contrastava con Andreotti?

Clara Calvi. Ciò contrastava con Andreotti.

Presidente. Le minacce di Andreotti vennero in relazione alla Ostpolitik?

Clara Calvi. Sì, sì. A me pare che negli ultimi tempi i rapporti con Andreotti fossero molto stretti: a volte gli interessi coincidevano altre volte no.

Presidente. Ricorda il periodo? Era la fine del 1981 o eravamo nel 1982?

Clara Calvi. Io ero via, sono tornata a fine di novembre. Ho visto molto spesso Ciarrapico venire a casa nostra, anche quando si trattava del Corriere. Una volta è venuto Mazzotta. C’era anche Ciarrapico.

Uno l’ho fatto passare da una parte, il secondo dall’altra, perché non si incontrassero. Poi Ciarrapico telefonava, per Andreotti, a quello che almeno mi risulta. Ciò avveniva anche nel periodo in cui Guido Rossi voleva far quotare le azioni in borsa… sì, perché volevano contrastare l’azione di Guido Rossi e per un certo periodo erano sempre a casa di Pazienza, mentre mio marito era in prigione.

Massimo Teodori. Chi c’era in casa di Pazienza? Guido Rossi andava a casa di Ciarrapico?

Clara Calvi. No, Guido Rossi andava a casa di Pazienza. Una volta ho telefonato. Mi ha risposto: “Siamo qui che ci stiamo occupando dell’economia italiana”  Più tardi, qualche mese dopo, Roberto mi disse: “Infatti, mi hanno rovinato per un bel numero po’ di anni la borsa italiana”. Riferisco le frasi così, come le io sentite. Non è che io ne capisca, non era il mio lavoro. Riferisco soltanto le frasi, le riferisco così come le ricordo.

Salvatore Ando’. Sarebbe interessante che la signora dicesse se ha elementi per ritenere che questi rapporti esistessero o se era una voce.

Presidente. L’onorevole Andò chiede se lei può dirci quali fossero i rapporti Pazienza-Guido Rossi, in relazione alla vicenda.

Clara Calvi. A quel che mi risulta, io parlavo al telefono e sentivo delle voci, da Pazienza. Quest’ultimo mi disse: “Siamo qui che ci stiamo occupando dell’economia italiana”. Poi mi raccontò«, che avevano cercato di fermare il crollo della borsa, una volta con la solita storia delle bombe, per cui bisognava interrompere, un’altra volta con scioperi. Mi disse che stava con Rossi e per frenare il crollo della borsa aveva preso vari provvedimenti. In primo luogo che c’era una bomba (basta andare a controllare), un’altra volta invece con uno sciopero.

Presidente. Quando suo marito era in prigione, lei contattò, oltre che l’onorevole Andreotti, anche gli onorevoli Piccoli e Craxi?

Clara Calvi. Prima sono tornata a Milano, per andare in carcere da mio marito.

Presidente. Lei sa se queste due persone svolsero degli interventi effettivi? Che cosa fecero in concreto?

Clara Calvi. Con Andreotti abbiamo parlato. Egli mi ha consigliato Guarino. Invece, Craxi, l’ho chiamato io, perché Francesco Pazienza mi aveva detto: “Telefoni all’onorevole Craxi”. Io avevo il numero, perché me lo aveva dato l’Anna Craxi. Quando mio marito era in carcere, credo la mattina stessa o il giorno dopo, comunque il primo giorno, dopo il quale io sono partita, l’Anna Craxi mi aveva telefonato e mi aveva detto che se avessi avuto bisogno, era a Roma. Mi aveva dato il numero del telefono. Mi disse di cercarla.
Infatti Pazienza mi consigliò: “Allora alla signora telefoni lei e prenda un appuntamento”. Infatti, feci come mi avevano consigliato e andai da Craxi. Con Piccoli prese l’appuntamento Pazienza.

Presidente. Questo lo abbiamo letto. Quello che ci interesserebbe sapere è se poi in realtà, per quello che a lei risulta, queste due persone hanno svolto un effettivo interessamento.

Clara Calvi. Piccoli, direi di sì. Mi pare che abbia parlato alla Camera dei deputati.

Presidente. Lei pensa a questo?

Clara Calvi. Non ha fatto degli interventi? Penso che siano stati quelli. Penso che anche l’onorevole Craxi abbia parlato. Secondo me però l’onorevole Craxi voleva più che altro tenermi buona e pensare a cosa doveva fare. Anzi, mi mandava sempre sua moglie, la quale è venuta molte volte a casa. Mi diceva: “Ha detto Bettino che ti debbo sorvegliare”, qualcosa del genere. Poi, si raccomandava di mangiare, perché avevo detto che volevo fare come l’irlandese.

Presidente. Lei su questo argomento ha già deposto, sull’incontro con l’onorevole Craxi. Vorremmo avere una spiegazione, se possibile. Quando vide Craxi, gli disse una frase che era stata suggerita: “Trenta miliardi non sono uno scherzo!”.

Clara Calvi. Me l’ha insegnato Ciarrapico.

Presidente. Fu Ciarrapico a consigliarla?

Clara Calvi. Ho la memoria molto buona. Ho ripetuto le parole precise.

Presidente. Cosa significava questa frase per quello che lei sapeva?

Clara Calvi. Io non ne sapevo niente, sapevo soltanto che mio marito aveva parlato del sequestro di De Martino e mi aveva detto all’epoca che avrebbe pagato lui perché lo liberassero. Io gli avevo chiesto: “Li daranno poi indietro?”. Roberto mi rispose: “Fino a questo momento li hanno sempre dati indietro”. Ciarrapico mi aveva detto di dire così, di andare a colpo sicuro e io ciò ho ripetuto.

Presidente. Quale reazione ebbe l’onorevole Craxi?

Clara Calvi. Mi disse: “Se lo aiutiamo, è solo perché è un amico”.
Presidente. L’onorevole Craxi era solo?

Clara Calvi. C’era l’onorevole Craxi a destra, l’onorevole Formica, che non era ancora ministro a sinistra. Io ho ripetuto tutte le frasi che mi ha detto, cioè che secondo De Michelis era possibile mandar via Cuccia in mezz’ora. Egli mi ha risposto: “In mezz’ora no, in due mesi sì”. Invece, è andato via dopo il processo.

Presidente. Lei conferma queste cose così come le ha dette anche ai giudici?

Clara Calvi. Ripeto le parole di mio marito, anche per ciò che mi ha detto dell’onorevole Andreotti. Anche per quanto riguarda l’onorevole Andreotti, quello che ha detto a me è un conto, quello che ho sentito da Roberto è un altro. D’altra parte, mio marito è morto Può darsi che non sia una prova, però è una prova. Chi è stato non posso dirlo, posso ripetere solo le parole come mi sono stata dette. Resta il fatto che è morto. Posso fare una lista delle persone che possono avere avuto secondo me interesse a farlo sparire!

Presidente. Suo marito fece delle dichiarazioni a Viola, nel carcere di Lodi, poi le ritrattò con Cudillo. Le ha mai parlato del perché le aveva fatte e del perché poi le aveva ritrattate? C’erano state intimidazioni prima o dopo?

Clara Calvi. No, le ha ritrattate perché in quel momento, dopo, quando era già fuori, si vede che si è messo d’accordo. Non lo so. Il fatto è che quando era all’ospedale, dopo aver tentato il suicidio, venne il vicedirettore del carcere, D’Auria, che mi chiese se mio maritò era stato minacciato. Gli risposi che non lo sapevo. Allora domandai a Roberto: Ma ti hanno minacciato? Rispose: “Sì, certo, mi hanno minacciato. E’ stato l’avvocato Prisco, che nell’aula del tribunale mi si è seduto vicino”. Come avrà letto, l’avvocato Prisco prima aveva accettato, era venuto con noi in aereo, era venuto dall’avvocato Guarino, che penso non avrà difficoltà ad ammettere che l’avvocato Prisco era con noi. Hanno parlato. L’avvocato Guarino ha detto: “Per accettare la difesa di suo marito, debbo prima vedere le carte. Mi basta un giorno solo”. Queste carte avrebbe dovuto dargliele Prisco. Poi Prisco mi ha detto che non era più disponibile perché era un affare dei politici, questo dopo aver accettato, perché in aereo gli avevo chiesto: “Lei è l’avvocato di famiglia, allora cosa debbo fare per darle il mandato?”. Egli mi rispose ridendo: “Basta che lei non vada in giro a dire che io dico delle bugie, che io sono veramente l’avvocato di famiglia”. Poi, invece, si è ritirato. Successi vanente si è di nuovo offerto, però a Roberto. E’ venuto a casa nostra la domenica prima del tentativo di suicidio e mi ha detto: “Roberto mi ha chiesto di essere il suo avvocato di famiglia”. A me ha detto che era stato Roberto. Io ho detto: “Roberto, ma tu glielo hai chiesto?”. Roberto mi ha risposto: “No, è stato lui che mi è venuto vicino e mi ha detto di averci ripensato e di accettare di essere l’avvocato di famiglia”.

Presidente. L’una o l’altra di queste due versioni furono dovute anche a pressioni? Prima a Lodi, a Viola, suo marito ha dato una versione, poi a Cudillo ne ha data un’altra. A noi interessa sapere se suo marito ha subito delle pressioni e se le ha subite per la prima deposizione o per la seconda, in modo da capire qual è quella vera, quella che è stata data in condizioni di maggiore libertà.

Clara Calvi. Quando gli ho parlato aveva ancora l’ossigeno, la mattinata stessa. Mi ha detto che era stato minacciato, che era stato l’avvocato Prisco che gli era andato a sedere vicino, in tribunale.

Salvatore Ando’. E’ stato minacciato per la prima o per la seconda delle versioni?

Presidente. Quello che ci interessa sapere è …

Clara Calvi. Non lo so se è stato … Comunque gli è andato vicino, gli ha detto: “Guarda cosa fai, perché tanto hanno distrutto tutte le prove. Formica ha preso il Ministero delle Finanze, se non stai attento resti in prigione per tutta la vita”. Queste sono le parole che riferisco, che mi sono state dette. Riferisco sempre e solo ciò che mi è stato detto da mio marito. D’altra parte, salvo questo periodo, io sono stata sempre in casa. Aspettavo giornate intere, per tutta la settimana. Uscivo semplicemente per andare in campagna quindi passavo da una casa all’altra.

Presidente. Sarebbe molto importante per noi definire la questione. Queste sono le parole?

Clara Calvi. Sì, le parole testuali.

Presidente. Senta, signora, ricorda perché suo marito voleva evitare che lei testimoniasse, portando un certificato medico, in un processo a Roma, nel quale testimoniarono anche sua figlia e il suo ragazzo. Suo marito voleva che lei evitasse di testimoniare.

Clara Calvi. Sì, era il suo ragazzo. Roberto prima voleva, poi non voleva più, come faceva sempre.

Presidente. A noi interessa capire perché voleva che lei non testimoniasse. Temeva? Si è fatto capire perché temeva?

Clara Calvi. Non voleva essere stritolato nella lotta fra le due magistrature. Diceva che non c’entrava, che aveva grane per conto suo, che non voleva essere stritolato nella lotta fra le due magistrature. Io so che avrei potuto dire che non andavo perché non volevo andare, ma egli non voleva neanche irritare l’uno o l’altro. Così probabilmente ha irritato tutti e due. Voleva in altri termini che io avessi una scusa ufficiale, non che mi rifiutassi di andare a testimoniare. Io invece volevo andare.

Presidente. Infatti, suggerì di portare un certificato medico.

Clara Calvi. Fra l’altro, io tremo sempre, in continuazione. Da quel periodo ho cominciato a tremare.

Presidente. Suo marito diceva di non voler essere stritolato fra le due magistrature…

Clara Calvi. Nella deposizione non hanno messo che la lotta si riferiva alle due magistrature. Io ho lasciato perdere. La parola giusta e che non voleva essere stritolato nella lotta fra le due magistrature.

Presidente. Può dirci qualcos’altro che suo marito le abbia detto in riferimento alla lotta fra le due magistrature, che lei ricordi?

Clara Calvi. Ne abbiamo parlato tante volte, non qualche frase particolare, perché me le ricordo esatte. Sapevo che c’erano i processi che venivano portati da Milano a Roma, che c’era questa lotta. Lo sape vo da me, che era una lotta. D’altra parte ne parlavano tutti i giornali.

Presidente. Naturalmente, le due magistrature sono quella di Roma e quella di Milano.

Clara Calvi. Sì.

Presidente. Per quanto riguarda i colloqui che ebbe con Andreotti, o che suo marito ebbe con Andreotti, leggendo la sua deposizione mi è parso di capire che lei ricavasse l’impressione che Andreotti non si fidava di Pazienza e di Ciarrapico.

Clara Calvi. No. Ciarrapico veniva da parte di Andreotti, certo; di Pazienza no, assolutamente.

Presidente. Andreotti non si fidava?

Clara Calvi. No, non ne voleva neanche sapere.

Presidente. Quindi, per quello di cui lei ebbe conoscenza quando lo incontrò e per quello che seppe da suo marito, mentre Ciarrapico veniva inviato da Andreotti e, comunque, aveva un rapporto di fiducia, così non era per Pazienza.

Clara Calvi. No, no, assolutamente; anzi, non lo voleva proprio vedere perché diceva che una volta era stato a Parigi, aveva preso lui il biglietto, aveva prenotato personalmente l’albergo – io riferisco quello che mi ha detto mio marito – e poi voleva andare alle corse …

Antonio Bellocchio. Di cavalli?

Clara Calvi. Sì, ha detto che voleva andare alle corse; invece, quando poi si è trovato in albergo, è arrivato un alto ufficiale mandato dall’Eliseo, per cui evidentemente aveva perso… Insomma, si era seccato perché attribuiva questo intervento dell’Eliseo al fatto che Francesco aveva voluto dimostrare la sua potenza, in un certo modo aveva voluto prender lo in giro o avvisarlo.
(…)

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