Mirella Robbio – dichiarazioni 02.07.1987

Ho conosciuto Meli Mauro nel 1971 e mi sono sposata con lui nel maggio ‘73. Il nostro matrimonio è durato fino al 1980, ma già dal 1977 avevo chiesto la separazione. Mauro si era reso latitante nell’agosto ‘76. Tutto cio’ che ho appreso da lui in merito a fatti e personaggi dell’ eversione di destra l’ ho già diffusamente riferito al dr Vigna e al dr Napolitano. Successivamente sono stata sentita da altre AG e da ultimo nel processo di Venezia per la strage di Peteano. Recentemente sono stata sentita anche dal dr Calabria.
Confermo tutte le mie precedenti dichiarazioni ed intendo qui precisare i motivi per cui sono giunta a riferire all’ AG quanto appreso da mio marito. Nel 1976 si presento’ presso di me un capitano dei cc di Genova, anzi dei cc alle dipendenze di un capitano, tale Segatelli, ora congedato. Questi carabinieri mi dissero che erano a conoscenza della doppia vita di mio marito ed i suoi rapporti con i travestiti.

Mi dissero anche che disponevano delle dichiarazioni di alcuni travestiti che avevano riscosso assegni tratti da mio marito da un proprio conto corrente personale. Mio marito si era appena reso latitante e questi cc, parlandomi di cio’, volevano indurmi a dire loro dove si trovasse. Io non potei aiutarli perche’, pur ricevendo telefonate da Mauro, non sapevo dove si trovasse. Al momento la cosa fini’ li’, ma verso la fine del 1979, l’ inizio del 1980 mio suocero, che si era fatto rilasciare dal figlio una procura generale, assunse delle iniziative anche giudiziarie, perche’ mi venisse tolto il bambino e perche’ venisse affidato a lui oppure collocato in un istituto. Ricordando quello che mi avevano detto i carabinieri nel 1976, mi recai dal capitano Segatelli per chiedergli se potevo avere copia di quelle dichiarazioni dei travestiti delle quali a suo tempo mi avevano parlato i carabinieri. Intendevo fare uso di quelle dichiarazioni contro mio marito.
Il capitano si disse disponibile a darmele a patto che io gli dessi un aiuto nella ricostruzione delle attivita’ della destra genovese e dei collegamenti dell’ ambiente di Genova col resto d’Italia. Li’ per li’ rifiutai perche’ consideravo la cosa troppo rischiosa. Accadde poi che poco prima della strage di Bologna del 02.08.80, forse due settimane prima, si presento’ da me il capitano Segatelli.

Il mio convivente, presente al nostro incontro, lo colloca ad una distanza di circa un mese dalla strage di Bologna. Il capitano mi disse che aveva bisogno di un grosso favore. Il capitano mi disse che sapeva che la destra stava preparando qualcosa di veramente grosso; le parole che uso’ nel riferire queste affermazioni del capitano sono pressoche’ testuali. Mi chiese di riprendere contatti con l’ ambiente del MSI di Genova e soprattutto con i vecchi amici di mio marito per cercare di capire cosa fosse in preparazione.
Feci presente al capitano che non avevo piu’ rapporti tali da consentirmi di accedere a notizie riservate dell’ ambiente di destra e comunque consideravo la cosa troppo rischiosa.Si verifico’ poi la strage di Bologna ed io mi rammaricai di non avere fatto quanto forse potevo fare per evitare un cosi’ grave fatto criminoso. Forse c’ era una possibilita’ per quanto piccola divenire a sapere in tempo qualcosa.
Ero dunque dispiaciuta di non avere fornito la mia collaborazione al capitano. Questi, dopo la strage, venne da me e mi disse: “Hai visto che cosa e’ successo?”. Decisi allora finalmente, di dire tutto quanto era a mia conoscenza dapprima in forma confidenziale e quindi innanzi alle diverse AG.

Adr: circa l’ incontro di Bologna del 1976 non posso che confermare le dichiarazioni a suo tempo rese al dr Napolitano. L’ incontro avvenne in un appartamento, assolutamente normale di Borgo Panigale. Il bolognese era un uomo di circa 30 anni robusto ma non grasso ed aveva una moglie bionda. Non ricordo come si chiamasse, ne’ sono in grado di fornire altri elementi utili per la sua identificazione. Ricordo solo che all’ epoca era implicato, non so se come imputato o come teste, in qualche procedimento penale.

Adr: mio marito non mi ha mai parlato dell’ attentato dell’ Italicus o almeno non ricordo nulla in proposito. Nulla so neppure in merito agli attentati di Savona del 1974. Faccio pero’ presente che Mauro a quel tempo mi disse che era stato contattato da qualcuno dei servizi segreti. Le cose andarono cosi’: qualcuno telefono’ a casa nostra dicendo a Mauro di scendere giu’ in strada. Io gli chiesi perche’ non faceva salire il suo interlocutore e Mauro mi disse che non poteva farlo perche’ si trattava di uno dei servizi che non voleva farsi vedere da me. Io non diedi troppo peso a questa affermazione di Mauro e pensai che fosse una millanteria oppure una scusa per uscire di casa.

Adr: in merito al gruppo “La Fenice” confermo le dichiarazioni gia’ rese al dr Napolitano. Ricordo che Mauro era stato citato come teste a discarico nel processo per l’ attentato commesso da Azzi Nico. Prima della deposizione che doveva vertere sulla nota riunione presso il Centro Studi Europa avvenuta poco prima dell’ attentato, vi fu una telefonata fra il Rognoni e mio marito ed il Rognoni disse a Mauro di non insistere troppo nelle sue dichiarazioni difensive perche’ si sarebbe inutilmente compromesso. Il Rognoni si trovava gia’ in Svizzera e si sentiva al sicuro.

Adr: Mauro avrebbe dovuto dichiarare che Rognoni non si era mai allontanato dal locale dove era avvenuta la riunione.

Adr: nulla so della latitanza del Rognoni in Svizzera, se non il fatto che teneva i contatti con l’ Italia attraverso Di Lorenzo Cinzia che al tempo era il suo braccio destro.

Adr: conoscevo bene Di Lorenzo Cinzia che allora viveva a Milano.

Adr: fu Mauro, in spagna, a dirmi che la Di Lorenzo Cinzia era il braccio destro di Rognoni ed era in contatto con l’ Italia. Mauro mi disse anche che fu la Cinzia a far uscire dall’ Italia papa claudia. La Cinzia l’ avevo incontrata un paio di volte in Italia e l’ avevo rivista in spagna insieme al Rognoni.

Adr: il nome Marini Piergiorgio non mi dice nulla.

Adr: non ho mai conosciuto il marito di Papa Claudia e nemmeno sapevo che fosse sposata.

Adr: ho incontrato piu’ volte Mauro durante la sua latitanza. Dapprima ando’ a Nizza dove lo raggiunsi quasi subito. A Nizza Mauro abitava al Negresco, ma utilizzava come punto di appoggio anche l’ appartamento di tale Spaggiari che successivamente incontro’ nuovamente a Marbella.

Adr: in precedenza, nel 1975, avevo accompagnato Signorelli a Nizza due volte. La prima in primavera o nell’ estate, la seconda verso ottobre o novembre. La ragione dei viaggi di Signorelli a Nizza era data dalla necessita’ di partecipare a riunioni concernenti la riunificazione tra ON e AN. Ricordo che in occasione di uno dei miei viaggi a Nizza, non so se il primo o il secondo, Signorelli, col quale avevo fatto il viaggio, aveva appuntamento con altre persone sotto casa dello Spaggiari. Mauro mi disse che tra queste persone c’ era Graziani e Massagrande.Puo’ essere che ci fosse anche Delle Chiaie, ma non ne sono certa. Questo incontro di Nizza precedeva un altro appuntamento in Corsica fra tutti i responsabili di AN e ON, appuntamento organizzato da Papa Claudia. Ora non ricordo se Delle Chiaie fosse presente gia’ a Nizza oppure se attendeva gli altri in Corsica.

Adr: ricordo che feci il viaggio insieme a Mauro, Signorelli e alla moglie di Signorelli.

Adr: dapprima Mauro, durante la latitanza, risiedette a Nizza, si trasferi’ poi a Londra nell’ottobre ‘76. A Nizza frequentava Massagrande.

Adr: a Nizza, in occasione del viaggio che ho precedentemente descritto c’ era anche Pugliese che si trovava ad attenderci sotto casa dello Spaggiari.

Adr: a Londra Mauro ha frequentato Graziani, Signorelli che andava a trovarli nonche’ il Pugliese e persone dell’ ambiente della malavita catanese legate a Concutelli. Di queste ricordo che avevano un accento romano. Si trattava di due persone delle quali non ricordo i nomi, ne’ altri elementi utili per la loro identificazione.

Adr: fu mio marito a dirmi che si trattava di malavitosi di Catania legati a Concutelli. Ho visto Mauro questa pasqua e gli ho chiesto notizie su questi due catanesi poiche’ avevo appreso che Concutelli, a detta del padre di Mauro, intendeva farmi uccidere per la testimonianza resa al dr Vigna. Sapevo che il padre di Mauro era collegato ad ambienti malavitosi siciliani e temevo che le minacce di morte nei miei confronti provenissero piu’ che altro da lui, piuttosto che da Concutelli. Cercai di sapere dunque da Mauro qualcosa di piu’ in merito a quei due catanesi che avevo a suo tempo incontrato, ma non riuscii ad avere nessuna notizia.

Adr: circa la latitanza di Mauro in Spagna, confermo le dichiarazioni a suo tempo rese ad altra AG.

Adr: in merito alle attivita’ della Fenice ed al discorso sugli attentati ai treni ed alle stazioni, ricordo che Mauro, forse gia’ al tempo in cui ci trovavamo in viaggio di nozze, cioe’ dopo il 06.05.73, mi aveva detto che tale genere di attentati era prediletto da Rognoni. Parlando del gruppo di Milano, Mauro mi diceva che erano persone che mettevano bombe per il gusto di mettere bombe.
Mauro non condannava questo tipo di attentato in se’; riteneva tuttavia che dovessero essere commessi in vista di un preciso scopo politico. Diceva inoltre che non aveva senso commettere un attentato isolato, mentre sarebbe stato utile porre in essere una serie di attentati tali da dimostrare la loro forza.

Adr: Signorelli paolo di fronte a me non ha mai espresso valutazioni sul terrorismo indiscriminato. Mauro pero’ mi diceva che Signorelli non era del tutto d’ accordo con Rognoni sulla politica di attentati e preferiva obiettivi piu’ selezionati.

Adr: non ho mai conosciuto di persona Delle Chiaie; ricordo pero’ che nel 1972 – 1973, mentre mi sposavo con Mauro in un bar di Galleria Mazzini a Genova, questi mi indico’ una persona e mi disse che si trattava di Delle Chiaie.

Adr: non ho mai conosciuto esposti, ma so che era molto amico di Mauro negli anni precedenti il mio matrimonio. Mauro mi ha raccontato di avere fatto dei campi paramilitari con esposti e forse anche con Signorelli. Ricordo racconti estremamente indistinti stante il tempo passato, relativi ai loro tentativi di sopravvivenza alla macchia in zone attorno a Roma.

Adr: il capitano Segatelli era comandante del gruppo sezione catturandi e lavorava in via Ippolito d’Aste.

Adr: a seguito di perquisizione furono rinvenuti nell’ abitazione di mio marito 160.000.000 provenienti dalla rapina al ministero del tesoro. Questa somma gli era stata data da Signorelli, il quale a dire di Mauro, era l’ organizzatore della rapina stessa. La rapina fu eseguita da Concutelli; il ruolo avuto da mio marito fu solo quello di prelevare a Roma una parte del denaro e portarla a Genova; da Genova i 160 milioni avrebbero dovuto venire portati a Nizza per le necessita’ dei latitanti.
Di tale somma, tuttavia, 10 milioni dovevano restare al gruppo ligure per l’ acquisto di armi e per organizzare dei rifugi nella campagna. Spontaneamente la teste infine dichiara che a dire di suo marito condannato in primo e secondo grado per l’ omicidio Occorsio, l’ attentato a Leighton era stato voluto dai servizi cileni ed era stato organizzato da Signorelli.

Adr: un mese fa, per telefono, Mauro mi ha detto che il bolognese che aveva incontrato a Borgo Panigale nel 1976 era in contatto con l’ ambasciata libica. La telefonata aveva il senso seguente: Mauro mi disse che era sua intenzione costituirsi a determinate condizioni. In particolare aspirava ad avere subito gli arresti domiciliari. Soggiunse che, se queste condizioni non fossero state rispettate avrebbe “tirato dentro mezza Italia” ed avrebbe fra l’ altro parlato di questo bolognese e dei suoi contatti con l’ ambasciata libica.

Adr: ritengo di poter essere in grado di riconoscere il bolognese nel caso in cui mi venissero mostrate delle foto.

 

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