Angelo Rizzoli – intervista Sette 1999

(…)

D: Fu allora che a lei venne l’idea di iscriversi alla P2?

R: Prendo a prestito da Tayllerand: “E’ stato peggio di un delitto, è stato un errore”.

D: Un errore mica da poco.

R: Tutti i Grandi Maestri della Massoneria, Gamberini, Salvini, Battelli, Corona, mi avevano assicurato: “Stia tranquillo si tratta di una loggia perfettamente regolare”.

D: Ma perché si è iscritto?

R: Ero completamente digiuno di contatti politici. Iscrivermi alla massoneria – mi dissero – mi avrebbe facilitato. Era descritta come una specie di circolo elitario. A Roma Gelli era conosciuto da tutti. E tutti, segretari di partito, ministri, tutti mi dissero: è una persona straordinaria, è bravissimo, se ne fidi.

D: Chi le diceva questo?

R: Nella Dc tutti, nel Psi tutti, nel Psdi tutti, nel Pri e nel Pli molti.

D: E nel Pci?

R: Nel Pci nessuno. Noi avevamo difficoltà con le banche alle quali era stato suggerito di non finanziarci più. Nei giorni precedenti al Natale del 1975 incontrai Gelli nello studio dell’avvocato Ortolani,
in via Condotti. Trovai ad aspettarlo il direttore generale della Banca Nazionale del Lavoro, il presidente  della Banca Commerciale, il direttore generale del Monte dei Paschi, il presidente del Banco Ambrosiano. Tutti col regalino di Natale.

D: Parterre de roi.

R: Sembravano i Re Magi con il bambinello. Io avevo 30 anni. Queste persone non ero mai riuscito a vederle nonostante mi chiamassi Rizzoli. Le trovai tutte insieme in fila per omaggiare Gelli. Ebbi la sensazione di trovarmi davanti a un potere reale. Questo mi convinse.

D: E quando andava all’Excelsior?

R: Ci andavo un paio di volte all’anno. C’era la hall piena di questuanti eccellenti.

D: Chi per esempio.

R: Nella hall o fuori della hall li ho incontrati tutti. Tranne i comunisti tutti. (…)

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