Il ruolo dei dirigenti del MSI – commissione stragi – prima parte

Come s’è visto in precedenza, uno dei personaggi a cavallo tra Ordine Nuovo e Movimento sociale è stato sempre l’avvocato Giulio Maceratini, destinato ad una carriera di riguardo all’interno del MSI e poi in Alleanza Nazionale. Una carriera nella quale – nonostante la cosiddetta svolta di Fiuggi -non si è mai notata una netta e ferma presa di distanze non tanto dal fascismo tradizionale, quanto dall’eversione di destra la quale – come è ampiamente documentato – è stata a lungo «cullata» all’interno del Movimento sociale italiano, nonostante le differenze solamente formali di prospettiva e di tattica.

Maceratini è uno di quei personaggi che non ha mai fatto i conti politici con quell’esperienza. Al contrario, risulta documentalmente che anche in anni successivi a quelli della cosiddetta strategia della tensione – almeno fino al 1997 – il senatore Maceratini abbia continuato ad avere contatti e legami politici con personaggi della destra eversiva già inquisiti e, talora, condannati con sentenze definitive per episodi di terrorismo o per ricostituzione del disciolto partito fascista. Il materiale documentale rinvenuto nel corso degli ultimi dieci anni è imponente e tale da non lasciare dubbi, soprattutto se messo in relazione con le lucide testimonianze dei diversi ex appartenenti ai gruppi neofascisti, come Vinciguerra, Digilio, Bonazzi, Pecoriello, Dominici e Martino Siciliano, che hanno deciso di fare chiarezza con il loro passato.

Vale la pena ripercorrere brevemente la carriera politica di Giulio Maceratini, a cominciare dai suoi poco lusinghieri debutti giovanili, quando – nel 1960 – assunse la presidenza della federazione studentesca «Gioventù mediterranea», che aveva sede a Roma, in via delle Muratte. Maceratini era stato chiamato in sostituzione di Gino Ragno, chiamato alle armi alla scuola allievi ufficiali di complemento di Ascoli Piceno.
Tra i suoi primi atti, c’era stato quello di stringere un patto d’azione con Avanguardia Giovanile, per arrivare alla «riunificazione delle forze giovanili rivoluzionarie» che avrebbero dovuto costituire una sorta di «terzo polo» filo-fascista, alternativo sia al MSI che al Centro Ordine Nuovo. In quella operazione, l’alleato politico di Maceratini era Stefano Delle Chiaie, promotore di Avanguardia Nazionale Giovanile, già definita all’epoca dalla questura di Roma, una associazione «a sfondo neonazista» la quale, secondo gli Affari Riservati, era stata inizialmente in stretto contatto con l’Arma dei carabinieri. È la stessa questura di Roma, con una nota riservata indirizzata alla direzione generale della pubblica sicurezza il 16 marzo del 1960, a spiegare quali fossero stati i prodotti del sodalizio tra il presidente di Gioventù Mediterranea, Maceratini e quello di Avanguardia Giovanile, Delle Chiaie: «Nella sede di via delle Muratte n. 16 sono state organizzate, e da esponenti di Avanguardia Giovanile e Gioventù Mediterranea effettuate, le manifestazioni antiebraiche svoltesi a Roma, nella notte sul (rectius, del) 5 gennaio u.s., con esposizione di drappi e con scritte antisemite con fascio e la svastica».

L’esordio politico del giovane leader della destra estrema, ha visto Maceratini in combutta con Stefano Delle Chiaie impegnati in una delle più vergognose battaglie politiche, come quella dell’aggressione di stampo neonazista contro la nostra comunità ebraica e, più in generale, contro l’ebraismo. Che la tendenza neonazista abbia rappresentato solo un «errore» dovuto all’ardore degli anni giovanili, è decisamente smentito da numerosi documenti redatti tra il 1965 e il 1966 dai quali emerge che Maceratini, nel frattempo diventato dirigente di Ordine Nuovo, era andato in Francia e Belgio insieme con l’avvocato Ezio Spaziani-Testa per avere un interscambio con Jean-Claude Jacquart, dirigente parigino della rivista neonazista «Révolution Européenne», per avere contatti con i dirigenti della rivista «Europe-Action» e con quelli di «Europe-Magazine».  Lo scopo dei contatti era quello di favorire i rapporti tra gruppi neonazisti, neofascisti e di estrema destra di quei paesi e anche della Svizzera.

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Maceratini, come s’è visto nella nota illustrata nel paragrafo relativo al MSI, è stato uno stretto collaboratore di Junio Valerio Borghese, ossia del comandante repubblichino autore di uno dei più pericolosi tentativi di golpe militare orditi contro la democrazia italiana. Il dato, alla luce delle altre acquisizioni, sembra fin troppo ovvio. Infatti l’esponente missino e di Ordine Nuovo non aveva nascosto, fin dagli anni Sessanta, le sue simpatie per il regime fascista dei colonnelli greci. Ossia un governo non nato attraverso libere elezioni, ma con un colpo di mano militare ampiamente ispirato dai servizi segreti statunitensi. Un’antica vocazione golpista. Tant’è che Giulio Maceratini, come risulta da numerosi documenti del Ministero dell’interno, fu tra coloro i quali nel 1968 presero parte al famoso viaggio in Grecia, per applaudire gli assassini di una democrazia e un governo messo all’indice da quasi tutti i paesi civili. In occasione di quel «pellegrinaggio» nei luoghi dell’eversione, l’attuale capogruppo al Senato di Alleanza Nazionale avrebbe addirittura svolto un ruolo di rilievo, stabilendo contatti politici – anche per ottenere finanziamenti – con i massimi esponenti della dittatura. Una nota «da fonte qualificata» del Viminale datata 27 aprile 1968 è assai significativa. Vale la pena riportarla integralmente:

«In occasione delle manifestazioni promosse dal governo greco per solennizzare il primo anniversario della “rivoluzione del 21 aprile”, 59 studenti greci ospiti in Italia e 49 persone di nazionalità italiana, appartenenti a gruppi politici di estrema destra (tutti identificati) si sono imbarcati il 16 corrente a Brindisi, diretti ad Atene, ospiti di quel governo. Tra gli italiani figuravano esponenti provinciali o dirigenti nazionali di Ordine Nuovo tra cui l’avvocato Giulio Maceratini e Romano Coltellacci. Questi ultimi sono stati ricevuti da dirigenti politici greci per un “utile scambio di idee” e per discutere sulle manifestazioni in favore dell’attuale governo greco che dovrebbero svolgersi prossimamente in Italia, anche in “vista di eventuali sviluppi della situazione istituzionale ellenica”. Ai dirigenti di Ordine Nuovo è stato anche promesso un finanziamento per la pubblicazione di un opuscolo sui più recenti avvenimenti greci, nel quale saranno illustrate le ragioni storiche e pratiche che hanno indotto i militari ad assumere una posizione di rottura nei confronti della Casa Reale e di taluni ambienti capitalistici di quel paese» .

Maceratini, come risulta da alcune note, era andato in Grecia insieme con una congrega di fascisti, alcuni dei quali sarebbero poi stati coinvolti nelle diverse inchieste sull’eversione fascista in Italia nell’ambito della «strategia della tensione» che sarebbe emersa in tutta la sua tragicità nel breve volgere di pochi mesi da quel viaggio. Ma, in tema di finanziamenti e di rapporti ambigui, la lettura dei documenti riservati del Viminale dimostra come l’avvocato Maceratini, nel frattempo rientrato in pianta stabile nel MSI, abbia sempre assunto atteggiamenti quanto meno disinvolti. Ne è testimonianza una nota nr. 224/1001 del 25 settembre 1974 inviata dal Direttore di divisione dell’Ispettorato per l’azione contro il terrorismo al dirigente del NAT (nucleo anti-terrorismo) della questura di Torino. È scritto nella nota:

«Il noto avvocato Francesco Bignasca, di anni 55, cittadino svizzero […] avrebbe depositato nella repubblica elvetica, in un istituto bancario, buona parte dei fondi della ditta Mondial Import-Export, indicata dalla stampa di sinistra come dedita al traffico di armi e i cui massimi esponenti sono i noti dottori Romano Coltellacci, Giulio Maceratini e Mario Tedeschi. Bignasca, inoltre, è in contatto con il dottor Giovanbattista Filippa, che è solito dichiararsi come rappresentante del governo rodhesiano in Italia. Quest’ultimo, infine, da diversi anni è in rapporti di amicizia con l’onorevole Pino Rauti, del MSI-Destra nazionale». Dall’appunto, insomma, emerge non solamente il rapporto tra Rauti e il rappresentante di un governo all’epoca noto per essere uno dei più razzisti del mondo, insieme con il Sudafrica, ma soprattutto la collusione con un personaggio ambiguo quale Bignasca, presentato come finanziatore dei missini. Evidentemente le notizie riportate nella nota dovevano essere state verificate, se il successivo 27 dicembre 1974, sempre dal Viminale, veniva inoltrato a Torino un ulteriore appunto più stringato ma, se possibile, ancora più esplicito:
«Fonte fiduciaria segnala che l’avvocato Francesco Bignasca […] titolare della ditta Mondial Import-Export, sarebbe uno dei finanziatori delle organizzazioni neofasciste italiane. In particolare sarebbe in contatto con Romano Coltellacci, Giulio Maceratini e Mario Tedeschi […]».

È del tutto evidente che, a parte i golpisti greci, il MSI riceveva finanziamenti occulti da molti ambienti, compresi quelli più compromessi con il traffico di armi. Giulio Maceratini risulta essere stato uno dei referenti di questo sistema. Ma c’è di più: dello specifico ruolo di Maceratini all’interno di Ordine Nuovo ha parlato anche Martino Siciliano, uno dei componenti della cellula ordinovista veneta che ha partecipato ad alcune attività eversive, e che è diventato uno dei principali testimoni nelle nuove inchieste sul terrorismo fascista.
Siciliano ha riferito particolari di estremo interesse:
«Il direttivo nazionale di Ordine Nuovo costituito dal presidente e fondatore Pino Rauti, aveva come consiglieri le seguenti persone: Paolo Signorelli, Maceratini, Rutilio Sermonti e Clemente Graziani. Posso così definire il ruolo di ciascuno: Pino Rauti era il capo supremo sia sul piano politico che su quello operativo; Paolo Signorelli aveva funzioni direttive sul piano operativo, Rutilio Sermonti aveva il ruolo di conferenziere e Maceratini serviva da filtro fra Rauti e Signorelli nei contatti con i gruppi periferici. So che tale filtro operava essenzialmente sul piano politico e che per la questione operativa l’azione di setaccio si verificava con minore frequenza essendovi diretti contatti con Signorelli. Maceratini era comunque più nell’orbita di Signorelli che in quella di Sermonti. Per attività operativa intendo la pianificazione di manifestazioni, le specifiche indicazioni di avversari politici da colpire durante le manifestazioni nonché le sedi dei partiti politici da assaltare durante e dopo i comizi […]».

Di tutte queste attività antidemocratiche, dunque, Maceratini rappresentava il «filtro» tra livello politico e livello operativo. Una circostanza che, da sola, è sufficiente a rappresentare la conferma delle conclusioni di parte della magistratura, nelle quali si afferma che la distinzione tra Centro Studi Ordine Nuovo e Movimento Politico Ordine Nuovo è puramente formale. Del resto, a testimonianza di quale sia stato il reale ruolo di «filtro» di Maceratini, è recentemente intervenuta la testimonianza dell’ex ordinovista di Verona, Giampaolo Stimamiglio, molto amico di Giovanni Ventura, nonché componente dei Nuclei per la Difesa dello Stato, in particolare della legione veronese. Deponendo lo scorso 14 aprile 2000 dinanzi alla Corte d’assise di Milano, nel corso del nuovo processo sulla strage di piazza Fontana, Stimamiglio ha ricordato che i giovani di Ordine Nuovo avevano organizzato alcuni campi paramilitari per esercitarsi alla resistenza in caso di invasioni da Est. L’ex ordinovista, in particolare, ha parlato di un campo, riferendo alla corte: «Responsabili di quel campo erano Pino Rauti, Paolo Signorelli e Giulio Maceratini. Mi stupii quando nel settembre del 1969 Pino Rauti decise di rientrare nel MSI. Era una scelta che contrastava con quanto aveva affermato prima. Diceva che il MSI vendeva i voti alla DC». Ha aggiunto Stimamiglio di aver saputo in seguito che Rauti sarebbe rientrato nel MSI perché dopo gli attentati ai treni del ’69 «qualcuno lo minacciò di coinvolgerlo in tutti gli attentati che sarebbero avvenuti anche in seguito».

Dunque Maceratini, come risulta dalle dichiarazioni di un attendibile testimone diretto, è stato anche organizzatore di campi paramilitari. Quanto all’invasione da Est, è del tutto evidente che il compito sarebbe spettato ad una organizzazione “istituzionale” quale Gladio. Il fatto che ci si sia, al contrario, rivolti anche ad Ordine Nuovo dimostra una volta di più come Gladio – oltre gli aspetti di illegittimità – era una struttura con finalità interne, utilizzata anche come «paravento» per nascondere altre e ben più illecite attività antidemocratiche. Altre due circostanze, prima di affrontare la vicenda del rientro di Rauti e degli ordinovisti nel MSI, sembrano meritevoli di attenzione: i legami tra Maceratini con esponenti della destra eversiva non sono mai venuti meno. Ancora negli anni ’90 e – in particolare – anche dopo il passaggio tra MSI e Alleanza Nazionale, l’ex dirigente di Ordine Nuovo si è distinto per i suoi contatti. In particolare – sempre in relazione al garantismo pro-eversori dimostrato fin dai tempi dell’indagine sul golpe Borghese, nel 1990 Maceratini partecipò ad una iniziativa presso l’associazione culturale «il Punto» dal titolo: «Un indulto per la pacificazione nazionale».

Tra i relatori c’era Adriano Tilgher, leader dell’attuale Fronte Nazionale nonché, come abbiamo già visto, più volte inquisito. Ad ascoltare i relatori, tra cui Maceratini, tra gli altri c’erano alcuni noti naziskin, nonché esponenti del Movimento Politico Occidentale di Maurizio Boccacci, sciolto in base al decreto Mancino per incitamento all’odio razziale. Ma l’aspetto principale è che l’associazione «il Punto», notoriamente, era una diretta espressione di Stefano Delle Chiaie, il vecchio camerata di scorribande antisemite sul quale, a questo punto, non occorre spendere altre parole. Vale solamente la pena ricordare come «il Punto» sia stato definito in un rapporto della questura di Bologna datato 16 novembre 1990 luogo «(…) si danno convegno numerosi elementi dell’ultra destra, alcuni dei quali pregiudicati e dediti traffici (rectius, a traffici) illeciti» .

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