La vicenda Bittoni-Birindelli nella sentenza di appello del processo Italicus 1986

All’udienza del 27 gennaio 1982 il P.M., il quale già in precedenza aveva reso noto come il suo ufficio dal 2 giugno dell’anno precedente avesse in corso un procedimento contraddistinto col n.1442/C/8l, su pressioni o illecite interferenze nelle indagini relative alle stragi, faceva presente che il gen. dei C.C. in ausiliaria Luigi Bittoni, deponendo in altri procedimenti avanti al G.I. di Roma, aveva reso importanti dichiarazioni sull’attentato all’Ita­licus.

La Corte quindi, con ordinanze del 2 e 4 febbraio 1982, ammetteva come testi il gen. Bittoni Luigi, nonché l’ammiraglio in ausiliaria Gino Birindelli, Ten. col. dei C.C. Domenico Tuminello ed il pari grado Giovanni Guerrera.

Il gen. Bittoni già deponendo avanti al P.M. di Bologna il 14 e il 16 dicembre 1981 nonché il 10 gennaio 1932 aveva fatto presente che negli ultimi giorni dell’agosto 1934 – il 23 era infatti rientrato dalle ferie- aveva ricevuto nel suo ufficio di Comandante della V Brig. C.C. di Firenze la visita dell’amm. Gino Birindelli, da lui non conosciuto di – persona ed all’epoca deputato del M.S.I. Nella circostanza l’amm. Birindelli, parlando della strage dell’Italicus, gli aveva riferito di essere stato ad Arezzo dove nella federazione del M.S.I. gli era stato detto che tre individui – i cui nomi erano scritti su un foglio – erano probabilmente i responsabili della strage. Nel dir ciò l’amm. Birindelli gli aveva mostran­te un bigliettino, su cui aveva letto i nomi di Franci, Malentacchi e di una terza persona che non ricordava, anche se alla sua mente era presente il nome di un certo Batani, in relazione al quale si era indagato per il precedente attentato di Vaiano. Immediatamente aveva comunicato la notizia al ten. col. Guerrera, comandante del Nucleo di P.G. presso la Brigata, il quale aveva consigliato di interessare il cap. Dell’Amico, che già era addentro alle indagini. Il Cap. Dell’ Amico gli aveva ai poi riferito che il Franci, già sospettato tanto che era stato perquisito senza esito il suo armadietto alla Sta­zione di Firenze, disponeva di un alibi sicuro per il 4 agosto, essendo stato ricoverato per 24 ore all’Ospedale di S.Giovanni Valdarno con la diagnosi di emorroidi. Aveva subito telefonato al Comandante del Gruppo di Arezzo, Ten. col. Tuminello, richiedendo un ac­curato controllo sui registri dell’Ospedale di S. Giovanni Valdarno. Si era quindi recato di persona ad Arezzo per sollecitare il col. Tuminello, il quale gli aveva riferito che gli accertamenti presso l’Ospedale fatti personalmente dal cap. Corrado Terranova – avevano confermato che il 4 agosto il Franci era stato ricoverato per emorroidi.

Il Bittoni aveva per altro aggiunto che avendo chiesto recentemente conferma di ciò al Terranova, costui aveva assunto di ricordare che il Franci era stato ricoverato nell’aprile del ‘74, come era emerso da accertamenti fatti per il tramite di un sot­tufficiale.

Il gen. Bittoni, sentito all’udienza dell’ 11 febbraio 1982, confermava queste dichiarazioni, con la precisazione che la segnalazione dell’amm. Birindelli era stata trasmessa direttamente al Ten. col. Tuminello, senza interessare ad essa il Ten. Col. Guerrera ed il Cap. Dell’Amico.

L’ammiraglio Birindelli dal suo canto, premesso di aver ricevuto la notizia tramite tuia telefonata, presumibilmente anonima, confermava solo di averne parlato al gen. Bittoni, adducendo di non ricordare non solo i nomi che aveva fatto, ma anche l’episodio specifico cui si riferivano le “malefatte” di cui gli aveva parlato il suo interlocutore.

Nell’assoluta assenza di ricordi, collocava al 24-23 agosto, o dopo il 6 settembre, la visita al gen. Bittoni, posto che dal 20 al 24 agosto si era trattenuto in montagna e dal 26 agosto al 4 set­tembre era stato in crociera nel Tirreno con l’imbarcazione a vela “Calipso” della Marina Militare. Laddove il gen. Bittoni aveva goduto delle ferie fino al 23 agosto. I dubbi sull’esattezza dei ricordi dei due alti ufficiali apparivano subito molto fondati, posto che il Franci era stato ricoverato all’Ospedale di Montevarchi in due distinte occasioni – per una colica renelle e per un’appendicectomia – nella primavera del ’74 e che l’amm. Birindelli aveva dato le dimissioni dal M.S.I. di cui era presidente, il 24 giugno del lo stesso anno, in epoca quindi antecedente all’at­tentato contro l’Italicus.

In più il Ten.col. Tuminello ricordava con esattezza il nominativo del Franci e la segnalazione del gen. Bittoni, ma la collocava nella primavera del ’74 (fine d’aprile-inizi di maggio) collegandola alle indagini che all’epoca erano in corso per l’attentato di Vaiano. Inoltre era stato in ferie dal 4 al 31 agosto; il 23 settembre aveva lasciato il Comando del Gruppo di Arezzo per trasferirsi a Firenze, ed escludeva in modo assoluto che il gen. Bittoni potes­se avergli telefonato in settembre.

II gen. Bittoni dunque messo a confronto col Ten. col. Tuminello, dichiarava di non poterlo contraddire e che verosimilmente la segnalazione dell’amm. Birindelli si riferiva ad un altro attentato e non a quello dell’Italicus: ricordava del resto solo un vago accenno ai treni. Si che alla fine il gen. Bittoni, che verrà anche arrestato per falsa testimonianza, finirà per dire che la visita dell’amm.B irindelli era avvenuta cer­tamente nel ’74 e probabilmente in periodo caldo, quando si portavano le divise estive. Ulteriori accertamenti, anche documentali, per stabilire tramite i turni dei piantoni quando l’amm. Birindelli avesse fatto visita al gen. Comandante della Brigata, non daranno esito.

(…)

Richiamando al riguardo la narrativa sub 15°, osserva la Corte che le sicure dichiarazioni del col.Tuminello; il riferimento ad una malattia e ad un ricovero ospedaliero del Franci certamente databile alla primavera ’74 (si ricordino anche le deposizioni del Brogi su come il Franci, avvertito del prossimo attentato di Vaiano, si fece ricovera­re a Montevarchi per crearsi un alibi); le dimissioni infine dell’ammiraglio Birindelli del M.S.I. nel giugno ’74, sono tutti elementi che fanno propendere per l’ipotesi che la segnalazione non riferisse all’attentato per cui è processo. Vi sono certo nella vicenda molti aspetti sconcertanti, al limite dell’inverosimile.

Così si dica del fatto che di una segnalazione tanto grave, su cui vennero fatte indagini, non solo non sia stata avvertita l’Autorità giudiziaria, ma non sia rimasti, la benchè minima traccia. Che dire poi del comportamento dell’amm. Birindelli, il quale ricevuta una segnalazione anonima – per ciò solo di attendibilità men che dubbia – si scomoda per portarla personalmente a conoscenza di un generale dei Carabinieri, che era per lui quasi uno sconosciuto? Né si sa che dire infine di questo generale, che prima attribuisce con assoluta cer­tezza la segnalazione all’Italicus, poi ne dubita, quindi la riferisce a Vaiano, così se l’attentato all’Italicus non avesse avuto all’epoca un risalto tutto particolare, specie per il comandante di una Brigata C.C. direttamente interessata alle indagini.

Tutto ciò ha dato la stura alle più svariate supposizioni. Partendo dal dato di fatto che il gen. Bittoni e l’amm. Birindelli figurano entrambi nelle liste P 2; ricordando come l’ammiraglio – personaggio salito agli onori della cronaca per i vi­vaci contrasti che l’avevano opposto al governo maltese quando era a capo della Flotta NATO e per la successiva adesione al M.S.I., del quale era divenuto presidente – sia stato indicato come coinvolto nel tentativo golpista rientrato – lo s’è visto – nell’estate ’74, s’è ritenuto poterne de­sumere: che l’amm. Birindelli, conoscendo il Franci ed il Malentacchi, che lo scortavano e lo coadiuvavano nei suoi comizi nell’aretino, abbia fat­to la segnalazione al solo scopo di una presa di distanza, per poter invocare la testimonianza del gen. Bittoni nel caso che in seguito il Franci ed il Malentacchi gli fossero stati collegati; II: che il gen.Bittoni, inquisito per l’appartenenza alla Loggia P.2, abbia riferito l’episodio a mò di avvertimento di tipo mafioso a chi avrebbe do­vuto protenderlo, sfumando e ritrattando dopo aver ottenuto lo scopo.

Tutto ciò ha di certo valore sul piano argomentativo, spiegando perché il gen. Bittoni abbia par­lato a distanza di anni e proprio in coincidenza con il suo coinvolgimento nella vicenda P.2. Non vale però a dare la certezza che la segnalazione dell’anm. Birindelli si riferisse all’attentato all’Italicus, restando il fatto che il col. Tuminello colloca le sue indagini in primavera, nel periodo successivo all’attentato di Vaiano.

Dovrebbe pensarsi che sul punto il col. Tuminello abbia deposto il falso. Essendo anch’egli nella lista P.2, la fratellanza massonica e la comunanza di Loggia col gen. Bittoni e con l’amm. Birindelli potrebbe averlo indotto a tanto. Si resta però sul piano di una confettura, contrastata dal fatto che anche i subordinati del col. Tuminello hanno riferito di indagini svolte a seguito dell’attentato di Vaiano. Così si dica per quelle all’Ospedale di Montevarchi, ove di certo il Franci fu ricoverato nell’aprile ’74.

Conclusivamente, si vogliono seguire i testi Bittoni e Birindelli nel loro equivoco ondeggiare,  si voglia invece supporre che abbiano volutamente deposto il falso l’uno per dare un avvertimento, l’altro per coprirsi da eventuali, possibili accuse di essere stato il mandante del Franci e del Malentacchi, non vi sono elementi per stabilire con sicurezza che la segnalazione del Birindelli si riferisse all’attentato per cui è processo.

Sentenza appello Italicus 1986

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