“E’ morta la teste chiave della cellula Drago Nero” – L’Unità 13.09.1978

E’ morta Maria Concetta Corti, la teste chiave sulla fantomatica cellula “Drago Nero”. Maria Corti che aveva ventisei anni e abitava a Sesto Fiorentino, è morta dopo una lunga malattia. Fino all’ultimo ha ripetuto che quanto rivelò a suo tempo sugli agenti Bruno Cesca e Filippo Cappadonna, i due poliziotti implicati in una serie di rapine, corrispondeva a verità e cioè che i due avevano lavorato in stretta unità di azione con i fascisti del Fronte Nazionale Rivoluzionario di Mario Tuti. Non solo. La donna sostenne, e lo ha ripetuto poco prima di morire, che i due ex agenti erano a stretto collegamento con altre formazioni dinamitarde di Ordine Nero.

Le rivelazioni della donna, come si sa, furono vagliate dal sostituto procuratore Carlo Casini, che però concluse che il “Drago Nero” non è mai esistito. La vicenda venne alla luce a seguito della scoperta di una banda di rapinatori di cui faceva parte Bruno Cesca agente presso la Questura di Firenze. Dopo ogni “colpo” i banditi si ritrovavano presso il ristorante “Il Calderone” di via Senese 10, gestito da un amico della donna. La Corti raccontò di aver raccolto brani di conversazione dell’agente Cesca, assiduo frequentatore, con altri personaggi, alcuni misteriosi, del locale. In particolare, la donna riferì un brano interessante ai fini dell’inchiesta sul treno Italicus. Maria Corti disse che Cesca, commentando i titoli dei giornali sulla strage, fu preso da un eccesso d’ira e avrebbe esclamato: “Se avessi saputo che era per questo non avrei fornito la roba”. Si riferiva all’esplosivo usato per compiere il massacro? Maria Concetta Corti ne è stata sicura fino alla morte. La magistratura invece ha sempre sostenuto che si è trattato di una montatura.

L’Unità 13.09.1978

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