Antonino Calderone – dichiarazioni 24.06.1987

Durante la permanenza di LEGGIO a Catania, vi è stata la visita di GRECO Salvatore, detto Cicchiteddu, e di BUSCETTA Tommaso. I due dovevano incontrarsi con LEGGIO Luciano in relazione a un colpo di Stato, e cioè a quello che viene chiamato “golpe BORGHESE”. Preciso che noi sospettavamo l’arrivo di GRECO Salvatore e che non sapevamo che sarebbe arrivato in compagnia di BUSCETTA. In sostanza, come appresi da mio fratello, si trattava di un “golpe” militare che sarebbe partito da Roma (denominata “Centro”) e che si sarebbe irradiato alla periferia in tutta Italia. Compito della mafia era di prestare man forte ai golpisti. In sostanza, nel momento stabilito i mafiosi avrebbero dovuto accompagnare nelle diverse prefetture della Sicilia, e non credo tutte, un personaggio che si sarebbe sostituito al Prefetto. Per quel che ne so, elemento di collegamento tra i golpisti e la mafia era un mafioso palermitano, da me conosciuto personalmente, un certo MORANA Carlo, molto amico di DI CRISTINA Giuseppe e di CARUSO Damiano.

MORANA è un tipo piuttosto esaltato e credo si trovi all’estero da tempo. Quale contropartita per l’intervento della mafia, era stata offerta la revisione dei processi già definiti e, in particolare, di quello di Bari, nel quale LEGGIO Luciano era imputato dell’omicidio del dottor NAVARRA. Da parte di Cosa Nostra, c’era molta perplessità perché addirittura si voleva che i mafiosi portassero una fascia di riconoscimento al braccio come gli altri congiurati. Inoltre, si pretendeva un elenco dei mafiosi che sarebbero stati impiegati. In generale, vi era l’orientamento di assicurare una generica adesione al “golpe”, ma di disinteressarsene praticamente.

Questi discorsi furono fatti direttamente a mio fratello dal principe BORGHESE a Roma, dove egli ebbe un solo incontro con quest’ultimo. Mio fratello mi riferì che, quando incontrò il principe BORGHESE, fu prelevato da un punto stabilito sul lungotevere da un uomo che aveva, come segnale di riconoscimento, una borsa nera e una copia del “Il Messaggero”. Questi gli chiese se fosse “Pippo da Catania” e, alla risposta affermativa, lo accompagnò dal principe BORGHESE. Vorrei notare, in proposito, che, come mi riferì mio fratello, quando quest’ultimo venne successivamente arrestato in relazione al “processo dei 114”, il Colonnello RUSSO, a quell’epoca ancora Capitano, avendo appreso che era di Catania e si chiamava Giuseppe, gli chiese se veniva chiamato “Pippo” e, avuta risposta affermativa, si rivolse molto agitato ai suoi colleghi affermando che aveva identificato “Pippo da Catania”; additandolo, diceva: “E’ lui, e’ lui !”.

Ritornando all’incontro a Catania tra GRECO Salvatore, detto Cicchiteddu, e LEGGIO Luciano, posso dire che quest’ultimo si era spostato a questo scopo nella casa di mio fratello sita in Catania, Via Etnea 248. Io stesso ero presente al momento dell’arrivo di GRECO, perché abitavo nello stesso immobile. Mio fratello, che attendeva l’arrivo al balcone, rientrò ad un certo momento e disse: “stanno arrivando e c’è pure Masino”. A questo punto vidi LEGGIO che esplodeva di rabbia dicendo testualmente: “Ma Totò che combina a venire con questo disonorato? Anziché tirargli due colpi in testa, se ne va in giro con lui”. Mio fratello era già sceso per andare loro incontro e non sentì quindi questa frase. Ma io chiesi a LEGGIO perché l’aveva tanto con BUSCETTA. Egli mi rispose che BUSCETTA aveva tutto un passato di “puttane”, ma immediatamente si ricompose per non far trasparire la sua ira e, nel salutare BUSCETTA, fu cordiale.

GRECO e BUSCETTA si sono trattenuti a casa di mio fratello circa venti giorni-un mese e ricordo che ciò avvenne nel periodo dei campionati mondiali di calcio, tanto che io e BUSCETTA insieme abbiamo visto molte partite di calcio alla televisione. Ciò è avvenuto nel 1970. Né io, né BUSCETTA abbiamo assistito a tutti i colloqui tra LEGGIO e Cicchiteddu, ma soltanto a quelli cui potevamo assistere e in cui non si discuteva di cose importanti. Ma, secondo quanto mi ha riferito mio fratello, LEGGIO era perfettamente allineato con gli altri circa l’atteggiamento che la mafia avrebbe dovuto avere in relazione al golpe BORGHESE, e poiché lei me lo chiede, posso escludere categoricamente che vi fosse un’opposizione in linea di principio da parte di LEGGIO.

Durante questo periodo, GRECO Salvatore è stato ospite di LEGGIO, su suo invito, per qualche giorno, a San Giovanni La Punta, ma senza BUSCETTA. In quella villa si è incontrato con BONO Giuseppe e Alfredo, PRESTIFILIPPO Giovanni, a quell’epoca rappresentante della famiglia di Ciaculli, in compagnia di GRECO Michele, DI NOTO Francesco, vice rappresentante della famiglia di Corso dei Mille (allora il rappresentante era lo zio dell’avvocato CHIARACANE, e cioè CHIARACANE Vincenzo), e sicuramente altri, che io non ricordo o che non mi sono stati detti. Sembrò strano il fatto che il fratello di Cicchiteddu, GRECO Piné, non fosse andato a trovarlo. Si tratta di GRECO Piné, a quell’epoca capo decina di Ciaculli. BONO Alfredo è stato fatto uomo d’onore in quella villa di San Giovanni La Punta, come mi è stato riferito da mio fratello.

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