Alberto Volo – dichiarazioni 20.11.1990

“Ricevo lettura di quanto da me dichiarato alla Corte di Assise (di Appello) di Bologna ed al Giudice Istruttore (di Palermo) a proposito di una riunione in casa GELLI nella quale sarebbe stato deciso l’omicidio dell’on. MATTARELLA, e vengo invitato a precisare che cosa mi abbia esattamente detto il MANGIAMELI, dato che apparirebbe una qualche differenza tra le due dichiarazioni, nel senso che quella alla Corte di Assise sembra far riferimento ad una conoscenza di fatto da parte del MANGIAMELI, mentre  l’altra sembra far riferimento ad una conclusione che il MANGIAMELI traeva in seguito ad una analisi basata su dati a me non comunicati.

In effetti, il MANGIAMELI mi disse – il 9.9.80 durante il viaggio da Perugia a Roma – di sapere che vi era stata una riunione a casa GELLI cui aveva partecipato Valerio FIORAVANTI e che aveva posto tale riunione in relazione con l’omicidio MATTARELLA proprio perché già allora sospettava che il FIORAVANTI fosse stato autore materiale dell’omicidio. A quel tempo io ero stato comandato dai miei superiori di cercare di capire qualcosa dei gravi delitti avvenuti a Palermo nel 1979-80, e ciò cercavo di fare avvalendomi anche dei miei rapporti di amicizia con il MANGIAMELI che del resto era di ciò ben consapevole.

Piersantimattarella

D.R. A quell’epoca il mio superiore diretto non era più il Giudice TRAPANI bensì il gen. INZERILLI, con il quale io non avevo contatti diretti ma tramite altri ufficiali dei servizi che incontravo a Roma.

D.R. Ricevo lettura di quanto dichiarato al G.I. di Palermo l’1.4.89 secondo cui “l’omicidio (di MATTARELLA) era stato provocato dalle aperture al P.C.I. che in quel periodo stavano maturando in Sicilia e di cui il MATTARELLA era il principale sostenitore”.
Chiarisco il mio pensiero, nel senso che sia io che il MANGIAMELI pensavano non solo che il delitto MATTARELLA avesse come risultato oggettivo di favorire per reazione uno spostamento a sinistra del quadro politico ma ritenevamo pure che tale potesse essere lo scopo ricercato dai suoi autori. Né deve sembrare strano attribuire tale scopo al GELLI dato che costui all’epoca non era certo noto come oggi (io anzi non lo conoscevo affatto); del resto un disegno politico autoritario può essere benissimo realizzato anche da forze politiche di sinistra. Ho rinunciato a parlare chiaramente di tutte queste cose nel 1988 perché in precedenza, ogni volta che ho iniziato a parlarne, ho subito conseguenze gravissime:
-nel 1974, fui detenuto per 92 giorni in condizioni rigorosissime di isolamento nel carcere dell’Ucciardone;
– nel 1980, dopo l’interrogatorio al dr. GUARDATA, fui letteralmente massacrato, ridotto in fin di vita nel carcere di Spoleto.

D.R. L’Ufficio fa presente che in tutte le dichiarazioni  rese all’A.G. non era mai stato fatto prima il nome del gen. INZERILLI, il quale ha nei giorni scorsi rilasciato un intervista alla RAI-TV dichiarando di essere stato per molti anni, fino al 1987, il capo della struttura GLADIO.

Sono sicuro di avere già fatto il nome del gen. INZERILLI, che del resto tutti sapevano essere il capo della sezione italiana della struttura internazionale che io tuttora conosco come Universal Legion, evidentemente il nome del gen. INZERILLI sarà sfuggito alla verbalizzazione perché a quella data non era conosciuto come oggi. A domanda specifico che nel 1980 il mio interlocutore diretto non era più il giudice TRAPANI ma Adriano TILGHER.

D.R. Per quanto riguarda i miei incontri con il TILGHER, preciso – anche con riferimento alla verbalizzazione del G.I. – che io lo incontrai nel suo ufficio sito nello stesso stabile, ma in un portone accanto, dove hanno sede i servizi cui io facevo capo. Questo palazzo è vicino Forte Boccea che io ho usato solo come termine di riferimento.

D.R. Effettivamente MANGIAMELI acquistò un’auto, credo una SIMCA-TALBOT, presso l’autosalone di BUFFA Francesco, in Pallavicino.

D.R. AMICO Rosaria doveva aver visto in precedenza il CAVALLINI Gilberto perché identificò subito nel CAVALLINI (e non nel MARIANI) la persona che io le descrissi e che era quella che aveva prelevato il 9 settembre 1980 il MANGIAMELI che era insieme a me.

D.R. Non so spiegare come mai – come mi dicono le SS.LL. – tutti i testi sentiti nel procedimento per l’omicidio MATTARELLA parlino dell’Ospedale Civico come luogo da cui far evadere il CONCUTELLI nel novembre 1979, mentre io ho sempre detto che tale evasione doveva avvenire dal Policlinico (…). Confermo quanto dichiarato alla Corte di Assise di Bologna ed al G.I. di Palermo in merito alla patente falsificata intestata al VAILATI Adelfio trovata in mio possesso, ribadisco di averla falsificata io stesso usando acqua e limone. Se le perizie hanno rilevato l’uso di mezzi chimici, ciò può essere avvenuto solo dopo che la patente mi è stata sequestrata.

D.R. Per quanto riguarda INSALACO Giuseppe preciso quanto a mia conoscenza e solo sinteticamente esposto nell’intervista a Telescirocco e ad alcuni organi di stampa. Conosco da molti  anni INSALACO ed anche i suoi collaboratori, alcuni dei quali avevano studiato presso la mia scuola. Nel 1983 lo incontrai con il suo “entourage” del Bar Roney; lo presi in disparte e mi lamentai con lui del comportamento di PEZZANO Carlo, collaboratore dell’INSALACO e mio ex socio nella Manara Valgimigli, che mi doveva ancora otto milioni; mi lamentai pure – anzi di più – per la lettera anonima che mi accusa per la strage di Bologna e che io ritengo scritta dal…(…). L’INSALACO mi dette qualche giustificazione e all’improvviso mi chiese “perché sei uscito dalla Universal Legion?” e mi invitò a rientrare in tale organizzazione dicendo che c’era sempre il pericolo comunista. Io gli dissi senz’altro che non intendevo più sentirne parlare ed il discorso finì lì.

Io dalla frase dell’INSALACO, e soprattutto dal suo invito a rientrare nella “Universal Legion” dedussi, pur essendo notoria la mia appartenenza a tale organizzazione fin dal 1974, che egli potesse essere un componente della “Universal Legion” e che non fosse un semplice componente ma un “colonnello” dato che chi ha tale grado, oltre gli arruolatori, può rivelare la sua appartenenza ed arruolare qualcun altro. Non ho parlato con l’INSALACO di GLADIO. Peraltro tale deduzione l’ho fatta solo in questi giorni e cioè quando il 3 novembre il giornalista Sandro RUOTOLO venne ad intervistarmi per la trasmissione Samarcanda e mi disse che nel settimanale Avvenimenti, non ancora in edicola ma i cui pezzi erano già stati anticipati, si diceva in un articolo a firma Michele GAMBINO che sia io che l’INSALACO figuravamo negli elenchi di GLADIO. Il GAMBINO poi a sua volta mi ha detto di avere avuto tale notizia “da Venezia”.

D.R. E’ vero che io in passato, come ho già dichiarato, ho appartenuto ad Ordine Nuovo. E’ pure vero che il giudice TRAPANI mi disse che l’Universal Legion era una emanazione della “Rosa dei Venti”. Ora ho dichiarato di ritenere che l’Universal Legion sia la stessa cosa di GLADIO. Premetto che la Rosa dei Venti e GLADIO sono sempre la stessa cosa. Sono convinto che la “Universal Legion” sia la stessa cosa di GLADIO per la sua struttura cellulare, per la sua natura internazionale e per il suo carattere anticomunista; ai miei tempi però l’addestramento avveniva alle Isole Canarie.”

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