“Siam fascisti ma tranquilli” – La Repubblica 01.12.1984

Un tranquillo week-end di fascismo, poco littorio, per nulla squadrista ma nero sempre, ieri come oggi. E’ il congresso del Msi che non saluta più romanamente ma che a Mussolini e ai commercianti guarda con uno strabismo solo apparente. Lo apre un Almirante ecumenico e pastorale: nel Msi c’ è posto per tutti, dalla camicia nera che viene dalla Decima Mas, all’ orfano dei treni in orario che viene da scarse letture. Dal cittadino che mal sopporta lo Stato, al bottegaio che cerca un aiuto. C’ è posto, c’ è posto e, giura il segretario, non si paga più dazio, non c’ è più da vergognarsi. Perchè la grande novità annunciata da Almirante, le braccia aperte, gli occhi rivolti al sole che filtra dalle vetrate, è solo e semplicemente questa: oggi il Msi è legittimo con tutto il suo fascismo, sia esso da operetta, da tribunale o da centro studi. (…)

Rauti parla dello Stato del domani. Dallo stesso microfono l’ ex federale di Arezzo, Oreste Ghinelli, accusa niente meno che Almirante: non ha cacciato ma solo sospeso i piduisti dal partito, non ha detto la verità sulla data in cui fu avvertito della strage dell’ Italicus. Risponde il segretario in persona. Smentisce la smentita, rifiuta lezioni, fa a tempo a dar del “cialtrone” al magistrato bolognese Lo Cigno. Ghinelli non ci sta, rivuole il microfono, lo allontanano a forza. Per un attimo il congresso s’ innervosisce assai: “Non parlare coi giornalisti”. “Almirante ebbe la segnalazione 15 e non tre giorni prima”. “Li conoscono i nomi degli assassini”. Qualche spinta e qualche urlo, poi tutti a pranzo. A smistar la folla tornano le fanciulle. Sono belle, educate e discretamente efficienti.

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