“Libertà provvisoria per otto neofascisti” – Il Giorno 21.6.1973

Otto fascisti, imputati di concorso e resistenza aggravata e radunata sediziosa in relazione agli scontri in cui fu ucciso l’agente Marino, hanno ottenuto ieri la libertà provvisoria. Si tratta di Pietro De Andreis, il funzionario del MSI cui è contestata anche l’aggravante di essere stato uno dei promotori, Flavio Carretta, Mario Di Giovanni, Amedeo Langella, Cesare Ferri, Alberto Stabilini, Romano La Russa, figlio di un senatore missino, e Claudio Cipelletti. Il De Andreis, lo Stabilini, il La Russa e il Carretta avevano chiesto, tramite i loro difensori, la scarcerazione per insufficienza di indizi. Il giudice istruttore Frascherelli l’ha rifiutata affermando nella sua ordinanza che, a carico dei quattro e degli altri, sussistono elementi di prova e quindi può essere concessa solo la libertà provvisoria, a norma della cosiddetta legge Valpreda ed in ossequio ai principi costituzionali.

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Val la pena di rilevare in proposito che un motivo talvolta addotto dal magistrato per rifiutare la libertà provvisoria è quello dell’allarme sociale dettato dai fatti contestati e del pericolo che gli imputati commettano altri reati. Così fece, ad esempio, il PM che procedeva contro Capanna e gli altri studenti per l’accusa di “sequestro” del rettore Schiavinato. Ora nel caso in esame, è certo che i fatti destarono “allarme sociale” e che diversi imputati sono tutt’altro che nuovi ad episodi del genere. Il fatto è che esiste un’altra interpretazione della legge, più vicina allo spirito della Costituzione, secondo la quale il giudice deve trattenere in carcere il cittadino solo finché questo sia indispensabile ai fini delle indagini e non in vista di possibili altri reati. Tale interpretazione ha seguito appunto il giudice Frascherelli, che già in un altro caso aveva deciso nello stesso senso, ritenendo che spetti semmai agli organi di governo fronteggiare l’allarme sociale con misure adeguate. Resta l’amarezza di vedere spesso la Costituzione disapplicata nei confronti di antifascisti e applicata invece a favore di quei fascisti che della Costituzione sono i principali nemici. Morale: restano in carcere solo gli imputati di concorso in strage.

Il Giorno, 21.06.1973