Lia Bronzi Donati – dichiarazioni 17.04.1985

Appartengo alla massoneria dal 1961 e sono attualmente Gran Maestro della Gran Loggia Tradizionale Femminile d’ Italia. Ho conosciuto molto bene Rosati William, Giunchiglia Ezio, Salvini Lino e tanti altri. Inoltre nei primi mesi del 1981 mi iscrissi al comitato esecutivo massonico di Montecarlo. Esibisco a tal proposito la mia tessera di iscrizione che viene allegata al presente verbale. All’ atto dell’ iscrizione pagai la retta per quattro anni. Non ricordo con precisione quale sia stato l’ ammontare. Presidente di tale comitato massonico era appunto Rosati William. Ricevetti la visita di Rosati e Giunchiglia nei primi mesi del 1981.

Con loro c’ era una persona che faceva da autista al Rosati che aveva porto d’ armi ed arma e che ritengo si trattasse di un suo attendente. Comunque sedeva a tavola con noi restando sempre zitto. Portava venerazione verso Rosati. Poco prima di morire Rosati gli trovo’ un lavoro di tassista a Genova. Non ne ricordo il nome. Da allora inizio’ il mio rapporto con Giunchiglia e Rosati. Dopo il sequestro delle liste capii che Rosati era divenuto il riferimento morale della P2 nel mentre il Giunchiglia rappresentava il sostituto ed un po’ il factotum della loggia P2. Capii che vi era stata una investitura formale con passaggio di consegne da Gelli a Giunchiglia e che tale successione era avvenuta anche per trovare un capro espiatorio della P2.
Il comitato di Montecarlo aveva ai miei occhi la funzione di surrogato, di raccoglierà tutti i piduisti minori disorientati dalla scoperta delle liste. Non mi risulta che la loggia di Montecarlo gia’ fosse in precedenza in vita; non posso escludere tale circostanza. Comunque dai miei stretti rapporti con Salvini e dalla lettura di un carteggio Salvini – Gelli fornitomi da Rosati mi convinsi che la P2 era una regolarissima loggia di palazzo Giustiniani.

Rosati era preoccupato che si potesse ritenere la P2 estranea alla massoneria al punto che inizio’ a frequentare lo studio del professore massimo Giannini Saverio che gli rilascio’ poi un piacere che Rosati mi consegno’ poiche’ ne andava fiero e che io ho ancora ora presso il mio studio.
Ero a conoscenza dell’ esistenza della loggia P2 gia’ prima del sequestro delle schede. Sapevo che Gelli organizzava le sue riunioni all’ Excelsior, preciso sapevo che Gelli faceva le “iniziazioni a fil di spada” all’ Excelsior senza rituali e senza documenti. So pure che Salvini accetto’ questi rituali dico questi metodi informali e ritengo che questo sia stato il suo piu’ grande errore.

Ero convinta quindi che la P2 era un corpo estraneo alla massoneria, viceversa successivamente mi sono dovuto ricredere sulla base di tutto quanto mi e’ risultato personalmente. Ricordo, tra l’ altro, che quando un iscritto alla P2 mi chiese di passare alla loggia regolare Setteponti, andai da Salvini per riferirgli della richiesta e questi in mia presenza telefono’ a Gelli perche’ autorizzasse quel passaggio. In questa occasione notai che Salvini era in stato di soggezione verso Gelli. Rosati mi disse che aveva fatto bruciare da Sommo Girolamo, in un cascinale vicino a Torino, documenti riservati riguardanti la loggia P2. Il Sommo, di circa 40 anni, mori’ 10 giorni dopo Rosati. Quando telefonai alla vedova per farle le condoglianze mi sentii dire dalla donna, senza che io le chiedessi alcunché, con tono spaventato, che lei “non aveva niente” . Altri documenti e precisamente la lettera di Mennini Spartaco, segretario del gran oriente che concedeva il nulla osta all’ avvio della loggia P2, il documento Giannini, la lettera da Salvini a Gelli e la richiesta da Gelli a Salvini per essere autorizzato a riavviare la P2, erano in camera mia e li custodiva mio marito.

Mi erano stati tutti consegnati da Rosati ed io avevo fatto fare una fotocopia che avevo consegnato al maestro venerabile della loggia Vita Nova di Firenze. Rosati mi disse che vi erano almeno 6000 nomi di iscritti alla P2 ma mi disse anche che le liste sequestrate erano state redatte abusivamente da un segretario di Gelli che annotava diligentemente i nomi delle persone che gli andavano a far visita. Mi fece anche il nome di questo segretario che ora pero’ non ricordo. Ricevetti anche una telefonata da Giunchiglia verso le ore 23.00, dopo che erano state sequestrate le liste e Gelli era sparito. Ricordo che mi disse, spaventato, evidentemente dopo aver visto tutti i nomi: “madonna quanti nomi” . Aggiunse che me li avrebbe riferiti ma poi non volle piu’ farlo. Ricordo che mi disse di chiamarmi dall’ hotel Dinissen di via Veneto dove evidentemente poteva disporre o aveva gia’ preso visione di uno schedario. Rosati si interesso’ alla sorte del gruppo Rizzoli come “mediatore” quando Gelli ando’ via. Non mi disse per conto di chi e con chi mediasse. Rosati diceva di avere “iniziato” cinque cardinali e so che fece un testamento in favore del cardinale Siri. Si capiva poi dai discorsi tra Giunchiglia e Rosati che al di sopra della P2 di Gelli vi era un presenza: non dissero mai di chi si trattasse. Preferisco non riferire le convinzioni che io ricavai circa la identita’ di quella presenza trattandosi di opinione personale.
Ho partecipato a riunioni conviviali del comitato di Montecarlo tenute in ristoranti di Roma e di Montecatini. Ricordo la presenza di altri componenti del comitato tra cui Tassitano Gianni, il colonnello Della Fazia, il contrammiraglio Alfano, il presidente all’ epoca della Cassa di risparmio di Massa Carrara, Brandi Osvaldo o Brando socialista; il giornalista del PS di Roma Nistico’ Vanni, l’ imprenditore Frittoli titolare di import – export e qualche altro di cui non ricordo il nome.
So che Von Berger e Labriola erano massoni, ma mai li ho visti nel comitato di Montecarlo. So che Labriola aveva rapporti con Tassitano e Misuri Roberto. Nel 1982 sono stata due volte all’ Excelsior di Roma per far visita a Rosati che a Roma faceva riferimento in tale albergo dove prendeva posto in una suite assieme alla guardia del corpo ed al suo medico curante che era appunto il Sommo Girolamo di cui ho detto. Mentre mi trovavo al bar con il Rosati, Tassitano, Giunchiglia, l’ avvocato Picone, per discutere delle questioni attinenti il comitato di Montecarlo ed il ritorno della P2 all’ interno della massoneria ufficiale, vidi avvicinarsi a noi e discutere con il Rosati l’ onorevole Bemporad e l’ ex segretario di Moroni Longo.

Si trattava di persone che conoscevo bene in quanto mio padre e’ sempre stato socialdemocratico sin dal 1945. In quel periodo Rosati trattava la sua candidatura ad un collegio senatoriale sicuro del Psdi a Milano o a Genova. Tale richiesta venne esaudita tanto che il Rosati era sicuro di ottenere quel collegio senatoriale. La sua morte impedì poi di partecipare al turno elettorale dell’ anno successivo. Fui poi candidata io a Firenze alla camera dei deputati. All’ Excelsior Rosati mi presento’ il generale Picchiotti. Uomo anziano e mite. Nessuno di noi capiva come si fosse trovato accanto a Gelli. Rosati mi disse che lui e Picchiotti erano stati i “sorvegliati” di Gelli. Nell’ ambiente della massoneria fiorentina e’ notorio che l’ onorevole Lagorio, da me conosciuto personalmente, venne a fil di spada, intorno al 1975, quando era presidente della regione toscana, da Salvini lino.

Partecipai ad una festa della massoneria inglese e della massoneria italiana al Grand Hotel di Firenze: in quella occasione vidi l’ onorevole Lagorio sedere alla destra del Salvini. In quell’ occasione la gran loggia madre d’Inghilterra, che e’ la prima gran loggia del mondo, riconosceva ufficialmente il Gran Oriente d’ Italia. Si tratto’ di un grande successo di Salvini. Noi della massoneria fiorentina abbiamo poi sempre dato sostegno elettorale all’ onorevole Lagorio. Calcolammo che su 19.000 voti di preferenza, circa 12.000 erano nostri. Ancora recentemente viene mantenuto questo sostegno. A casa mia ci fu’ poi un incontro, che mi fu richiesto da Rosati William, tra costui, Giunchiglia e Lazzerini Nara. Costei mi diceva di avere svolto rapporti di segreteria per conto di Gelli che aveva anche curato quando costui aveva avuto un’ ulcera gastrica sanguinante. L’ incontro avvenne nel 1981. Rosati volle incontrare la donna dopo che io gli avevo riferito quanto mi aveva detto la Lazzerini e cioe’ che ella era in camera con Gelli sia pure non vista, quando costui riceveva le persone. Era un giorno di primavera del 1981; Giunchiglia entrava ed usciva; il colloquio fu molto lungo e anche la guardia del corpo aveva una presenza discontinua nella stanza. Non partecipai all’incontro per ragioni di riservatezza. Si tratto’ di un vero e proprio confronto anche concitato tra Rosati e la donna. Duro’ tutta la mattina; quindi pranzammo e quindi prosegui’ nel pomeriggio. Alla fine di quell’incontro Rosati mi disse che la Lazzerini si contraddiceva, e che secondo lui millantava. La Lazzerini, peraltro, mi disse che era riuscita a trovare un impiego per il figlio alla Rizzoli grazie a Gelli e mi disse anche che Gelli le pagava il mutuo della casa. Aggiunse che il figlio era pagato senza lavorare e che, quando gli era scaduto il contratto, era riuscita a far rinnovare il contratto riscattando Tassan Din.

Ecco perche’ la donna non mi era simpatica per cui quando fui avvicinata da Incerti Corrado, in occasione di una intervista la mia elezione a gran maestra gli dissi, saputo che la Lazzerini voleva cedere un memoriale alla sede di Milano di Panorama, per un prezzo alto, gli consigliai di non accettare quella richiesta. Ricordo ora che il componente del comitato di Montecarlo di cui non ricordavo il nome, si chiama Antonucci Renzo. Il nome Salamina Vittorio mi fu dato da Giunchiglia Ezio. Non mi risulta che abbia fatto del comitato. Sempre nell’ ambiente del comitato di Montecarlo sentii fare anche il nome di Balestrieri Giorgio. Ho avuto una relazione con l’ avvocato Picone di Roma della massoneria di Piazza del Gesu’ e difensore di Giunchiglia quando venne arrestato dai giudici di bologna. Ho conosciuto poi Spinello salvatore gran maestro di Piazza del Gesu’ .

Fu lo spinello a dirmi di essere in possesso dell’ unico documento di cui abbia mai sentito parlare, che attestava la appartenenza alla massoneria di Piazza del Gesu’ dell’onorevole Andreotti. Si trattava del certificato di iniziazione alla massoneria di Piazza del Gesu’ fatta dall’ allora gran maestro Bellantonio, morto sei o sette anni fa. Lo spinello aggiunse che in quell’ occasione la iniziazione era avvenuta congiuntamente per l’ onorevole Andreotti e per il noto Sindona. Ritengo possibile che questo certificato d’ iniziazione sia finito tra le numerosissime carte sequestrate in Piazza del Gesu’ dalla commissione P2. Spinello mi disse che aveva anche chiesto un incontro con l’onorevole Andreotti e con altri componenti politici della maggioranza per esporre loro dei progetti di riforma dello stato e di risanamento delle istituzioni. Ritengo lo spinello persona molto corretta. Sono ovviamente disposta ad avere con lui un confronto. Rosati mi diceva di essere in rapporti con Gelli anche durante la latitanza negli stati uniti. Mi diceva che gli telefonava di notte e che si faceva chiamare Marco. Sulla stampa seppi successivamente che era quello il nome di copertura di Gelli. Durente uno dei due soggiorni all’ Excelsior ricordo che mentre eravamo al bar il barman a nome Luciano, che Giunchiglia e Rosati mi dissero far parte della P2, passo’ una telefonata al Rosati. Rosati, dopo aver parlato al telefono, mi disse che il capo dello stato lo aspettava a cena per le 19.00 e che lo aveva chiamato per fissargli un appuntamento. Rimasi sorpresa pensando a Pertini. Il giorno successivo mostrai un giornale al Rosati dicendo che mi avrebbe raccontato una frottola poiche’ il presidente della Repubblica si trovava in America del sud; almeno cosi’ ricordo; era comunque certamente all’ estero.Con una battuta allusiva il Rosati mi disse: “si, ma chi lo sostituisce? ” .
Si trattava ovviamente del presidente del Senato Fanfani che, mi fu detto in ambiente massonico di Parigi, essere a capo della Opus Dei.

In proposito la massoneria francese porto’ avanti una inchiesta che dette quel risultato. Giunchiglia e Rosati non pronunciarono mai il nome dello onorevole Andreotti al quale facevano riferimento definendolo il “Gobbo” . E’ possibile che Lazzerini Nara, durante la mia separazione da mio marito, essendo amica della nuova convivente di mio marito e continuando così a frequentare casa mia, abbia potuto impadronirsi dei documenti in originale consegnatimi da Rosati e le cui fotocopie sono custodite dal dr Olivieri di Firenze. La Lazzerini conviveva con tale Vito certamente suicidatosi che faceva parte della P2. Sempre da Giunchiglia e da Rosati sentii piu’ volte fare il nome di Danesi Emo.

Letto confermato sottoscritto

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