L’attentato di Silvi Marina e le dichiarazioni di Viccei – Sentenza Italicus bis – seconda parte

Le dichiarazioni del VICCEI, come già accennato, risultarono del tutto compatibili con le risultanze di altri procedimenti ed i fatti riferiti si inseriscono puntualmente nel generale quadro dell’eversione di destra di quel tempo, faticosamente delineato in lunghi anni di minuziose indagini. La credibilità del VICCEI fu inoltre avvalorata dal fatto che il predetto consentì all’A. G. di Ascoli Piceno di reperire notevoli quantitativi di armi.

Alessandro D'Intino

Le sue dichiarazioni, inoltre, risultarono suffragate da numerosi elementi di riscontro e da ulteriori dati probatori concernenti, fra l’altro, alcuni dei punti più significativi. La più importante conferma delle dichiarazioni del VICCEI, proprio relativa al punto in cui questi indica l’ORTENZI come esecutore materiale dell’attentato di Silvi Marina, venne data dall’interrogatorio di DANIELETTI Alessandro del 21.10.85. In questa sede ed in altri interrogatori (quale quello reso al G. I. di Firenze il 26.10.85 ) il DANIELETTI infatti affermò che l’ESPOSTI gli aveva confidato che l’ORTENZI aveva fallito un attentato ad una linea ferroviaria e che, in un’altra occasione, aveva rischiato di farsi male manipolando dell’esplosivo.
Va sottolineato, poi, che le dichiarazioni del DANIELETTI ora riportate trovarono conferma parziale nell’interrogatorio del D’INTINO, il quale, pur attestandosi sulla linea difensiva estremamente chiusa, fece tuttavia riferimento al primo degli episodi citati dal DANIELETTI, specificando che l’ORTENZI -a dire dell’ESPOSTI- avrebbe rischiato di saltare in aria nel garage di suo padre mentre stava effettuando degli “esperimenti chimici” (int. D’INTINO 28.10.85). Quanto detto sul punto dal DANIELETTI e dal D’INTINO, poi, fu espressamente confermato dalla deposizione di BOIDI Anna, la quale ricordò che l’ORTENZI “era irriso dal gruppo in quanto, si era infortunato nel manipolare dell’esplosivo nel garage di casa sua” (dep. BOIDI del 16.10.85). VICCEI, inoltre, ricostruì alcuni movimenti di armi ed esplosivi che avevano come centro di riferimento la villa ascolana di Gianni NARDI e le sue dichiarazioni trovarono conferma in quelle della BOIDI.
Fornì poi alcuni dettagli in ordine ai contatti telefonici fra gli ascolani ed i loro referenti milanesi, specificando come tali contatti in assenza dell’ESPOSTI fossero mantenuti dal MARINI. Di particolare interesse, poi, risultarono le dichiarazioni del VICCEI in ordine alla latitanza del MARINI ed ai suoi rapporti con! il CONCUTELLI ed il ROGNONI. A proposito della latitanza del MARINI occorre fare rinvio altresì agli atti inerenti al rapporto informativo che attraverso tali VECCHIOTTI e GHIRON fu fatto dall’allora Cap. MORI (si vedano le deposizioni VECCHIOTTI, GHIRON e MORI comprese fra gli atti acquisiti dal procedimento contro il M. A. R. di FUMAGALLI), nonché alla deposizione di IZZO Angelo (dep. IZZO 4.11.85) nella parte in cui questi afferma di essersi incontrato col MARINI in Svizzera e di avere da lui acquistato delle armi. I collegamenti intrattenuti dal MARINI durante la latitanza e la sua possibilità di reperire armi anche in tale contingenza apparvero sintomatici della sua collocazione ad un livello particolarmente elevato nell’ambito dell’organizzazione, sì da rendere verosimile la circostanza che fosse nelle condizioni di conoscerne le strategie, se non addirittura di partecipare alla loro elaborazione. E’ dunque comprensibile e giustificato che il MARINI fosse depositario di conoscenze pertinenti alle stragi di Brescia e dell’ITALICUS.

Tornando comunque ai riscontri principali relativi alla posizione del MARINI, va poi rammentato che furono rinvenute dalla P. G. di Ascoli tracce di quel deposito di esplosivi che, stando alle dichiarazioni del VICCEI, l’imputato in questione avrebbe utilizzato sino al 1980 (si veda il rapporto della Questura di Ascoli del 14.11.84).
Significativa apparve altresì la circostanza -sempre riferita dal VICCEI- che l’esplosivo contenuto in questo deposito fosse racchiuso in sacchetti recanti la dicitura MONTECATINI e che nel deposito suddetto fossero custoditi dei detonatori di origine jugoslava: dagli atti del processo contro il M.A.R., infatti, risulta il rinvenimento a Rocca San Giovanni di sostanze esplosive custodite in analoghi contenitori e, durante l’istruttoria di “ORDINE NERO”, vennero rinvenuti altri detonatori di origine jugoslava, e tutto ciò nella disponibilità di persone (quali il BENARDELLI Bruno Luciano) che avevano senz’altro avuto relazioni con ESPOSTI ed il suo gruppo.
Tali essendo gli esiti delle indagini sull’ attentato di Silvi Marina, ritenendosi esaurita l’ attività istruttoria relativa a detto episodio (mentre le indagini per l’ITALICUS dovevano ovviamente proseguire), in data 10.2.86 si dispose lo stralcio dell’imputazione di strage contestata ad ORTENZI e MARINI e la trasmissione dei relativi atti all’ A. G. di Teramo, competente per territorio.
Rimasero invece in questo alveo processuale le posizioni dei predetti relativamente alle imputazioni di associazione sovversiva e banda armata e alla comunicazione giudiziaria per l’ attentato dell’ ITALICUS, nonché le posizioni del BALLAN e del ROGNONI, sia relativamente ai delitti loro contestati con mandato di cattura (associazione sovversiva e banda armata), sia a quelli oggetto di comunicazione giudiziaria (attentati di Silvi Marina e dell’ ITALICUS). I reati associativi ascritti a BALLAN e ROGNONI, più tardi, verranno stralciati e trasmessi per competenza al G. I. di Milano per connessione soggettiva e probatoria con altre imputazioni che la predetta A. G. aveva contestato al ROGNONI (v. sent. di incompetenza del 24.9.92).

Resta dunque da pronunciarsi:
a) sui reati di associazione sovversiva e banda armata addebitati a ORTENZI e MARINI;
b) sui reati attinenti all’ attentato dell’ ITALICUS per i quali è stata emessa comunicazione giudiziaria nei riguardi di ORTENZI, MARINI, BALLAN e ROGNONI (v. comunicazioni giudiziarie del 12.10.85);
c) sul delitto di strage commesso in Silvi Marina addebitato con comunicazione giudiziaria a BALLAN e ROGNONI.

A tal proposito occorre tenere conto del fatto che i processi relativi all’ attentato di Silvi Marina ed alla strage di Brescia hanno avuto un esito infausto (fra l’altro grazie all’attività di contaminazione delle risultanze probatorie svolta da Ivano BONGIOVANNI, del quale si dirà oltre) e che i nomi del MARINI, dell’ ORTENZI, del BALLAN e del ROGNONI risultano ricollegabili all’ attentato dell’ ITALICUS solo in forza di una deduzione svolta prendendo le mosse dalle dichiarazioni del VICCEI: poiché i quattro fanno parte del gruppo terroristico di cui si è detto e poiché questo è verosimilmente responsabile della strage dell’ITALICUS, essi sono responsabili dell’ ITALICUS (analoga deduzione è stata fatta con riguardo a BALLAN e ROGNONI per l’episodio di Silvi Marina). Ciò appare francamente troppo poco per andare oltre la fase della comunicazione giudiziaria, tanto più che dopo anni di indagini non è affiorato alcun elemento ulteriore.
Occorre inoltre considerare che MARINI e ORTENZI sono già stati giudicati con sentenza definitiva nell’ambito del processo contro il M.A.R. di Carlo FUMAGALLI per i delitti di cui agli artt. 270, 305 C. P. ed altro e che, escluso il collegamento dei due con l’ITALICUS, vi è una sostanziale coincidenza fra l’imputazione per la quale sono stati giudicati ed i reati associativi ora i discussione.

MARINI e ORTENZI vanno dunque prosciolti dai delitti indicati ai capi R) ed S) di rubrica, essendo questi improcedibili ai sensi dell’ art. 90. 2 C. P. P.. Vanno inoltre archiviate le posizioni di MARINI, ORTENZI, BALLAN e ROGNONI relativamente ai reati per i quali è stata emessa nei loro confronti comunicazione giudiziaria di data 12.10.85.
Al di là del deludente esito processuale, occorre qui considerare se le indicazioni fornite dal VICCEI circa l’implicazione del “gruppo milanese” nella strategia stragista sviluppata nel corso del |1974 siano o meno compatibili con gli esiti della prima istruttoria per l’ITALICUS che, come si è visto, aveva portato al rinvio a giudizio di TUTI, FRANCI e MALENTACCHI, cioè tre esponenti di un gruppo toscano, e se siano compatibili con l’indicazione di responsabilità a carico di Augusto CAUCHI emergente da numerose risultanze processuali delle quali verrà detto oltre.
A tale proposito si deve mettere in evidenza come le dichiarazioni del VICCEI si integrino appieno con quelle rese in questo procedimento e all’ A. G. di Firenze da Andrea BROGI, dalle quali risulta nettissimo il collegamento fra esponenti della destra milanese (ESPOSTI, ZANI, D’ INTINO, DANIELETTI ecc.) e gruppi locali toscani, sicché appare avvalorata 1′ ipotesi che nel 1973-1974 i milanesi fossero portatori di una strategia di largo respiro volta a conseguire in breve tempo la destabilizzazione del paese e che si avvalessero di collaboratori locali individuati in varie zone d’ Italia sulla base di precedenti conoscenze personali.

Ciò peraltro è confermato dagli esiti delle indagini sugli attentati rivendicati sotto la sigla di ORDINE NERO, commessi da un gruppo misto di milanesi e toscani. I milanesi, inoltre, avrebbero avuto relazioni col gruppo veneto di ORDINE NUOVO, sospettato di attentati stragisti sin dal tempo di Piazza Fontana, nonché con SIGNORELLI, che numerose fonti processuali (da ultimo v. BONAZZI) indicano come direttamente sovraordinato al ROGNONI e mandante del fallito attentato al treno Roma-Ventimiglia del 23.4.74. I milanesi, inoltre, sono risultati collegati col regime dei Colonnelli greci (lo stesso simbolo del raggruppamento del ROGNONI, la Fenice, è lo stesso utilizzato dalla dittatura ellenica) e -direttamente o attraverso il SIGNORELLI- con ambienti istituzionali italiani, tant’è che Gianni NARDI risulta contattato per l’affiliazione alla struttura “GLADIO” alla quale è affiliato altresì un certo Giovanni COLOMBO, non meglio identificato, che potrebbe identificarsi con tale Gianni COLOMBO, capo di A. N. a Lecco e implicato nel processo per ORDINE NERO.

Circa il NARDI, poi, indipendentemente dalla questione della sua attuale esistenza in vita (gli atti a ciò relativi sono stati a suo tempo trasmessi all’ A. G. di Firenze che procedeva), va osservato che nella sua villa ascolana, divenuta un vero e proprio deposito di armi ed utilizzata anche per esercitazioni di tiro (v. atti acquisiti dall’ A. G. di Ascoli Piceno), è stato rinvenuto un manuale di guerriglia del quale verrà detto oltre. Circa l’ESPOSTI va infine segnalato il suo comprovato collegamento con i Servizi Segreti del regime portoghese. La realtà che si delinea in esito alle attività istruttorie compiute appare dunque ben più complessa di quella emergente dalla prima istruttoria per l’ITALICUS, connotata dichiarazioni gli effettivi autori della strage, o almeno alcuni di loro- emerge il dubbio che possa essere stato utilizzato come mezzo per orientare l’istruttoria verso un ambito di indagine limitato -e però in un certo senso appagante per le aspettative di verità e giustizia che agitavano il Paese- tale da non porre in pericolo i veri strateghi delle stragi del 1974.
Certo è che un elemento risolutivo per verificare l’attendibilità del FIANCHINI sarebbe stata la deposizione di Felice D’ALESSANDRO, compagno di evasione del FIANCHINI e del FRANCI e autore di un interessante diario relativo fra l’altro al tempo trascorso con i due nel carcere di Arezzo, ma questi è scomparso senza lasciare alcuna traccia dal tempo dell’ evasione, come risulta dalle deposizioni dei famigliari e dall’attività di intercettazione telefonica svolta su costoro, sì che è da dubitare se sia tuttora in vita.

Sentenza ordinanza Italicus bis pg 60-64