L’attentato di Silvi Marina e le dichiarazioni di Viccei – Sentenza Italicus bis – prima parte

La formalizzazione dell’ istruttoria ebbe luogo nel 1984. Vennero subito acquisiti atti da altre Autorità Giudiziarie, soprattutto dal G. I. di Firenze che procedeva per l’attentato di Vaiano del 21.4.74, e vennero sentiti imputati in procedimenti connessi che avevano nel frattempo assunto un atteggiamento collaborativo, fra i quali Angelo IZZO, neofascista romano resosi responsabile di un efferato omicidio e quindi condannato all’ ergastolo. In data 22.3.85, poi, fu sentito per la prima volta tale Valerio VICCEI, il quale interessava all’ indagine in corso soprattutto perché avrebbe potuto fornire riscontri in ordine ad alcuni fatti precedentemente riferiti da IZZO nel corso di un interrogatorio reso all’A. G. di Firenze ed acquisito ex art. 165 bis C. P. P..

Da quel momento il VICCEI sviluppò ed approfondi un rapporto di collaborazione con la giustizia -già in precedenza iniziato con l’ammissione innanzi ad altre A. G. di alcuni reati comuni da lui stesso commessi- che lo portò a ricostruire con dovizia di particolari le attività di un gruppo eversivo di destra operante ad Ascoli Piceno negli anni 71-74 e strettamente collegato, attraverso Gianni NARDI e Giancarlo ESPOSTI, ad un più efficiente, organizzato ed autorevole gruppo eversivo milanese che, in quel tempo, era impegnato a selezionare ed a raccogliere attorno a sé persone provenienti da varie organizzazioni di destra quali O. N., A. N., ORDINE NERO, il M. A. R., ecc., disponibili a partecipare all’elaborazione e all’esecuzione di un disegno terroristico di tipo stragista. Tale organizzazione, secondo le notizie raccolte da VICCEI nei suoi colloqui con Giancarlo ESPOSTI, Piergiorgio MARINI e Giuseppe ORTENZI, aveva centro a Milano ed avrebbe dovuto mettere a segno quattro attentati di tipo stragista (fra cui quello dell’ITALICUS).

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Il gruppo milanese a tal fine si sarebbe avvalso, secondo le circostanze, sia di propri elementi, sia di terroristi militanti nelle propaggini periferiche del gruppo suddetto. Occorre subito sottolineare come già tali indicazioni di carattere generale abbiano trovato riscontro in numerose risultanze antecedenti e successive alle dichiarazioni di VICCEI. Fra le ultime, si segnalano le dichiarazioni di Andrea BROGI (int. Brogi del 16.1.86) nelle parti in cui riferiscono dei collegamenti fra elementi milanesi ed esponenti della destra eversiva Toscana. Fra le prime vanno evidenziate sia alcune risultanze del procedimento contro il M. A. R. di FUMAGALLI (v. sent. ord. del G. I. di Brescia di data 28.4.76), sia le conclusioni cui è addivenuto il procedimento contro ORDINE NERO (si vedano le copie dell’ordinanza di rinvio a giudizio e della sentenza della Corte di Assise d’Appello di Bologna del 14.2.84).

Prodromi della vocazione stragista del gruppo milanese, sono rilevabili, poi, nel procedimento contro Giancarlo ROGNONI ed altri, relativo all’attentato ferroviario eseguito in data 7.4.73 da Nico AZZI. Orbene, le dichiarazioni del VICCEI consentirono di delineare i contorni di una organizzazione che, nel 1974, aveva sviluppato un programma terroristico complementare e parallelo a quello propugnato e realizzato da ORDINE NERO. Mentre “ORDINE NERO”, infatti, eseguiva e rivendicava attentati dinamitardi che avevano una valenza politica e simbolica resa esplicita sia dalla natura degli obiettivi (sedi di partiti politici avversi, case del popolo, esattorie comunali ecc.), sia dagli atti di rivendicazione degli attentati stessi, l’organizzazione di cui ora si discute propugnava un programma di stragi indiscriminate aventi lo scopo di terrorizzare la popolazione e di pervenire direttamente ad una situazione di destabilizzazione del Paese.
L’organizzazione in questione si proponeva il fine immediato di produrre il maggior numero possibile di vittime (si vedano in proposito le dichiarazioni di VICCEI e DANIELETTI in merito ad attentati di tipo stragista mai realizzati, ideati da Giancarlo ESPOSTI) e perciò prediligeva obiettivi quali i treni e le ferrovie che, per loro natura, ben si prestavano al conseguimento di tale scopo.

Ovviamente questi attentati non potevano venire rivendicati ed anzi dovevano restare circonfusi da un alone di ambiguità e di mistero, sì che l’opinione pubblica potesse ritenerli ascrivibili alla parte politica avversa. E’ proprio in questo contesto e nell’ambito della suddetta organizzazione che maturò l’evoluzione politico-operativa della c. d. “Cellula Ascolana” e che venne eseguito un attentato ferroviario a Silvi Marina, località sulla costa adriatica nei pressi di Teramo. Il VICCEI, dunque, superando progressivamente timori e parziali reticenze, giunse infine a fornire le notizie in suo possesso relative all’ambiente della destra eversiva ascolana dell’epoca, alle sue attività ed ai suoi collegamenti. Il complesso delle sue dichiarazioni venne quindi sottoposto ad una minuziosa analisi che teneva conto, come dati di riscontro:

1)Delle acquisizioni di altri procedimenti (quali quelli contro il M. A. R., contro ORDINE NERO, quello per gli attentati in Toscana del 1974, quello per la strage di Brescia ); 2) degli esiti dell’attività istruttoria compiuta da questo G. I. nell’ambito del procedimento di sua competenza; 3) degli accertamenti e degli interrogatori svolti dall’A. G. di Ascoli Piceno a seguito di dichiarazioni del VICCEI pertinenti a fatti locali.

Una cospicua parte delle dichiarazioni del VICCEI, inoltre, fu oggetto di analisi da parte della D.I.G.O.S. di Bologna, che col rapporto 10.10.85 e relativi allegati, riferì i riscontri rilevati.

In esito a tale rapporto venne emesso mandato di cattura contro MARINI e ORTENZI per i reati di cui agli artt. 270, 306 e 285 C. P. e contro Giancarlo ROGNONI Marco BALLAN per i reati di cui agli artt. 270 e 306 C. P. . Nei confronti dei quattro venne contestualmente spedita comunicazione giudiziaria per la strage di San Benedetto Val di Sambro.

Il VICCEI aveva iniziato a parlare dettagliatamente dell’ambiente ascolano nell’interrogatorio del 5.6.85 ed è alla lettura di tale atto e degli interrogatori successivi che occorre fare riferimento per disporre di un essenziale elemento di comprensione dell’evoluzione della cellula ascolana e del passaggio di questa dalla pratica di attentati minori (quali quello al Tribunale di Ascoli e al ripetitore R.A.I. della stessa città) all’inserimento a pieno titolo in quel progetto stragista cui si è già più volte accennato.

L’esposizione del VICCEI è particolarmente significativa, poi, per quanto attiene alle modalità della sua cooptazione e del suo progressivo coinvolgimento nell’attività terroristica del gruppo ad opera principalmente dell’ORTENZI e del MARINI e per quanto attiene alle modalità di raccordo e di collaborazione fra la cellula ascolana ed i milanesi, modalità queste ultime che paiono essere state seguite dai milanesi anche con riferimento di altri gruppi dell’Italia Centrale per la messa a punto e l’esecuzione di ulteriori attentati avvenuti nel corso del 1974, come più volte evidenziato da altre fonti sia antecedenti che successive al contributo di VICCEI.
In estrema sintesi, le dichiarazioni del VICCEI toccano i punti seguenti :

1° esistenza, già nel 1971-72 di una cellula paramilitare ascolana contigua al Fronte della Gioventù di quella città; appartenenza a tale cellula dell’ORTENZI e del MARINI;
2° passaggio del controllo sulla “Cellula Ascolana” dal NARDI all’ESPOSTI;
3° colloquio con l’ESPOSTI del marzo-aprile 1974, nel corso del quale il VICCEI apprende per la prima volta (dopo che già era avvenuto l’attentato di Silvi Marina): a) che i milanesi intendevano portare avanti un progetto terroristico comprensivo dell’esecuzione di quattro stragi ed avevano individuato le ferrovie come obiettivo preferenziale; b) che vi era stato un dissidio di fondo fra il NARDI ed il gruppo milanese in quanto il primo non si sentiva di seguire la strategia stragista che era stata decisa; c) che l’attentato di Silvi Marina era stato preparato dal MARINI e da due milanesi dei quali l’ESPOSTI non fece il nome, i quali, inoltre, assistettero l’ORTENZI mentre questi installava l’ordigno sui binari; d) che l’attentato in questione avrebbe dovuto essere la prima delle quattro stragi volute dal gruppo milanese, da eseguirsi nel 1974 nel contesto di un piano di destabilizzazione di sovvertimento delle istituzioni; e) che l’attentato era fallito a seguito di un errore tecnico del l’ORTENZI, ma che negli intenti degli esecutori e degli ideatori avrebbe dovuto provocare una vera e propria strage;
4° colloquio con l’ORTENZI, nel corso del quale quest’ultimo, dopo qualche resistenza, conferma nella sostanza il racconto dell’ESPOSTI in ordine all’attentato di Silvi Marina, ma ne addebita l’insuccesso al comportamento tenuto dai milanesi durante la collocazione dell’ordigno sui binari;
5° colloquio con l’ORTENZI, nell’estate del 1975, nel corso del quale quest’ultimo riferisce al VICCEI che sia la strage di Brescia che quella dell’ITALICUS erano opera del gruppo dei milanesi cui aveva fatto capo la cellula di Ascoli;
6° individuazione di alcuni dei referenti milanesi della “Cellula Ascolana” e, in particolare, indicazione del BALLAN e del ROGNONI come persone collocate ai vertici del gruppo; contatti personali e telefonici fra i predetti e l’ESPOSTI;
7° notizie apprese dal MARINI in merito alla latitanza di quest’ultimo e in particolare rapporti di quel periodo fra il MARINI, il ROGNONI ed il CONCUTELLI;
8° rapporti fra l’ESPOSTI ed ufficiali delle Forze Armate di stanza nel Veneto;
9° trasporto a villa NARDI, in epoca prossima alla Pasqua del 74, di armi ed esplosivi; coinvolgimento in tale attività’ del MARINI, dell’ORTENZI, dell’ESPOSTI e dello stesso VICCEI;
10° indicazione dei luoghi ove al tempo dei fatti l’ORTENZI e il MARINI erano soliti occultare armi ed esplosivi;
11° colloquio col MARINI, risalente al 1980, durante il quale quest’ultimo conferma la versione dell’ESPOSTI in merito all’attentato di Silvi, addebita l’insuccesso alla responsabilità dell’ORTENZI ed esprime comunque non vi siano state vittime.

Sentenza ordinanza Italicus bis pag 56-60

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