Martino Siciliano – dichiarazioni 18.07.1996 su armi in disponibilità di Giancarlo Rognoni

“…anch’io ho visto in casa di Giancarlo ROGNONI, a Brusuglio, alcuni silenziatori, che provenivano certamente dalla nostra dotazione di
Mestre/Venezia, nonchè una pistola cal.7,65 adattata per il silenziatore.
A fine del 1970, inizio 1971, poco prima di sposarmi, sono stato come già ho detto, a lungo ospite di Giancarlo ROGNONI…. Ricordo che in alcune occasioni vidi, nel cassetto inferiore di un mobile/libreria, alcuni silenziatori, direi due o tre, esattamente identici a quelli che avevo molte volte maneggiato a Mestre.
Erano cioè i tubi di metallo brunito lunghi 18/20 centimetri con ad una estremità l’apertura per la bocca da fuoco e dall’altro la vite cava che doveva essere avvitata alla canna.
Erano esattamente identici appunto ai silenziatori che avevamo a Mestre, quelli con all’interno dischi di feltro e molle che venivano fabbricati da DIGILIO e passati a ZORZI perchè passassero nella dotazione del gruppo.

Giancarlo Rognoni

Erano artigianali, ma fatti bene e ZORZI più volte ci aveva spiegato che erano più funzionali e più affidabili rispetto a quelli che si potevano comprare in Svizzera dove erano in libera vendita poichè questi ultimi avevano all’interno della lana di vetro che dopo una ventina di colpi si compattava all’interno perdendo così l’effetto silenziante. Non aveva portato io a ROGNONI i silenziatori che avevo visto a casa sua e che quindi lui aveva avuto tramite qualcun altro del nostro gruppo, con ogni probabilità dallo stesso Delfo ZORZI.
Nel medesimo periodo vidi anche una pistola Beretta cal.7,65, con la canna filettata, che era specificamente di proprietà di ROGNONI…. Sempre parlando in tema di silenziatori, Delfo ZORZI mi spiegò perchè ZIO OTTO, cioè DIGILIO, per consentire l’utilizzo di tale strumento, doveva ridurre il calibro dell’arma da 9 a 7,65.
Infatti la canna delle pistole Beretta non sporge dal carrello abbastanza per poterci avvitare, una volta filettata, il silenziatore.
Allora DIGILIO sostituiva la canna cal.9 con una canna cal.7,65, più piccola, in modo da ricavare tra canna e carrello lo spazio necessario tale da potervi infilare, senza incastrarlo, e avvitare il silenziatore. Un paio di volte accompagnai Delfo ZORZI sino al palazzo dove abitata ZIO OTTO, a Sant’Elena, in quanto ZORZI doveva incontrarlo appunto per consegnargli o ritirare da lui armi. Proprio per quanto motivo, del resto, avevamo fatto il tragitto a piedi da Piazzale Roma a Sant’Elena in quanto trasportare armi sul vaporetto, che è sempre affollato, non era consigliabile per ragioni di sicurezza. In entrambe le occasioni, tuttavia, Delfo mi chiese di aspettare ad una certa distanza dal palazzo e di aspettarlo. Avevamo con noi delle borse per il trasporto delle armi….”

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