Concutelli: le armi e i contatti con Orlandini del 1970

Dal Rapporto n. 321/471 del Nucleo Investigativo del Gruppo dei CC di Palermo dei 24 ottobre 1969 si evince che il 24 precedente erano stati arrestati Pierluigi CONCUTELLI, Ferdinando MISTRETTA “laureando in medicina e chirurgia”, Alfio LO PRESTI “medico” e Guido LO PORTO “procuratore legale” perché resisi responsabili, tutti, di porto abusivo di armi e munizioni da guerra, il CONCUTELLI inoltre anche di detenzione abusiva di armi. Nella zona posta a monte del poligono di tiro militare di BELLOLAMPO i CC erano accorsi avendo udito raffiche di mitra e ripetuti colpi di pistola, sorprendendo, nei pressi di una Fiat 124, i quattro predetti giovani tra cui il CONCUTELLI all’epoca studente del 3° anno della facoltà di Agraria.
Gli arrestati venivano trovati in possesso di:

-2 moschetti automatico Beretta calibro 9 lungo modello 38 A;

-machine pistole calibro 9 lungo;

-moschetto automatico MAS calibro 7,65 lungo;

-pistola RADOM calibro 9 lungo;

-pistola Beretta calibro 7,65;

-7 bombe a mano SRCM;

-35 caricatori vuoti per le predette armi;

-due fondine per pistola;

-100 cartucce a pallottola da mm. 8 per mitragliatrice;

-106 cartucce calibro 9 lungo per mitra;

-16 lastrine portacartucce per mitra;

-369 bossoli di cartucce, esplose, calibro 9 lungo per mitra;

-e altro.

Il verbalizzante, il Capitano Comandante del Nucleo Investigativo Giuseppe RUSSO, all’esito della denunzia formula considerazioni per certi versi benevole. Infatti definisce le armi “sia pure efficienti ma eterogenee, neppure tutte corredate di munizioni”; quanto ai lotti delle cartucce fabbricati tra il 1931 e il 1967 adduce: “quest’ultimo anno coincide con quello in cui il CONCUTELLI ha affermato di avere ricevuto le armi e munizioni dal non menzionato iniziale detentore” aggiungendo, quanto al numero dei bossoli calibro 9 lungo esplosi, che “il rilevante numero” di essi “suffraga l’affermazione dei prevenuti che stessero eliminando il munizionamento per abbandonare le armi scariche” sempre in sede di rapporto definendo “credibile quindi o quantomeno accettabile la versione fornita dagli interessati;”.

In data 5 gennaio 1994 la P.G. veniva richiesta di far svolgere allo SME accertamenti circa la provenienza in particolare dei due moschetti calibro 9 lungo mod. 38/A rispettivamente recanti m.m. M1190 ed E3640 nonché del moschetto mm. F15092 e della pistola Beretta cal. 7,65 mm. 702048. Il successivo giorno 13 il 1° Reparto, 2A Divisione della Direzione Generale delle Armi Munizioni Terrestri del Ministero della Difesa, con la Nota Prot. 2/0063-II/3, dopo avere esperito ricerche presso la società costruttrice e sui movimento di armi da riparare avvenuti dal 1982 presso lo SMAL di Terni, riferiva che il MAB m.m. 1190 il 28.2.1944 era stato distribuito alla Guardia Nazionale della Repubblica e che questo tipo di arma risultava radiata dal servizio; circa il moschetto E3640 “risulterebbe essere un mod. 4 distribuito il 7.1.1955 all’Esercito Italiano”; quanto alla pistola “risulterebbe essere mod. 35 distribuita il 9.10.1948 alla Direzione di Pubblica Sicurezza di Roma”; in ordine al moschetto automatico m.m. F15092 “risulterebbe di origine francese di preda bellica ed impiegato dai Reparti dell’Esercito Italiano durante l’ultima guerra”.

orlandini

Il CONCUTELLI ha finalmente rivelato i retroscena dell’episodio (cfr. 21.12.93): premettendo che si trattò del primo arresto in suo danno ha raccontato che, oltre all’armamento sequestratogli in quelle circostanze, apparteneva a lui ulteriore armamento da egli medesimo dislocato in altri siti anche se quantitativamente inferiore a quello attinto dai CC e mai rinvenuto. Ha ricordato di avere indi recuperato una P36 Walter calibro 9 lungo da lui nascosta in zona ADDAURA e di aver saputo che la machine pistole ERMA P40 e una pistola RADOM calibro 9 parabellum erano state lanciate in mare da un suo camerata al quale egli le aveva affidate.

CONCUTELLI ha ammesso che tutto il materiale lo aveva ricevuto in due tempi distinti a Roma da una persona “vicina al costruttore ORLANDINI” – e già, asseritamente, suo insegnante nella capitale – nel “novembre o dicembre 1968” poco dopo trasportandole in treno a Palermo dove all’uopo fruì di contatti con “appartenenti al Fronte Nazionale del Principe BORGHESE”. L’armamento leggero a lui consegnato aveva lo scopo di alimentare la lotta studentesca “in uno dei pochi Atenei dove le forze di sinistra non erano ancora riuscite a prevalere”. La persona che ebbe a consegnargli l’armamento gli adombrò il “pericolo da parte delle Organizzazioni di sinistra e che avrebbe avuto piacere che lo conservassi io perché mi reputava militante di destra”. Il CONCUTELLI ha inquadrato la consegna dell’armamento come un affidamento “in caso di emergenza, ci avrebbero contattato e coinvolto”, sostanzialmente definendo l’area da lui gestita in Sicilia come “arruolabile e mobilitabile”.

Il “professore”, che la P.G. non è riuscita ad identificare, fu dal CONCUTELLI rivisto in zona EUR a Roma nel “1972 o 1973” all’esito di un convegno. L’unico contatto a Roma con ORLANDINI è stato dallo stesso CONCUTELLI inquadrato nel 1970 e fu mediato: “perché una persona di Palermo, saputo di un mio viaggio a Roma tentò di coinvolgermi consegnandomi una lettera e pregandomi di recarmi ad un appuntamento in Corso Trieste avanti al cinema REX per consegnarla ad un suo amico”: la richiesta gli era stata formulata da un appartenente al Fronte Nazionale. Ebbene all’appuntamento, a bordo di una Citroen, si presentò una persona che si qualificò come Remo ORLANDINI, poi riconosciuto attraverso foto pubblicate sui giornali, al quale CONCUTELLI consegnò la lettera declinando il contestuale invito di rivedersi in quanto aveva subodorato “una manovra per agganciarlo”. CONCUTELLI precisava poi che all’atto del suo arresto gestiva una forza di 30 giovani inquadrati in un livello “mobilitabile”, egli a capo di un “livello clandestino del FUAN” già da lui costituito a Palermo. Di questi meno di una diecina erano al corrente della detenzione dell’armamento già citato avendo egli facoltà di poterli armare all’emergenza: “il professore mi conferì l’armamento prospettandomi una guerra civile incombente. Addirittura ventilò la possibilità di una mobilitazione spontanea addotta dai movimenti stessi”.

La ricostruzione operata da Pierluigi CONCUTELLI ha rivelato, vista la collocazione temporale dei fatti, aspetti inquietanti di una pregressa disseminazione di armamento e di adepti in vista del c.d. Golpe BORGHESE, tentativo di colpo di Stato che certa storiografia ha voluto ridimensionare non a caso riconnettendosi ai contenuti di provvedimenti emessi in sede giudiziaria a Roma ove fu recepito acriticamente il sostanziale occultamento dei livelli clandestini delle strutture eversive del principe BORGHESE e ciò in piena coerenza alla elaborazione del Rapporto stilato dal col. ROMAGNOLI del Reparto D del SID su direttive costanti del generale MALETTI.

Sentenza ordinanza Argo 16 pag 1391-1393