Carlo Digilio – dichiarazioni 10.10.1994

”….La mia seconda visita al casolare avvenne dopo che VENTURA mi aveva chiesto quelle delucidazioni sulle modalità di accensione dei congegni di cui ho già parlato nei precedenti interrogatori e di cui io riferii al prof. FRANCO.
L’interesse di Ventura quindi risultava essersi spostato anche nel campo dei congegni esplosivi e il prof. Franco volle andare a fondo di questa vicenda. Il prof. Franco mi convocò per telefono, ci incontrammo a Treviso alla stazione (io avevo raggiunto Treviso in treno) e Franco mi riferì che aveva sentito Ventura il quale aveva dei problemi…. Ci recammo a Paese esattamente quello stesso giorno con una macchina guidata da Franco, dopo avere raccolto a Treviso Giovanni Ventura il quale stava aspettando nei pressi della stazione a bordo della stessa Mini Minor rossa con la quale lo avevo già visto la volta precedente. Raggiunto il casolare vi trovammo Delfo Zorzi che era nella prima stanza, entrando, dove c’era un tavolino.

Delfo_Zorzi

La seconda stanza, a sinistra della prima, aveva la porta semiaperta e c’era un’altra persona che non mi fu presentata e che rimase in quella stanza senza partecipare ai nostri discorsi…. Ebbi la netta impressione che Franco e Delfo Zorzi si conoscessero già. Zorzi appariva più affabile della prima volta in cui l’avevo visto. Franco gli chiese di vedere la pistola.
Zorzi recuperò nella stanza a sinistra la pistola che era effettivamente una pistola non comune, una vecchia FROMMER ungherese piuttosto malconcia. Io diedi un’occhiata all’arma, vidi che era piuttosto maltenuta e dissi che con quella era certo meglio non spararci e non aveva neanche un gran valore come arma da collezione. Capii però che nei miei confronti la verifica su quell’arma era poco più che un pretesto in quanto Zorzi insieme all’arma portò alcune componenti di un congegno esplosivo.
Si trattava in sostanza del meccanismo di accensione e cioè una pila, un orologio da polso e dei fili nonchè della polvere nera da caccia e dei fiammiferi di tipo comune. ZORZI e VENTURA assemblarono insieme il tutto con una pinzetta e dissero al prof. FRANCO che il problema che non avevano ancora deciso come risolvere era quello di collegare il filo che faceva da resistenza o a polvere nera o a un fiammifero.
In questo secondo caso la resistenza doveva essere avvolta attorno al fiammifero.
FRANCO, vedendo quell’armeggiare e i dubbi che venivano esposti, sbottò dicendo che il filo non era di quelli più idonei in quanto era troppo rigido e infatti nella prova nelle mani di Zorzi e Ventura si ruppe e dovettero ripetere l’operazione ed inoltre i fiammiferi erano troppo piccoli e potevano usare invece fiammiferi con la testa più grossa, più lunghi, e cioè quelli antivento normalmente in commercio.
Franco durante questa operazione accennò che per suoi ricordi di guerra il congegno assomigliava a quello di cui si era tanto parlato in relazione all’attentato di Via Rasella. Disse che si ricordava bene questo particolare sia perchè era un vecchio combattente sia perchè era un fumatore.
Franco nello scambio di battute disse ai due “state attenti che siano solo petardi”, alludendo chiaramente all’invito ad usarli solo per attentati dimostrativi.
Io assistetti senza dire nulla e ebbi comunque la sensazione che Franco non aveva voluto andare al casolare da solo.
Da quelle poche battute si comprendeva che Franco nei confronti dei suoi interlocutori aveva un atteggiamento di richiamo alla moderazione e cioè di ricordare loro che non dovevano essere commessi episodi con gravi conseguenze…. Ovviamente commentai con Franco anche il senso di quell’incontro. Egli mi disse che aveva dato questi piccolo aiuto a Ventura per una ragione ben precisa.
Si espresse così “se Ventura perde l’appalto, io non so più quale altra persona lo sostituirebbe ricevendo il suo incarico”.
Del resto il prof. Franco mi aveva specificamente fatto presente che quell’attività di controllo era un’attività che egli svolgeva per incarico della C.I.A. in un momento delicato e nella zona che era di sua competenza. Tornammo a Treviso, mi ringraziò per la mia collaborazione e mi disse che avrebbe continuato lui personalmente a seguire quella storia e io non sarei stato più disturbato….

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