Sindona e la P2 – Requisitoria giudice Guido Viola processo omicidio Ambrosoli – 2a parte

Questo breve excursus riassuntivo mostra come Licio Gelli e la Loggia P2 siano stati sempre, per Michele Sindona, un costante punto di riferimento in vista degli appoggi che egli pretendeva e si attendeva da quel centro di potere occulto, in cui egli stesso era inserito prima di cadere in disgrazia. Trattandosi poi di un centro di potere occulto capace di condizionare largamente il potere palese e ufficiale, Sindona poteva logicamente sperare dì trovare in Gelli un utile trampolino per condizionare a suo favore certi apparati pubblici dalla cui condiscendenza sarebbe dipeso il suo salvataggio.

roberto_calvi

Del resto, come abbiamo osservato nel capitolo precedente, i primi destinatari del “grande ricatto” sotteso dal finto rapimento erano proprio coloro che appartenevano a quei settori dell’establishment di cui Sindona aveva fatto parte prima del dissesto; quelli che, alla luce delle carte sequestrate a Castiglion Fibocchi, sono risultati fare capo alla Loggia P2, ovvero sono risultati maggiore o minor misura compromessi con tale fenomeno. Ebbene, la cronistoria delle presenze di Gelli nelle vicende sindoniane, che abbiamo testé ricostruito, conferma che questi ambienti, adusi a muoversi in una logica di ricatti incrociati (logica che emerge in maniera eclatante dall’insieme della documentazione sequestrata a Gelli), sono quelli da cui Sindona sì aspetta un intervento risolutore ai .fini del suo salvataggio, facendo leva anche sull’utilizzo a proprio beneficio della potenzialità ricattatoria del sistema P2, di cui Licio Gelli è il sapiente amministratore.

Abbiamo visto, ad esempio, come Sindona sia ben conscio dell’influenza che Gelli può esercitare su Roberto Calvi, influenza che emerge massiccia dagli stessi interrogatori di Calvi, e che spiega la continua mediazione di Gelli tra i due litiganti. Ed infatti Calvi ha dichiarato quanto segue: “Fu Ortolani che piano piano mi fece capire che nella mia posizione avevo bisogno particolare di protezione ed appoggi a livello politico, finanziario, amministrativo e così via, che lui si diceva in grado, con Gelli, di garantirmi”.

Ed ancora: “Gelli aveva la fama di essere una persona molto importante… Egli mi ha parlato in più di una circostanza di massoneria, ed in particolare di Loggia P2, chiedendo che io aderissi a questa organizzazione. In effetti io ho dato la mia adesione alla P2 di Licio Gelli … il quale si presentava come uomo dalle iniziative importanti come capo dell’Istituzione P2, e soleva presentare le sue varie iniziative nel campo degli affari come prese sotto l’egida della Gran Loggia Madre di Londra. Il Gelli aggregava gente intorno a sé, ed è riuscito ad aggregare anche me, per il senso di protezione, che egli dava all’appartenenza alla Loggia P 2”.

In effetti, la costante mediazione di Gelli nei rapporti tra Calvi e Sindona si spiega solo alla luce del ruolo di Gelli come capo di una “Istituzione”, di cui sia Calvi che Sindona fanno parte. Del resto, la copiosa documentazione sequestrata a Castiglion Fibocchi ha rivelato come Gelli fosse in possesso di molti documenti, accordi, scritture private, riservatissimi e rilevantissimi, anche in originale, riguardanti (fra l’altro) Roberto Calvi e più in generale gli affari del gruppo Ambrosiano. Va ricordato che Gelli, nel suo archivio uruguayano, disponeva anche di un fascicolo intestato “Roberto Calvi” contenente copia delle due lettere estorsive che Calvi aveva ricevuto da Cavallo, e copia dei documenti più rilevanti ai fini della ricostruzione dell’operazione Zitropo. Da tutto ciò emerge un legame strettissimo tra Calvi e Gelli, e tale da far pensare a un sostanziale rapporto di sudditanza del primo nei confronti del secondo.

Ecco infatti, ad esempio, come Calvi spiega la presenza nell’ufficio di Gelli, in originale, di una importante scrittura privata stipulata tra Calvi e Pesenti e controfirmata “per garanzia” da Gelli e Ortolani: “L’accordo Calvi-Pesenti … è stato patrocinato proprio da Ortolani e Gelli, ed è stato presentato come un’iniziativa assunta sotto l’egida della Gran Loggia Madre di Londra … Proprio per questo alone di sacralità massonica l’accordo venne firmato per garanzia anche da Gelli e Or­tolani, e il documento venne poi trattenuto da Gelli con l’accordo tacito di tutte le parti, perché in quel momento sembrava la cosa più naturale del mondo che dovesse essere proprio il Gel- li il naturale depositario dell’accordo; cosa d’altronde che era capitata altre volte … “.

Licio Gelli è quindi il grande archivista, il grande confessore e il grande mediatore di un’associazione segreta cui appartengono sia Sindona che Calvi. Si spiega così che la maggior parte dei contatti tra Guzzi e Calvi, nell’ambito delle condotte rilevanti ai fini del presente procedimento, si svolgono passando attraverso la persona di Licio Gelli; sia quelli inerenti ai progetti di sistemazione, sia quelli, inerenti alla pretesa vendita della villa, sia quelli relativi ad altre operazioni finanziarie non ben precisate (cui accenna Guzzi nel verbale del 10 luglio 1981), sia quelli relativi a ulteriori richieste di denaro che Guzzi continuò ad avanzare a Calvi in relazione a “oneri di manutenzione e di guardiania” relativi alla famosa villa. Lo stesso vale per l’episodio del 22 settembre 1979, quando Miceli Crimi incontra Gelli per avanzare indirettamente a Calvi, per conto di Sindona, un’ulteriore esosa richiesta di denaro. Anche in questo caso, evidentemente, la persona di Gelli si imponeva di nuovo come tramite naturale tra Sindona e Calvi.
Del resto, Miceli Crimi ha riferito che Sindona, sin dalla prima settimana del suo soggiorno clandestino a Palermo, insisteva sulla necessità di prendere contatti con Licio Gelli, da lui individuato come interlocutore insostituibile in funzione dell’aiuto che un certo “gruppo di persone” avrebbe potuto accordargli: “mi disse esplicitamente – dichiara Miceli Crimi – che questo gruppo in effetti sì chiamava Gelli”.

Questa peculiare considerazione di Gelli come “gruppo” invece che come persona è estremamente significativa del ruolo del personaggio, che costituiva il “notaio” di quel potere oligarchico parallelo che, negli anni settanta sino all’inizio degli anni ottanta, si stava impadronendo, gradualmente e impercettibilmente, delle istituzioni della Repubblica.  Ed ecco, allora, come si spiega la presenza costante di Licio Gelli nella storia dei progetti di sistemazione a favore di Sindona, come si spiega la sua presenza-cuscinetto nei rapporti fra Calvi e Sindona, e come si spiega la ricerca costante di contatti con Gelli da parte di Sindona e del suo entourage, dai primi tentativi di salvataggio sino al periodo del finto rapimento e oltre. Licio Gelli, infatti, è un interlocutore insostituibile , perché è il custode dei segreti vitali, il garante, in un certo senso, della “costituzione materiale” di un’oligarchia occulta, potente ma ricattabile per sua intrinseca natura, da cui Sindona pretendeva un aiuto decisivo per il suo salvataggio. Licio Gelli, in altri termini, è il canale privilegiato se non esclusivo attraverso il quale Sindona poteva pensare di intavolare una trattativa sotterranea con quei settori dell’establishment verso i quali era rivolto il suo programma ricattatorio. In base alla complessa esposizione che precede, va accolta la richiesta del P.M. di stralcio della posizione di Licio Gelli, al fine di un approfondimento del suo ruolo nelle manovre estorsive ai danni di Roberto Calvi, e al fine di valutare il profilo di una sua eventuale responsabilità in ordine al reato di favoreggiamento nei confronti di Michele Sindona.

Poiché invece non sono emersi elementi di responsabilità in ordine ai reati ipotizzati a carico di Gelli nell’attuale rubrica (capi 6 e 15), egli va prosciolto da tali accuse per non aver commesso il fatto infatti nessuna risultanza processuale ha dimostrato che egli abbia partecipato alle manovre intimidatorie nei confronti di Cuccia, ed alla simulazione del reato di sequestro di persona. Va pertanto revocato il mandato di accompagnamento a suo carico. Da tutto quanto esposto nella presente sentenza-ordinanza, e particolarmente in questo capitolo, emerge chiaramente come la perquisizione disposta nei confronti di Licio Gelli fosse processualmente dovuta, e quale sia la rilevanza del materiale sequestrato a Castiglion Fibocchi nell’ambito della presente inchiesta.

Già il primo esame delle carte rinvenute ha reso apprezzabile l’ipotesi che l’organizzazione P 2 costituisse un’associazione segreta, come tale in contrasto con l’articolo 18 della Costituzione (dettato per tutelare la trasparenza dei rapporti politico-sociali). Questo Ufficio ha pertanto ritenuto di dover trasmettere ufficialmente , in data 25 marzo 1981, al vertice del Potere esecutivo copia di quella parte della documentazione sequestrata che atteneva all’organigramma della P 2 e alla appartenenza alla medesima di grandi ufficiali dello Stato, proprio sotto il profilo della eventuale violazione di dettati costituzionali e legislativi ed ai fini della tutela delle istituzioni. Ed ha ritenuto altresì di far ufficialmente parte il vertice dell’esecutivo di quegli atti processuali che assumevano un rilievo assorbente  ai fini dell’accertamento della natura della P 2.

Contemporaneamente l’Ufficio ha trasmesso alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Sindona copia del materiale che poteva interessarle per i suoi fini istituzionali. Le iniziative assunte dai Poteri legislativo ed esecutivo in relazione alla vicenda P2 sono note. Basta ricordare che il Presidente del consiglio dei ministri dell’epoca ha ritenuto di render pubblici gli elenchi degli iscritti alla P 2 (evidente­mente in base ad una valutazione politica dettata dall’esigenza di salvaguardare la legalità repubblicana, e che come tale era preminente a qualsiasi profilo di segreto istruttorio). Ed ha ritenuto di nominare un Comitato amministrativo d’inchiesta che accertasse la natura della Loggia. Nelle sue conclusioni il Comi­tato ha affermato che la P 2 riveste i caratteri dell’associazio­ne segreta. Ne è derivata una legge che ha sciolto la Loggia P2, e ne è derivata la costituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta, che ha terminato in questi giorni i propri lavori confermando l’attendibilità del materiale sequestrato a Castiglion Fibocchi e l’estrema pericolosità del fenomeno P 2 per le istituzioni democratiche.
Alcuni ambienti hanno avanzato il dubbio che la perquisi­zione a Gelli possa essere stata “pilotata” e non sia stata, quindi, il risultato di una conseguenzialità logica processuale che la rendeva dovuta. Sul punto il P.M. di questo procedimento, in una missiva indirizzata in data 30 giugno 1984 alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia P2, ha elencato dettagliatamente gli elementi emergenti dagli atti, sulla base dei quali la perquisizione è stata disposta (134/237-241), precisando i motivi della sua collocazione temporale e richiamando le osservazioni svolte dal comandante dell’organo di polizia giudiziaria che aveva operato, in ordine alle modalità di effettuazione della perquisizione medesima. Egli ha concluso la sua missiva con le seguenti parole:

“Ritengo mio preciso dovere richiamare l’attenzione di codesta On. Commissione sulle circostanze che ho ora elencate… perché le stesse sono una precisa testimonianza di come lo svelamento della P 2 avvenuto grazie alla perquisizione del 17 marzo 1981, sia il risultato di un intervento istituzionale logico e coerente in tutte le sue premesse. Dare spazio a congetture che lo considerino il risultato di oscure manovre poste in essere da ambigui personaggi per fini anti istituzionali travolgerebbe la verità processuale e non farebbe che consentire ulteriori possibilità di manovra agli ambienti infastiditi dall’esito della perquisizione e che tuttora hanno interesse a svalutarne il significato”.

Annunci